Lavoro/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

Diversamente da come viene presentata nei manuali di economia, la spirale salari-prezzi non e’ un fenomeno automatico, non ha nulla di deterministico, non e’ una legge di natura; e’ invece il frutto di precise scelte politiche compiute da chi detiene il capitale e non vuole (o non puo’) assumersi il peso dell’incremento del costo del lavoro […]
L’inflazione incarna la natura squisitamente antidemocratica della nostra organizzazione economica. Non ci sarebbe proprio nulla di trascendente nell’idea di regolamentare i prezzi: dopotutto, nel regime attuale, le aziende li fissano di prassi.
Il pensiero economico neoclassico occulta questa realta’ con le sue astrazioni su mercati retti da una concorrenza perfetta. Sono narrazioni che imputano implicitamente l’inflazione ai lavoratori, considerati responsabili dello squilibrio che mette a repentaglio la societa’ cosi’ come la conosciamo, invece che puntare il dito sulle aziende.
Il classismo dei modelli economici che orientano il dibattito pubblico e le politiche economiche e’ nascosto in bella vista.
Si da’ per scontato che a causare l’inflazione siano tassi di disoccupazione troppo bassi, da cui conseguono aumenti nei salari e nei consumi […]
In sostanza, si rimprovera ai lavoratori di consumare troppo e lavorare troppo poco. Questa interpretazione preclude la diffusione di spiegazioni piu’ critiche che parlano piuttosto di un’«epidemia di profitti» […]
La causa del problema sarebbe da ricercarsi nei monopoli, che hanno la capacita’ di manipolare i prezzi e dunque compromettono l’efficienza del sistema impedendo la libera concorrenza.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/33220-nicola-bielli-clara-mattei-l-austerita-e-una-guerra-di-classe-permanente.html?utm_source=newsletter_2574&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

 Uno dei sistemi perfezionati nel tempo per salvaguardare il capitalismo e ridurre il rischio che emergano sistemi economici alternativi e’ un principio pseudo-morale e una prassi economica nota come austerita’. Consiste di un insieme di politiche economiche implementate dalle istituzioni di governo in maniera trasversale alle linee di partito. Anzi, per paradosso, spesso e’ proprio la sedicente sinistra a invocarla.
Un vasto corpo di ricerche ha dimostrato che l’austerita’ non ha quasi mai mantenuto le promesse, rivelandosi incapace sia di stimolare la crescita sia di ridurre il debito. Ma allora perche’ continua a essere il cavallo di battaglia dei governi? […]
La spesa pubblica totale non sta diminuendo. Austerita’ fiscale non e’ soltanto se lo Stato sta spendendo, ma piuttosto dove sta spendendo o, meglio ancora, a vantaggio di chi […]
Lo stesso principio vale per l’altra faccia della medaglia dell’austerita’ fiscale: le entrate dello Stato. La questione non e’ se lo Stato aumenta le tasse, ma a chi le aumenta […]
L’austerità fiscale, al pari del definanziamento dei servizi sociali e del taglio delle tasse per i ricchi, viene spesso implementata in parallelo con politiche monetarie, in particolare aumenti dei tassi di interesse, che gonfiano i redditi dei detentori di capitale – i medesimi individui che lo Stato sceglie di non tassare e ai quali invece chiede prestiti su cui paga interessi.
Gli aumenti dei tassi di interesse, stabiliti in ottemperanza con l’austerita’ monetaria, sono un’ottima notizia per i creditori, ma una pessima notizia per le famiglie che dipendono dai prestiti per la sopravvivenza quotidiana e che si ritrovano a pagare mutui piu’ esosi e ad accumulare debiti sulle carte di credito.
Le famiglie lavoratrici non vengono soltanto colpite nei consumi; il colpo piu’ duro che subiscono e’ sul lavoro. In primo luogo, l’aumento del costo del denaro rende piu’ costosi i prestiti del governo per i servizi sociali, che di conseguenza verranno tagliati. In secondo luogo, l’austerita’ monetaria esercita un impatto diretto sul mercato del lavoro. Di fatto, l’alto costo del denaro rallenta l’economia: i datori di lavoro riducono le spese, con il risultato di una minore disponibilita’ di posti di lavoro e un aumento della disoccupazione, che minano il potere negoziale dei lavoratori.

Info:
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Geoeconomia/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

I governi occidentali si vantano degli aiuti umanitari elargiti ai cosiddetti Paesi in via di sviluppo, ma quegli aiuti non sono altro che una facciata.
Molti studi empirici confermano che, anche al livello della contabilità piu’ elementare, dall’Africa esce molto piu’ denaro di quanto ne entri. Il continente piu’ povero in assoluto e’ un «creditore netto» nei confronti del resto del mondo.
Nel 2015, i Paesi africani ricevettero 162 miliardi di dollari, principalmente sotto forma di prestiti, aiuti e rimesse personali. Nello stesso anno furono pero’ privati di 203 miliardi di dollari, direttamente, con la fuga dei capitali – quando le multinazionali riportano in patria i profitti realizzati in loco –, oppure indirettamente, con il pagamento degli interessi sui prestiti.
Un rapporto del Political Economy Research Institute dell’Universita’ del Massachusetts dimostra che, negli ultimi cinque decenni, trenta Paesi africani subsahariani hanno perso oltre 2000 miliardi di dollari a causa della fuga di capitali, pari a quasi il Prodotto interno lordo annuo dell’intera regione.
Questa emorragia ha accelerato dall’inizio del nuovo millennio, raggiungendo una media di 65 miliardi l’anno, una somma che supera di gran lunga l’afflusso annuo di aiuti ufficiali per lo sviluppo.
Piu’ gli Stati periferici vengono spinti a privatizzare e piu’ questi Paesi ricchi di risorse trasformano la propria ricchezza in dividendi per gli azionisti privati internazionali. Oxfam riferisce che nel 2024 il super ricco Nord globale ha estratto 30 milioni di dollari l’ora dal Sud globale.

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Geoeconomia/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


I Paesi del Sud globale sono incastrati in un baratro senza fine. Si sentono dire che i capitali e gli investimenti dall’estero sono la via per uscire dalla poverta’, ma di fatto gli uni e gli altri non fanno che approfondire il solco.
Il capitale straniero non ha il minimo incentivo a rischiare i suoi fondi in progetti di sviluppo a lungo termine, preferendo investire in settori come l’estrazione di risorse e l’edilizia, che generano plusvalore sfruttando la manodopera a basso costo.
La pressione ad attirare il capitale straniero o quantomeno a prevenire la fuga di capitali induce le autorita’ monetarie dei Paesi periferici a conservare alto il tasso di interesse, cosi’ da rassicurare gli investitori stranieri sulla tenuta della valuta locale.
Nello sforzo di restare integrati nel sistema capitalista globale, questi Paesi perdono ogni autonomia decisionale sulle proprie politiche economiche. In questo modo, le politiche di austerita’ non sono soltanto imposte da agenti esterni come il Fondo monetario internazionale; sono incorporate nella struttura stessa dei mercati finanziari e nel processo di accumulazione del capitale […]
Aggiungendo la beffa al danno, i perdenti nella partita dei rapporti di capitale globali pagano anche il prezzo piu’ alto della catastrofe climatica in atto. L’inondazione del Rio Grande do Sul nel 2024 ha lasciato sul campo 1000 vittime tra morti e feriti e almeno 150.000 persone senza casa. Lo stesso anno, l’Africa meridionale ha vissuto la peggiore siccita’ del secolo, con perdite dei raccolti che hanno ridotto 21 milioni di bambini alla denutrizione.
Questi disastri climatici sono una tragedia per chi e’ minacciato da carestia e distruzione ma, come osservato dal filosofo Kohei Saito, la costante estrazione di risorse su cui poggia l’economia capitalista resta perlopiu’ invisibile ai cittadini del Nord globale.
I capitalisti internazionali ci hanno persino trovato un risvolto positivo. Gli sforzi dei governi africani e latinoamericani per mitigare gli effetti climatici rappresentano altrettante nuove opportunita’ di mercato da sfruttare per le imprese straniere.

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Stato/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026) 


La verita’ e’ che capitalismo e democrazia sono fondamentalmente incompatibili.
Sebbene i governi democratici, caratterizzati da libere elezioni e separazione dei poteri, siano un tratto delle societa’ capitaliste, la nostra visione della democrazia come sistema basato sui processi elettorali e’ incompleta. La vera democrazia richiede un minimo di soggettivita’ economica che nel capitalismo manca alla maggioranza delle persone […]
La legittimita’ del sistema elettorale, accompagnato dal pluralismo dei partiti, e’ un mezzo fondamentale impiegato dallo Stato capitalista per conservare il consenso: ci illude di avere voce in capitolo sull’assetto sociale. La conquista del suffragio universale da’ l’impressione di avere il potere collettivo di decidere il futuro del nostro Paese.
In fondo, possiamo votare per spodestare il governo in carica e rimpiazzarlo con un altro che ci sembri migliore e, soprattutto, diverso. La rivendicazione di differenze tra i partiti e’ senz’altro cruciale per preservare la legittimita’ del nostro sistema politico, poiche’ lascia credere che gli elettori, votando per l’uno o l’altro schieramento, stiano scegliendo tra alternative ben distinte […]
[Ma] tutti i partiti che ci governano, a prescindere dalle inclinazioni politiche, accettano il contesto capitalista in cui operano come una premessa indiscutibile. Persino il Partito comunista italiano e il Partito laburista inglese sono stati paladini di politiche di austerita’ in molte congiunture cruciali della storia. Quindi stiamo parlando di un consenso che trascende le ideologie e i partiti e viene abbracciato persino da chi e’ considerato dalla parte dei lavoratori […]
Cio’ significa che la condizione essenziale del buon governo e’ garantire le migliori condizioni generali per l’accumulazione del capitale. Anzi, il funzionamento stesso della macchina dello Stato dipende da tasse e prestiti, vale a dire i risultati dell’accumulazione di capitale.
In una societa’ capitalista, dunque, lo Stato assume un ruolo ben preciso: diventa portavoce dell’«interesse generale» – non di un capitalista specifico, ma dell’intera economia, un’economia che genera valore dallo sfruttamento della maggioranza.
E, ovviamente, una volta incatenata alla dipendenza dal mercato, anche la classe lavoratrice potra’ solo augurarsi che l’economia vada bene, per non perdere il lavoro.

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Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Occorre sottolineare un aspetto cruciale e ironico […]:
con il capitalismo emerse l’idea che tutti i cittadini godessero liberta’ politica ed economica.
Gli stessi processi che avevano privato le persone dei loro mezzi di sussistenza avrebbero tramutato gran parte degli individui in «lavoratori liberi».
Cosa significa «liberi» in questo contesto?
Il concetto racchiude l’aspetto che piu’ distingue il nostro sistema socioeconomico da quelli procedenti. Il nostro status di salariati liberi e’ davvero qualcosa di diverso: significa che siamo liberi di vendere il nostro lavoro a chiunque vogliamo.
Diversamente dagli schiavi dei tempi antichi, o dai sudditi feudali, noi siamo cittadini affrancati. Non siamo proprieta’ di nessuno; non siamo costretti a occupare il posto assegnato alla nascita nella gerarchia sociale; siamo uguali e liberi davanti alla legge.
Siamo «liberi» anche in un altro senso: siamo stati «liberati» dei nostri mezzi di sussistenza. Avendo perso il diritto di accesso alle terre, agli altri beni comuni e in generale ai nostri mezzi di produzione, adesso dobbiamo dipendere dal lavoro salariato.
Significa che economicamente non siamo piu’ liberi.
La maggioranza della popolazione vende il proprio lavoro come merce in cambio di denaro per comprare altre merci – cibo, affitto, utenze domestiche, servizi cellulari, assicurazioni, trasporti. E’ questa la struttura occulta della nostra dipendenza dal mercato, e una forma di coercizione implicita. E’ meno visibile, meno denunciabile, e dunque e’ piu’ facile spacciarla per un fatto incontestabile della vita.
Se non entriamo nel mercato del lavoro, non possiamo sopravvivere.

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Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

 Mentre investire in programmi sociali a sostegno di una vita dignitosa rischia di sfidare la struttura di classe, le spese militari sono perfettamente compatibili con i requisiti della nostra economia capitalista.
Il militarismo e’ necessario all’accumulazione di capitale perche’ risolve il problema persistente della sovraproduzione.
Spesso le aziende producono piu’ merci di quante i lavoratori possano permettersi. Le misure di austerita’ tengono a livelli insufficienti il potere d’acquisto della maggioranza, limitandone le spese e la crescita dell’economia. Invece, la domanda perenne di bombe e altri strumenti bellici da parte degli Stati garantisce un’espansione economica che perdura nel tempo, servendo alla perfezione il sistema – in modo orrendo e disumano.
Nel 1959, un’analisi costi-benefici delle spese per la difesa dei funzionari del governo americano riassunse questa dinamica in un linguaggio illuminante: i costi sono «la perdita di vite e di integrita’ fisica»; i benefici, «gli effetti di stimolo alla crescita dell’economia»

Info:
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Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Diversamente, per esempio, dagli schiavi al tempo dei greci o dei romani, nella nostra societa’ siamo tutti cittadini politicamente affrancati, non siamo proprieta’ di nessuno, non siamo vincolati a gerarchie sociali stabilite dalla nascita, siamo liberi cittadini uguali davanti alla legge.
A ben guardare, pero’, e’ evidente a tutti che se nella sfera della politica siamo, almeno formalmente, uguali e liberi, in quella economica non lo siamo affatto, perche’ apparteniamo a classi diverse: mentre una ristretta minoranza vive principalmente di reddito da capitale, la maggior parte delle persone e’ libera in quanto priva di mezzi di produzione.
Viviamo grazie al fatto che possediamo una merce fondamentale – la nostra capacita’ di lavorare – e possiamo venderla sul mercato in cambio del salario indispensabile alla nostra sopravvivenza […]
La maggioranza della popolazione vende la propria merce, cioe’ la capacita’ di lavorare (M) allo scopo di guadagnare denaro (D) per consumare altra merce (M’). La sequenza M (forza lavoro) D (denaro) M’ (cibo, affitto, bollette, auto, benzina, vacanze ecc.) rappresenta la trama nascosta della nostra dipendenza dal mercato. Tale dipendenza racchiude in se’ la forma particolare di coercizione tipica della nostra societa’.
Si tratta di una coercizione che possiamo definire economica, implicita invece che esplicita.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

L’ordine del capitale puo’ essere rappresentato attraverso una semplice formula.
Il denaro (D) e’ investito per produrre merci (M) allo scopo di ottenere maggiore denaro (D’). DMD’ e’ la formula che descrive il funzionamento della nostra economia orientata all’aumento costante dei profitti.
La classe dei capitalisti ha un unico obiettivo che persegue senza sosta, cioe’ l’espansione costante della ricchezza […]
Il fine dell’investimento di capitale (anche detto accumulazione di capitale) non e’ qualitativo (l’uso del prodotto) ma quantitativo (fare piu’ soldi di quelli con cui hai iniziato). Secondo questa logica, il denaro diventa il fine.
Un fine che non ha limiti fisici e la cui accumulazione e’ potenzialmente infinita. Una volta che ho consumato un piatto di pasta, posso volerne un secondo e magari anche un terzo, dipende dalla fame che ho, ma certamente non ne vorro’ dieci.
Cio’ non vale per il capitale, che puo’ essere costantemente investito per ottenere ulteriore capitale. Entra allora in scena un’altra domanda alla quale dobbiamo rispondere:come si ottiene questo maggiore denaro da re-in- vestire? […]
Da dove vengono allora questi profitti? Nel rispondere a questa domanda capiamo perche’ la ricchezza capitalistica sia inscindibile dalla produzione di disuguaglianza e di alienazione umana […]
Tutto il lavoro salariato, anche quello meglio remunerato, sebbene cio’ possa sembrare controintuitivo, e’ per definizione lavoro sfruttato per il fatto che come lavoratori produciamo piu’ valore di quello che riceviamo in busta paga.
«Sfrutta- mento» e’ il termine tecnico che fotografa l’essenza stessa della relazione salariale. Il messaggio politico conseguente a questa constatazione e’ forte e chiaro: per liberarsi dello sfruttamento non basta aumentare i salari e ottenere migliori condizioni di lavoro.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Stato/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Il capitalismo dell’austerita’ non significa meno Stato, quanto piuttosto uno Stato che mantiene un ruolo cruciale nel fortificare il mercato e agisce secondo la logica dell’espropriazione di risorse sottraendole ai molti a favore dei pochi.
Per di piu’ l’austerita’ fiscale, appena descritta, va spesso a braccetto con politiche monetarie di aumento dei tassi di interesse che ingrossano le rendite dei proprietari di capitale, mentre i lavoratori vengono doppiamente colpiti: dagli aumenti esorbitanti dei mutui alla perdita dei posti di lavoro.
Nel frattempo, lo Stato privatizza, precarizza il mercato del lavoro e indebolisce i sindacati.
E’ questa la trinita’ dell’austerita’, che chiaramente ha ben poco di «tecnico» e ha molto a che fare con il mantenimento di una societa’ di pochi vincitori e di molti vinti, sempre piu’ isolati e intrappolati in condizioni materiali che impediscono di ritagliarsi il tempo e lo spazio collettivo per immaginare un modello sociale differente. Creare lavoratori piu’ docili e ricattabili: e’ questo l’obiettivo dell’austerita’.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html