Capitalismo/Chomsky

Noam Chomsky – Così va il mondo – Piemme (2017)

Nel 1970 circa il 90% del capitale internazionale era destinato al commercio e a investimenti a lungo termine, mentre il restante 10% veniva investito in speculazioni.
Entro il 1990 questi dati si erano completamente invertiti: il 90% era destinato alla speculazione e il 10% al commercio e agli investimenti a lungo termine.
Non solo questo cambiamento radicale ha influenzato la natura del capitale finanziario, privo di ogni controllo, ma anche il volume di questo tipo di transazioni si e’ accresciuto a dismisura.
Secondo una recente stima della Banca Mondiale, circa 14 trilioni di dollari vengono spostati nel mondo, e di questi un trilione si muove ogni giorno. Questo enorme volume di capitali di natura principalmente speculativa crea pressioni che si traducono in politiche economiche deflazionistiche, perche’ quel che il capitale speculativo vuole e’ una crescita bassa e una bassa inflazione.
Questo sta spingendo gran parte del mondo verso un nuovo equilibrio economico fatto di bassa crescita e bassi salari.
Cio’ rappresenta un attacco micidiale agli sforzi dei governi di stimolare l’economia.

Info:
https://www.lapoesiaelospirito.it/2017/09/15/noam-chomsky-cosi-va-il-mondo/
https://www.ibs.it/cosi-va-mondo-libro-vari/e/9788856626674

Lavoro/ Undiemi

Lidia Undiemi – La lotta di classe nel XXI secolo. La nuova offensiva del capitale contro i lavoratori: il quadro mondiale del conflitto e la possibile reazione democratica – Ponte alle Grazie (2021)

Quando si discute di occupazione, tutte le attenzioni sono concentrate sui numeri.
L’obiettivo primario e’ quello di aumentare il numero degli occupati e diminuire quello dei disoccupati. Grafici e tabelle statistiche vengono sventolate da ogni parte per giudicare se i governi hanno agito bene oppure male […]
E’ sorprendente come il valore umano e sociale del lavoro sia stato mortificato sino al punto da non essere piu’ oggetto di interesse in ambito politico. Eppure il decadimento della qualita’ del lavoro e’ sotto gli occhi di tutti. In Germania hanno inventato i mini-jobs a 450 euro al mese, una miseria. In Gran Bretagna i contratti a «zero ore»: non e’ previsto un minimo di ore settimanali e il lavoratore potrebbe ritrovarsi con un pugno di mosche in mano a fine mese. In Italia la furbata delle collaborazioni per meta’ autonome e per meta’ subordinate: l’importante e’ avere lavoro a basso costo. In Spagna le riforme del governo Rajoy hanno precarizzato il lavoro di milioni di spagnoli […]
L’occupazione dei numeri e’ sostenibile solo dal lato del capitale, che dal suo canto trae il massimo vantaggio dall’appoggio di governi che valutano positivamente l’offerta di lavoro a basso costo, purche’ aumenti la disponibilita’ di posti di lavoro.
Questa e’ la mentalità del capitale, questa e’ la logica che applicano le aziende per generare il massimo del profitto possibile, per cui i lavoratori sono numeri, sono costi.
Cosi’ come gli esperti di finanza cercano di vendere i titoli in borsa, i partiti cercano di piazzare i posti di lavoro in politica. Anche in questo caso, la societa’ non fa altro che interiorizzare il linguaggio e gli obiettivi del capitale.
Accettare passivamente questo stato di cose e’ sottomissione, prima culturale e poi politica.
La supremazia dei numeri, del valore meramente oggettivo del lavoro, non e’ compatibile con i valori costituzionali, e ancor prima con quei valori che hanno consentito all’umanita’ di evolversi dalla schiavitu’. L’aumento dell’occupazione precaria e malpagata e’ il peggior fallimento della politica degli ultimi decenni.

Info:
https://www.lidiaundiemi.it/libri/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.sinistrainrete.info/politica/23735-lidia-undiemi-reagire-e-non-aspettare-il-manifesto-della-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo.html
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lidia_undiemi__reagire_e_non_aspettare_il_manifesto_della_lotta_di_classe_nel_xxi_secolo/39130_47187/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/05/undiemi-la-pace-sociale-e-una-trappola-per-i-lavoratori-serve-una-ripresa-della-conflittualita-dal-governo-mi-attendo-nuova-riforma-lavoro/6120731/

Finanziarizzazione/Patel

Raj Patel, Jason W. Moore – Una storia del mondo a buon mercato. Guida radicale agli inganni del capitalismo – Feltrinelli (2018)

Quando le occasioni di profitto si sono fatte piu’ rare nelle regioni solite di produzione ed estrazione, i capitalisti hanno preso i propri profitti e li hanno messi nella distribuzione del denaro.
E’ una ragione per cui dopo ogni grande boom nel capitalismo mondiale, quello olandese di meta’ Seicento, quello britannico a meta’ Ottocento e l’epoca d’oro americana del dopoguerra, e’ scattato un fenomeno che gli esperti chiamano finanziarizzazione.
In periodi del genere il capitalismo si allontanava dalle iniziative industriali e commerciali piu’ antiquate e meno profittevoli per passare a forme di distribuzione dei soldi.
Invece di assumere dipendenti che significano grattacapi, di costruire stabilimenti costosi, di comprare materie prime e produrre una merce, erano sempre piu’ numerosi i capitalisti che si dedicavano a qualcosa di piu’ semplice e (per un po’) piu’ attraente: prestare soldi e fare scommesse speculative sul futuro. In questo senso la finanziarizzazione e’ in pratica una scommessa su una futura, piu’ proficua, rivoluzione industriale.
Oggi viviamo in un’epoca del genere, e la storia non ci conforta riguardo il probabile epilogo: di solito questi cicli di accumulazione si concludono con una guerra, e con l’avvento di nuove potenze finanziarie.

Info:
https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/una-storia-del-mondo-a-buon-mercato/
https://www.perunaltracitta.org/2019/04/15/una-storia-del-mondo-a-buon-mercato/?print=pdf
https://www.unilibro.it/libro/patel-raj-moore-jason-w-/storia-mondo-buon-mercato-guida-radicale-inganni-capitalismo/9788807173417

Finanziarizzazione/Klein

Matthew C. Klein, Michael Pettis – Le guerre commerciali sono guerre di classe. Come la crescente disuguaglianza corrompe l’economia globale e minaccia la pace internazionale – Einaudi (2021)

Commercio e finanza sono legati tra loro da migliaia di anni.
In generale, ci sono tre modi di intendere questa relazione, e ognuno di questi modelli teorici parte da presupposti molto diversi sulle origini e le conseguenze degli squilibri commerciali.
Primo, i flussi internazionali possono essere costituiti soprattutto da finanziamenti al commercio; in altri termini, le transazioni finanziarie sono determinate dai rispettivi costi di produzione e di trasporto […]
Per quanto possano esserci problemi con la distribuzione dei benefici, in generale l’economia globale trae inequivocabilmente giovamento da questo tipo di commercio.
Secondo, i flussi finanziari internazionali possono consistere principalmente di investimenti razionali che cercano le opportunita’ piu’ produttive in giro per il mondo.
In questo scenario, e’ probabile che il finanziamento proceda da economie ricche e mature verso economie emergenti in rapido sviluppo, cosicche’ gli squilibri commerciali di solito consistono in un avanzo commerciale delle prime e in un disavanzo commerciale delle seconde […]
Anche in questo caso, sebbene possano esserci problemi nella distribuzione dei benefici, l’economia globale complessiva trae inequivocabilmente vantaggio da questo tipo di commercio e di investimento, perche’ aiuta le economie meno produttive ad accorciare le distanze con societa’ all’avanguardia tecnologica.
Terzo, i flussi finanziari internazionali possono essere determinati da un’ampia varieta’ di fattori, come l’investimento razionale, la speculazione, la fuga dei capitali, le mode, il panico, il mercantilismo, il desiderio di sicurezza e cosi’ via.
Se pero’ gli squilibri commerciali sono dovuti a tale combinazione di flussi finanziari, qualsiasi legame tra il commercio in crescita e una maggiore prosperita’ e’ solo casuale

Info:
https://www.lavoce.info/archives/68783/guerre-commerciali-e-disuguaglianze/
https://www.repubblica.it/robinson/2020/08/18/news/bentornata_cara_vecchia_lotta_di_classe-300827708/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/11/i-super-ricchi-alla-base-delle-crisi-come-evitarlo-misure-fiscali-parla-lautore-del-libro-che-lega-guerre-commerciali-e-lotta-di-classe/6009245/

Economia di mercato/Chomsky

Noam Chomsky – Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano – Ponte alle Grazie (2017)

Negli anni Cinquanta (come del resto gia’ da decenni) l’economia statunitense era fondata essenzialmente sulla produzione. Gli Stati Uniti erano il grande polo manifatturiero del mondo.
Gli istituti finanziari avevano un peso relativamente ridotto sul mercato e il loro compito era di far circolare le risorse inutilizzate, come i depositi bancari, per generare attivita’.
Questo, si’, era un contributo concreto all’economia.
In quel periodo fu istituito un sistema di regolamentazione, e le banche furono tenute a rispettare dei vincoli: quelle commerciali furono separate da quelle d’investimento, e furono limitati gli investimenti rischiosi che potessero danneggiare i privati cittadini.
Al tempo della regolamentazione del New Deal, per inciso, non c’era stato nessun crollo finanziario.
Negli anni Settanta la situazione cambio’ […] il sistema fu demolito, letteralmente fatto a pezzi. Furono eliminati i controlli sulle valute, e questo porto’, com’era prevedibile, a un’immediata impennata della speculazione monetaria […]
Il risultato e’ che oggi il fulcro dell’economia non e’ piu’ la produzione, quantomeno non all’interno del paese […]
Questo ha cambiato profondamente il modo di considerare l’impresa.
Gia’ negli anni Ottanta una societa’ come la General Electric faceva molti piu’ utili grazie alle speculazioni monetarie che non producendo negli Stati Uniti. Oggi la General Electric, va detto, e’ soprattutto un istituto finanziario: la meta’ dei suoi profitti proviene da complessi spostamenti di denaro.
Ed e’ tutto da dimostrare il suo contributo reale all’economia.
La presenza della finanza nel sistema economico, dunque, e’ andata ampliandosi notevolmente, con il conseguente declino della produzione interna.
La cosiddetta «finanziarizzazione» dell’economia e’ uno dei due fenomeni a cui ho fatto riferimento. L’altro, parallelo al primo, e’ la delocalizzazione della produzione

Info:
http://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/8738-le-dieci-leggi-del-potere
https://www.parliamodisocialismo.it/2021/12/08/le-dieci-leggi-del-potere-requiem-per-il-sogno-americano/
https://www.anobii.com/books/le-dieci-leggi-del-potere.-requiem-per-il-sogno-americano/9788833311272/0221bd0ebc7778df6c/reviews

Economia di mercato/Lazzarato

Maurizio Lazzarato – La fabbrica dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista – Derive Approdi (2012)

Come funziona questa politica?
«Hai un salario basso, non c’e’ problema! Indebitati per comprare una casa, il suo valore aumentera’ e diventera’ la garanzia per altri prestiti».
Ma non appena aumentano i tassi di interesse, questo meccanismo di «distribuzione» dei redditi -attraverso il debito e la finanza – crolla.
La logica del debito/credito e’ una logica politica di governo delle classi sociali all’interno della globalizzazione. La gestione dei subprime lo esprime in modo paradigmatico.
L’esplosione del mercato immobiliare e del credito facile sono stati due modi per tranquillizzare i lavoratori e la classi-media e per farli aderire al programma a lungo termine del «regime liberista».
Quando ci si potevano permettere, a credito, una casa, una macchina, vacanze a Parigi, si era obbligati a credere nel successo dello globalizzazione.
Adesso, cominciano a rendersi conto che era una strategia di Wall Street per sottrargli fino all’ultimo dollaro del patrimonio. Ma ormai non sanno piu’ dove sbattere la testa, perche’ la casa era la loro ultima riserva patrimoniale in caso di necessita’.

Info:
https://www.deriveapprodi.com/prodotto/la-fabbrica-delluomo-indebitato/
https://www.doppiozero.com/materiali/contemporanea/maurizio-lazzarato-la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato

https://www.alfabeta2.it/2011/12/05/la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato/
http://www.sifp.it/recensioni/m.-lazzarato-il-governo-dell2019uomo-indebitato.

Societa’/Lazzarato

Maurizio Lazzarato – La fabbrica dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista – Derive Approdi (2012)

L’economia «reale» e la «speculazione» finanziaria sono indivisibili.
Mentre l’economia «reale» impoverisce i governati in quanto «salariati» (blocco dei salari, precarieta’ ecc.) e in quanto detentori di diritti sociali (riduzione dei sostegni al reddito, diminuzione dei servizi pubblici, dei sussidi di disoccupazione, delle borse di studio per gli studenti, ecc.), la finanza promette di arricchirli con il credito e l’azionariato.
Nessun aumento di salari diretti e indiretti (pensioni), ma crediti al consumo e spinta alla rendita finanziaria (fondi pensione, assicurazioni private); nessun diritto all’alloggio, ma prestiti immobiliari; nessun diritto alla scolarizzazione, ma prestiti per pagare gli studi; nessuna garanzia sociale contro i rischi (disoccupazione, sanità, pensione), ma investimenti nelle assicurazioni individuali.
Il dipendente e l’utente della previdenza sociale devono rispettivamente guadagnare e spendere il meno possibile per ridurre il costo del lavoro e il costo della previdenza sociale, mentre i consumatori devono spendere il piu’ possibile per smaltire la produzione.
Ma, nel capitalismo contemporaneo, il dipendente, l’utente e il consumatore finale coincidono.

Info:
https://www.deriveapprodi.com/prodotto/la-fabbrica-delluomo-indebitato/
https://www.doppiozero.com/materiali/contemporanea/maurizio-lazzarato-la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato

https://www.alfabeta2.it/2011/12/05/la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato/
http://www.sifp.it/recensioni/m.-lazzarato-il-governo-dell2019uomo-indebitato.

Economia di mercato/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Missione economia. Una guida per cambiare il capitalismo – Laterza (2021)

Le antiche fratture politiche si sono allargate: fra nazionalismo e internazionalismo, democrazia e autocrazia, governi efficienti e inefficienti.
Un profondo senso di ingiustizia, di impotenza e di diffidenza nei confronti delle elite – soprattutto economiche e politiche – ha eroso la fiducia nelle istituzioni democratiche […]
La salvezza nazionale ha avuto la meglio sulla cooperazione internazionale, per la gioia degli «uomini forti», dei demagoghi e dei regimi autoritari che possono cavalcare un’ondata di populismo e sfruttare il clima di paura […]
Possiamo fare di meglio. Ma per riuscirci, dobbiamo comprendere appieno come siamo finiti in questo pasticcio.
Per cogliere la reale entita’ di questa sfida, e’ importante capire che le questioni descritte sopra sono le conseguenze di forze piu’ profonde che insieme hanno portato a una forma disfunzionale di capitalismo.
Ci sono (almeno) quattro fattori essenziali alla base del problema: (1) la visione a breve termine del settore finanziario; (2) la finanziarizzazione dell’economia; (3) l’emergenza climatica; e (4) la lentezza o l’assenza dello Stato.
In ciascuno di essi, il modo in cui le organizzazioni sono strutturate e si relazionano fra loro e’ parte del problema. La loro ristrutturazione deve quindi far parte della soluzione […]
La maggior parte della finanza torna alla finanza, alle assicurazioni e al settore immobiliare, anziche’ confluire in impieghi produttivi. L’acronimo e’ Fire, dall’inglese finance, insurance, real estate, che pero’ significa anche «fuoco», immagine quanto mai appropriata dal momento che sta bruciando le fondamenta su cui poggia la crescita economica a lungo termine.
Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, solo un quinto circa dei capitali finanziari confluisce nell’economia produttiva (per esempio nelle aziende che vogliono innovare, o nella costruzione di infrastrutture). E nel Regno Unito, il 10 per cento di tutti i prestiti bancari britannici aiuta le imprese non finanziarie; il resto va a sostenere attivita’ immobiliari e finanziarie […]
Il secondo problema e’ che il settore imprenditoriale si e’ finanziarizzato. Negli ultimi decenni, la finanza e’ cresciuta in genere piu’ rapidamente dell’economia e, nei comparti non finanziari, le attivita’ finanziarie e gli atteggiamenti che le accompagnano sono arrivati a dominare il business. Una quota sempre maggiore dei profitti delle aziende e’ stata utilizzata per alimentare guadagni a breve termine attraverso le plusvalenze azionarie piuttosto che per compiere investimenti nel lungo periodo su nuovi beni strumentali, R&S e formazione dei lavoratori […]
Con l’acquisto di azioni proprie, una societa’ puo’ far salire artificialmente il prezzo delle sue azioni e quello dei suoi dirigenti, che vengono pagati in azioni.
In soli dieci anni, fino al 2019, i riacquisti totali da parte delle aziende «Fortune 500» (la classifica annuale delle 500 maggiori societa’ statunitensi in base ai ricavi compilata dalla rivista «Fortune») hanno superato quasi 4.000 miliardi di dollari, con molte societa’ che spendono oltre il 100 per cento del loro reddito netto in una combinazione di riacquisti e distribuzione di dividendi, dando cosi’ fondo alle riserve di capitale.
Nello stesso periodo, sei delle piu’ grandi compagnie aeree americane hanno speso in media il 96 per cento del loro flusso di cassa disponibile per il riacquisto di azioni, ma questo non le ha scoraggiate dal chiedere l’aiuto del governo federale quando e’ sopraggiunta la crisi del Covid-19 […]
E il terzo e’ un problema che, se non verra’ risolto in tempi brevi, fara’ sembrare insignificanti tutti gli altri: l’emergenza climatica, che cambiera’ drasticamente la vita degli esseri umani, degli animali e delle piante del nostro pianeta.
Secondo il rapporto del 2019 del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, Ipcc), ci restano solo dieci anni prima che la crisi climatica diventi irreversibile. Il Covid-19 ci ha resi ancora piu’ consapevoli della fragilita’ del nostro ambiente e di un sistema economico che da esso dipende.
L’emergenza climatica e’ in gran parte il risultato degli altri quattro problemi della finanza e del mondo imprenditoriale: i combustibili fossili dominano ancora le nostre fonti energetiche, le industrie sono altamente inquinanti, il settore finanziario ha alimentato l’economia basata sui combustibili fossili, e lo Stato sta alimentando questa disfunzionalita’ […]
L’unico modo per risolvere questi problemi e’ che i governi li affrontino in modo proattivo.
E questo ci porta al quarto aspetto: i governi hanno sposato l’ideologia secondo cui il loro ruolo e’ semplicemente quello di risolvere i problemi, non di raggiungere obiettivi ambiziosi.
La teoria economica tradizionale non considera gli attori pubblici come creatori e motori di orientamento dei mercati, ne’ ritiene che i mercati abbiano una finalita’ che debba essere plasmata. Piuttosto, l’ideologia attuale parte dal presupposto che il capitalismo operi attraverso un «meccanismo di mercato» guidato dalla naturale tendenza degli individui a perseguire il proprio interesse personale, ciascuno al fine di massimizzare la propria funzione obiettivo.

Info:
https://www.laterza.it/2021/04/28/mariana-mazzucato-racconta-missione-economia/
https://francosenia.blogspot.com/2021/05/uneconomista-pericolosa.html
https://www.corriere.it/cultura/21_maggio_04/mazzucato-stato-innovatore-un-analisi-confortante-ma-discutibile-971fab64-acea-11eb-b89d-9c2f0a2ddccd.shtml
https://www.articolo21.org/2021/06/leconomista-mariana-mazzucato-in-missione-con-pietro-del-solda-al-festival-delleconomia-di-trento-4-giugno-2021/

Economia di mercato/Lazzarato

Maurizio Lazzarato – La fabbrica dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista – Derive Approdi (2012)

Con i subprime, i capitalisti hanno creduto alla loro stessa ideologia: trasformare chiunque in «proprietario», ivi inclusi i «piu’ poveri della working class e della classe media».
«Tutti proprietari!», annunciava il programma elettorale di Sarkozy, mentre lo slogan originale di Bush parlava di «societa’ dei proprietari».
Cio’ che viene ratificato, al contrario, e’ la riconversione della maggioranza della popolazione in debitori e di una minoranza in redditieri.
Il fallimento dell’individualismo proprietario porta in primo piano l’economia del debito e il risvolto meno felice della relazione creditore-debitore, quella del rimborso. L’economia del debito ha obiettivi fortemente politici: la neutralizzazione dei comportamenti collettivi (garanzie sociale, solidarieta’, cooperazione, diritti per tutti) e della memoria storica delle lotte, delle azioni, delle organizzazioni collettive dei «salariati» e dei «proprietari».
La crescita trainata dal credito (finanza) pensa in questo modo di esorcizzare il conflitto.
Confrontarsi a soggettivita’ che considerano i sussidi, le pensioni, la formazione ecc. come diritti collettivi garantiti dalle lotte non e’ la stessa cosa che governare «debitori», piccoli proprietari, piccoli azionisti. La crisi dei subprime non e’ quindi unicamente una crisi finanziaria: segna anche il fallimento del programma politico dell’individualismo proprietario e patrimoniale.

Info:
https://www.deriveapprodi.com/prodotto/la-fabbrica-delluomo-indebitato/
https://www.doppiozero.com/materiali/contemporanea/maurizio-lazzarato-la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato

https://www.alfabeta2.it/2011/12/05/la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato/
http://www.sifp.it/recensioni/m.-lazzarato-il-governo-dell2019uomo-indebitato.

Capitalismo/D’Eramo

Marco D’Eramo – Dominio. La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi – Feltrinelli (2020)

(II parte)

Qui la dottrina del capitale umano e’ portata alle sue piu’ estreme e letterali conseguenze, nel senso che il debito in se’ ti costringe a pensare te stesso in termini di capitale, investimento, ammortamento.
Il potere che si esercita sull’individuo e’ quindi sempre piu’ totale e piu’ economico, nel duplice senso della parola: e’ piu’ basato sull’economia ed e’ meno costoso, necessita di minori sforzi per essere esercitato; il giogo viene sostituito da un guinzaglio “automatico” (o meglio da una sorta di braccialetto elettronico virtuale), il controllo disciplinare della fabbrica e della prigione e’ rimpiazzato dal collare del debito moroso […]
Ma se la forma dominante del potere passa da quella disciplinare a quella del controllo, e lo fa attraverso la relazione debito/credito, allora il settore trainante passa dalla manifattura, dall’industria, alla finanza.
Non che l’industria scompaia, proprio come nei secoli XIX-XX la rivoluzione industriale non aveva fatto scomparire l’agricoltura, l’aveva solo soppiantata come settore trainante e dominante dell’economia e anzi aveva rivoluzionato l’agricoltura stessa industrializzandola. Lo stesso avviene oggi: l’industria continua a esistere, anzi produce un volume di merci sempre maggiore (esattamente come l’agricoltura produce un volume di cibi infinitamente maggiore di un secolo fa), ma non e’ piu’ il settore che definisce l’economia della nostra epoca.
Questo settore e’ la finanza, che ha finanziarizzato l’industria, come l’industria aveva industrializzato l’agricoltura.
La finanza e’ il settore dominante anche perch’ e’ quello che meglio si sposa con la rivoluzione informatica […]
Sotto il giogo di un potere disciplinare, i lavoratori potevano sperare di “spezzare le catene” (come cantavano nei loro cori dell’epoca). Invece, al guinzaglio del debito, sotto una sorveglianza continua, cosa puo’ sperare il debitore se non di non cadere nell’insolvenza, di non diventare moroso: la sua unica, inaudita speranza puo’ essere solo di restare a vita debitore ligio e puntuale; al massimo, puo’ augurarsi non di liberarsi dal guinzaglio, ma che il guinzaglio non tiri troppo.
E infatti, ormai da trent’anni a questa parte, a nessuno viene detto: “Se agisci come ti chiedo, domani starai meglio”. Al contrario, viene somministrata una minaccia continua: “Se non fai come pretendo, starai molto peggio”, fallirai, cadrai in miseria, sarai abbandonato nella tua vecchiaia e non sarai curato quando ti ammalerai. Non c’e’ più “il bastone e la carota” del potere disciplinare (punizioni e premi di produzione in fabbrica), rimane solo il ricatto “o la minestra o la finestra”: se non rispetti lo scadenzario delle consegne cercati un altro lavoro, viene detto al fattorino, al rider della pizza d’asporto anzi, il rapporto di lavoro ideale per il neoliberismo e’ quello dell’autista Uber che si auto sfrutta da solo.
Mirabile esempio di capitalista di se’.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2020/11/recensione-marco-deramo-dominio/
https://www.internazionale.it/opinione/giuliano-milani/2020/11/10/marco-d-eramo-dominio
https://sbilanciamoci.info/i-meccanismi-del-dominio/
https://www.sinistrainrete.info/societa/17891-marco-d-eramo-la-bolla-dell-overtourism-si-e-sgonfiata-ma-tornera-presto-a-crescere.html