Geoeconomia/Zizek

Punto zero – Slavoj Žižek – il Saggiatore (2026)


Il problema non e’ che Trump sia un pagliaccio. E’ che dietro alle sue provocazioni ci sia un programma, un metodo nella sua follia.
Le indegne volgarita’ di Trump (e degli altri) rientrano in una strategia populista per vendere questo programma alla gente comune, un programma che (almeno nel lungo periodo) finira’ per ritorcersi contro quelle stesse persone: riduzione delle tasse per i ricchi, meno copertura sanitaria e garanzie per i lavoratori ecc.
Purtroppo la gente e’ disposta a mandar giu’ tante cose, se gliele offrono accompagnate da un’oscena risata e da una finta solidarieta’.
Il paradosso estremo del progetto trumpiano e’ che il maga (Make America Great Again) in realta’ corrisponde al suo esatto contrario: rendere gli Stati Uniti parte integrante dei brics, una superpotenza locale che interagisce come pari grado con altre superpotenze locali piu’ recenti (Russia, India, Cina) […]
All’inizio di gennaio del 2025, Trump ha proclamato piu’ e piu’ volte le sue mire territoriali: gli usa dovrebbero annettere Canada e Groenlandia, nonche’ prendere il controllo del canale di Panama; e non ha nascosto la sua volonta’ di ricorrere a vie militari pur di raggiungere tale obiettivo.
Non appare proprio come l’espansionismo putiniano, solo applicato ai paesi che circondano gli Stati Uniti?
Il programma maga di Trump e’ quindi una replica del putiniano mrga (Make Russia Great Again), e insieme testimoniano come apparira’ il nuovo, multicentrico mondo immaginato dai brics: un paio di grandi potenze che convivono tra loro, ognuna delle quali libera di controllare i paesi piu’ piccoli che le circondano.

Info:
https://www.liminarivista.it/comma-22/slavoj-zizek-punto-zero-macerie-populismo-neofeudalesimo-digitale/
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/2026_05_03-Lettura-Zizek.pdf
https://archivista.info/index.php/2026/06/24/slavoj-zizek-punto-zero/
https://rocca.cittadella.org/rubrica/recensioni/slavoj-zizek-punto-zero/

Stato/Barberis

Mauro Barberis – Come internet sta uccidendo la democrazia. Populismo digitale – Chiarelettere (2020)

La democrazia, il governo di tutto il popolo, non solo di quella parte che e’ il popolino populista, e’ un governo nel quale, certo, tutti decidono a maggioranza chi governera’, ma sapendo gia’ che a governare saranno poi politici professionali e non dilettanti allo sbaraglio.
E, soprattutto, e’ il governo continuamente controllato da istituzioni contromaggioritarie […]
Sono contromaggioritari, in questo senso, non solo il potere giudiziario, corti costituzionali comprese, ma tutte le istituzioni oggetto del livore populista: presidente della Repubblica, agenzie indipendenti, organi sovranazionali…
Bisognerebbe spiegare al popolo che sono proprio gli organi contromaggioritari a fare i suoi interessi, non i governi populisti che, come tutti i governi, fanno i propri interessi.
Le istituzioni contromaggioritarie sono contro i governi, non contro il popolo.
Il primo rimedio alla politica populista, di tipo istituzionale o costituzionale, e’ appunto difendere le istituzioni contromaggioritarie distintive della liberaldemocrazia. […]
Nella storia dello Stato moderno si sono accumulate tre progressive limitazioni del potere.
Prima la sovranita’ dei monarchi e la stessa sovranita’ popolare sono state limitate imponendo loro di rispettare la legge (Stato legislativo). Poi, alla stessa legislazione democratica e’ stato imposto di rispettare la Costituzione (Stato costituzionale).
Oggi si tratta di limitare un ulteriore potere, piu’ pervasivo e sfuggente dei precedenti, che taluno chiama sovranità della rete.
La rete e’ sovrana, oggi, perche’ conferisce legittimita’ e potere, togliendoli agli Stati nazionali.
Gli Stati avevano i monopoli di tre beni: forza, moneta e comunicazioni. Ma le comunicazioni sono ormai passate alla rete, almeno da quando il governo americano ha regalato quest’ultima ai giganti del web. La moneta potrebbe farlo a sua volta se andasse in porto il progetto Libra, la valuta digitale di Facebook.
Manca solo il monopolio della forza, ma il populismo digitale sta provvedendo anche a questo.

Info:
https://www.illibraio.it/libri/mauro-barberis-come-internet-sta-uccidendo-la-democrazia-9788832962741/
https://www.lankenauta.it/?p=18988

Populismo/Urbinati

Nadia Urbinati – Io il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia – Il Mulino (2020)

«Il populismo puo’ essere pensato come una politica per la gente ordinaria fatta da un leader straordinario che costruisce profili ordinari». Questo e’ esattamente il capopopolo di cui un movimento populista ha bisogno per diventare governo […]
I leader populisti non hanno bisogno di essere precisi nei loro programmi e nemmeno sovrumani.
E’ importante che usino un linguaggio ordinario di condanna, dichiarando che i nemici del popolo sono corrotti e che il leader populista e’ determinato a portare il vero popolo al potere, a lavare l’onta della casta.
Questo e’ quello che fanno tutti i leader populisti, sebbene le loro caratteristiche sociali siano diverse […]
Tutti i leader populisti mettono in scena una performance rappresentativa che permette loro di essere visti e accettati dal loro popolo come l’incarnazione di quello stesso popolo.
Questo e’ cio’ che distingue la loro leadership dalla rappresentanza come mandato […]
Le analogie con il fascismo e le differenze rispetto al fascismo diventano evidenti. Come il fascismo, il populismo diventa davvero influente quando passa da movimento di opposizione a forza di governo, ma a differenza del fascismo, questa transizione non si traduce in un cambio di regime, sebbene il mutamento istituzionale possa indebolire il potere legislativo e ad accrescere quello esecutivo. Come il fascismo, il populismo aspira a una forte coesione sociale e politica, ma, a differenza del fascismo, il leader che incarna questa coesione non si situa al di sopra della legge.
Il confine sfuocato tra il populismo e il fascismo e’ rintracciabile solo nel legame simbiotico tra leader e audience, ma anche nella forma assunta dal partito. Questa forma e’ forse uno degli aspetti piu’ intriganti del populismo e che lo rende eccentrico rispetto alla democrazia dei partiti in un modo che e’ al contempo simile e distante dal fascismo.
La modalita’ autoritaria del populismo si manifesta nella struttura leggera e movimentista del partito, la quale […] consente un facile allineamento della volonta’ tra chi governa e chi e’ governato.

Populismo/Lukacs

Democrazia e populismo – John Lukacs – Longanesi (2006)

Mentre il patriottismo e’ difensivo, il nazionalismo e’ aggressivo; mentre il patriottismo e’ l’amore per un particolare paese, il nazionalismo e’ l’amore per qualcosa di meno tangibile, per il mito di un «popolo» che giustifica ogni cosa ed e’ un surrogato politico e ideologico della religione. Un mito al contempo moderno e populista […]
Nella mente e nel cuore di molta gente nazionalismo e patriottismo spesso si sovrappongono. Cio’ nondimeno bisogna essere consapevoli delle loro differenze, dietro le quali sta il fenomeno del populismo, che diversamente dal patriottismo vecchio stile e’ inseparabile dal mito di un popolo.
Il populismo e’ völkisch, il patriottismo no.
E’ possibile essere insieme patrioti e cosmopoliti (sicuramente sul terreno culturale). Ma un populista e’ necessariamente, in un modo o nell’altro, un nazionalista. Il patriottismo e’ meno razzista del populismo. Un patriota non escludera’ una persona di una nazionalita’ diversa da una comunita’ in cui sono vissuti fianco a fianco, e che conosce da molti anni; ma un populista sara’ sempre diffidente nei confronti di qualcuno che non sembra appartenere alla sua tribu’.

Societa’/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot , Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto.
L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura […]
Oggi, la «contro-rivoluzione in assenza di rivoluzione», come la chiama Harcourt, mira a ridurre con qualunque mezzo un nemico interno ed esterno onnipresente, che ha certamente il volto del terrorista islamico ma puo’ assumere anche altre identita’ (studenti, ecologisti, contadini, giovani neri americani o giovani francesi delle banlieues, e soprattutto migranti clandestini, di preferenza musulmani).
E per portare a buon fine questa guerra contro il nemico, occorre che il potere da un lato militarizzi la polizia e dall’altro accumuli una massa di informazioni sull’insieme della popolazione per poter scongiurare qualunque possibile ribellione.
Insomma, il terrorismo di Stato torna in piena espansione.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Societa’/Todd

La sconfitta dell’Occidente – Emmanuel Todd – Fazi (2024)

Se considero la capacita’ di leggere e scrivere il fondamento della democrazia, cio’ non e’ dovuto semplicemente al fatto che l’alfabetizzazione consente di decifrare i giornali e di scegliere la propria scheda elettorale, ma al fatto che essa alimenta un sentimento di uguaglianza quasi metafisica tra tutti i cittadini.
La lettura e la scrittura, un tempo appannaggio esclusivo dei sacerdoti, adesso appartengono a tutti.
Eppure, all’inizio del terzo millennio, questo sentimento di uguaglianza democratica basilare sembra essersi esaurito. Lo sviluppo dell’istruzione superiore ha finito per dare al 30 o 40 per cento di una generazione la sensazione di essere veramente superiore: un’elite di massa, un ossimoro che ben introduce la stranezza della situazione.
Prima della guerra in Ucraina, dunque, gli osservatori vedevano le democrazie occidentali minate da un malessere che andava peggiorando. Questo male pone l’una di fronte all’altra due grandi categorie ideologiche e mentali: l’elitismo e il populismo.
Le elite denunciano una deriva dei popoli verso le destre xenofobe, mentre i popoli sospettano le elite di voler sprofondare in un “globalismo” delirante.
Se il popolo e l’elite non riescono piu’ ad accordarsi per lavorare insieme, il concetto di democrazia rappresentativa perde ogni suo significato: si finisce con l’avere una elite che non vuole piu’ rappresentare il popolo e un popolo che non e’ piu’ rappresentato.
Secondo i sondaggi d’opinione, il politico e il giornalista sono le due professioni meno rispettate nella maggior parte delle “democrazie occidentali”, mentre si va diffondendo il complottismo, una patologia propria di un sistema sociale strutturato dal binomio elitismo/populismo, nonche’ dalla sfiducia sociale.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-fatto-quotidiano.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-riformista.pdf?

https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-manifesto.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-giornale.pdf?
https://contropiano.org/interventi/2024/11/11/la-sconfitta-delloccidente-oligarchico-e-nichilista-0177418
https://www.quotidiano.net/magazine/libri/emmanuel-todd-gli-oligarchi-e-il-nichilismo-hanno-distrutto-le-democrazie-e-la-sconfitta-delloccidente-fd56b6be
https://www.repubblica.it/venerdi/2024/09/28/news/emmanuel_todd_sconfitta_occidente_ultimo_libro-423521727/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/29325-gian-marco-martignoni-la-sconfitta-dell-occidente.html

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)


E’ importante mettere in evidenza come la strategia di Trump sia riconducibile ad un insieme di idee coerente, per quanto estraneo al mainstream della politica estera americana.
Il concetto centrale, da questo punto di vista, e’ l’ostilita’ verso l’ordine internazionale ed in particolare verso le organizzazioni internazionali che lo definiscono, quali le Nazioni Unite, l’OMC, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e i diversi trattati di libero scambio.
Questa ostilita’ e’ generata da due convinzioni.
La prima e’ l’idea che organizzazioni internazionali limitino eccessivamente il potere americano e la capacita’ degli Stati Uniti di promuovere i propri interessi.
La seconda e’ la percezione che l’ordine internazionale a guida americana sia un prodotto dell’elite wilsoniana e moralista del Nord Est, impegnata a migliorare le condizioni del resto del mondo, ma incline a ignorare i problemi del «popolo» americano, in particolare dell’America profonda.
Queste idee hanno raccolto un notevole consenso soprattutto tra i «perdenti della globalizzazione», ovvero le fasce di popolazione piu’ colpite dagli effetti negativi della globalizzazione quali la delocalizzazione e i costi della transizione verso un’economia postfordista.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale

Stato/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


La variante demagogica dell’autoritarismo e’ il frutto del maggioritarismo portato ai suoi limiti distruttivi.
Il capo del governo usa il potere (che in teoria detiene temporaneamente) per eliminare sia le istituzioni indipendenti sia l’opposizione e per affermarsi come leader assoluto, come hanno fatto Erdogan, Orban e Putin. La democrazia liberale si trasforma cosi’ in una democrazia illiberale, poi in una vera e propria dittatura.
Questa e’ ormai la modalita’ piu’ comune di instaurazione dei regimi autoritari. Anziche’ mettere in atto un golpe o una rivoluzione, l’aspirante autocrate divora la democrazia dall’interno […]
In genere si instaura un’autocrazia piu’ morbida rispetto al fascismo e al comunismo storici, il che la rendera’ pure meno odiosa ai cittadini, ma non ne modifica la natura.
La politica si deistituzionalizza e diventa un affare personale, con un leader dispotico e la sua corte che prendono le redini del paese.
Non a caso, caratteristiche comuni di questi regimi sono la presenza di una cerchia ristretta di servitori fedeli, l’assegnazione di incarichi prestigiosi secondo criteri familistici […]
Un sistema del genere combina i vizi del populismo con i mali del dispotismo. I primi sono la miopia politica, lo sprezzo delle competenze e la preminenza delle questioni di attualita’ su considerazioni di piu’ lungo periodo. I secondi sono la corruzione e l’arbitrio. Populismo e dispotismo insieme portano all’inefficienza economica e, col passare del tempo, al fallimento.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Populismo/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


Populismo e’ un’etichetta controversa.
C’e’ chi sostiene che non la si dovrebbe usare, il che peraltro e’ molto difficile. Piuttosto, e’ indispensabile darne una definizione piu’ precisa.
Se ne possono individuare due aspetti, vale a dire l’ostilita’ verso le elite e il rifiuto del pluralismo.
Nella sua dimensione antielitaria, il populismo contrappone la gente «vera», virtuosa e oppressa, alle elite corrotte e autoritarie. Quanto alla dimensione antipluralistica, «in parole povere, i populisti non affermano: “Siamo il 99 per cento”, ma sottintendono invece: “Siamo il 100 per cento” […]
Cio’ che consegue da questa lettura del populismo, come una forma esclusoria della politica delle identita’, e’ che esso tende a mettere in pericolo la democrazia, la quale prevede invece il pluralismo e la consapevolezza che dobbiamo trovare delle soluzioni eque per vivere insieme come cittadini liberi, uguali ma anche irreducibilmente diversi. L’idea del popolo unico, omogeneo, autentico e’ una fantasia» […]
Dalla combinazione di antielitarismo e antipluralismo nasce un regime che nega la legittimita’ degli oppositori, dei partiti politici (diversi da quello al potere), dei tribunali indipendenti, e in particolare delle corti costituzionali indipendenti, della burocrazia imparziale e della stampa libera.
Per i populisti di questo tipo «“il popolo stesso” e’ un’entita’ fittizia esterna alle attuali procedure democratiche, un corpo omogeneo e moralmente unificato la cui presunta volonta’ puo’ ritrovarsi contrapposta agli effettivi risultati elettorali nelle democrazie».
I leader che assumono simili atteggiamenti vogliono porsi al di sopra della legge e mantenere il potere per sempre: in altre parole, vogliono essere dittatori […]
Infine, il leader sfrutta le crisi, o addirittura le crea ad arte, allo scopo di acquisire poteri di emergenza. Le minacce alla sicurezza nazionale sono particolarmente utili in tal senso, perche’ inducono l’opinione pubblica ad accettare senza troppi allarmismi la violazione delle normali procedure.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Populismo/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)

“A giudicare dai fatti” [e’] accaduto che la crescente incertezza economica ha messo i sentimenti anti-immigrazione e illiberali al servizio della politica.
Quegli atteggiamenti saranno pure esistiti in passato, in forma piu’ o meno palese, ma e’ stato per effetto del cambiamento economico che hanno assunto peso politico.
Tuttavia, se da una parte e’ evidente che i fattori economici hanno contribuito parecchio a spostare il consenso verso partiti e leader populisti, dall’altra non e’ chiaro perche’ i populisti di destra sono riusciti ad accattivarsi il sostegno della vecchia classe lavoratrice disillusa a scapito dei partiti di sinistra.
Le possibili spiegazioni sono tre. La prima: i partiti tradizionali di centro-sinistra avevano in buona misura sposato il programma economico che ha deluso le aspettative di molti e causato la crisi finanziaria, senza avanzare proposte radicalmente diverse.
La seconda: laddove una visione politica piu’ rivoluzionaria e’ riuscita a prevalere su quella convenzionale […]
Infine, il segmento dominante dal punto di vista culturale dei partiti di centro-sinistra e’ composto in misura via via maggiore da laureati, accademici, dipendenti pubblici, giornalisti e lavoratori creativi, giovani e minoranze etniche. Sicche’ la parte piu’ anziana della classe lavoratrice, conservatrice sulle tematiche sociali, patriottica e alle prese con un disagio crescente, se ne sente sempre piu’ lontana.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73