Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

 Mentre investire in programmi sociali a sostegno di una vita dignitosa rischia di sfidare la struttura di classe, le spese militari sono perfettamente compatibili con i requisiti della nostra economia capitalista.
Il militarismo e’ necessario all’accumulazione di capitale perche’ risolve il problema persistente della sovraproduzione.
Spesso le aziende producono piu’ merci di quante i lavoratori possano permettersi. Le misure di austerita’ tengono a livelli insufficienti il potere d’acquisto della maggioranza, limitandone le spese e la crescita dell’economia. Invece, la domanda perenne di bombe e altri strumenti bellici da parte degli Stati garantisce un’espansione economica che perdura nel tempo, servendo alla perfezione il sistema – in modo orrendo e disumano.
Nel 1959, un’analisi costi-benefici delle spese per la difesa dei funzionari del governo americano riassunse questa dinamica in un linguaggio illuminante: i costi sono «la perdita di vite e di integrita’ fisica»; i benefici, «gli effetti di stimolo alla crescita dell’economia»

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Economia di mercato/Fornari

Cybercapitalismo. Fine del legame sociale? – Emanuela  Fornari – Bollati Boringhieri (2024)


“L’economia del debito” definisce la peculiare condizione economica dell’epoca contemporanea, che solitamente si fa risalire alla crisi del 2007-2008 […]
Noi, oggi, chiamiamo crisi del debito sovrano quella contingenza storica che ha investito l’intera Europa come diretta conseguenza della prima crisi dei subprime, ovvero la crisi del debito privato […]
Fondamento del capitalismo contemporaneo quella peculiare forma di sfruttamento rappresentata dal rapporto creditore-debitore: sistema di dominazione e assoggettamento asimmetrico diverso dalla logica di classe e giocato sul piano temporale, che fa del debito un vero e proprio dispositivo di cattura del tempo di vita del «soggetto indebitato», sempre piu’ contratto in un’alternanza spasmodica e incessante tra «insolvenza» e «solvibilita’»[…]
La peculiare natura di tale economia del debito non ha nulla a che vedere con la produzione e quasi tutto in comune con il politico […] Nella ricattatoria politica dell’austerity viene infatti attivato una sorta di double bind, ovvero un doppio imperativo: se da una parte siamo colpevolizzati e ammoniti a causa dello sfacelo economico risultante dal nostro egoismo edonistico, dall’altra il sistema stesso ci istiga a consumare sempre di piu’.
In effetti, il modo di risoluzione della crisi appare il consumo. Si pensi ai messaggi pubblicitari: «ognuno di voi e’ innocente, non avete nessuna responsabilita’ e vi meritate il paradiso della merce», ci dicono tutti i cartelloni, gli slogan e gli spot in tv. Sembra cosi’ che il nostro unico dovere sia quello di consumare in modo compulsivo. Una sorta di doppia ingiunzione viene veicolata da un unico discorso pubblico, che per un verso colpevolizza il soggetto e per l’altro lo incita a godere […]
Due morali che convivono in modo incomponibile nelle nostre societa’: da un lato una morale ascetica del lavoro e del debito – che veniva gia’ propagandata dal paradigma ordoliberista tedesco –, dall’altro una morale edonista del consumo di massa.

Info:
https://www.letture.org/cybercapitalismo-fine-del-legame-sociale-emanuela-fornari
https://www.incircolorivistafilosofica.it/recensione-a-cybercapitalismo-fine-del-legame-sociale/
https://www.doppiozero.com/cybercapitalismo-ovvero-capitalismo
https://www.linkiesta.it/2024/02/cybercapitalismo-la-metamorfosi-del-capitalismo-nellepoca-dellintelligenza-artificiale/

Lavoro/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)  


Cosi’ pochi gli investimenti! Perche’?
Perche’ le nostre imprese non investono piu’, e’ evidente, per una combinazione perversa dei due mali che ci affliggono: il pessimismo endemico, causato dall’austerita’ europea imposta all’Italia, e la mancanza di riforma della Pubblica Amministrazione nella direzione, non tanto e non solo, di minore corruzione, ma soprattutto di maggiore competenza, premiata e riconosciuta.
Il primo male porta le imprese a non sostenere scommesse di investimento in proprio, visto che ammontano a costi da sostenere oggi con certezza, a fronte di ricavi futuri altamente incerti per la mancanza di clienti che una crisi, non gestita dall’alto, ha fatto, in quest’ultimo decennio, scomparire.
Il secondo male rende costosissimo operare in Italia a fianco di una Pubblica Amministrazione incompetente e fa prediligere la stasi, in attesa di tempi migliori, o la delocalizzazione delle attivita’ produttive.
A questa carenza di investimenti privati in Italia, ovviamente, si aggiunge quella degli investimenti pubblici; anch’essa causata, in primis, dall’austerita’ europea, con le sue restrizioni che portano a perseverare nei tagli di spesa pubblica; ma anche, in secundis, dalla carenza di riforme nella Pubblica Amministrazione, che porta l’Europa a non credere che eventuali investimenti pubblici, in Italia, genererebbero vera produzione, ma piuttosto fantomatiche cattedrali nel deserto e sprechi.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


Per come gli economisti raccontano tipicamente la storia, ecco quello che e’ successo: la disuguaglianza mondiale e’ diminuita – Cina e India convergendo verso i Paesi piu’ ricchi –, la disuguaglianza nazionale – all’interno dei Paesi occidentali – e’ aumentata, perche’ i lavori “italiani”, affidati fino a poco tempo fa a una classe medio-bassa interna, sono stati trasferiti a un ceto basso mondiale, sempre piu’ “cinese” quanto a salari e condizioni lavorative.
In realta’ questa disuguaglianza nazionale e’ anche aumentata perche’ i responsabili politici italiani non hanno risposto al dolore di quei loro cittadini che hanno sofferto della globalizzazione, rallentandone o arrestandone gli effetti piu’ devastanti, con provvedimenti espliciti di protezione, prima ancora che di protezionismo.
Un dolore reso dieci volte peggiore dalla recessione del 2008 e, ancora una volta, dalla mancata risposta dei responsabili politici: globalizzazione e austerita’ si’, democrazia no.
Di fronte a due problemi, uno iniziale e strutturale – la globalizzazione – e uno successivo e contingente – la recessione – abbiamo assistito a un’assenza di risposta da parte dei politici […]
Perche’ la politica ha sentito il bisogno di non rispondere al dolore di chi stava soffrendo?
Cercare di rispondere a questa domanda porta all’identificazione di tre possibili colpevoli, che vanno, forse, a braccetto l’uno dell’altro.
Primo colpevole: una governance globale. Le istituzioni globali, per definizione, si prendono cura dei problemi e delle minacce globali, i problemi locali sono lasciati in secondo piano […]
Un secondo colpevole: una serie di istituzioni dominanti, incluso il Parlamento europeo, al loro debutto, rette o dirette dai ricchi cosmopoliti e globalisti, la cui azione e’ stata ricondotta spesso alla protezione delle grandi imprese e delle grandi banche e non dei piu’ deboli. Difficile che queste istituzioni possano essersi interessate alla cura di coloro che soffrivano, nel bel mezzo di una crisi che colpiva, soprattutto, gli appartenenti ai ceti piu’ deboli […]
Un ultimo punto. La diversita’, per non scindere mai il legame a doppio filo che lega politica ed economia, non e’ tra l’altro questione esclusivamente riservata alla dimensione politica. Per un economista, la diversita’ consente la condivisione del rischio e l’assicurazione di chi viene colpito da uno shock avverso: una forma implicita di solidarieta’.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Stato/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Il capitalismo dell’austerita’ non significa meno Stato, quanto piuttosto uno Stato che mantiene un ruolo cruciale nel fortificare il mercato e agisce secondo la logica dell’espropriazione di risorse sottraendole ai molti a favore dei pochi.
Per di piu’ l’austerita’ fiscale, appena descritta, va spesso a braccetto con politiche monetarie di aumento dei tassi di interesse che ingrossano le rendite dei proprietari di capitale, mentre i lavoratori vengono doppiamente colpiti: dagli aumenti esorbitanti dei mutui alla perdita dei posti di lavoro.
Nel frattempo, lo Stato privatizza, precarizza il mercato del lavoro e indebolisce i sindacati.
E’ questa la trinita’ dell’austerita’, che chiaramente ha ben poco di «tecnico» e ha molto a che fare con il mantenimento di una societa’ di pochi vincitori e di molti vinti, sempre piu’ isolati e intrappolati in condizioni materiali che impediscono di ritagliarsi il tempo e lo spazio collettivo per immaginare un modello sociale differente. Creare lavoratori piu’ docili e ricattabili: e’ questo l’obiettivo dell’austerita’.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Sappiamo bene quanto, ovunque nel mondo, partiti e governi traggano vantaggio dagli antagonismi interni alla classe lavoratrice.
Soprattutto nei momenti in cui il malessere sociale e’ piu’ forte, essi soffiano sul fuoco per accendere l’odio dei deboli e scaricarlo contro quelli che sono ancora piu’ deboli.
Presentate come un modo per proteggere i cittadini, le leggi restrittive sull’immigrazione (introdotte non a caso con la fine del colonialismo e della schiavitu’) aggiungono all’esercito di riserva una massa di stranieri illegali, privi in molti casi persino dei diritti politici, che portano al ribasso la competizione nel mercato del lavoro. Basti pensare che il settore della ristorazione a New York crollerebbe senza gli immigrati messicani che guadagnano al di sotto del salario minimo legale. In tutte le principali metropoli la si- tuazione è la stessa  […]
Abbiamo dunque capito che per l’economia capitalistica la disoccupazione non e’ un male eccezionale ma un bene costitutivo e necessario, che difende un «sano» rapporto di forza tra capitale e lavoro.
La paura della disoccupazione agisce come strumento che crea ordine e disciplina, ed e’ talmente forte che porta i lavoratori non soltanto ad accettare la propria condizione di salariati molto spesso insoddisfatti, ma anche ad adeguarsi a stipendi sempre piu’ bassi […]
Per soddisfare i nostri bisogni, dipendiamo da un sistema la cui logica non e’ soltanto indifferente a essi ma prevede il nostro sfruttamento.
La crescita economica e’ prodotta da un ordine sociale e politico ben preciso, nel quale la maggioranza dei cittadini e’ tenuta a vendere la propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
E’ un punto fermo e indiscutibile della societa’ in cui viviamo. E’ quello che abbiamo chiamato l’ordine del capitale. L’ordine del capitale ha una natura essenzialmente relazionale, quindi politica.
Questo e’ un punto determinante che deve essere riportato al centro della discussione pubblica. L’ordine del capitale non e’ un dato naturale garantito una volta e per sempre, al contrario, esso va costantemente difeso. E’ un ordine fragile e l’austerita’ e’ il mezzo che e’ stato perfezionato nel corso del tempo per salvaguardarlo. L’austerità «gestisce» l’economia nel senso piu’ radicale del termine: produce precarieta’, ci rende docili e controllabili. Fa si’ che il modello economico non venga mai messo in discussione.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Capitalismo/Undiemi

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Lidia Undiemi – Ponte alle Grazie (2014)


La struttura governativa tipica del neoliberismo si fonda sulla coesistenza dei sistemi normativi nazionali e sovranazionali.
Le leve giuridiche ed economiche vengono mosse a seconda delle esigenze e della fase del ciclo economico.
Fino a quando i capitali esteri alimentano i mercati, lo Stato gode di un certo grado di autonomia, e i programmi politici della maggioranza non incontrano limitazioni esterne significative alla loro concreta attuazione.
Quando subentra la crisi, la scena politica viene dominata da strutture istituzionali oligarchiche – FMI, istituzioni finanziarie, banche centrali, ecc. – che operano in una sorta di regime di commissariamento.
Che vinca la destra o la sinistra poco importa, l’agenda neoliberista segue un preciso protocollo: assicurare ai capitali privati l’attuazione di salvataggi pubblici e piani di austerita’ a spese della collettivita’; rimodellare il tessuto sociale con una serie di riforme volte a indebolire la classe di lavoratori; privatizzare i settori strategici dell’economia nazionale.
In altri termini, questa governance globale che impatta sulle nazioni in crisi non e’ altro che una clausola di salvaguardia politica di matrice normativa, senza la quale il capitale internazionale sarebbe esposto ai propri fallimenti, che e’ esattamente quello che accadrebbe in un mercato davvero libero.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/

https://www.carmillaonline.com/2024/03/29/il-salario-minimo-non-vi-salvera/
https://www.lafionda.org/2023/07/05/il-salario-minimo-non-ci-salvera-anzi/

Capitalismo/Salmon

La politica nell’era dello storytelling – Christian Salmon – Fazi (2014)


Secondo il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, chi difende le politiche dell’austerita’ fa leva su una ‘cattiva metafora’: quella della famiglia indebitata.
«Che fa una famiglia in tali condizioni?», chiedono gli avvocati dell’austerita’. Negozia delle proroghe e stringe la cinghia per rimborsare i suoi creditori.
Da qui a pensare che le nazioni indebitate dovrebbero fare lo stesso non c’e’ che un passo, compiuto allegramente dai colonnelli della ‘regola aurea’.
Negli ultimi trent’anni, la pace sociale non e’ stata forse comprata dai governi, sia di destra sia di sinistra, al prezzo di un aumento del debito? Non e’ forse tempo di risarcimenti, si domandano gli ipocriti del debito sovrano?
«Cos’e’ che non va in questa metafora?», s’interroga Paul Krugman.
La risposta e’ semplice: in una famiglia i ricavi sono indipendenti dalle spese. Si possono quindi ridurre le seconde mantenendo il livello dei primi e sperare di saldare i debiti rateizzando le scadenze dei rimborsi.
Ma a livello nazionale le cose non funzionano cosi’ per una semplice ragione: le spese degli uni sono i ricavi degli altri.
«La tua spesa e’ il mio ricavo e le mie spese sono il tuo ricavo». Se per eliminare il debito di un paese ci si limita a comprimere le spese, «il mio ricavo crolla perche’ tu spendi meno, e il tuo ricavo si contrae perche’ io spendo meno».
Il crollo dei ricavi peggiora il problema del debito, creando una situazione di deflazione da debito che a partire dal 1933 l’economista Irving Fisher ha formulato attraverso questo crudele paradosso: «Piu’ i debitori rimborsano, piu’ il loro debito aumenta». «I momenti buoni per praticare l’austerita’ sono quelli di boom, non i momenti di crisi», affermava dal canto suo Keynes.

Info:
https://www.repubblica.it/cultura/2014/11/24/news/christian_salmon_la_politica_prigioniera_dei_racconti_dei_suoi_leader-101287976/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/politica-nellera-storytelling-renzi-linterprete-vecchia-destra-neo-liberale/1398969/

Economia di mercato/Balzano

Il salario minimo non vi salverà – Savino Balzano – Fazi 2024

Se siamo nelle condizioni in cui siamo e’ colpa principalmente delle politiche economiche forzate dall’Unione Europea.
Per la verita’ l’Unione non agisce da sola, ingenti piani di finanziamenti condizionati spingono con forza nella medesima direzione e la concessione dei crediti e’ quasi sempre vincolata a riforme neoliberiste molto simili a quelle imposte dalle istituzioni comunitarie.
In tal senso opera ad esempio il Fondo Monetario Internazionale, ma anche la Banca Mondiale. Pure l’OCSE ha nel tempo supportato determinate trasformazioni, penso ad esempio alla sua intensa azione di moral suasion in favore della flessibilizzazione del mercato del lavoro.
Sotto il peso di tali politiche il risultato e’ uno e inevitabile: il paese avvizzisce e con esso il gettito fiscale; sotto il peso dell’austerita’ come nuovo contratto asociale imposto ai popoli, il debito pubblico tendera’ ad aumentare (a dispetto della narrazione che racconta che i tagli servano a ridurlo) e il tutto a corroborare retoricamente gli argomenti a sostegno di ulteriore rigore e di ulteriori strette alla spesa pubblica.
E cosi’ via, si va avanti senza fine, tranne che per brevissimi momenti, piccoli interventi nelle parentesi “emergenziali”, utili semplicemente a evitare che il sistema collassi su se stesso e che i moltissimi poveri diventino tanto poveri da mettere a repentaglio la serenita’ dei pochi ricchi.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/05/balzano-il-giornale.pdf?
https://www.ildiariodellavoro.it/il-salario-minimo-non-vi-salvera-di-savino-balzano-fazi-editore/

Europa/Tocci

La grande incertezza. Navigare le contraddizioni del disordine globale – Nathalie Tocci – Mondadori (2024)


Ci sono poi motivi specifici per il disprezzo dell’integrazione europea.
Effettivamente la Ue e’ un costrutto intrinsecamente liberale. Nonostante il progetto europeo nascesse negli anni Cinquanta, l’Europa che conosciamo e’ quella dagli anni Ottanta in poi, ossia l’Europa del mercato unico, dell’euro e di Schengen, un periodo storico caratterizzato, come abbiamo visto, da un neoliberismo spinto.
E’ un’Europa che ha creato la moneta unica ma stenta a compiere il passo successivo verso un’unione fiscale, un’Europa in cui ha regnato il dio della concorrenza interna, ma che per decenni non si e’ occupata con la stessa alacrita’ e dedizione della crescente competizione internazionale, a partire da quella cinese.
E’ un Europa in cui sono state aperte le frontiere interne prima di sciogliere i nodi riguardo alla gestione di quella esterna. Quindi, quando si abbatterono sull’Europa la crisi finanziaria e la recessione, non solo l’Unione non era attrezzata per affrontarle, ma le sue istituzioni e molti dei suoi Stati membri, i cosiddetti «frugali», percorsero la via opposta a quella intrapresa da Washington con Barack Obama.
Mentre gli Usa perseguirono immediatamente e aggressivamente una politica monetaria anticiclica, gli europei lo fecero solo molto dopo, ossia con l’arrivo di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea nel 2011. Dal punto di vista fiscale, Washington fu meno espansiva, iniettando solo circa 1 miliardo nell’economia statunitense nel 2009, ma gli Stati dell’eurozona fecero addirittura il contrario, perseguendo l’austerita’.
Non a caso, negli Stati Uniti la crisi passo’ a partire dal 2009, mentre in Europa si trascino’ per anni. La Bce non poteva stampare moneta facilmente come faceva la Federal Reserve (il cui dollaro e’ la principale valuta globale) e l’Unione europea non disponeva di una capacita’ fiscale per introdurre misure anticicliche nell’economia europea. Inoltre, l’ideologia ordoliberale era diffusa in Europa.
Affrontare la crisi diversamente richiedeva un cambio di paradigma che gli europei non riuscirono a compiere per tempo. Alla fine si fece il minimo sindacale per evitare il crollo dell’euro, avviando i primi passi verso un’unione bancaria, e quando Draghi da governatore della Bce dichiaro’ che avrebbe fatto «whatever it takes» per salvare l’euro, i mercati si calmarono.
La casa comune europea rimase in piedi, ma ne usci’ devastata economicamente, socialmente e, appunto, politicamente.
Di conseguenza, l’euroscetticismo negli anni della crisi dell’eurozona schizzo’ alle stelle.

Info:
https://formiche.net/2024/10/grande-incertezza-libro-nathalie-tocci/#content