Economia di mercato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)


A livello generale, il termine “globalizzazione” riassume diverse manifestazioni di una piu’ ampia tendenza: quella per cui sviluppi sociali ed economici a livello nazionale iniziano a essere influenzati da quello che accade in altre parti del mondo, anche lontane.
Sono varie le dimensioni della nostra vita che possono essere globalizzate, e spesso non reagiamo bene a tale processo che, molti dicono, ci fa perdere il senso della nostra identita’, delle nostre peculiarita’.
La globalizzazione ci fa apparire, per usare un termine caro ai sovranisti, “omologati”.
In campo politico-giuridico anche le regole che condizionano la nostra vita possono essere globalizzate, almeno a livello regionale, dando spesso luogo a reazioni di insofferenza: pensate a come le regole fissate dai “burocrati di Bruxelles” siano spesso criticate e il loro rigetto sia diventato un cavallo di battaglia dei sostenitori della Brexit e dell’uscita dell’Italia dall’euro e dall’Unione Europea.
In campo economico, si puo’ parlare di globalizzazione sia dei fattori di produzione (il capitale, il lavoro, le conoscenze tecniche), sia dei beni e servizi che utilizziamo. Insomma, il campo e’ molto vasto […]
La corrente fase di globalizzazione, quella che abbiamo vissuto negli ultimi tre decenni, e’ caratterizzata da quattro fenomeni tra loro legati e da cui derivano varie forme di dipendenza da quanto accade nel resto del mondo.
Il primo fenomeno e’ la crescita nelle esportazioni di beni e servizi rispetto al Pil mondiale […]
Il secondo aspetto della globalizzazione e’ l’impetuosa crescita degli investimenti di imprese che si vanno a stabilire all’estero (delocalizzazione): secondo la Banca mondiale, si passa da circa 200 miliardi di dollari all’inizio degli anni novanta a un record di 3 trilioni nel 2007 […]
Un terzo fenomeno della globalizzazione e’ la formazione delle “catene di offerta” o “catene del valore” (supply chains o value chains), per cui i beni che utilizziamo vengono prodotti in diversi paesi, un pezzo in uno, un pezzo in un altro, e poi magari l’assemblaggio viene fatto in un altro paese ancora […]
Naturalmente, questo fenomeno crea una dipendenza da quel che accade in tutti i paesi della catena: l’interruzione in un punto qualunque della catena causa un disturbo all’intera catena produttiva.
Il quarto aspetto e’ la concentrazione della produzione di particolari prodotti in certe parti del mondo. Ovvio che ne deriva un’enorme dipendenza mondiale da quello che accade nei paesi dove e’ concentrata la produzione di specifici prodotti.

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia
https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Economia di mercato/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


Il passaggio consumatosi dalla globalizzazione ricardiana all’iperglobalizzazione neoliberista puo’ essere ricondotto all’irreversibile perdita di competitivita’ industriale degli Stati Uniti, sotto il vecchio regime di globalizzazione.
Alla fine degli anni ottanta, gli Stati Uniti – o piu’ precisamente le aziende americane – erano ormai incapaci di sostenere la concorrenza di competitori tedeschi o giapponesi, piu’ efficienti e qualitativamente piu’ avanzati, su mercati interni fondamentali […]
Prevalse cosi’ una strategia che consisteva nel far leva sulla posizione di forza degli Stati Uniti a livello internazionale, per spalancare alle grandi imprese americane le porte del mondo quale sfera d’azione allargata; e cio’ soprattutto in aree alla periferia del sistema capitalistico in cui poter delocalizzare la produzione attraverso catene internazionali di approvvigionamento – dette con un eufemismo “catene del valore”, value chains – e mediante la creazione di strutture societarie transnazionali, investimenti finanziari mondiali e la diffusione del modello di consumo statunitense.
A tutto questo concorsero: un settore finanziario sempre piu’ ampio e opportunamente deregolamentato; l’imporsi del dollaro americano come valuta mondiale a tutti gli effetti; la presenza delle forze armate americane ovunque; la leadership delle principali universita’ statunitensi nell’industria globale della conoscenza […]
Infine, il controllo di organizzazioni internazionali come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, istituzioni originariamente keynesiane, nate per la salvaguardia del sistema di Bretton Woods, ora predisposte a strumenti di una politica nazionalista statunitense di denazionalizzazione dell’economia mondiale, sotto un’unica nazione, con al comando le grandi imprese finanziarizzate americane.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Economia di mercato/Kurz

Il capitale mondo – Robert Kurz. – Meltemi (2022)

Queste nuove reti aziendali sono in grado di sfruttare anche le minime variazioni nelle differenze di costo tra le diverse regioni del globo.
Ad esempio, anche se l’Asia orientale dal punto di vista europeo o nordamericano si presenta come uno spazio relativamente unitario e caratterizzato dal basso livello salariale, da un punto di vista interno (valido anche per le compagnie che vi operano) sotto questo aspetto, cosi’ come in altri, esiste una diversificazione assai articolata che rende le catene transnazionali di valorizzazione per l’esportazione nei paesi occidentali all’interno dell’Asia orientale, interessanti e necessarie per il calcolo dei costi.
Ne e’ un esempio tipico il settore tessile: l’azienda fa tessere le stoffe nella Corea del Sud, si rifornisce di bottoni e di cernierelampo a Taiwan; l’operazione di cucitura viene effettuata successivamente in Birmania, mentre a Hong-Kong ci si occupa del controllo di qualita’ e del confezionamento prima che la merce giunga alla clientela europea o statunitense.

Info:
https://sinistrainrete.info/marxismo/22910-massimo-maggini-introduzione-a-il-capitale-mondo.html
https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-a-il-capitale-mondo
https://www.ambienteweb.org/2022/05/21/sinistrainrete-joe-galaxy-il-capitale-mondo-sguardo-su-globalizzazione-complottismi-e-dintorni/
https://ilmanifesto.it/se-la-critica-di-valore-e-denaro-conta-piu-della-lotta-di-classe

Economia di mercato/Alemanni

La signora delle merci. Dalle caravelle ad Amazon. Come la logistica governa il mondo – Cesare Alemanni – Luiss (2023)

Talvolta le aziende-brand non si occupano nemmeno di gestire le proprie supply chain, di investire in fabbriche all’estero o di stringere accordi di fornitura con esse […]
Si limitano a delegare ad aziende logistiche la costruzione e la supervisione delle proprie filiere o, nei casi piu’ estremi, semplicemente ricomprano il “proprio” prodotto da chi lo realizza da cima a fondo.
L’annullamento del rischio d’impresa e’ totale. Le aziende-brand non devono piu’ preoccuparsi non solo delle infrastrutture ma nemmeno dei processi. Sono scrigni vuoti, asset-free, capaci di rese finanziarie impensabili al tempo delle produzioni tradizionali, quando gli aumenti di produttivita’ richiedevano grandi investimenti in nuove fabbriche, stipendi, inventari eccetera.
Di fronte a questi sviluppi, negli anni Novanta si e’ iniziato a parlare di value chain – “catene del valore” – per indicare le filiere attraverso cui un’azienda assembla il valore dei propri prodotti.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-signora-delle-merci-di-cesare-alemanni/
https://www.iltascabile.com/societa/logistica-signora-delle-merci/
https://www.lastampa.it/tuttolibri/2023/06/03/recensione/la_logistica_fa_girare_il_mondo_intero_se_funziona_non_la_vedi-12835932/
https://www.rivistastudio.com/i-libri-del-mese-67/
https://www.geopolitica.info/la-signora-delle-merci/

 

Geen New Deal/ Padoa-Schioppa

Padoa-Schioppa E. – Antropocene – il Mulino (2021)

Un aspetto economico e sociale che caratterizza l’Antropocene e’ quello della globalizzazione economica.
Oggi le economie del mondo sono collegate in una rete intricata e complessiva di relazioni e catene, per cui ogni singolo prodotto che acquistiamo deriva probabilmente dal lavoro di persone sparpagliate negli angoli piu’ diversi del mondo.
In termini economici la globalizzazione ha contribuito all’aumento medio e complessivo del benessere mondiale, ma andando a vedere piu’ in dettaglio, questo aumento non e’ stato distribuito ugualmente.
In alcuni paesi in via di sviluppo la catena della globalizzazione ha permesso un significativo miglioramento delle condizioni di vita della classe media, mentre nei paesi piu’ sviluppati la classe media e’ stata addirittura impoverita, il che contribuisce a spiegare come mai oggi vi sia una opposizione cosi’ forte negli Stati Uniti e in Europa alla globalizzazione […]
Ultimo aspetto da considerare, per quanto riguarda l’Antropocene, sono i rimescolamenti geopolitici che inneschera’. Secondo diversi analisti della Nato le minacce piu’ difficili da affrontare per l’alleanza […] nordatlantica saranno proprio quelle innescate dalla crisi climatica.
In particolare due sono le direttrici che cambieranno la geopolitica globale: la diversa fruibilita’ di zone del mondo rispetto ad oggi e l’obsolescenza di alcune risorse geominerarie unita alla richiesta crescente di nuove risorse.
Sul primo punto e’ emerso con chiarezza che i cambiamenti legati al riscaldamento globale modificheranno la facilita’ di insediamento delle societa’ umane in diverse aree del mondo.
Alcune zone costiere subiranno il lento e costante innalzamento del livello marino […]
Altre aree diventeranno inospitali perche’ troppo calde o troppo aride […] Nelle alte latitudini, soprattutto nell’Artico, lo scioglimento dei ghiacci marini, per ora limitato alla stagione estiva ma con concreta possibilita’ che divenga permanente, sta aprendo nuove vie commerciali […] e costringera’ a ripensare a ruolo e missioni delle alleanze militari.
Il secondo punto riguarda il fatto che, se la societa’ umana affrontera’ una fase di uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili, il peso geopolitico dei paesi che ora esportano questi combustibili cambiera’ molto.

Info:
https://disf.org/bibliografie-tematiche/9788815291820
https://www.letture.org/antropocene-una-nuova-epoca-per-la-terra-una-sfida-per-l-umanita-emilio-padoa-schioppa
https://pikaia.eu/storia-ecologica-europa-padoa-schioppa/

Economia di mercato/Chomsky

Noam Chomsky – Ottimismo (malgrado tutto). Capitalismo, impero e cambiamento sociale – Ponte alle Grazie (2018)

Se per «globalizzazione» intendiamo l’integrazione internazionale, essa precede di molto il capitalismo.
La via della seta risalente all’epoca precristiana era a tutti gli effetti una forma di globalizzazione.
La nascita del capitalismo industriale di Stato ha modificato la portata e il carattere della globalizzazione, e via via sono intervenuti altri mutamenti perche’ l’economia globale e’ stata riconfigurata da quelli che Adam Smith chiamava i «padroni dell’umanita’», ossia i seguaci della «vile massima»: «Tutto per noi e niente per gli altri».
Le cose sono cambiate in modo sostanziale nel periodo della globalizzazione neoliberista, dalla fine degli anni Settanta, le cui icone sono state Reagan e la Thatcher, per quanto la linea politica vari solo di poco con le diverse amministrazioni.
Il motore di tutto questo sono le multinazionali, e il loro potere politico modella le politiche statali in base ai propri interessi. In questi anni le multinazionali, aiutate dalle politiche degli Stati da loro di fatto dominati, hanno costruito catene produttive globali (global value chains, GVC) in cui la «societa’madre» delocalizza la produzione mediante complesse reti globali da lei create e controllate […]
Si stima che circa l’80% del commercio mondiale avvenga all’interno delle catene produttive globali create e gestite dalle multinazionali, cui fa capo circa il 20% dei posti di lavoro in tutto il mondo […]
La misurazione tradizionale della ricchezza nazionale in termini di PIL e’ fuorviante nell’era della globalizzazione neoliberista. Con catene di distribuzione cosi’ complesse e integrate – i subcontraenti e gli altri meccanismi esistenti –, la proprieta’ corporativa della ricchezza mondiale diventa un metro di misura piu’ realistico del potere globale, poiche’ il mondo si allontana sempre piu’ dal modello delle economie politiche differenziate su base nazionale.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/19738-sandro-moiso-pandemia-economia-e-crimini-della-guerra-sociale.html
https://pinobertelli.it/ottimismo-malgrado-tutto-capitalismo-impero-e-cambiamento-sociale/
https://www.ilroma.net/opinione/restare-ottimisti-nonostante-tutto