Finanziarizzazione/Napoleoni

Tecnocapitalismo. L’ascesa dei nuovi oligarchi e la lotta per il bene comune – Loretta Napoleoni – Meltemi (2025)


 Nel dicembre 2000, poche settimane prima di lasciare la Casa Bianca, Bill Clinton firmo’ il Commodity Futures Modernization Act, una legge che segna l’avvento dell’era della finanziarizzazione.
Allo stesso modo in cui i presidenti uscenti concedono la grazia ai condannati loro amici, Clinton lancio’ questo gigantesco boccone prelibato alle grandi imprese di Wall Street.
Grazie alla nuova legislazione, la finanza inizio’ a esercitare un’influenza sempre piu’ forte su tutta l’economia, e di conseguenza ampi settori del mondo economico abbandonarono attivita’ reali, per esempio l’industria, per guadagnare dalla finanza.
L’ingegneria finanziaria, con i suoi strumenti esotici, dalle mortage-backed securities ai credit default swap, offriva enormi opportunita’ per maturare super-profitti, ed ecco perche’ la deregulation degli anni Novanta ha scatenato le forze della speculazione di mercato.
Anno dopo anno, Wall Street si e’ trasformata sempre piu’ in un casino’ di borsa.
La finanza si e’ progressivamente allontanata dall’economia reale e si e’ fortemente informatizzata, e cosi’ ha cominciato ad assomigliare a una rete di sofisticatissimi videogiochi.

Info:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/10/loretta-napoleoni-noi-non-controlliamo-la-tecnologia-sono-i-tecnocapitalisti-a-controllare-noi/8019809/
https://www.retisolidali.it/tecnocapitalismo-loretta-napoleoni-intervista/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/alice-scaglioni-7-corriere-della-sera-lai-e-il-nostro-alunno-ma-ci-lasciamo-sfruttare-su-tecnocapitalismo-di-loretta-napoleoni-meltemi.pdf

Capitalismo/Galli

Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita – Giorgio Galli, Francesco Bordicchio – Mimesis (2018)

Negli ultimi vent’anni, la globalizzazione dei sistemi alimentari e agricoli e’ stata presentata come un fenomeno naturale e inevitabile. Invece non c’e’ nulla di naturale nella globalizzazione, in particolare in quella del cibo […]
La globalizzazione ha prodotto sradicamento, disoccupazione, fame e insicurezza alimentare a un livello senza precedenti.
Il quadro storico richiede una precisazione: in “non c’e’ nulla di naturale nella globalizzazione”, la precisazione e’ sull’aggettivo “naturale”: e’ naturale, nel senso di consequenziale, l’evoluzione del capitalismo, che parte col settecentesco “libero scambio” ed evolve, secondo la sua logica, in una struttura di multinazionali oligopolistiche, che fanno ritenere “naturale” la “lex mercatoria” (definizione di Guido Rossi), elaborata dai loro giuristi stipendiati e imposta come “legge” internazionale attraverso accordi statuali (come appunto attraverso il Wto, World trade organization, organizzazione per il commercio mondiale), accordi stipulati da Stati continentali, la cui classe dirigente e’ portata al vertice dalle stesse multinazionali, accordi che qualificano il “libero scambio” del XXI secolo: un’area di competizione tra” “poche centinaia di Leviatani economici.

Info:

https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/marchesi-libero-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/quotidiano-sud-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf

Economia di mercato/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


A rendere inefficace la tassazione delle societa’ sono soprattutto l’erosione della base imponibile mediante il trasferimento dei profitti e la concorrenza fiscale.
Per erosione dell’imponibile e trasferimento dei profitti s’intende la possibilita’ di dichiarare i profitti in giurisdizioni che applicano aliquote piu’ basse.
I principali strumenti che le corporation hanno a disposizione a questo scopo sono: il trasferimento della proprieta’ intellettuale nei paradisi fiscali; la deducibilita’ del debito per abbassare i profitti dichiarati nelle giurisdizioni ad alta tassazione; infine, la manipolazione dei prezzi dei trasferimenti infragruppo allo scopo di spostare i profitti nelle giurisdizioni a bassa tassazione.
Il trasferimento dei profitti nelle giurisdizioni con una pressione fiscale bassa si presta particolarmente bene alle esigenze delle aziende digitali, dato che e’ difficile stabilire con certezza dove operano.
Ma se ne servono ampiamente anche le aziende del settore delle scienze della vita, le cui attivita’ consistono soprattutto di proprieta’ intellettuale.
A tutto cio’ bisogna aggiungere la corsa al ribasso delle aliquote sui redditi societari alimentata dalla concorrenza fiscale tra le diverse giurisdizioni.
Ne e’ un esempio l’abbattimento dell’imposta sulle societa’ negli Stati Uniti deciso dall’amministrazione Trump […]
Nel 2015, per esempio, circa meta’ dei profitti esteri delle multinazionali americane non petrolifere risultava in paesi con aliquote effettive del 27 per cento, mentre la meta’ restante veniva dichiarata in paradisi fiscali con aliquote effettive del 7 per cento.
La possibilità di trasferire i profitti praticamente ovunque per sottrarli al fisco e’ persino piu’ dannosa della semplice estrazione di rendita, perche’ determina effetti distorsivi sulla concorrenza. Infatti, le piccole imprese nazionali che le loro tasse le pagano sono molto svantaggiate rispetto alle grandi corporation che invece giocano sporco […]
Un altro esempio (seppure con conseguenze piu’ limitate) e’ l’esenzione del carried interest dall’imposta sul reddito. Il carried interest e’ quella particolare modalita’ di remunerazione, sottoforma di commissioni di incentivo, percepita dai manager (o general partners) di fondi di private equity e di fondi comuni speculativi (hedge funds). Le norme fiscali in vigore prevedono che queste remunerazioni vengano tassate come plusvalenze, e non come reddito. Cosi’, ad alcune delle persone meglio pagate al mondo si accordano aliquote fiscali su misura (e molto piu’ leggere). Perche’ e’ palese che il carried interest non e’ una plusvalenza. Piuttosto, e’ un reddito incerto, come puo’ esserlo quello di uno scrittore. Se fosse una plusvalenza, allora dovrebbe esserci la possibilita’ di incorrere in una perdita di capitale, mentre in effetti il carried interest non comporta perdite, tutt’al piu’ nella peggiore delle ipotesi si riduce a zero. Quindi e’ un reddito, e come tale andrebbe tassato.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Economia di mercato/Undiemi

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Lidia Undiemi – Ponte alle Grazie (2014)


I gruppi di societa’ sono le istituzioni dominanti dell’economia mondiale, e rappresentano il modello organizzativo delle multinazionali su scala internazionale. Gruppi e multinazionali sono due facce della stessa medaglia.
Il termine multinazionale (o transnazionale) sta a indicare una impresa che organizza e coordina attivita’ che travalicano i confini nazionali […]
Il principale indicatore economico del legame fra lo sviluppo delle multinazionali e l’utilizzo di societa’ controllate sono gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) che un operatore di mercato effettua in un Paese diverso rispetto a quello che ospita il centro direttivo della sua attivita’ (la holding).
L’investimento viene realizzato mediante acquisizione di partecipazioni dell’impresa che si intende controllare all’estero (M&A), oppure attraverso la creazione di una filiale nel Paese in cui ci si intende insediare (Greenfield), al fine di consentire alla societa’ madre di esercitare i poteri di direzione e di gestione della societa’ partecipata o costituita. Si tratta dunque di una forma di internazionalizzazione delle imprese […]
Le varie funzioni dell’impresa multinazionale verranno svolte nelle localita’ che consentono specifici vantaggi.
La funzione finanziaria, per esempio, verra’ svolta in un Paese che propone una normativa agevolata sugli aspetti finanziari connessi agli interessi della holding; la funzione «marketing e pubblicita’» sara’ affidata a un’altra societa’ controllata in una nazione diversa; le lavorazioni del prodotto verranno delocalizzate nei paesi che dispongono della manodopera al minor costo.Tale fenomeno ha delle implicazioni economiche enormi: una quantita’ indefinita di scambi commerciali sono realizzati nell’ambito della stessa impresa e non, come ci si aspetterebbe, fra imprese differenti, dunque concorrenti. Venditore e compratore vengono molto spesso a coincidere, rendendo di fatto lo scambio una finzione economica.
L’illusoria concorrenza sarebbe in realta’ espressione di un mercato sostanzialmente oligopolistico.
La frammentazione «legale» e il trasferimento di quote rilevanti del rischio d’impresa a societa’ prive di una vera organizzazione imprenditoriale si traduce nella deresponsabilizzazione degli investitori internazionali, i quali, grazie al sostegno della finanza creativa, riescono a cartolarizzare le diverse parti dell’impresa.
Alcune societa’ diventano veri e propri bacini di debiti, di responsabilita’ e di costi che la grande impresa riversa a cascata sui lavoratori.
L’ampia diffusione di societa’ controllate e partecipate si traduce dunque in un moltiplicatore di instabilita’ finanziaria.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/
https://www.carmillaonline.com/2024/03/29/il-salario-minimo-non-vi-salvera/

https://www.lafionda.org/2023/07/05/il-salario-minimo-non-ci-salvera-anzi/

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Le privatizzazioni, cardine dell’austerita’, riproducono il meccanismo dell’accumulazione primitiva.
Sempre piu’ spesso oggi governi impoveriti vendono la terra da cui numerosi loro cittadini traggono il sostentamento, gettandoli in nuove forme di dipendenza dal mercato.
Nel XXI secolo, per esempio, la corsa alle terre dei Paesi del Sud del mondo, soprattutto in Africa, si e’ acuita. Secondo la Banca Mondiale, dal 2008 al 2012, piu’ di 56 milioni di ettari in tutto il mondo – pari quasi al doppio del territorio italiano – sono stati oggetto di «negoziazione fondiaria». Grosse multinazionali acquistano la terra dal governo o direttamente dai contadini poveri e impongono sgomberi.
Il fenomeno del land grabbing (accaparramento delle terre) è in grande espansione […]
Se aggiungiamo le nuove frontiere della privatizzazione, dall’acqua alla diffusione dei semi geneticamente modificati che i contadini devono comprare da Monsanto o da altre corporation, vediamo che ci sono ancora molte sfere per ampliare la nostra dipendenza dal mercato e dunque la nostra coercizione economica.
L’espropriazione dei mezzi di sussistenza e’ un fenomeno che non si ferma mai: costituisce la linfa vitale del capitalismo. 

Societa’/Stiglitz

La strada per la libertà. L’economia e la societa’ giusta – Joseph E. Stiglitz – Einaudi (2024)


I diritti di proprietà vanno definiti.
I diritti di proprieta’ e le regole che normano i contratti sono costrutti sociali, cose che progettiamo e specifichiamo per far progredire gli interessi della societa’. Non sono stati consegnati sul Sinai, ne’ traggono origine da una qualche misteriosa legge di natura.
La societa’ deve inoltre decidere quali contratti debbano essere considerati accettabili e vadano fatti rispettare dallo Stato […]
Molti, a destra, sembrano non capire questo punto, oppure, per essere piu’ precisi, vogliono regole che facciano pendere la bilancia del potere ancor piu’ dalla parte dei potenti.
Secondo il principio della liberta’ di contratto, sostengono che il governo dovrebbe far rispettare i contratti privati a prescindere da quanto l’accordo abbia caratteristiche di sfruttamento, se i contratti sono sottoscritti volontariamente. La destra insiste sull’applicazione dei contratti anche se ci sono grandi asimmetrie informative e persino se una parte ha tratto in inganno l’altra.
I suoi esponenti consentono e persino facilitano azioni cooperative intraprese in determinate forme tramite persone giuridiche come le corporations, proibendo al tempo stesso come collusive altre forme di cooperazione, per esempio la creazione di sindacati in difesa degli interessi dei lavoratori.
E rendono piu’ difficoltose le azioni cooperative volte a rientrare dalle perdite subite da lavoratori e consumatori e causate dalle aziende.

Info:
https://sbilanciamoci.info/stiglitz-il-neoliberalismo-e-un-fallimento/
https://ilpontedem.it/2024/06/22/joseph-e-stiglitz-la-strada-per-la-liberta-economia-e-buona-societa/

https://www.milanofinanza.it/news/la-lezione-del-nobel-joseph-e-stiglitz-un-capitalismo-progressivo-per-una-societa-giusta-202309152206147720
https://www.open.online/2024/11/22/il-premio-nobel-stiglitz-per-litalia-conseguenze-pessime-dalla-firma-del-patto-di-stabilita/

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/11/22/il-nobel-per-leconomia-stiglitz-la-ue-e-tornata-allausterita-con-donald-paghera-due-volte/7776961/

Stato/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

Occorre qui fare attenzione a come utilizziamo la parola “democrazia” […]
Il concetto di democrazia non va confuso con l’idea del moderno Stato liberale democratico […]
Nell’attuale congiuntura storica, «gli impegni dello Stato democratico per l’uguaglianza, la liberta’, l’inclusione e il costituzionalismo sono ora subordinati al progetto di crescita economica, di posizionamento competitivo e di valorizzazione del capitale».
Cio’ non significa che la prosperita’ economica non sia essenziale, ma piuttosto che la direzione di tale subordinazione dovrebbe essere ribaltata al fine di preservare la democrazia.
L’ideale democratico vede la prosperita’ economica al servizio del popolo e non viceversa. Anziche’ su un potere aziendale woke, la vera democrazia si fonda sul credere prima di tutto nella sovranita’ popolare.
Il potere enorme e sempre piu’ crescente delle imprese, con la loro influenza sulla politica contemporanea, rappresenta semmai la regressione a un neofeudalesimo, incui l’autorita’ politica spetta a chi e’ economicamente potente piuttosto che alla volonta’ del popolo […]
Le grandi imprese costituiscono una nuova elite, il cui potere sulla societa’ si sta rapidamente sostituendo a quello del governo democratico. A livello politico, le grosse aziende determinano sempre piu’ le leggi che dovrebbero regolamentarle. Dal punto di vista economico, invece, esercitano il proprio predominio eliminando la concorrenza e assicurandosi grandi contratti governativi.

Info:
https://www.micromega.net/capitalismo-woke/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/capitalismo-woke-libro-carl-rhodes

https://www.centromachiavelli.com/2023/12/23/capitalismo-woke-recensione/
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml

Lavoro/Balzano

Il salario minimo non vi salverà – Savino Balzano – Fazi 2024

Hanno raccontato a mari e monti che per creare nuove opportunita’ di lavoro fosse necessario flessibilizzare le regole, flexicurity la chiamavano, mettendo insieme flessibilità e sicurezza: «Poco importa se perdi il lavoro a causa della flessibilità», insistevano, «perche’ tanto grazie alla sicurezza sociale, ai sussidi, il reddito sara’ garantito e presto troverai un altro lavoro».
La loro promessa era semplice e chiara: la flessibilita’ avrebbe attratto capitali, rilanciato gli investimenti e il tutto avrebbe conferito vivacita’ e vitalita’ alla nostra economia.
Alcuni tra i sostenitori della flexicurity saranno anche stati in buona fede, ci avranno anche creduto: utili idioti di un disegno che aveva il solo scopo di massacrare e svendere i nostri lavoratori e le nostre lavoratrici. Altri, invece, servivano dolosamente la causa del grande capitale, della finanza, delle multinazionali […]
Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti: gli investimenti privati non sono arrivati, sono invece crollati quelli pubblici per effetto delle politiche di austerita’, conseguentemente la sicurezza sociale e i dati sull’occupazione sono a oggi assolutamente negativi […]
Il mancato cambiamento di rotta nei decenni deve ragionevolmente indurci a concludere che la ricetta fosse tutt’altro che fallimentare e che non lo sia nemmeno oggi: semplicemente gli obiettivi non erano quelli millantati dinanzi all’opinione pubblica e la flessibilita’ non era affatto un mezzo, bensi’ il reale obiettivo, e tale resta ancora adesso. La precarieta’, nell’ambito di un ristrutturato sistema capitalistico vantaggioso per la grande impresa e la multinazionale (a scapito della nostra piccola imprenditoria che difatti avvizzisce e viene fagocitata dai colossi), era il reale traguardo che si intendeva raggiungere.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/02/balzano-la-verita.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/05/balzano-il-giornale.pdf?
https://www.ildiariodellavoro.it/il-salario-minimo-non-vi-salvera-di-savino-balzano-fazi-editore/

Finanziarizzazione/Volpi

I padroni del mondo – Alessandro Volpi – Laterza (2024)


Un tema centrale nella questione del ruolo dei fondi e’ costituito dal loro rapporto con l’indebitamento, a cominciare da quello pubblico […]
Ormai da anni, le agenzie di rating esprimono pagelle che sono determinanti nella formazione delle strategie di investimento dei fondi pensione e dei fondi istituzionali e persino nell’elaborazione delle condotte monetarie della Banca centrale europea.
Orientano il vastissimo mondo del risparmio gestito e incidono sull’istituto di Francoforte, che, pur dotato di propri organismi di valutazione, considera in maniera assai attenta i giudizi delle agenzie.
Sappiamo che le tre agenzie principali sono Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, ma forse ricordiamo meno quale sia la loro proprieta’.
Vale la pena effettuare un breve ripasso.
Moody’s appartiene a Warren Buffett, attraverso il fondo Berkshire, e ad una decina di grandi fondi finanziari, tra cui Black Rock. Standard & Poor’s è controllata, attraverso McGraw-Hill, da un grande fondo come Capital World e, di nuovo, da Black Rock, Vanguard e Capital Research and Management, mentre Fitch e’ riconducibile ad Hearst Corporation.
In sintesi, i soggetti che esprimono valutazioni decisive sulla finanza, pubblica e privata, sono nelle mani di realta’ che partecipano direttamente al mercato finanziario e che ovviamente sono tutt’altro che imparziali.
Le sorti delle finanze pubbliche nel mondo discendono dunque dalle valutazioni di societa’ private che ovviamente devono fare profitti e che sono partecipate, in particolare dopo la crisi del 2008, dai piu’ grandi fondi finanziari del pianeta (come quelli che sono impegnati a scommettere a piene mani contro il debito italiano vendendo assicurazioni in caso di suo fallimento). Ma cio’ che rende ancora piu’ incredibile una simile situazione e’ che queste agenzie hanno gia’ causato enormi disastri finanziari, come nel 2001 e nel 2008 (pur garantendo lautissimi proventi ai loro azionisti).

Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/

https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/

Capitalismo/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

Minare le cause politiche serie definendole woke e’ un modo per fiaccare l’opposizione allo status quo politico.
L’uso dell’etichetta “woke” assolve una funzione decisamente conservatrice: protegge dalle critiche le strutture del potere esistente, dimodoche’ esse non debbano affrontare alcuna sfida reale.
Questa rielaborazione del wokismo, inteso come un agire superficiale, egoista, moralista e ipocrita, raggiunge uno dei suoi parossismi allorche’ si parla di affari e capitalismo […]
Difatti, visto il suo utilizzo sempre piu’ diffuso nella lingua inglese a partire dalla meta’ del decennio scorso, non ci e’ voluto molto perche’ l’aggettivo “woke” venisse attribuito anche alle aziende che sostengono pubblicamente cause socialmente progressiste.
E il risultato e’ stato tutt’altro che positivo, considerato il modo in cui i critici reazionari hanno messo alla berlina quelle imprese. “Capitalismo woke” e’ divenuto la parola chiave per etichettare il numero sempre maggiore di aziende, soprattutto multinazionali, che si pongono a favore dei movimenti sociali e che utilizzano questo loro schierarsi nelle proprie campagne di informazione e pubblicitarie.
Queste mega aziende vengono pertanto accusate di woke washing: una pratica di marketing e pubbliche relazioni con cui le grandi imprese sperano che, associandosi a cause politiche piu’ che giuste, otterranno il favore dei clienti e, in ultima analisi, un guadagno commerciale.

Info:
https://www.micromega.net/capitalismo-woke/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/capitalismo-woke-libro-carl-rhodes

https://www.centromachiavelli.com/2023/12/23/capitalismo-woke-recensione/
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml