Capitalismo/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 Con l’avanzare del modello di crescita neoliberale ebbe inizio, parallelamente, anche una lenta erosione del modello standard di democrazia stabilito nel dopoguerra.
A partire dalla fine degli anni settanta, la partecipazione della popolazione a elezioni di qualunque tipo diminui’ in modo considerevole e costante in tutte le democrazie a economia capitalista, soprattutto nelle fasce piu’ basse di distribuzione del reddito e di opportunita’, tra coloro cioe’ che piu’ di tutti, di fatto, dipendono da politiche redistributive di tutela. Tutti i partiti, al contempo, senza distinzione quanto al loro orientamento istituzionale, hanno conosciuto un crollo dei propri iscritti. Lo stesso dicasi per i sindacati, che dalla fine degli anni ottanta solo raramente hanno potuto avvalersi del diritto di sciopero con qualche prospettiva di successo.
Quanto al sistema dei partiti, […] i partiti di centro, tradizionali sostenitori dello stato, hanno via via abbandonato la comunita’ dei propri elettori per ritirarsi negli apparati di quest’ultimo […]
Come gia’ i sindacati, che per preservare il posto di lavoro dei propri iscritti dovettero quantomeno moderare le richieste di cui erano portatori, anche i partiti, se volevano governare stati ormai inseriti in un mercato mondiale, si videro costretti a non poter piu’ dare ascolto alla propria base, sacrificando […], la “capacità di risposta” (responsiveness) in nome della “responsabilità” (responsibility)[…]
Con l’adesione al fronte unitario della globalizzazione, centro-destra e centro-sinistra hanno perduto entrambi la propria identita’ politica, per quanto definita solo in modo vago.
Nel processo di adattamento al mercato mondiale, la politica democratica del dopoguerra e’ passata dall’essere un progetto a lungo termine per il perseguimento di modelli ideali di societa’ differenti – in modo particolare, di uno gerarchico-paternalista, da un lato, e uno egualitario e non classista, dall’altro – a un insieme di reazioni pragmatiche a breve termine, a fronte di condizioni contestuali e di mercato in costante e imprevedibile mutamento.
Come mai prima, la politica si e’ svuotata di ideologia e, in senso stretto, di prospettive, divenendo indistinguibile nelle sue versioni. La democrazia ha cosi’ potuto compiere il passaggio a una postdemocrazia: da un lato, forma d’intrattenimento che riduce gli elettori a spettatori, dall’altro, mostra di reazioni sconnesse ed estemporanee a eventi inattesi, coordinata da spin doctor ed esperti di comunicazione.
Anche il comportamento elettorale, di conseguenza, e’ cambiato, per gli strateghi della politica come per gli elettori, non piu’ orientati a un ideale sociale collettivo, a un futuro comune cui tendere, ma guidati da reazioni istintive, svincolate da posizioni e ideologie di classe e prive di alcuna tensione a un obiettivo.
La fluttuazione dell’elettorato da un partito all’altro e’ cresciuta allora in maniera esponenziale e i vecchi partiti del modello standard si sono ritrovati con una base sempre meno stabile e duratura di sostenitori su cui poter contare.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Societa’/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot , Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto.
L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura […]
Oggi, la «contro-rivoluzione in assenza di rivoluzione», come la chiama Harcourt, mira a ridurre con qualunque mezzo un nemico interno ed esterno onnipresente, che ha certamente il volto del terrorista islamico ma puo’ assumere anche altre identita’ (studenti, ecologisti, contadini, giovani neri americani o giovani francesi delle banlieues, e soprattutto migranti clandestini, di preferenza musulmani).
E per portare a buon fine questa guerra contro il nemico, occorre che il potere da un lato militarizzi la polizia e dall’altro accumuli una massa di informazioni sull’insieme della popolazione per poter scongiurare qualunque possibile ribellione.
Insomma, il terrorismo di Stato torna in piena espansione.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Attraverso il ricorso sempre piu’ manifesto alla repressione e alla violenza contro le societa’, cio’ che si sta realizzando oggi e’ una vera e propria guerra civile […]
Sembra che il dominio neoliberale abbia completamente cambiato le regole, i temi e i luoghi del confronto: se gli Stati si allineano uno dopo l’altro sotto la bandiera del capitale globale, di cui proteggono gli interessi contro le richieste e le aspettative in materia di uguaglianza e giustizia sociale, utilizzano molte leve e mobilitano molti affetti per deviare questa aspirazione verso i nemici interni o esterni, verso le minoranze scomode, verso i gruppi che minacciano le identita’ dominanti o le gerarchie tradizionali.
E’ in questo modo che la protesta contro l’ordine globale e’ stata recepita da coloro che ne sono i principali beneficiari. Brandendo la bandiera dell’identita’ nazionale e del “nazionalismo economico” caro a Steve Bannon, la destra radicale e’ riuscita a canalizzare la collera di intere fasce della popolazione, come testimoniano il referendum sulla Brexit, l’elezione di Trump e quella di Bolsonaro, o l’accesso al governo di Matteo Salvini nel 2018.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

 

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale.
La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro.
Semplicemente, le persone non hanno piu’ i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere […]
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative. Se negli anni Ottanta si parlava di una “societa’ dei due terzi” in cui un terzo era rimasto in modo permanente fuori dal mondo del lavoro, oggi ci stiamo muovendo, a livello globale, verso la “societa’ di un quinto” in cui solo il 20% della popolazione e’ ancora necessario per la produzione.
Nessuno sa quale posto occupera’ il restante 80% e come saranno possibili in queste condizioni la pace sociale e la stabilita’ politica […]
Questa crisi sistemica e’ stata nascosta per decenni da una rapida crescita del debito da parte di tutti i soggetti, imprese, Stati e consumatori. Ma le bolle del debito possiedono la sgradevole proprieta’, a un certo punto, di scoppiare. Nel 2008 gli Stati hanno assorbito il quasi collasso del sistema finanziario globale facendo ricadere su se stessi e sui propri cittadini la maggior parte dei costi della crisi. Ma se saranno in grado di farlo nuovamente e’ alquanto dubbio.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Europa/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Le crisi energetiche e la fine dell’ordine monetario varato a Bretton Woods offrirono l’occasione per affossare il compromesso keynesiano e alimentare un approccio neoliberale alla disciplina dell’ordine economico.
Lo Stato doveva rinunciare a promuovere forme di redistribuzione della ricchezza sottratte al mercato per ergersi a presidio del meccanismo concorrenziale. Era cioe’ chiamato a polverizzare il potere economico per indurre gli individui a tenere i soli comportamenti descrivibili in termini di reazioni automatiche agli stimoli del mercato.
Questo doveva poi essere presidiato in quanto principale strumento di allocazione delle risorse, sul presupposto che l’integrazione sociale coincide, appunto, con l’integrazione nel mercato.
Con il varo della moneta unica, l’Europa unita divenne il vincolo esterno destinato ad alimentare una simile evoluzione. Essa venne invero preceduta da misure destinate ad attuare la libera circolazione dei capitali, alla base di politiche nazionali volte ad attirarli attraverso la precarizzazione e svalutazione del lavoro, oltre che con l’abbattimento della pressione fiscale sulle imprese e dunque con la contrazione del welfare.
La moneta unica venne poi fondata sul solo obiettivo di presidiare la stabilita’ dei prezzi, il che impose manovre fiscali e di bilancio procicliche e dunque incompatibili con un approccio keynesiano all’ordine economico.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/27701-lelio-demichelis-lavoro-povero-con-vita-digitale-o-vita-povera-con-lavoro-digitale.html

Societa’/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

I nuovi governi neoliberali sono sia i difensori della tradizione e della nazione, sia i campioni della “liberta’ individuale”, un’espressione che nell’epoca moderna ha un incontestabile valore morale universale, e assicura al neoliberalismo un potenziale di legittimazione la cui importanza non puo’ essere sottovalutata.
Questo perché, secondo una logica molto hayekiana, il loro modo di intendere la “liberta’” fa parte della “tradizione” e si oppone a qualsiasi movimento di “emancipazione”. Questa liberta’-tradizione della destra, che include l’esaltazione della nazione sovrana, la sacralizzazione della famiglia indipendente e i diritti della religione nel fissare norme, e’ quindi l’esatto contrario della liberta’-emancipazione cosi’ come e’ stata pensata dall’Illuminismo e poi da gran parte del liberalismo politico classico.
Il concetto di liberta’ e’ sempre stato accompagnato da una riflessione sui suoi mezzi, che sono la liberta’ di stampa, la libera circolazione delle idee, l’istruzione e il suffragio universale, intesi come altrettante dimensioni della cittadinanza […]
L’inversione e’ completa: il concetto di liberta’ non si riferisce piu’ a un insieme di garanzie contro l’oppressione individuale e collettiva, ma al diritto di affermare un insieme di valori tradizionali autoproclamati come equivalenti alla “civilta’”.
E’ proprio a questo nuovo spirito di “liberta’” che coniuga la convinzione della superiorita’ occidentale e la difesa paranoica di un’identita’ sotto assedio, che la destra neoliberale e reazionaria sta attingendo per meglio giustificare le sue violazioni delle liberta’ pubbliche e individuali.
Non mancano esempi di questa logica liberticida, che dimostrano quanto si sia in realta’ agli antipodi del liberalismo classico. Tra questi, gli attacchi alla liberta’ accademica e il disprezzo con cui vengono considerate la scienza e l’arte.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Gli esordi del neoliberalismo vengono spesso associati al Cile di Pinochet, alla Gran Bretagna della Thatcher e agli Stati Uniti di Reagan.
Ma non era solo conquistando il potere nei diversi Stati nazionali che i neoliberali speravano di neutralizzare i loro avversari socialisti.
A partire dagli anni Trenta e Quaranta, il progetto di organizzazione di un nuovo ordine economico mondiale e’ stato centrale nell’agenda neoliberale. L’obiettivo perseguito era sempre quello di sbarrare la strada alla pianificazione socialista e allo Stato sociale emergente, ma il nemico designato era piu’ specificamente il “nazionalismo economico”, ossia la tendenza degli Stati a proteggere la loro economia nazionale, in particolare in risposta alle richieste di solidarieta’ sociale o di sviluppo industriale e agricolo autonomi.
Questo tipo di nazionalismo autocentrato rischiava di provocare una “disintegrazione” dell’economia globale, che i neoliberali vedevano come una totalita’ interdipendente, basata su accordi istituzionali sovranazionali. Hanno dovuto pero’ adattarsi alla proliferazione degli Stati nazionali nel XX secolo, iniziata dopo la Prima Guerra Mondiale e proseguita dopo la Seconda Guerra Mondiale con la decolonizzazione.
Riconoscere la realta’ politica delle nazioni, pero’, non significava ammettere la loro piena autonomia economica. Questa griglia di lettura dell’economia mondiale si basava sull’idea di “un doppio Stato, con un governo culturale e uno economico”: da un lato, la politica come governo degli uomini (l’imperium) e, dall’altro, l’economia come gestione delle cose e della proprieta’ (il do- minium). Secondo questa distinzione, gli Stati nazionali restavano responsabili del governo politico degli uomini, ma dovevano sottomettere la loro economia all’ordine economico mondiale, normato dalla divisione internazionale del lavoro e dalla libera concorrenza.
Ma quando le norme commerciali o bancarie, cosi’ come quelle tecniche, sanitarie o sociali, tendono a limitare la liberta’ della concorrenza, a ostacolare l’industria e a ridurre la competitivita’, allora il nazionalismo cambia valore e si legittima come mezzo per sfuggire alle norme di un ordine mondiale deviato che danneggia le imprese nazionali.
Naturalmente, questo nazionalismo non ha nulla a che fare con lo sviluppismo latinoamericano o con il terzomondismo piu’ o meno socialista di molti Paesi di recente indipendenza. E’ il nazionalismo dei potenti che intendono affrancarsi dalle regole comuni quando queste ultime violano i dogmi della liberta’.
Questo e’ il dilemma politico fondamentale che attraversa l’intera storia del neoliberalismo: la “societa’ della libera concorrenza”, a seconda degli interessi e delle forze degli Stati in diversi momenti della storia, puo’ essere promossa dalla via globalista o dalla via nazionalista. In questo senso, il protezionismo di Trump e la Brexit non sono esattamente quelle novita’ assolute presentate talvolta all’opinione pubblica.

Info:
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https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Download in evidenza “L’eclissi del reddito da lavoro” – nuova edizione aggiornata al giu.2025

L-eclissi-del-reddito-da-lavoro-1.pdf (15714 download ) Come nella precedente del 2023, questa edizione e’ una selezione dei post piu’ significativi sul tema del lavoro, pubblicati nel blog www.pericopidieconomia.info, edito dal 2020.
Rispetto alla precedente, questa pubblicazione e’ rinnovata nella struttura e aggiornata al giugno 2025.
L’argomento e’ suddiviso in tre capitoli che riguardano il lavoro nell’era del capitalismo neoliberista, i suoi sviluppi e le innovazioni durante l’attuale era digitale, infine le prospettive che il futuro prossimo ci riservera’.
Il blog Pericopi di economia, lo ricordiamo, e’ una sorta di rassegna stampa, tutt’altro che obiettiva, su vari argomenti che sono stati oggetto di pubblicazioni librarie edite nel XXI secolo.

Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Il neoliberalismo e’ un vero e proprio Giano, che da un lato presenta un volto dinamico e modernizzante, e dall’altro un volto conservatore, che conferisce una posizione nodale alla tradizione, alla famiglia e alla religione cristiana […]
Le strategie contenute nelle dottrine neoliberali hanno affrontato fin dall’inizio la difficolta’ di articolare due aspetti: la modernizzazione della societa’ per adattarla all’ordine di mercato e la difesa o la “restaurazione” di forme di vita tradizionali come modalita’ di inquadramento gerarchico e normalizzazione autoritaria della popolazione.
Il ricorso ai valori tradizionali della famiglia, della religione e della nazione, che sappiamo essere di importanza decisiva oggi per i vari governi e partiti di destra ed estrema destra (Trump, Bolsonaro, Viktor Orban, Jarosław Kaczynski, ecc.) non e’, in questo senso, nulla di completamente originale o anormale dal punto di vista di una storia rigorosa del neoliberalismo. Il nucleo morale e religioso, tradizionalista e familista del neoliberalismo dottrinale,ha svolto un ruolo determinante nelle prime attuazioni della controffensiva antiegualitaria di Pinochet, Thatcher e Reagan.
Perfettamente riassunto dal trittico della destra cristiana nordamericana “fede, famiglia, liberta’”, questo programma ha acquisito negli ultimi anni una potenza crescente. La questione, quindi, non e’ se il neoliberalismo si sia avvalso di un’ideologia che non ha nulla a che fare con esso, ma come questa restaurazione dei valori tradizionali sia a esso intrinsecamente legata.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Societa’/Stiglitz

La strada per la libertà. L’economia e la societa’ giusta – Joseph E. Stiglitz – Einaudi (2024)


I proprietari (di quella ricchezza) vogliono che noi crediamo che ci sia un’inevitabilita’, e forse persino una necessita’, nella loro ricchezza a fronte della poverta’ e delle privazioni di altri.
Prima della Riforma e dell’Illuminismo, si trattava della «volonta’ di Dio», vista ovviamente con gli occhi di quelli che Dio sembrava favorire.
Nell’era del capitalismo, e’ diventata la «giusta ricompensa» per l’impegno e la frugalita’ del ricco, con il neoliberismo ad aggiungervi l’idea dell’economia trickle-down, in cui tutti avrebbero beneficiato della munificenza di chi stava in alto.
Ma questo fa sorgere la domanda: come hanno fatto i ricchi a far accettare simili idee al resto della societa’?
[La risposta] e’ rappresentata dal fatto che perlomeno una parte delle elite, tramite il controllo dei media, ha un peso sproporzionato nel plasmare la metanarrazione sociale.
Le elite hanno creato un’ottica attraverso cui guardare la societa’, tramite la quale la nostra generosa e intricata realta’ viene espressa solo come la vedono loro. Decidono quali storie vengono raccontate e quali falsita’ vengono trasmesse da utente a utente o a milioni di utenti in un solo istante.
Questo e’ motivo di scontento da lungo tempo. Ma i cambiamenti nella tecnologia e una miglior comprensione del comportamento umano, uniti a un’applicazione permissiva delle leggi esistenti sulla concorrenza e alla lentezza con cui quelle leggi vengono adattate alla rapidita’ dei mutamenti tecnologici, hanno dotato pochi eletti di un potere senza precedenti nel plasmare la metanarrazione.
Il fatto che il settore dei media sia cosi’ concentrato e che i social media possano essere cosi’ efficaci nel profilare gli individui con messaggi che ne plasmano il modo di pensare ha esasperato il gia’ ben radicato problema del potere dei ricchi nei media.