Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Attraverso il ricorso sempre piu’ manifesto alla repressione e alla violenza contro le societa’, cio’ che si sta realizzando oggi e’ una vera e propria guerra civile […]
Sembra che il dominio neoliberale abbia completamente cambiato le regole, i temi e i luoghi del confronto: se gli Stati si allineano uno dopo l’altro sotto la bandiera del capitale globale, di cui proteggono gli interessi contro le richieste e le aspettative in materia di uguaglianza e giustizia sociale, utilizzano molte leve e mobilitano molti affetti per deviare questa aspirazione verso i nemici interni o esterni, verso le minoranze scomode, verso i gruppi che minacciano le identita’ dominanti o le gerarchie tradizionali.
E’ in questo modo che la protesta contro l’ordine globale e’ stata recepita da coloro che ne sono i principali beneficiari. Brandendo la bandiera dell’identita’ nazionale e del “nazionalismo economico” caro a Steve Bannon, la destra radicale e’ riuscita a canalizzare la collera di intere fasce della popolazione, come testimoniano il referendum sulla Brexit, l’elezione di Trump e quella di Bolsonaro, o l’accesso al governo di Matteo Salvini nel 2018.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

 

Societa’/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

E’ stata questa destra reazionaria, nel vero senso del termine – tradizionalista, nazionalista, spesso bigotta e almeno implicitamente razzista – a guidare questa controrivoluzione culturale negli Stati Uniti, in Europa e in molte altre parti del mondo, prendendo di mira tutti i diritti civili, culturali e sociali che sono emersi dal movimento democratico degli anni Sessanta e Settanta.
Questa controrivoluzione culturale assume indubbiamente una delle sue forme piu’ esplicite nell’alt-right, che capovolge il discorso contro le discriminazioni denunciando l’“oppressione” subita dalle maggioranze e dalle identita’ tradizionali da parte degli “invasori” musulmani, dei neri e delle femministe, il tutto sullo sfondo di una narrazione apocalittica in cui la civilta’ bianca e’ minacciata di estinzione dall’ideologia dell’uguaglianza, vista come una “rivolta contro natura”.
Contro le teorie della costruzione sociale del genere e della razza, questi libertari di destra rivendicano “una nuova contro-cultura”, difendendo un “realismo sessuale” e un “realismo razziale” fondati sull’affermazione della differenza biologica tra i sessi e le razze […]
Questa rabbia prende la forma della ‘libertà’ di essere razzisti, sessisti, omofobi o islamofobici, e di respingere la ‘tirannia’ della sinistra che cerca di proibirlo”. Ridefinite come “libertà” e “diritti”, queste identita’ portatrici d’odio si appellano alla violenza legittima di uno Stato autoritario o alla legittima difesa.
Ma questa rivolta reazionaria ha assunto anche la forma di vere e proprie “crociate morali” che hanno preso di mira in particolare i diritti delle donne e mobilitato le folle per rifiutare il matrimonio omosessuale.
L’offensiva contro il diritto all’aborto, alla contraccezione e alla liberta’ sessuale e’ diventata addirittura un fenomeno mondiale, e questo fino ai giorni nostri.
Quando sono al potere, la destra cristiana e l’estrema destra sfidano la legislazione che autorizza l’aborto in un gran numero di paesi, e con un certo successo, come in Polonia, dove nell’ottobre 2020 la Corte Suprema e’ arrivata a vietare l’aborto nei casi di malformazione del feto.
La stessa affermazione dell’uguaglianza di genere e la lotta contro la violenza sulle donne sono accusate di minare l’ordine patriarcale, ed e’ talvolta persino il diritto al divorzio a essere messo in discussione dalla destra al potere, come in Italia quando la Lega era al governo nel 2018.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Stato/Hobsbawm

Nazionalismo. Lezioni per il XXI secolo – Eric J. Hobsbawm – Rizzoli (2021)


Qualunque altra cosa fosse, il 1848 – la «primavera dei popoli» – fu chiaramente, e soprattutto in termini internazionali, un’asserzione di nazionalita’, o meglio di nazionalita’ rivali.
Tedeschi, italiani, ungheresi, polacchi, rumeni eccetera affermarono il loro diritto a riunirsi in Stati indipendenti e unificati che abbracciavano i membri delle rispettive nazioni contro i governi oppressivi, come fecero anche i cechi, i croati, i danesi e altri popoli, sebbene con diffidenza sempre maggiore verso le aspirazioni rivoluzionarie di nazioni piu’ grandi che sembravano eccessivamente disposte a sacrificare le loro.
La Francia era gia’ uno Stato nazionale indipendente, ma non per questo meno nazionalista […]
L’Italia e la Germania vennero unite sotto i regni di Savoia e di Prussia, l’Ungheria ottenne di fatto l’autonomia grazie al compromesso del 1867, la Romania divenne uno Stato in seguito alla fusione dei due «principati danubiani». Solo la Polonia, che non era riuscita a ritagliarsi un ruolo adeguato nella rivoluzione del 1848, non consegui’ l’indipendenza o l’autonomia con l’insurrezione del 1863.
Il «problema nazionale» s’impose anche nell’estremo Occidente, e nell’estremo Sudest, d’Europa […]
Anche al di fuori dell’Europa la costruzione delle nazioni fu drammaticamente visibile […]
Appariva innegabile che la «creazione delle nazioni», fosse un processo che interessava tutto il mondo e una caratteristica dominante dell’epoca […]
Ma i francesi, i tedeschi, gli italiani o i russi davvero non avevano dubbi sulla loro identita’ collettiva? Forse no, ma nell’epoca della creazione delle nazioni si riteneva che cio’ implicasse la logica – necessaria, oltre che auspicabile – trasformazione delle «nazioni» in Stati-nazione sovrani, con un territorio coerente definito dall’area occupata dai membri di una «nazione», a sua volta definita dalla sua storia passata, dalla sua cultura comune, dalla sua composizione etnica e, sempre piu’, dalla sua lingua.

Societa’/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


Che cos’e’ il patriottismo?
Nel 1945 George Orwell ne dava questa nota definizione:
Per «patriottismo» intendo la devozione a un luogo o a uno stile di vita particolari, che vengono considerati i migliori al mondo ma che non si ha il desiderio di imporre agli altri.
Il patriottismo e’ per sua natura difensivo, tanto militarmente quanto culturalmente. Al contrario, il nazionalismo e’ inseparabile dal desiderio di potere.
L’obiettivo costante di ogni nazionalista e’ quello di assicurarsi maggior potere e maggior prestigio, non per se’ stesso ma per la nazione o quell’altra unita’ nella quale ha deciso di dissolvere la propria individualita’.
Per esserne cittadini, non c’e’ bisogno di credere che lo stile di vita del proprio paese sia «il migliore al mondo» […]
Perche’ il patriottismo e’ importante?
Perche’ democrazia liberale significa governo basato sul consenso. Si deve essere disposti ad accettare come legittimo il governo di persone che si disprezzano, con idee che si reputano detestabili. Affinche’ questa combinazione di consenso e dissenso regga, bisogna porre la lealta’ alle istituzioni della repubblica democratica – le elezioni, il parlamento, il governo e la legge – al di sopra dell’attaccamento a un partito, a una fazione o a un territorio del paese.
Se questa lealta’ piu’ profonda viene meno, la repubblica democratica rischia il disfacimento, forse anche la guerra civile […]
Sicche’ la fedelt’ alle istituzioni deve a sua volta basarsi sulla fiducia nelle norme di pari diritti politici e civili per tutti i cittadini, a prescindere dallo status sociale, dal genere, dall’etnia o dalla fede religiosa, oltre che nel diritto dei vincitori di elezioni regolari a formare il governo cui si deve obbedienza, purche’ agisca nel perimetro della legge. La grande maggioranza delle persone deve accettare queste regole democratiche fondamentali […]
Patriottismo invece funziona perche’ un amore condiviso per il proprio paese – luogo, storia, idea, realta’ – e la promessa di un domani migliore aiutano a tollerare le differenze di opinioni e valori e potrebbero davvero essere la base su cui tutto si fonda.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Stato/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)

Nel dibattito tra globalisti e nazionalisti, neoliberali e protezionisti, non ne va affatto della sopravvivenza dello stato nazionale in se’.
Diversamente da quanto l’ideologia neoliberale professa, il neoliberismo come prassi non pretende in alcun modo di “superare” lo stato a livello nazionale, avendone invece un assoluto bisogno quale esecutore e difensore materiale del libero mercato mondiale a livello locale; mercato che, appunto, non si realizza da se’, ma solo attraverso un’insistente e costante politica di “liberalizzazione”, adeguata alle rispettive condizioni locali.
Il globalismo neoliberale, in tal senso, smentisce il suo stesso pensiero. Nella realta’ politica neoliberale, anche le organizzazioni e le istituzioni sovranazionali, ivi compresa l’Unione europea, non puntano realmente al dissolvimento degli stati nazionali in esse contenuti, contrariamente a quanto dichiarano; di fatto esse si servono degli esecutivi nazionali, in parte, per esempio, come fonte con cui dare legittimita’ e imporre in maniera congiunta quegli obblighi di liberalizzazione – le cosiddette “riforme” – che altrimenti sarebbe difficile, se non addirittura impossibile, far passare all’elettorato come l’esito di un’autodeterminazione politica nazionale.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Populismo/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


La nazione e’, secondo la definizione dello storico Benedict Anderson, una «comunita’ immaginata».
Nessun italiano potra’ mai conoscere i suoi 60 milioni di compatrioti, nessun cittadino statunitense potra’ mai conoscere gli altri 320 milioni di statunitensi […]
Eppure, ancora oggi, molti credono di far parte di una grande comunita’ di italiani, statunitensi o indiani, di formare una comunita’ con un destino comune, e questo anche quando i propri compatrioti li trattano male ogni giorno. Per molte persone, l’astrazione della nazione e’ diventata il sostituto di una comunita’ reale, di una effettiva partecipazione e di una vera solidarieta’; tale idea, inoltre, e’ stata in larga misura strumentalizzata per distrarre dai conflitti sociali e per mobilitare le persone secondo gli scopi della Grande Macchina, fino alla guerra […]
L’idea di nazione come comunita’ di popolo, infatti, distrae dalle lotte condotte in nome della giustizia e di una partecipazione autentica che attraversano trasversalmente tutte le societa’. Costruisce un corpo nazionale in cui proprietari di fabbriche e operai, ministri della guerra e soldati collaborano insieme a uno scopo comune superiore. Suggerisce ai singoli di far parte di un grande progetto comune: la costruzione di una gloriosa nazione, una sorta di super-famiglia.
L’idea promette che un po’ del fascino della grandezza nazionale ricada sulle singole e desolate vite degli individui.
Il nazionalismo e’ stato una leva decisiva nel manovrare sezioni significative di quelle forze critiche nei confronti del sistema, comprese quelle della classe operaia, in un’illusione che stabilizza il sistema e, in ultima analisi, di suicidio.
Passo dopo passo, l’idea di nazione doveva essere spogliata del suo contenuto socio-rivoluzionario, gli antagonismi di classe dovevano essere messi in secondo piano e i punti in comune dei rispettivi “popoli” posti in evidenza. I mezzi di comunicazione di massa in rapida espansione fornirono a tal proposito un importante servizio; soprattutto le scuole, l’esercito e l’universita’ divennero centri di indottrinamento dell’idea di nazione […]
Con le bandiere e gli inni, vennero deliberatamente creati dei simboli di identificazione attorno ai quali venne inscenato un culto quasi religioso.
La storiografia ha costruito storie nazionali millenarie in cui gli antichi popoli germanici divennero “tedeschi”, i Galli divennero “francesi” e gli anglosassoni divennero “inglesi”; nel processo, la storiografia creo’ miti nazionali e “tradizioni inventate” che dovevano legittimare la struttura artificiale dello Stato-nazione come se fosse un qualcosa di naturale […]
L’equazione che si volle stabilire si presentava piu’ o meno cosi’: popolo = nazione = Stato.
Che questa manovra potesse riuscire, almeno in parte, e’ un’impresa sorprendente.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Populismo/Serughetti

Il vento conservatore – Giorgia Serughetti – Tempi nuovi 2021

Sebbene il termine sovranismo sia spesso usato come sinonimo di nazionalismo, in realta’ la distanza tra i due ismi e’ notevole, soprattutto se si raffrontano i fenomeni odierni con quelli dei due secoli che li hanno preceduti.
Certo, in entrambi i casi si ha una glorificazione del popolo-nazione; dove pero’ il nazionalismo persegue un disegno di liberta’ della nazione da Stati oppressori, o di supremazia di uno Stato-nazione sugli altri attraverso la politica di potenza, il sovranismo populista e’ fondamentalmente un’istanza di difesa della way of life nazionale e tradizionale contro la minaccia dei flussi globali e della societa’ aperta.
Il secondo appare, in realta’, piuttosto come la «parodia impotente» del primo […]
Se il nazionalismo affrontava altre nazioni in una lotta per la supremazia, «il sovranismo si accontenta di calpestare i piu’ deboli di casa propria: i migranti, i sans-papier, i non-nativi.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/2022/03/SERUGHETTI_DOMANI.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/2022/03/SERUGHETTI_FATTO.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/2022/02/SERUGHETTI_CORSERABRESCIA.pdf
https://www.ingenere.it/letture/il-vento-conservatore
https://www.retisolidali.it/il-vento-conservatore-intervista-serughetti/
https://www.osservatore.ch/il-nuovo-vento-conservatore-e-la-destra-antidemocratica_66328.html

Capitalismo/Severino

Il tramonto della politica – Emanuele Severino – Rizzoli (2018)

Si obietta spesso (lo si e’ obiettato anche a me) che il capitalismo ha una pluralita’ di forme: il capitalismo anglo-americano non e’ quello tedesco, non e’ quello giapponese, italiano eccetera.
Pero’ il comun denominatore di queste forme e’ il loro scopo: l’incremento all’infinito del profitto privato.
Certo, secondo la teoria marginalista lo scopo del ciclo economico e’ il consumo. Ma con questo si vuol dire forse che lo scopo del capitalismo e’ di dar da mangiare agli affamati e di vestire gli ignudi?
Se l’intrapresa capitalistica produce merci che sfamano e vestono e’ perche’ altrimenti resterebbero invendute. Si producono merci consumabili dagli acquirenti, e quindi vendibili, per incrementare il profitto privato.
Questo e’ lo scopo «naturale» del capitalismo.
Se all’intrapresa capitalistica si assegna uno scopo diverso, essa non e’ piu’ capitalistica.
E’ quanto sta accadendo. Si puo’ parlare di crisi del capitalismo quando si fa avanti una serie di forze che intendono imporre al capitalismo scopi diversi da quello che gli e’ proprio.
E queste forze si sono fatte innanzi. [Oltre alla democrazia] si pensi all’Islam, ai nazionalismi, alle varie forme di umanesimo.
Ma poi il conflitto esiste all’interno stesso del mondo capitalistico. Si chiama «concorrenza». Senza concorrenza non c’e’ capitalismo; ma essa conduce all’eliminazione dei concorrenti deboli e tende verso il monopolio planetario, ossia a un’economia che non e’ piu’ capitalistica. Non c’e’ bisogno della critica marxiana per scorgere – sia per questo motivo, sia per quanto avremo modo di rilevare – che il capitalismo e’ una gigantesca contraddizione. Non solo ha dei nemici, ma e’ nemico di se stesso.

Info:
https://www.researchgate.net/publication/362871888_Bruno_Cortesi_-_Emanuele_Severino_-_Il_tramonto_della_politica_-_recensione
https://emanueleseverino.com/2017/05/03/emanuele-severino-il-tramonto-della-politica-considerazioni-sul-futuro-del-mondo-rizzoli-2017-p-284/

Geoeconomia/Barca

Fabrizio Barca – Disuguaglianze e Conflitto, un anno dopo. Dialogo con Fulvio Lorefice – Donzelli (2023)

Federalismo sociale e centralismo nazionale […]
Il federalismo sociale mette al centro dell’unificazione europea non solo l’obiettivo «mai piu’ una guerra in Europa», ma anche il convincimento che esso richieda un processo di «identificazione» reciproca fra i molteplici popoli europei […]
A tale scopo, questo approccio valorizza la molteplicita’ etnica e di origini e il mescolamento territoriale dei molti popoli europei, che non segue i confini delle nazioni-Stato e dunque che opportunamente puo’ metterle a repentaglio. Vede nel trasferimento di ruolo e potere dai centri ai «luoghi» la strada sia per smontare autoreferenzialita’ nazionali e promuovere lo sviluppo di comunita’ di destino anziche’ di presunta origine, sia per creare spazi di deliberazione democratica in cui cittadine e cittadini europei possano far pesare la propria voce: e’ la strada democratica per assumere decisioni in condizioni di crescente complessita’ e assicurare che la transizione tecnologica accresca e non riduca la giustizia sociale e ambientale. Al tempo stesso, vede nel trasferimento di ruolo e potere dagli Stati nazionali a una Commissione europea la possibilita’ di mettere a repentaglio e mescolare, sia nel livello politico che amministrativo, punti di vista e metodi nazionali, per andare cosi’ sperimentando e costruendo un modello europeo, che non e’ l’imposizione di una «best practice», di un modello ottimale, che non esiste […] In questo contesto, scopo primario dell’Unione monetaria e’ creare il requisito di base per passare a un’unione politica […]
Il secondo approccio, il centralismo nazionale, va nella direzione opposta. Possiamo dire che muove anch’esso da un obiettivo di pace, ma si tratta di una pace da assicurare attraverso accordi fra Stati nazionali, garantiti nella loro capacita’ di competizione dal libero scambio e tutelati da cospicui armamenti – considerati anche utili per creare domanda aggregata quando c’e’ stagnazione. Il luogo centrale dell’Unione e’ il Consiglio degli Stati, mentre la Commissione e’ il luogo di costruzione preliminare del negoziato in Consiglio, e il Parlamento europeo sostanzialmente uno sfogatoio. Lasciando ad ogni paese il proprio assetto di decentramento storicamente determinato, questo approccio e’ favorevole a una forte concentrazione dei poteri statuali nazionali e ritiene che la liberta’ di cittadine e cittadini si esaurisca nel voto e nella liberta’ di spostamento in Europa, per consentire l’incontro migliore di domanda e offerta di lavoro […] In questo contesto, scopo primario dell’Unione monetaria e’ assicurare stabilita’, sia direttamente – annullando fra l’altro i margini di manovra del cambio da parte dei paesi membri – sia attraverso regole comuni da imporre, regole prima di tutto di austerità fiscale.

Info:
https://www.donzelli.it/download/6446/282f97300b3e/la-stampa.pdf
https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/in-libreria-disuguaglianze-e-conflitto-un-anno-dopo-un-dialogo-tra-fabrizio-barca-e-fulvio-lorefice/
https://www.donzelli.it/download/6436/fcf04502efaf/avvenire.pdf
https://www.donzelli.it/download/6437/ee21401587c1/domani.pdf
https://www.donzelli.it/download/6434/09ce7acc9da3/fatto.pdf

Societa’/Banti

Alberto Mario Banti – La democrazia dei followers. Neoliberismo e cultura di massa – Alberto Mario Banti – Laterza (2020)

Quali risposte politiche sono state date ai processi di globalizzazione e all’aumento delle disuguaglianze causate dalle politiche neoliberiste?
Alla globalizzazione hanno risposto in modo molto vocale e, negli ultimi anni, con un crescente successo movimenti e partiti che vengono definiti variamente populisti o sovranisti, ma che io tenderei a chiamare neo-nazionalisti – dalla Lega ai movimenti pro-Brexit, al Rassemblement National, a Vox, e molti altri ancora.
Qui il tema della geografia e’ centrale, e molto presente nel modo di ragionare dei leader di questi partiti: nei loro programmi e’ fondamentale la contrapposizione ai processi di globalizzazione, in difesa dello spazio geografico del proprio Stato-nazione, considerato come una fortezza assediata dai flussi fisici di persone, cosi’ come dalla concorrenza economica straniera.
Tutto cio’ intorno alla ricostruzione di un’identita’ nazionale che e’ declinata in modi a volte differenti, ma che ha un orientamento xenofobo, filo-cristiano e tradizionalista dal punto di vista dei rapporti di genere […]
Molto vocale, dunque, la reazione antiglobalizzazione di questi partiti che viceversa sono del tutto silenti per quanto riguarda gli effetti sociali prodotti dal neoliberismo “giacché” i neo-nazionalisti incorporano senza alcun problema le politiche neoliberiste nei loro programmi di governo.
Semmai – quando sembra retoricamente opportuno – scaricano la responsabilita’ dei dissesti sociali alternativamente sui migranti o sull’Unione Europea, o su singoli paesi o gruppi di paesi al suo interno.

Info:
https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/la-fragile-democrazia-dei-follower-il-like-al-posto-del-voto-atxsrm5k
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/banti-5.pdf
https://www.letture.org/la-democrazia-dei-followers-neoliberismo-e-cultura-di-massa-alberto-mario-banti
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-democrazia-dei-followers-di-alberto-mario-banti/
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-democrazia-dei-followers