Populismo/Lukacs

Democrazia e populismo – John Lukacs – Longanesi (2006)

Mentre il patriottismo e’ difensivo, il nazionalismo e’ aggressivo; mentre il patriottismo e’ l’amore per un particolare paese, il nazionalismo e’ l’amore per qualcosa di meno tangibile, per il mito di un «popolo» che giustifica ogni cosa ed e’ un surrogato politico e ideologico della religione. Un mito al contempo moderno e populista […]
Nella mente e nel cuore di molta gente nazionalismo e patriottismo spesso si sovrappongono. Cio’ nondimeno bisogna essere consapevoli delle loro differenze, dietro le quali sta il fenomeno del populismo, che diversamente dal patriottismo vecchio stile e’ inseparabile dal mito di un popolo.
Il populismo e’ völkisch, il patriottismo no.
E’ possibile essere insieme patrioti e cosmopoliti (sicuramente sul terreno culturale). Ma un populista e’ necessariamente, in un modo o nell’altro, un nazionalista. Il patriottismo e’ meno razzista del populismo. Un patriota non escludera’ una persona di una nazionalita’ diversa da una comunita’ in cui sono vissuti fianco a fianco, e che conosce da molti anni; ma un populista sara’ sempre diffidente nei confronti di qualcuno che non sembra appartenere alla sua tribu’.

Societa’/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot , Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto.
L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura […]
Oggi, la «contro-rivoluzione in assenza di rivoluzione», come la chiama Harcourt, mira a ridurre con qualunque mezzo un nemico interno ed esterno onnipresente, che ha certamente il volto del terrorista islamico ma puo’ assumere anche altre identita’ (studenti, ecologisti, contadini, giovani neri americani o giovani francesi delle banlieues, e soprattutto migranti clandestini, di preferenza musulmani).
E per portare a buon fine questa guerra contro il nemico, occorre che il potere da un lato militarizzi la polizia e dall’altro accumuli una massa di informazioni sull’insieme della popolazione per poter scongiurare qualunque possibile ribellione.
Insomma, il terrorismo di Stato torna in piena espansione.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Societa’/Todd

La sconfitta dell’Occidente – Emmanuel Todd – Fazi (2024)

Se considero la capacita’ di leggere e scrivere il fondamento della democrazia, cio’ non e’ dovuto semplicemente al fatto che l’alfabetizzazione consente di decifrare i giornali e di scegliere la propria scheda elettorale, ma al fatto che essa alimenta un sentimento di uguaglianza quasi metafisica tra tutti i cittadini.
La lettura e la scrittura, un tempo appannaggio esclusivo dei sacerdoti, adesso appartengono a tutti.
Eppure, all’inizio del terzo millennio, questo sentimento di uguaglianza democratica basilare sembra essersi esaurito. Lo sviluppo dell’istruzione superiore ha finito per dare al 30 o 40 per cento di una generazione la sensazione di essere veramente superiore: un’elite di massa, un ossimoro che ben introduce la stranezza della situazione.
Prima della guerra in Ucraina, dunque, gli osservatori vedevano le democrazie occidentali minate da un malessere che andava peggiorando. Questo male pone l’una di fronte all’altra due grandi categorie ideologiche e mentali: l’elitismo e il populismo.
Le elite denunciano una deriva dei popoli verso le destre xenofobe, mentre i popoli sospettano le elite di voler sprofondare in un “globalismo” delirante.
Se il popolo e l’elite non riescono piu’ ad accordarsi per lavorare insieme, il concetto di democrazia rappresentativa perde ogni suo significato: si finisce con l’avere una elite che non vuole piu’ rappresentare il popolo e un popolo che non e’ piu’ rappresentato.
Secondo i sondaggi d’opinione, il politico e il giornalista sono le due professioni meno rispettate nella maggior parte delle “democrazie occidentali”, mentre si va diffondendo il complottismo, una patologia propria di un sistema sociale strutturato dal binomio elitismo/populismo, nonche’ dalla sfiducia sociale.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-fatto-quotidiano.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-riformista.pdf?

https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-manifesto.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-giornale.pdf?
https://contropiano.org/interventi/2024/11/11/la-sconfitta-delloccidente-oligarchico-e-nichilista-0177418
https://www.quotidiano.net/magazine/libri/emmanuel-todd-gli-oligarchi-e-il-nichilismo-hanno-distrutto-le-democrazie-e-la-sconfitta-delloccidente-fd56b6be
https://www.repubblica.it/venerdi/2024/09/28/news/emmanuel_todd_sconfitta_occidente_ultimo_libro-423521727/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/29325-gian-marco-martignoni-la-sconfitta-dell-occidente.html

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)


E’ importante mettere in evidenza come la strategia di Trump sia riconducibile ad un insieme di idee coerente, per quanto estraneo al mainstream della politica estera americana.
Il concetto centrale, da questo punto di vista, e’ l’ostilita’ verso l’ordine internazionale ed in particolare verso le organizzazioni internazionali che lo definiscono, quali le Nazioni Unite, l’OMC, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e i diversi trattati di libero scambio.
Questa ostilita’ e’ generata da due convinzioni.
La prima e’ l’idea che organizzazioni internazionali limitino eccessivamente il potere americano e la capacita’ degli Stati Uniti di promuovere i propri interessi.
La seconda e’ la percezione che l’ordine internazionale a guida americana sia un prodotto dell’elite wilsoniana e moralista del Nord Est, impegnata a migliorare le condizioni del resto del mondo, ma incline a ignorare i problemi del «popolo» americano, in particolare dell’America profonda.
Queste idee hanno raccolto un notevole consenso soprattutto tra i «perdenti della globalizzazione», ovvero le fasce di popolazione piu’ colpite dagli effetti negativi della globalizzazione quali la delocalizzazione e i costi della transizione verso un’economia postfordista.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale

Stato/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


La variante demagogica dell’autoritarismo e’ il frutto del maggioritarismo portato ai suoi limiti distruttivi.
Il capo del governo usa il potere (che in teoria detiene temporaneamente) per eliminare sia le istituzioni indipendenti sia l’opposizione e per affermarsi come leader assoluto, come hanno fatto Erdogan, Orban e Putin. La democrazia liberale si trasforma cosi’ in una democrazia illiberale, poi in una vera e propria dittatura.
Questa e’ ormai la modalita’ piu’ comune di instaurazione dei regimi autoritari. Anziche’ mettere in atto un golpe o una rivoluzione, l’aspirante autocrate divora la democrazia dall’interno […]
In genere si instaura un’autocrazia piu’ morbida rispetto al fascismo e al comunismo storici, il che la rendera’ pure meno odiosa ai cittadini, ma non ne modifica la natura.
La politica si deistituzionalizza e diventa un affare personale, con un leader dispotico e la sua corte che prendono le redini del paese.
Non a caso, caratteristiche comuni di questi regimi sono la presenza di una cerchia ristretta di servitori fedeli, l’assegnazione di incarichi prestigiosi secondo criteri familistici […]
Un sistema del genere combina i vizi del populismo con i mali del dispotismo. I primi sono la miopia politica, lo sprezzo delle competenze e la preminenza delle questioni di attualita’ su considerazioni di piu’ lungo periodo. I secondi sono la corruzione e l’arbitrio. Populismo e dispotismo insieme portano all’inefficienza economica e, col passare del tempo, al fallimento.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Populismo/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


Populismo e’ un’etichetta controversa.
C’e’ chi sostiene che non la si dovrebbe usare, il che peraltro e’ molto difficile. Piuttosto, e’ indispensabile darne una definizione piu’ precisa.
Se ne possono individuare due aspetti, vale a dire l’ostilita’ verso le elite e il rifiuto del pluralismo.
Nella sua dimensione antielitaria, il populismo contrappone la gente «vera», virtuosa e oppressa, alle elite corrotte e autoritarie. Quanto alla dimensione antipluralistica, «in parole povere, i populisti non affermano: “Siamo il 99 per cento”, ma sottintendono invece: “Siamo il 100 per cento” […]
Cio’ che consegue da questa lettura del populismo, come una forma esclusoria della politica delle identita’, e’ che esso tende a mettere in pericolo la democrazia, la quale prevede invece il pluralismo e la consapevolezza che dobbiamo trovare delle soluzioni eque per vivere insieme come cittadini liberi, uguali ma anche irreducibilmente diversi. L’idea del popolo unico, omogeneo, autentico e’ una fantasia» […]
Dalla combinazione di antielitarismo e antipluralismo nasce un regime che nega la legittimita’ degli oppositori, dei partiti politici (diversi da quello al potere), dei tribunali indipendenti, e in particolare delle corti costituzionali indipendenti, della burocrazia imparziale e della stampa libera.
Per i populisti di questo tipo «“il popolo stesso” e’ un’entita’ fittizia esterna alle attuali procedure democratiche, un corpo omogeneo e moralmente unificato la cui presunta volonta’ puo’ ritrovarsi contrapposta agli effettivi risultati elettorali nelle democrazie».
I leader che assumono simili atteggiamenti vogliono porsi al di sopra della legge e mantenere il potere per sempre: in altre parole, vogliono essere dittatori […]
Infine, il leader sfrutta le crisi, o addirittura le crea ad arte, allo scopo di acquisire poteri di emergenza. Le minacce alla sicurezza nazionale sono particolarmente utili in tal senso, perche’ inducono l’opinione pubblica ad accettare senza troppi allarmismi la violazione delle normali procedure.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Populismo/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)

“A giudicare dai fatti” [e’] accaduto che la crescente incertezza economica ha messo i sentimenti anti-immigrazione e illiberali al servizio della politica.
Quegli atteggiamenti saranno pure esistiti in passato, in forma piu’ o meno palese, ma e’ stato per effetto del cambiamento economico che hanno assunto peso politico.
Tuttavia, se da una parte e’ evidente che i fattori economici hanno contribuito parecchio a spostare il consenso verso partiti e leader populisti, dall’altra non e’ chiaro perche’ i populisti di destra sono riusciti ad accattivarsi il sostegno della vecchia classe lavoratrice disillusa a scapito dei partiti di sinistra.
Le possibili spiegazioni sono tre. La prima: i partiti tradizionali di centro-sinistra avevano in buona misura sposato il programma economico che ha deluso le aspettative di molti e causato la crisi finanziaria, senza avanzare proposte radicalmente diverse.
La seconda: laddove una visione politica piu’ rivoluzionaria e’ riuscita a prevalere su quella convenzionale […]
Infine, il segmento dominante dal punto di vista culturale dei partiti di centro-sinistra e’ composto in misura via via maggiore da laureati, accademici, dipendenti pubblici, giornalisti e lavoratori creativi, giovani e minoranze etniche. Sicche’ la parte piu’ anziana della classe lavoratrice, conservatrice sulle tematiche sociali, patriottica e alle prese con un disagio crescente, se ne sente sempre piu’ lontana.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Populismo/Armao

L’età dell’oikocrazia. Il nuovo totalitarismo globale dei clan – Fabio Armao – Meltemi (2020)


Il populismo […] non e’ un “ismo” come gli altri che abbiamo disseminato nel corso storico della modernita’: socialismo, comunismo, liberalismo, fascismo […]
E’ un’entita’ molto piu’ impalpabile […]. E’ uno stato d’animo. Un mood.
Si puo’ essere del tutto d’accordo sul fatto che non si tratti di un’ideologia e che, quindi, il populismo non possa identificare un genere specifico di sistema politico (tanto piu’ storicamente inverato). Ma non si tratta neppure soltanto di un mood.
Il populismo e’ una precisa strategia di propaganda, appunto, una tecnica di dominio che ha il vantaggio di essere accessibile a chiunque se ne voglia servire, indipendentemente dalla sua appartenenza politica e dalle sue competenze.
Il populismo, infatti:
1. fa riferimento a una comunita’ talmente indefinita (la gente comune, il popolo) da non aver neanche bisogno di essere “immaginata” e, tanto meno, scelta: e’ la mancanza di attributi e specificazioni che permette a chiunque di sentirsene parte, oltretutto senza dover preoccuparsi di esprimere opinioni o assumere comportamenti congruenti con uno specifico sistema di valori;
2. proprio per questo, chi si appella al popolo ha buon gioco a proporsi come unico vero interprete della sua volonta’, dal momento che nessuno puo’ dimostrare che non sia vero o evidenziare le contraddizioni intrinseche del suo pensiero (che, semplicemente, non esiste): in una gara tra populisti vince chi interpreta meglio (nel senso teatrale del termine) il mood […] maggiormente condiviso;
3. teorizza la superiorita’ di una comunita’ di esseri sociali limitati e illetterati, perche’ e’ soltanto attribuendo valore all’ignoranza degli altri che il leader populista puo’ far risaltare la propria […]
A differenza che nel passato, pero’, oggi la violenza si manifesta soprattutto nella forma di una guerra civile globale permanente:
– civile, perche’ si svolge in maniera sempre piu’ frequente all’interno dei territori statali, coinvolgendo, dal lato delle vittime, un numero crescente di cittadini ignari, e, dal lato dei combattenti, un variegato e arlecchinesco patchwork di attori non statali della violenza (signori della guerra, mercenari, terroristi, narcos e mafiosi);
– globale, e non mondiale, perche’ se, da un lato, non coinvolge tutte le grandi potenze nello stesso tempo e nello stesso evento, dall’altro qualunque conflitto civile riverbera a livello internazionale: sul piano politico (coinvolgendo governi o organizzazioni internazionali), economico (influendo sui valori delle materie prime o sulle speculazioni di borsa) e persino sociale (si pensi soltanto ai flussi di sfollati generati dai combattimenti);
– permanente, nel senso che si trasforma in una condizione ordinaria e quotidiana per milioni di uomini, donne e bambini nelle tante periferie del mondo (e non solo).
Ciascuno di quegli attori non statali della violenza appena evocati rivendica, in maniera piu’ o meno efficace, il titolo di esercitare sul proprio specifico territorio un potere di tipo totalitario. Al tempo stesso – corollario inevitabile – genera un vero e proprio mercato di beni e servizi illeciti.

Info:
https://www.minimaetmoralia.it/wp/libri/oikocrazia-ovvero-la-distopia-nella-realta/
https://www.lafionda.org/2020/09/13/leta-delloikocrazia-una-lettura-del-saggio-di-fabio-armao/
https://kriticaeconomica.com/letture-kritiche/se-la-distopia-sconfina-nel-reale-letture-kritiche-oikocrazia/
https://www.carmillaonline.com/2020/06/11/leta-del-totalitarismo-neoliberale-e-della-guerra-civile-globale-permanente/

Societa’/Serughetti

La società esiste – Giorgia Serughetti – Laterza (2023)


Due tendenze parallele che disegnano il panorama politico attuale nel mondo euroamericano: la crisi di una sinistra che si riconosce sotto il vessillo del progresso, da una parte; l’avanzata di una destra culturalmente reazionaria e socialmente conservatrice, dall’altra.
Negli ultimi anni, la nostalgia ha dato il tono all’offerta politica delle forze populiste di destra in molti paesi del mondo. Dal «Make America Great Again» di Donald Trump, a «Reconquete», il nome scelto da Eric Zemmour per promettere il ritorno alla grandeur francese, allo slogan «Take Back Control» dei sostenitori del Leave nel referendum sulla Brexit.
Il 25 settembre 2022, a Roma, nella notte della vittoria della destra delle elezioni politiche, Giorgia Meloni proclamava dal palco che l’«obiettivo grande», la promessa di riscatto rivolta a chi l’aveva sostenuta, era quella di «tornare a essere orgogliosi di essere italiani».
La via al futuro, in questa visione, passa dal riconoscimento di un desiderio identitario, dall’apertura di uno spazio di agibilita’ politica per affetti, vocaboli, gesti che sembravano ormai per sempre consegnati al passato.
Le forze politiche di destra rispondono dunque al desiderio di cambiamento radicale che nasce dalla «policrisi» del presente. Ma la meta che indicano non e’ nel futuro, e’ piuttosto in un sistema di simboli inteso a evocare le radici, la tradizione da conservare.
E’ nella triade valoriale «Dio, patria e famiglia», che rompe con l’idea di progresso, con la forza che ha sostenuto nell’ultimo secolo i progetti di emancipazione dalla diseguaglianza e dall’oppressione. Nella prospettiva della destra, gli avanzamenti sul terreno dei diritti delle donne, delle persone LGBTQ, delle minoranze sono non conquiste ma eccessi da rimuovere, per consentire la rifondazione di un ordine che ha radici in una presunta «natura», in cio’ che e’ senza tempo: nella famiglia «naturale»; nella patria come grande famiglia.
In questo sogno passatista si inserisce anche la fantasia […] in cui il desiderio di recuperare modelli familiari e di vita di meta’ Novecento, con le annesse gerarchie di genere, sessuali e razziali, si salda al rimpianto per un tempo caratterizzato dal consumo spensierato di energia fossile a basso costo.
Anche cosi’ si spiega la forza che assume il negazionismo climatico nella proposta identitaria dei partiti di destra. Questi sfruttano la diffidenza diffusa, soprattutto tra le classi meno abbienti, di fronte a una transizione ecologica che, si teme, presentera’ il conto soprattutto a chi si trova in una condizione socialmente e lavorativamente piu’ precaria.
Ma, anziche’ promettere di avanzare verso una transizione «giusta», negano il pericolo e prospettano il conforto di modelli di vita tradizionali.
Si comprende quanto immaginaria e immaginata sia la «casa» del cuore, la casa di un tempo, verso cui tornare. E quanto dannoso possa rivelarsi l’anelito che vi e’ rivolto, per la politica del presente.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/29695-patrizio-paolinelli-una-buona-societa-e-possibile.html
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-societa-esiste-di-giorgia-serughetti/

https://www.retisolidali.it/la-societa-esiste-serughetti-serve-una-nuova-grammatica-delle-lotte/
https://www.sololibri.net/La-societa-esiste-Giorgia-Serughetti.html
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/serughetti_fattoquot.pdf
https://www.doppiozero.com/la-verita-vi-prego-sulla-societa
https://eticaeconomia.it/la-societa-esiste/

Populismo/De Haas

Migrazioni. La verità’ oltre le ideologie. Dati alla mano – Hein de Haas – Einaudi (2024)


Secondo i dati ufficiali dell’Unhcr, nel 2017 circa l’80 percento di tutti i rifugiati risiedeva nei Paesi limitrofi e l’85 percento si trovava in Paesi in via di sviluppo, percentuali che sono rimaste relativamente stabili negli ultimi decenni.
La ragione principale per cui la maggior parte dei rifugiati di solito si sposta poco e’ che molti di loro preferiscono restare vicino casa, in Paesi familiari in termini di cultura, religione e lingua. Una scelta che aiuta pure a mantenere i contatti con la famiglia e gli amici lasciati nel Paese di origine, e facilita il ritorno non appena la situazione lo permette.
Spostarsi su lunghe distanze richiede risorse considerevoli. Anche tra chi vuole andare lontano, solo pochi dispongono dei soldi, dei contatti e dei documenti necessari.
Le famose «soluzioni regionali» dei politici (la proposta che i rifugiati vengano ospitati dai Paesi limitrofi per evitare un afflusso di massa in Occidente) sono gia’ realta’ da oltre mezzo secolo. Nel 2018, la Turchia ha ospitato piu’ di 3,6 milioni di profughi siriani, equivalenti a circa il 4,4 percento della sua popolazione, pari a 82 milioni. Nello stesso anno, quasi un milione di siriani viveva in Libano, su una popolazione totale di 6 milioni. A titolo di confronto, nello stesso anno, 532 000 siriani vivevano in Germania, 15 800 in Francia e 9700 nel Regno Unito.
Analogamente, nel 2022, la maggioranza delle persone fuggite dalle zone dilaniate dalla guerra in Ucraina si e’ spostata o in regioni piu’ sicure del proprio Paese o nelle nazioni confinanti, principalmente in Polonia.
Dal momento che la maggior parte dei rifugiati rimane vicino casa, la vera crisi dei rifugiati non e’ in Occidente, ma nelle terre di origine. Moltissimi profughi sono ospitati in alcuni tra i Paesi piu’ poveri.

Info:
https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/undici-miti-sulle-migrazioni-secondo-sociologo
https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/01/migranti-il-sociologo-de-haas-i-cambiamenti-climatici-hanno-un-impatto-indiretto-per-gestire-i-flussi-bisogna-ripensare-leconomia/7712706/
https://rbv.biblioteche.it/community/forum/reviews/show/6141

https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/de-haas-ha-contato-22-miti-sul-fenomeno-migratorio
https://ilmanifesto.it/hein-de-haas-varcate-le-frontiere-uomini-e-donne-stipati-nei-luoghi-comuni-della-politica
https://www.lastampa.it/politica/2024/09/29/news/migranti_de_haas_politica_integrazione_accoglienza-14673169/
https://www.ilfoglio.it/politica/2024/06/24/news/ecco-22-miti-da-sfatare-sui-migranti-rifugiati-e-cambiamenti-climatici-6673916/