Capitalismo/Galli

Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita – Giorgio Galli, Francesco Bordicchio – Mimesis (2018)

Negli ultimi vent’anni, la globalizzazione dei sistemi alimentari e agricoli e’ stata presentata come un fenomeno naturale e inevitabile. Invece non c’e’ nulla di naturale nella globalizzazione, in particolare in quella del cibo […]
La globalizzazione ha prodotto sradicamento, disoccupazione, fame e insicurezza alimentare a un livello senza precedenti.
Il quadro storico richiede una precisazione: in “non c’e’ nulla di naturale nella globalizzazione”, la precisazione e’ sull’aggettivo “naturale”: e’ naturale, nel senso di consequenziale, l’evoluzione del capitalismo, che parte col settecentesco “libero scambio” ed evolve, secondo la sua logica, in una struttura di multinazionali oligopolistiche, che fanno ritenere “naturale” la “lex mercatoria” (definizione di Guido Rossi), elaborata dai loro giuristi stipendiati e imposta come “legge” internazionale attraverso accordi statuali (come appunto attraverso il Wto, World trade organization, organizzazione per il commercio mondiale), accordi stipulati da Stati continentali, la cui classe dirigente e’ portata al vertice dalle stesse multinazionali, accordi che qualificano il “libero scambio” del XXI secolo: un’area di competizione tra” “poche centinaia di Leviatani economici.

Info:

https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/marchesi-libero-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/quotidiano-sud-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf

Economia di mercato/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


A rendere inefficace la tassazione delle societa’ sono soprattutto l’erosione della base imponibile mediante il trasferimento dei profitti e la concorrenza fiscale.
Per erosione dell’imponibile e trasferimento dei profitti s’intende la possibilita’ di dichiarare i profitti in giurisdizioni che applicano aliquote piu’ basse.
I principali strumenti che le corporation hanno a disposizione a questo scopo sono: il trasferimento della proprieta’ intellettuale nei paradisi fiscali; la deducibilita’ del debito per abbassare i profitti dichiarati nelle giurisdizioni ad alta tassazione; infine, la manipolazione dei prezzi dei trasferimenti infragruppo allo scopo di spostare i profitti nelle giurisdizioni a bassa tassazione.
Il trasferimento dei profitti nelle giurisdizioni con una pressione fiscale bassa si presta particolarmente bene alle esigenze delle aziende digitali, dato che e’ difficile stabilire con certezza dove operano.
Ma se ne servono ampiamente anche le aziende del settore delle scienze della vita, le cui attivita’ consistono soprattutto di proprieta’ intellettuale.
A tutto cio’ bisogna aggiungere la corsa al ribasso delle aliquote sui redditi societari alimentata dalla concorrenza fiscale tra le diverse giurisdizioni.
Ne e’ un esempio l’abbattimento dell’imposta sulle societa’ negli Stati Uniti deciso dall’amministrazione Trump […]
Nel 2015, per esempio, circa meta’ dei profitti esteri delle multinazionali americane non petrolifere risultava in paesi con aliquote effettive del 27 per cento, mentre la meta’ restante veniva dichiarata in paradisi fiscali con aliquote effettive del 7 per cento.
La possibilità di trasferire i profitti praticamente ovunque per sottrarli al fisco e’ persino piu’ dannosa della semplice estrazione di rendita, perche’ determina effetti distorsivi sulla concorrenza. Infatti, le piccole imprese nazionali che le loro tasse le pagano sono molto svantaggiate rispetto alle grandi corporation che invece giocano sporco […]
Un altro esempio (seppure con conseguenze piu’ limitate) e’ l’esenzione del carried interest dall’imposta sul reddito. Il carried interest e’ quella particolare modalita’ di remunerazione, sottoforma di commissioni di incentivo, percepita dai manager (o general partners) di fondi di private equity e di fondi comuni speculativi (hedge funds). Le norme fiscali in vigore prevedono che queste remunerazioni vengano tassate come plusvalenze, e non come reddito. Cosi’, ad alcune delle persone meglio pagate al mondo si accordano aliquote fiscali su misura (e molto piu’ leggere). Perche’ e’ palese che il carried interest non e’ una plusvalenza. Piuttosto, e’ un reddito incerto, come puo’ esserlo quello di uno scrittore. Se fosse una plusvalenza, allora dovrebbe esserci la possibilita’ di incorrere in una perdita di capitale, mentre in effetti il carried interest non comporta perdite, tutt’al piu’ nella peggiore delle ipotesi si riduce a zero. Quindi e’ un reddito, e come tale andrebbe tassato.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Le privatizzazioni, cardine dell’austerita’, riproducono il meccanismo dell’accumulazione primitiva.
Sempre piu’ spesso oggi governi impoveriti vendono la terra da cui numerosi loro cittadini traggono il sostentamento, gettandoli in nuove forme di dipendenza dal mercato.
Nel XXI secolo, per esempio, la corsa alle terre dei Paesi del Sud del mondo, soprattutto in Africa, si e’ acuita. Secondo la Banca Mondiale, dal 2008 al 2012, piu’ di 56 milioni di ettari in tutto il mondo – pari quasi al doppio del territorio italiano – sono stati oggetto di «negoziazione fondiaria». Grosse multinazionali acquistano la terra dal governo o direttamente dai contadini poveri e impongono sgomberi.
Il fenomeno del land grabbing (accaparramento delle terre) è in grande espansione […]
Se aggiungiamo le nuove frontiere della privatizzazione, dall’acqua alla diffusione dei semi geneticamente modificati che i contadini devono comprare da Monsanto o da altre corporation, vediamo che ci sono ancora molte sfere per ampliare la nostra dipendenza dal mercato e dunque la nostra coercizione economica.
L’espropriazione dei mezzi di sussistenza e’ un fenomeno che non si ferma mai: costituisce la linfa vitale del capitalismo. 

Societa’/Stiglitz

La strada per la libertà. L’economia e la societa’ giusta – Joseph E. Stiglitz – Einaudi (2024)


I diritti di proprietà vanno definiti.
I diritti di proprieta’ e le regole che normano i contratti sono costrutti sociali, cose che progettiamo e specifichiamo per far progredire gli interessi della societa’. Non sono stati consegnati sul Sinai, ne’ traggono origine da una qualche misteriosa legge di natura.
La societa’ deve inoltre decidere quali contratti debbano essere considerati accettabili e vadano fatti rispettare dallo Stato […]
Molti, a destra, sembrano non capire questo punto, oppure, per essere piu’ precisi, vogliono regole che facciano pendere la bilancia del potere ancor piu’ dalla parte dei potenti.
Secondo il principio della liberta’ di contratto, sostengono che il governo dovrebbe far rispettare i contratti privati a prescindere da quanto l’accordo abbia caratteristiche di sfruttamento, se i contratti sono sottoscritti volontariamente. La destra insiste sull’applicazione dei contratti anche se ci sono grandi asimmetrie informative e persino se una parte ha tratto in inganno l’altra.
I suoi esponenti consentono e persino facilitano azioni cooperative intraprese in determinate forme tramite persone giuridiche come le corporations, proibendo al tempo stesso come collusive altre forme di cooperazione, per esempio la creazione di sindacati in difesa degli interessi dei lavoratori.
E rendono piu’ difficoltose le azioni cooperative volte a rientrare dalle perdite subite da lavoratori e consumatori e causate dalle aziende.

Info:
https://sbilanciamoci.info/stiglitz-il-neoliberalismo-e-un-fallimento/
https://ilpontedem.it/2024/06/22/joseph-e-stiglitz-la-strada-per-la-liberta-economia-e-buona-societa/

https://www.milanofinanza.it/news/la-lezione-del-nobel-joseph-e-stiglitz-un-capitalismo-progressivo-per-una-societa-giusta-202309152206147720
https://www.open.online/2024/11/22/il-premio-nobel-stiglitz-per-litalia-conseguenze-pessime-dalla-firma-del-patto-di-stabilita/

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/11/22/il-nobel-per-leconomia-stiglitz-la-ue-e-tornata-allausterita-con-donald-paghera-due-volte/7776961/

Finanziarizzazione/Volpi

I padroni del mondo – Alessandro Volpi – Laterza (2024)


Un tema centrale nella questione del ruolo dei fondi e’ costituito dal loro rapporto con l’indebitamento, a cominciare da quello pubblico […]
Ormai da anni, le agenzie di rating esprimono pagelle che sono determinanti nella formazione delle strategie di investimento dei fondi pensione e dei fondi istituzionali e persino nell’elaborazione delle condotte monetarie della Banca centrale europea.
Orientano il vastissimo mondo del risparmio gestito e incidono sull’istituto di Francoforte, che, pur dotato di propri organismi di valutazione, considera in maniera assai attenta i giudizi delle agenzie.
Sappiamo che le tre agenzie principali sono Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, ma forse ricordiamo meno quale sia la loro proprieta’.
Vale la pena effettuare un breve ripasso.
Moody’s appartiene a Warren Buffett, attraverso il fondo Berkshire, e ad una decina di grandi fondi finanziari, tra cui Black Rock. Standard & Poor’s è controllata, attraverso McGraw-Hill, da un grande fondo come Capital World e, di nuovo, da Black Rock, Vanguard e Capital Research and Management, mentre Fitch e’ riconducibile ad Hearst Corporation.
In sintesi, i soggetti che esprimono valutazioni decisive sulla finanza, pubblica e privata, sono nelle mani di realta’ che partecipano direttamente al mercato finanziario e che ovviamente sono tutt’altro che imparziali.
Le sorti delle finanze pubbliche nel mondo discendono dunque dalle valutazioni di societa’ private che ovviamente devono fare profitti e che sono partecipate, in particolare dopo la crisi del 2008, dai piu’ grandi fondi finanziari del pianeta (come quelli che sono impegnati a scommettere a piene mani contro il debito italiano vendendo assicurazioni in caso di suo fallimento). Ma cio’ che rende ancora piu’ incredibile una simile situazione e’ che queste agenzie hanno gia’ causato enormi disastri finanziari, come nel 2001 e nel 2008 (pur garantendo lautissimi proventi ai loro azionisti).

Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/

https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/

Economia di mercato/Stiglitz

Joseph Eugene Stiglitz – Il prezzo della disuguaglianza: Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro – Einaudi (2014)

Uno degli aspetti della teoria delle «forze del mercato» al centro dell’attenzione da ormai piu’ di un decennio e’ la globalizzazione, ossia la piu’ stretta integrazione tra le economie del pianeta.
A questo livello piu’ che a qualunque altro le forze del mercato vengono plasmate dalla politica.
Per la globalizzazione, importanti quanto la diminuzione del costo dei trasporti e delle comunicazioni sono stati infatti i cambiamenti subiti dalle regole del gioco. Fra questi vi sono la riduzione degli ostacoli al flusso di capitali attraverso i confini e la riduzione delle barriere commerciali (per esempio l’abbassamento delle tariffe sui beni di importazione cinese che permette loro di competere con quelli americani in qualsiasi campo).
Sia la globalizzazione degli scambi (il movimento di beni e servizi) sia la globalizzazione del capitale (l’integrazione del mercato finanziario internazionale) hanno contribuito ad accrescere la disuguaglianza […]
Essendo riusciti a far si’ che i governi definissero le regole della globalizzazione in modo da rafforzare il potere contrattuale delle corporations nei confronti dei lavoratori, questi grandi gruppi economici possono ricorrere alla leva politica e pretendere tasse piu’ basse con la minaccia di lasciare il paese e andarsene altrove, in luoghi dove il trattamento fiscale sarebbe migliore.
Naturalmente, nell’indurre l’agenda politica che porta le forze del mercato a lavorare per loro, i grandi gruppi non agiscono a carte scoperte. Non sostengono la globalizzazione – la libera mobilita’ del capitale e la protezione degli investimenti – dichiarando che li arricchira’ a spese del resto della societa’. Presentano ragionamenti speciosi su come tutti ne beneficeremo.

Info:
https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-prezzo-della-disuguaglianza/
https://www.ocst.ch/il-lavoro/425-approfondimenti/2181-la-disuguaglianza-il-suo-prezzo-e-cio-che-si-puo-fare-per-eliminarla
https://tempofertile.blogspot.com/2013/06/joseph-stiglitz-il-prezzo-della.html
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/15721-joseph-stiglitz-per-combattere-le-disuguaglianze-bisogna-abbandonare-subito-le-idee-di-milton-friedman.html

Stato/Brown

Wendy Brown – Il disfacimento del demos – Luiss University Press (2023)

L’interpretazione piu’ diffusa del neoliberismo e’ che incarni un insieme di politiche economiche in linea con il suo principio di base: l’affermazione del libero mercato.
Parliamo di deregolamentazione delle industrie e dei flussi di capitale; di una radicale riduzione delle misure statali di welfare e protezione per i piu’ vulnerabili; della privatizzazione e dell’appalto di beni pubblici, dall’istruzione, i parchi, i servizi postali, le strade e il welfare sociale alle carceri e agli eserciti; della sostituzione di regimi fiscali e tariffari progressisti con regimi regressivi; della trasformazione di tutti i bisogni o desideri umani in un’impresa redditizia, dalla preparazione per l’ammissione al college ai trapianti d’organo, dall’adozione ai diritti di emissioni, dall’evitare le code ad accaparrarsi un posto in cui stendere le gambe su un aeroplano; e, piu’ di recente, della finanziarizzazione di ogni cosa e del crescente predominio del capitale finanziario sul capitale produttivo nella dinamica dell’ economia e della vita di tutti  i giorni […]
I detrattori di queste politiche e pratiche si concentrano di solito su quattro effetti deleteri.
Il primo e’ una disuguaglianza intensificata, in cui gli strati piu’ alti acquisiscono e mantengono una ricchezza ancora piu’ cospicua, quelli in fondo alla scala finiscono letteralmente per strada o nei sempre piu’ numerosi quartieri poveri urbani e suburbani del mondo, mentre lo strato mediano lavora piu’ ore per un salario piu’ basso, minori benefit, minore sicurezza e minori promesse di pensionamento o di mobilita’ verso l’alto rispetto all’ultimo mezzo secolo […]
La seconda critica rivolta alla politica economica e alla deregolamentazione dello Stato neoliberista riguarda la commercializzazione volgare o immorale di oggetti e attivita’ considerati inadatti alla mercatizzazione. L’accusa e’ che la mercatizzazione contribuisce allo sfruttamento o al degrado degli esseri umani (per esempio, bambini di madri surrogate del Terzo Mondo per ricche coppie del Primo), perche’ limita o stratifica l’accesso a cio’ che dovrebbe essere accessibile e condiviso per tutti (istruzione, natura incontaminata, infrastrutture), o perche’ permette cose terribili o gravemente ingiuriose per il pianeta (traffico d’organi, diritti di emissione, deforestazione, fratturazione idraulica […]
In terzo luogo, i critici del neoliberismo inteso come politica economica di Stato sono angosciati anche dalla crescente intimita’ tra il capitale aziendale e finanziario e lo Stato, e dal predominio delle  corporation nelle decisioni politiche e nella politica  economica […]
Spesso, infine, i critici della politica neoliberista sono preoccupati per la devastazione economica provocata dal predominio e dalla liberta’ del capitale finanziario, soprattutto per gli effetti destabilizzanti delle bolle e di altre fluttuazioni radicali dei mercati finanziari. Resi evidenti dallo shock immediato e dalla lunga coda del tracollo del capitale finanziario del 2008-2009, questi effetti sono messi in rilievo anche dalle crepe che si vanno sempre piu’ allargando tra le sorti di Wall Street e la cosiddetta economia “reale”

Jnfo:
https://www.equilibrielmas.it/2023/11/29/wendy-brown-il-disfacimento-del-demos-la-rivoluzione-silenziosa-del-neoliberismo-luiss-university-press-roma-2023/
https://www.dinamopress.it/news/wendy-brown-lo-svuotamento-silenzioso-della-democrazia/
https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/07/01/per-farla-finita-con-lhomo-oeconomicus/
https://www.sinistrainrete.info/politica/27901-pierluigi-fagan-democrazia-o-barbarie.html
https://pierluigifagan.com/2024/04/16/democrazia-o-barbarie/

Capitalismo/Chomsky

Noam Chomsky – Poteri illegittimi. Clima, guerra, nucleare: affronta le sfide del nostro tempo – Ponte alle grazie (2023)

Il neoliberismo e’ una variante del capitalismo in cui le politiche economiche propendono pesantemente a favore dei privilegi delle grandi aziende, di Wall Street e dei ricchi.
Il neoliberismo s’impose a livello mondiale intorno al 1980, a partire dall’elezione di Margaret Thatcher nel Regno Unito e di Ronald Reagan negli Stati Uniti.
Tra le massime priorita’ del neoliberismo, cosi’ come attuato in tutto il mondo, troviamo: tagliare le tasse ai ricchi e allo stesso tempo la spesa pubblica per i non ricchi; indebolire le tutele per i lavoratori da un lato e per l’ambiente dall’altro, cosi’ come qualsiasi minima misura a favore di un’occupazione piena e dignitosa; dare mano libera alla speculazione finanziaria e allo stesso tempo garantire salvataggi agli speculatori ogniqualvolta i mercati entrano, inevitabilmente, in crisi.
Il neoliberismo ha rappresentato una controrivoluzione ai danni del capitalismo socialdemocratico/del New Deal/dello Stato sviluppista nelle sue diverse varianti, affermatosi in gran parte grazie alle vittoriose lotte politiche dei partiti progressisti, dei sindacati e dei movimenti sociali tra loro alleati, a partire dalla Grande depressione degli anni Trenta fino ai primi anni Settanta.

Info:
https://sbilanciamoci.info/la-missione-suicida-del-capitalismo-e-la-scelta-delleuropa-sulla-guerra/https://ilmanifesto.it/la-missione-suicida-del-capitalismo-e-la-scelta-delleuropa-sulla-guerra
https://www.larivistadeilibri.it/noam-chomsky/
https://www.estetica-mente.com/recensioni-libri/poteri-illegittimi-clima-guerra-nucleare-affrontare-le-sfide-del-nostro-tempo-noam-chomsky/94026/

Economia di mercato/Magatti

Chiara Giaccardi, Mauro Magatti – Supersocieta’ – il Mulino (2022)

Le grandi corporations digitali – a cominciare da Google, Facebook, Amazon, Apple – sono state capaci, nella prima decade degli anni 2000, di imporre un diritto proprietario sui dati personali raccolti dai loro utenti, creando un modello di business radicalmente nuovo.
Cio’ ha dato luogo a un’enorme asimmetria informativa che ha consentito a pochi centri di potere – per lo piu’ privati, ma in prospettiva anche pubblici – di appropriarsi di una quantita’ di conoscenza senza precedenti e di utilizzarla per estrarre valore.
Massimizzando il proprio vantaggio tecnico – anche per l’assenza di una legislazione regolativa – le grandi tech companies (specie Google e Facebook) hanno decuplicato i guadagni, sfruttando il fatto che fosse l’individuo connesso a fornire la materia prima, sotto forma di dati attitudinali e comportamentali.
Per rendersi conto della questione basta chiedersi come sia possibile che Google – una delle cinque societa’ piu’ capitalizzate al mondo – non faccia pagare nulla ai suoi utenti. E la risposta sta nel fatto che, come si dice, «se il servizio e’ gratis, il bene sei tu»

Info:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/siamo-entrati-nella-supersociet-diventeremo-stupidi-o-pi-liberi
https://www.bioeticanews.it/il-libro-supersocieta-di-c-giaccardi-e-m-magatti/
https://www.pandorarivista.it/pandora-piu/liberta-nella-supersocieta/
https://www.c3dem.it/supersocieta-un-libro-di-magatti-e-giaccardi/
https://www.recensionedilibri.it/2022/06/16/giaccardi-magatti-supersocieta-ha-ancora-senso-scommettere-sulla-liberta/
https://ildomaniditalia.eu/la-super-societa-e-la-scommessa-sulla-liberta-in-un-saggio-di-chiara-giaccardi-e-mauro-magatti-recensione-sullosservatore-romano/

Capitalismo/Rodhes

Carl Rodhes – Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Fazi (2023)

Il capitalismo woke, nato alla fine del XX secolo ed esploso nel XXI (nel mondo anglofono, in prevalenza), cela ben altro.
Cela – o meglio, manifesta dandola per ovvia e irreversibile – la fine della distinzione tra politica, societa’ e terzo settore; la societa’ e’ un unico magma informe, in cui i poteri forti sono quelli delle corporations, non certo quelli politici.
E’ questo lo scenario del neoliberismo maturo, naturalmente, in cui le grandi aziende, i loro AD, danno per scontato che lo Stato abbia fallito nel risolvere determinate questioni sociali e che tocchi all’economia gestirle o direttamente oppure sponsorizzando movimenti politici di massa come, ad esempio, Me Too, Black Lives Matter, o le cause ambientali.
Non piu’ quindi i vecchi investimenti culturali nei grandi musei e nelle grandi biblioteche fondate nel Novecento dai “baroni ladri” ritiratisi in pensione, ma nuovi investimenti sociali delle aziende, che vogliono surrogare la politica.
L’economia non si limita a invadere l’intera societa’, ma si sostituisce direttamente allo Stato […]
[Lo] slittamento semantico e’ certamente quel che oggi ha interessato la parola “woke” […]
Adesso, infatti, l’uso convenzionale di questo termine non indica semplicemente l’essere attenti alle ingiustizie sociali. Serve, invece, a connotare una persona con una moralita’ falsa, superficiale e politicamente corretta. Pensate, ad esempio, a celebrita’ super-ricche come Leonardo DiCaprio e Katy Perry, che volano in Sicilia a bordo di un jet privato per partecipare, in un resort di lusso, a un vertice sul clima finanziato da Google. Risulta difficile non essere scettici circa l’autenticita’, o quantomeno la coerenza, del loro impegno politico […]
In sostanza, l’uso negativo del termine “woke” suggerisce che chi sostiene cause politiche progressiste sia in realta’ ipocrita e inefficace nel suo agire politico. Se qualcuno vi denigra definendovi un woketard o un appartenente ai wokerati, vi sta accusando di essere ossessionato dall’apparire eticamente giusto su questioni che spaziano dalla protezione dell’ambiente alle politiche identitarie. Vi sta inoltre accusando di abbracciare il “wokismo” perche’ ritenete che farlo sia alla moda.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2023/09/rhodes-il-venerdi-di-repubblica.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2023/09/rhodes-la-lettura-corriere-della-sera.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2023/10/rhodes-domani.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2023/10/rhodes-avvenire.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2023/12/rhodes-avvenire.pdf
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/