Stato/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026) 


La verita’ e’ che capitalismo e democrazia sono fondamentalmente incompatibili.
Sebbene i governi democratici, caratterizzati da libere elezioni e separazione dei poteri, siano un tratto delle societa’ capitaliste, la nostra visione della democrazia come sistema basato sui processi elettorali e’ incompleta. La vera democrazia richiede un minimo di soggettivita’ economica che nel capitalismo manca alla maggioranza delle persone […]
La legittimita’ del sistema elettorale, accompagnato dal pluralismo dei partiti, e’ un mezzo fondamentale impiegato dallo Stato capitalista per conservare il consenso: ci illude di avere voce in capitolo sull’assetto sociale. La conquista del suffragio universale da’ l’impressione di avere il potere collettivo di decidere il futuro del nostro Paese.
In fondo, possiamo votare per spodestare il governo in carica e rimpiazzarlo con un altro che ci sembri migliore e, soprattutto, diverso. La rivendicazione di differenze tra i partiti e’ senz’altro cruciale per preservare la legittimita’ del nostro sistema politico, poiche’ lascia credere che gli elettori, votando per l’uno o l’altro schieramento, stiano scegliendo tra alternative ben distinte […]
[Ma] tutti i partiti che ci governano, a prescindere dalle inclinazioni politiche, accettano il contesto capitalista in cui operano come una premessa indiscutibile. Persino il Partito comunista italiano e il Partito laburista inglese sono stati paladini di politiche di austerita’ in molte congiunture cruciali della storia. Quindi stiamo parlando di un consenso che trascende le ideologie e i partiti e viene abbracciato persino da chi e’ considerato dalla parte dei lavoratori […]
Cio’ significa che la condizione essenziale del buon governo e’ garantire le migliori condizioni generali per l’accumulazione del capitale. Anzi, il funzionamento stesso della macchina dello Stato dipende da tasse e prestiti, vale a dire i risultati dell’accumulazione di capitale.
In una societa’ capitalista, dunque, lo Stato assume un ruolo ben preciso: diventa portavoce dell’«interesse generale» – non di un capitalista specifico, ma dell’intera economia, un’economia che genera valore dallo sfruttamento della maggioranza.
E, ovviamente, una volta incatenata alla dipendenza dal mercato, anche la classe lavoratrice potra’ solo augurarsi che l’economia vada bene, per non perdere il lavoro.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Occorre sottolineare un aspetto cruciale e ironico […]:
con il capitalismo emerse l’idea che tutti i cittadini godessero liberta’ politica ed economica.
Gli stessi processi che avevano privato le persone dei loro mezzi di sussistenza avrebbero tramutato gran parte degli individui in «lavoratori liberi».
Cosa significa «liberi» in questo contesto?
Il concetto racchiude l’aspetto che piu’ distingue il nostro sistema socioeconomico da quelli procedenti. Il nostro status di salariati liberi e’ davvero qualcosa di diverso: significa che siamo liberi di vendere il nostro lavoro a chiunque vogliamo.
Diversamente dagli schiavi dei tempi antichi, o dai sudditi feudali, noi siamo cittadini affrancati. Non siamo proprieta’ di nessuno; non siamo costretti a occupare il posto assegnato alla nascita nella gerarchia sociale; siamo uguali e liberi davanti alla legge.
Siamo «liberi» anche in un altro senso: siamo stati «liberati» dei nostri mezzi di sussistenza. Avendo perso il diritto di accesso alle terre, agli altri beni comuni e in generale ai nostri mezzi di produzione, adesso dobbiamo dipendere dal lavoro salariato.
Significa che economicamente non siamo piu’ liberi.
La maggioranza della popolazione vende il proprio lavoro come merce in cambio di denaro per comprare altre merci – cibo, affitto, utenze domestiche, servizi cellulari, assicurazioni, trasporti. E’ questa la struttura occulta della nostra dipendenza dal mercato, e una forma di coercizione implicita. E’ meno visibile, meno denunciabile, e dunque e’ piu’ facile spacciarla per un fatto incontestabile della vita.
Se non entriamo nel mercato del lavoro, non possiamo sopravvivere.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

 Mentre investire in programmi sociali a sostegno di una vita dignitosa rischia di sfidare la struttura di classe, le spese militari sono perfettamente compatibili con i requisiti della nostra economia capitalista.
Il militarismo e’ necessario all’accumulazione di capitale perche’ risolve il problema persistente della sovraproduzione.
Spesso le aziende producono piu’ merci di quante i lavoratori possano permettersi. Le misure di austerita’ tengono a livelli insufficienti il potere d’acquisto della maggioranza, limitandone le spese e la crescita dell’economia. Invece, la domanda perenne di bombe e altri strumenti bellici da parte degli Stati garantisce un’espansione economica che perdura nel tempo, servendo alla perfezione il sistema – in modo orrendo e disumano.
Nel 1959, un’analisi costi-benefici delle spese per la difesa dei funzionari del governo americano riassunse questa dinamica in un linguaggio illuminante: i costi sono «la perdita di vite e di integrita’ fisica»; i benefici, «gli effetti di stimolo alla crescita dell’economia»

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

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Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Diversamente, per esempio, dagli schiavi al tempo dei greci o dei romani, nella nostra societa’ siamo tutti cittadini politicamente affrancati, non siamo proprieta’ di nessuno, non siamo vincolati a gerarchie sociali stabilite dalla nascita, siamo liberi cittadini uguali davanti alla legge.
A ben guardare, pero’, e’ evidente a tutti che se nella sfera della politica siamo, almeno formalmente, uguali e liberi, in quella economica non lo siamo affatto, perche’ apparteniamo a classi diverse: mentre una ristretta minoranza vive principalmente di reddito da capitale, la maggior parte delle persone e’ libera in quanto priva di mezzi di produzione.
Viviamo grazie al fatto che possediamo una merce fondamentale – la nostra capacita’ di lavorare – e possiamo venderla sul mercato in cambio del salario indispensabile alla nostra sopravvivenza […]
La maggioranza della popolazione vende la propria merce, cioe’ la capacita’ di lavorare (M) allo scopo di guadagnare denaro (D) per consumare altra merce (M’). La sequenza M (forza lavoro) D (denaro) M’ (cibo, affitto, bollette, auto, benzina, vacanze ecc.) rappresenta la trama nascosta della nostra dipendenza dal mercato. Tale dipendenza racchiude in se’ la forma particolare di coercizione tipica della nostra societa’.
Si tratta di una coercizione che possiamo definire economica, implicita invece che esplicita.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

L’ordine del capitale puo’ essere rappresentato attraverso una semplice formula.
Il denaro (D) e’ investito per produrre merci (M) allo scopo di ottenere maggiore denaro (D’). DMD’ e’ la formula che descrive il funzionamento della nostra economia orientata all’aumento costante dei profitti.
La classe dei capitalisti ha un unico obiettivo che persegue senza sosta, cioe’ l’espansione costante della ricchezza […]
Il fine dell’investimento di capitale (anche detto accumulazione di capitale) non e’ qualitativo (l’uso del prodotto) ma quantitativo (fare piu’ soldi di quelli con cui hai iniziato). Secondo questa logica, il denaro diventa il fine.
Un fine che non ha limiti fisici e la cui accumulazione e’ potenzialmente infinita. Una volta che ho consumato un piatto di pasta, posso volerne un secondo e magari anche un terzo, dipende dalla fame che ho, ma certamente non ne vorro’ dieci.
Cio’ non vale per il capitale, che puo’ essere costantemente investito per ottenere ulteriore capitale. Entra allora in scena un’altra domanda alla quale dobbiamo rispondere:come si ottiene questo maggiore denaro da re-in- vestire? […]
Da dove vengono allora questi profitti? Nel rispondere a questa domanda capiamo perche’ la ricchezza capitalistica sia inscindibile dalla produzione di disuguaglianza e di alienazione umana […]
Tutto il lavoro salariato, anche quello meglio remunerato, sebbene cio’ possa sembrare controintuitivo, e’ per definizione lavoro sfruttato per il fatto che come lavoratori produciamo piu’ valore di quello che riceviamo in busta paga.
«Sfrutta- mento» e’ il termine tecnico che fotografa l’essenza stessa della relazione salariale. Il messaggio politico conseguente a questa constatazione e’ forte e chiaro: per liberarsi dello sfruttamento non basta aumentare i salari e ottenere migliori condizioni di lavoro.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Stato/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Il capitalismo dell’austerita’ non significa meno Stato, quanto piuttosto uno Stato che mantiene un ruolo cruciale nel fortificare il mercato e agisce secondo la logica dell’espropriazione di risorse sottraendole ai molti a favore dei pochi.
Per di piu’ l’austerita’ fiscale, appena descritta, va spesso a braccetto con politiche monetarie di aumento dei tassi di interesse che ingrossano le rendite dei proprietari di capitale, mentre i lavoratori vengono doppiamente colpiti: dagli aumenti esorbitanti dei mutui alla perdita dei posti di lavoro.
Nel frattempo, lo Stato privatizza, precarizza il mercato del lavoro e indebolisce i sindacati.
E’ questa la trinita’ dell’austerita’, che chiaramente ha ben poco di «tecnico» e ha molto a che fare con il mantenimento di una societa’ di pochi vincitori e di molti vinti, sempre piu’ isolati e intrappolati in condizioni materiali che impediscono di ritagliarsi il tempo e lo spazio collettivo per immaginare un modello sociale differente. Creare lavoratori piu’ docili e ricattabili: e’ questo l’obiettivo dell’austerita’.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Sappiamo bene quanto, ovunque nel mondo, partiti e governi traggano vantaggio dagli antagonismi interni alla classe lavoratrice.
Soprattutto nei momenti in cui il malessere sociale e’ piu’ forte, essi soffiano sul fuoco per accendere l’odio dei deboli e scaricarlo contro quelli che sono ancora piu’ deboli.
Presentate come un modo per proteggere i cittadini, le leggi restrittive sull’immigrazione (introdotte non a caso con la fine del colonialismo e della schiavitu’) aggiungono all’esercito di riserva una massa di stranieri illegali, privi in molti casi persino dei diritti politici, che portano al ribasso la competizione nel mercato del lavoro. Basti pensare che il settore della ristorazione a New York crollerebbe senza gli immigrati messicani che guadagnano al di sotto del salario minimo legale. In tutte le principali metropoli la si- tuazione è la stessa  […]
Abbiamo dunque capito che per l’economia capitalistica la disoccupazione non e’ un male eccezionale ma un bene costitutivo e necessario, che difende un «sano» rapporto di forza tra capitale e lavoro.
La paura della disoccupazione agisce come strumento che crea ordine e disciplina, ed e’ talmente forte che porta i lavoratori non soltanto ad accettare la propria condizione di salariati molto spesso insoddisfatti, ma anche ad adeguarsi a stipendi sempre piu’ bassi […]
Per soddisfare i nostri bisogni, dipendiamo da un sistema la cui logica non e’ soltanto indifferente a essi ma prevede il nostro sfruttamento.
La crescita economica e’ prodotta da un ordine sociale e politico ben preciso, nel quale la maggioranza dei cittadini e’ tenuta a vendere la propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
E’ un punto fermo e indiscutibile della societa’ in cui viviamo. E’ quello che abbiamo chiamato l’ordine del capitale. L’ordine del capitale ha una natura essenzialmente relazionale, quindi politica.
Questo e’ un punto determinante che deve essere riportato al centro della discussione pubblica. L’ordine del capitale non e’ un dato naturale garantito una volta e per sempre, al contrario, esso va costantemente difeso. E’ un ordine fragile e l’austerita’ e’ il mezzo che e’ stato perfezionato nel corso del tempo per salvaguardarlo. L’austerità «gestisce» l’economia nel senso piu’ radicale del termine: produce precarieta’, ci rende docili e controllabili. Fa si’ che il modello economico non venga mai messo in discussione.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

La disoccupazione non e’ un’eccezione determinata da fattori esterni ma e’ la regola del mercato.
Per di piu’, lungi dall’essere un problema per il nostro sistema economico, e’ anzi fortemente funzionale alla sua riproduzione.
Le file crescenti dell’esercito di riserva hanno storicamente consentito di espandere l’economia capitalistica. Attraverso questa popolazione ridondante, chi detiene il capitale ha modo di reperire manodopera disponibile a costi contenuti […]
Fermiamoci allora un momento al caso italiano, per affrontare il cuore della questione politica della disoccupazione.
Secondo il VI rapporto Censis- Eudaimon sul welfare aziendale, anche i «fortunati» che hanno trovato un datore di lavoro sono profondamente insoddisfatti. Il 46,7 per cento degli occupati e’ scontento e lascerebbe l’attuale lavoro – per età, il 50,4 per cento tra i giovani, il 45,8 per cento degli adulti e il 6,3 per cento degli anziani –; tra i motivi di insofferenza, il 65 per cento dichiara di non avere opportunita’ di carriera, percentuale che sale al 90,3 per cento per gli occupati nelle piccole imprese con meno di nove dipendenti.
Secondo il Global Workplace Report della societa’ di indagini statistiche Gallup Poll, la soddisfazione sul lavoro e’ bassa in tutti e cinque i continenti, con l’Italia tra gli ultimi posti in Europa […]
Tuttavia, nonostante l’umiliazione e l’insofferenza, piu’ della meta’ degli occupati non e’ propensa a lasciare il proprio impiego. Perché? La risposta e’ ovvia: per mancanza di alternative […]
Il nostro Paese esemplifica una realta’ che ci riporta all’assunto teorico principale: la disoccupazione gioca un ruolo primario nel costruire un senso di impotenza materiale e psicologica rispetto a possibili alternative.
Essa serve dunque come strumento di disciplina per far si’ che i lavoratori accettino «l’ordine del capitale», ossia la relazione sociale su cui si basa la societa’ capitalistica: la vendita della propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
Questo punto sottolinea ancora una volta quanto l’economia sia politica. Si tratta di qualcosa che percepiamo sulla nostra pelle e che si discosta profondamente dalla visione degli economisti mainstream. 

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Non basta sfruttare i lavoratori per ottenere merci che producano maggiore valore rispetto al capitale investito; tali merci devono anche essere vendute e questo fatto non e’ per nulla garantito.
Ogni produttore si trova a operare in competizione con tutti gli altri. Per poter sopravvivere, deve vendere le proprie merci meglio degli altri, i quali hanno esattamente lo stesso obiettivo […]
La trincea in cui si consuma la guerra e’ quella dei prezzi. Chi li abbassa vince. E la battaglia sui prezzi e’ inseparabile dalla questione piu’ politica di tutte, ovvero il tasso di sfruttamento.
Cosi’ rientra in gioco il rapporto tra capitale e lavoro, e possiamo comprendere la ragione profonda per cui la crescita della nostra economia, trainata dai capitalisti che sopravvivono, si gioca sulla pelle dei lavoratori.
La tendenza insita nel nostro sistema e’ quella di aumentare il tasso di sfruttamento, non per la crudelta’ dei singoli capitalisti (possono esserlo o meno, e’ secondario) ma per effetto della pressione della competizione reale […]
Se Apple volesse produrre l’iPhone negli StatiUniti invece che nel Sud del mondo, dove puo’ giocare su salari da fame e ritmi di lavoro disumani, e intendesse mantenere lo stesso livello di profitto, dovrebbe venderlo a 30.000 dollari anziche’ a 900. 

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

 

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Le privatizzazioni, cardine dell’austerita’, riproducono il meccanismo dell’accumulazione primitiva.
Sempre piu’ spesso oggi governi impoveriti vendono la terra da cui numerosi loro cittadini traggono il sostentamento, gettandoli in nuove forme di dipendenza dal mercato.
Nel XXI secolo, per esempio, la corsa alle terre dei Paesi del Sud del mondo, soprattutto in Africa, si e’ acuita. Secondo la Banca Mondiale, dal 2008 al 2012, piu’ di 56 milioni di ettari in tutto il mondo – pari quasi al doppio del territorio italiano – sono stati oggetto di «negoziazione fondiaria». Grosse multinazionali acquistano la terra dal governo o direttamente dai contadini poveri e impongono sgomberi.
Il fenomeno del land grabbing (accaparramento delle terre) è in grande espansione […]
Se aggiungiamo le nuove frontiere della privatizzazione, dall’acqua alla diffusione dei semi geneticamente modificati che i contadini devono comprare da Monsanto o da altre corporation, vediamo che ci sono ancora molte sfere per ampliare la nostra dipendenza dal mercato e dunque la nostra coercizione economica.
L’espropriazione dei mezzi di sussistenza e’ un fenomeno che non si ferma mai: costituisce la linfa vitale del capitalismo.