Economia di mercato/Wagenknecht

Sahra Wagenknecht – Contro la sinistra neoliberale – Sahra Wagenknecht – Fazi (2022)

Lo strapotere del settore finanziario deriva dal fatto che da decenni debiti e patrimoni crescono molto piu’ in fretta dell’economia reale.
La crisi pandemica del coronavirus ha acuito ancor di piu’ questa stortura e trasformato in uno tsunami la crescita globale dei debiti, situazione resa possibile dalla politica monetaria delle banche centrali.
Un’economia produttiva e una meritocrazia genuina richiedono un ordinamento diverso del sistema finanziario. Mentre infuriava la pandemia, l’indebitamento crescente aveva motivi di tipo economico: i lockdown ripetuti, le catene di approvvigionamento fragili e le opportunita’ di vendita stroncate hanno messo in difficolta’ molte imprese.
Dato che pero’ queste continuavano ad avere i loro costi, dipendevano da una linea di credito piu’ alta.
La stessa cosa succedeva a molte famiglie, che improvvisamente si trovarono con introiti ridotti ma pur sempre con gli affitti da pagare.
Gli Stati si sono indebitati con cifre da record, per contrapporsi al crollo dell’economia. Nel loro caso si puo’ criticare l’utilizzo sbagliato di tanti soldi, ma era sicuramente giusto il fatto che approntassero pacchetti d’aiuto per salvare dalla crisi la sostanza delle preziose economie nazionali […]
Dunque, la politica che veniva perseguita dalle banche centrali quale misura anticrisi in una situazione economica eccezionale era giustificata.
Il problema sta altrove, e precisamente nel fatto che, almeno a partire dall’ultima grande crisi finanziaria del 2009, ci troviamo praticamente in una condizione di crisi senza soluzione di continuita’; nemmeno le misure attuate dalla BCE nella crisi dovuta al coronavirus sono state un’eccezione, bensi’ un prolungamento e una estensione di cio’ che fanno da molti anni le autorita’ monetarie di Francoforte.
La rapidita’ della crescita senza precedenti di debiti e patrimoni, che porta a rafforzare sempre piu’ un settore finanziario, non e’ un fenomeno nuovo.

Info:
https://www.lafionda.org/2022/06/15/recensione-di-contro-la-sinistra-neoliberale-di-sahra-wagenknecht/
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/05/wagenknecht-lespresso.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/06/wagenknecht-domenica-il-sole-24-ore.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/07/wagenknecht-il-fatto-quotidiano.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/11/wagenknecht-lindice-dei-libri-del-mese.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/07/wagenknecht-avvenire.pdf
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-recensione_di_contro_la_sinistra_neoliberale_di_sahra_wagenknecht/39329_46608/

Europa/Mattei

Ugo Mattei – Il diritto di essere contro. Dissenso e resistenza nella societa’ del controllo – Piemme (2022)

La costruzione dell’eurosistema e’ stato un capolavoro storico con cui il neoliberismo si e’ istituzionalizzato con la separazione fra sovranita’ monetaria e sovranita’ politica a favore della prima.
La sovranita’ politica lasciata nominalmente in capo agli stati membri (o meglio ad alcuni di essi) e quella monetaria trasferita alla Banca centrale di Francoforte, dove il sistema finanziario internazionale puo’ esercitare la sua presa sugli stati membri tramite una “governance” che lo garantisce appieno […]
E’ difficile non vedere quanto l’Italia ne sia uscita indebolita e sconfitta.
Da quinta, secondo alcuni addirittura quarta, potenza economica del mondo alla vigilia di Maastricht, l’Italia e’ entrata in una spirale di declino senza fine perdendo capacita’ produttiva industriale e vieppiu’ credibilita’ internazionale a causa di una classe dirigente sempre meno prestigiosa e sempre piu’ prona rispetto alle pretese del capitale internazionale e dei suoi imperativi di riproduzione […]
Il capitalismo italiano doveva essere necessariamente privato, europeista e confermato nel suo atlantismo ora divenuto neoliberale. La concorrenza, tradotta in competizione, doveva sovvertire la solidarieta’ nella scala dei valori nazionali se l’Italia voleva essere pronta alle “sfide” della globalizzazione. Lo stato doveva ritirarsi dall’economia per non ostacolare il virtuoso processo di crescita che doveva potersi svolgere senza l’intralcio di “lacci e lacciuoli”. Il sindacato doveva confermarsi “responsabile” e privilegiare la concertazione rispetto al conflitto e allo sciopero.

Info:
https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__diritto-essere-contro-ugo-mattei-libro.php
https://officinebrand.it/offpost/il-diritto-di-essere-contro-ugo-mattei-a-bussoleno-presenta-il-nuovo-libro/
https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/24874-davide-miccione-il-diritto-di-non-essere-a-favore.html?highlight=WyJ1Z28iLCJtYXR0ZWkiLCJtYXR0ZWknIiwidWdvIG1hdHRlaSJd

Europa/Brancaccio

Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico – Piemme (2022)

Il problema e’ che nella sua struttura, potremmo dire nella sua genetica, l’Unione non ha ancora “mutualizzato” quasi nulla. Se ci pensiamo bene, l’Unione non ha pienamente mutualizzato nemmeno la Banca Centrale Europea.
In realta’, la BCE e’ organo di quello che si chiama SEBC, Sistema Europeo delle Banche Centrali, ovvero un sistema di banche centrali nazionali che restano tutte in piedi e operative, secondo procedure per molti versi ancora diversificate tra paese e paese […]
L’Unione non ha pienamente mutualizzato nemmeno la moneta unica.
Per verificarlo, ognuno puo’ prelevare una qualsiasi banconota dal proprio portafoglio. Osservando il codice della banconota si puo’ notare che comincia con una lettera. Senza farla complicata, possiamo affermare che, sia per le vecchie che per le nuove stampe, quella lettera indica la banca centrale nazionale che ha emesso la banconota: S sta per Banca d’Italia, X sta per Bundesbank, U per Banque de France, e così via.
Ebbene, di quella piccola sigla nazionale sulle banconote si discusse animatamente, nei giorni della nascita dell’euro […]
Spinsero per la sua introduzione soprattutto i paesi del Nord, che con l’inserimento di quella piccola sigla ottennero un risultato non trascurabile. In caso di tracollo del progetto europeo, sarebbe stato possibile riassegnare precisamente ogni credito e debito a ciascuna singola nazione emittente. Persino le mere banconote, che sono davvero poca cosa, sarebbero state riassegnate alle rispettive nazioni emittenti. Cosi’, almeno inizialmente, l’eventuale fallimento della moneta unica non avrebbe nemmeno richiesto una sua frettolosa sostituzione con le vecchie valute nazionali.
Il risultato e’ che oggi ci ritroviamo, senza saperlo, con euro italiani, euro tedeschi ed euro francesi, che circolano come se fossero un tutt’uno ma che esattamente la stessa cosa non sono.
Questa purtroppo e’ la storia dell’unione monetaria europea, fin dalle sue origini. Una storia in cui la mutualizzazione e’ andata avanti a passi microscopici e disordinati, con frequenti battute d’arresto e improvvisi arretramenti. Cio’ vale anche per il celebrato Recovery Plan europeo.
L’enormita’ della crisi pandemica avrebbe richiesto un progetto definitivo di mutualizzazione del debito europeo. Non e’ andata cosi’. Per adesso, il debito comune resta un’innovazione circoscritta, nel tempo e anche nelle dimensioni. E’ la riprova che nel Nord e nel Centro Europa i nemici della mutualizzazione dispongono ancora di un notevole potere di interdizione. Nel processo di integrazione capitalistica europea, le fratture tra nazioni restano ancora profondissime.

Info:
https://www.emilianobrancaccio.it/2022/01/03/democrazia-sotto-assedio/
https://www.ilponterivista.com/blog/2021/06/24/democrazia-sotto-assedio/
https://www.micromega.net/brancaccio-capitalismo/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22123-sandor-kopacsi-su-democrazia-sotto-assedio-di-brancaccio.html
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-sotto-assedio-29606

Europa/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – Riscrivere l’economia europea. Le regole per il futuro dell’Unione – il Saggiatore (2020)

Per aiutare le banche a superare la fase calda della crisi finanziaria, sono state elargite alle banche commerciali centinaia di miliardi di euro: e’ stato il piu’ gigantesco programma di aiuti di Stato al settore privato mai attuato in Europa.
Gran parte di questo denaro e’ stata erogata proprio dalla Bce, sotto forma di prestiti a tassi inferiori a quelli di mercato, erogati senza alcuna decisione dei governi eletti, e nemmeno dei leader Ue.
Nessun programma di assistenza sociale mai realizzato per alleviare le sofferenze dei comuni cittadini puo’ reggere anche solo lontanamente il confronto, per dimensioni, con questo programma.
La Bce e’ arrivata addirittura ad acquistare titoli di grandi aziende, tedesche e non solo, penalizzando in tal modo le piccole e medie imprese, che hanno un ruolo cruciale in paesi periferici come la Grecia e il Portogallo.
Forse gli esempi piu’ inquietanti dell’operato della Bce durante la crisi sono quelli in cui la banca si e’ avvalsa della propria posizione (di potere) per imporre cambiamenti di politiche che esulavano totalmente dal suo mandato di politica monetaria.
Essendo la Bce isolata per legge dal controllo politico democratico, sarebbe stato lecito attendersi che essa, nell’esercitare la propria influenza, restasse rigorosamente nell’ambito della politica monetaria: ma i suoi responsabili non si sono minimamente sognati di attenersi a questo vincolo. Per esempio, la Bce ha fatto pressione sull’Irlanda affinche’ la ristrutturazione finanziaria varata nel 2010 non comportasse perdite per gli obbligazionisti delle banche: lo Stato irlandese ha addossato cosi’ ai propri contribuenti costi che avrebbero dovuto essere sopportati da debitori e obbligazionisti delle banche. Analogamente, nel 2011 la Bce ha preteso dalla Spagna, in cambio dell’aiuto finanziario fornito, un elenco dettagliato di misure di riduzione salariale e liberalizzazione. E nel 2015 ha insistito con la Grecia affinche’ si impegnasse a perseguire un forte avanzo di bilancio, sebbene il Fmi dichiarasse urgentemente necessaria una ristrutturazione del debito greco.
Durante la crisi la Bce, come si e’ visto bene nel caso della Grecia, ha esercitato un potere enorme per imporre le richieste della cosiddetta troika di cui essa stessa faceva parte (insieme alla Commissione europea e al Fmi). Nell’ambito dei suoi poteri, la Bce era in grado di paralizzare il sistema finanziario, e non ha esitato a farlo, costringendo la Grecia nell’estate del 2015 (al culmine dello scontro tra la troika e il governo Tsipras) a limitare fortemente i prelievi di contante dalle banche.
Particolarmente preoccupante e’ che ad avvalersi di queste forme di pressione sia stata un’istituzione soggetta a scarso controllo politico, culturalmente vicina al settore finanziario e con un mandato e una governance su cui gia’ da piu’ parti erano stati sollevati dubbi.

Info:
https://www.linkiesta.it/2020/05/nobel-stigliz-come-riscrivere-economia-europea/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/al-capezzale-dell-europa/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/riscrivere-leconomia-europea/

Europa/Kelton

Stephanie Kelton – Il mito del deficit. La Teoria Monetaria Moderna per un’economia al servizio del popolo – Fazi (2020)

La politica italiana negli ultimi anni ha continuato a essere dominata dallo spettro dello “spread“ – il differenziale tra i tassi di interesse dei titoli di Stato italiani e quelli dei titoli di Stato tedeschi –, in base all’assunto errato secondo cui i tassi di interessi sono fissati dai mercati, i quali necessitano di essere “rassicurati“ dai governi per mezzo di politiche fiscali “responsabili“, quando in realta’ […] i tassi di interesse sui titoli di Stato sono una variabile che dipende sempre dalla politica monetaria della banca centrale (anche quando quest’ultima sceglie, per ragioni politiche, di lasciare che siano i mercati a determinare i tassi,come ha spesso fatto la BCE in passato).
La risposta della BCE alla crisi determinata dalla pandemia lo ha reso ampiamente evidente.
Da marzo, la BCE ha intensificato il suo programma di acquisto titoli e oggi sta effettivamente finanziando il disavanzo pubblico dell’Italia, acquistando praticamente tutte le obbligazioni italiane di nuova emissione; di conseguenza, nonostante un significativo aumento del deficit e del debito pubblico, i tassi di interesse sulle obbligazioni italiane sono scesi a livelli record.
Cio’ dimostra, al di la’ di ogni dubbio, che la BCE puo’ sempre impedire che l’aumento del deficit (o dei livelli del debito) spinga all’insu’ i tassi di interesse.
Se lo avesse voluto, la BCE avrebbe potuto scegliere di stabilizzare i tassi di interesse italiani durante le turbolenze politiche del 2018-2019, consentendo cosi’ il regolare svolgimento del processo democratico, invece di lasciare che i mercati obbligazionari influenzassero l’agenda politica […]
Allo stesso modo, proprio come la BCE sta oggi creando denaro per sostenere gli sforzi nazionali per combattere la pandemia, avrebbe potuto fare lo stesso in passato per aiutare i governi a combattere la disoccupazione e altre piaghe sociali invece di insistere affinche’ riducessero i loro livelli di deficit e di debito.

Info:
http://osservatorioglobalizzazione.it/recensioni/il-mito-del-deficit-kelton/
https://www.lafionda.org/2020/09/27/il-mito-del-deficit/
https://fazieditore.it/catalogo-libri/il-mito-del-deficit/
https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/19308-brian-cepparulo-il-mito-del-deficit-stephanie-kelton-e-la-nuova-frontiera-della-mmt.html

Economia di mercato/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – Riscrivere l’economia europea. Le regole per il futuro dell’Unione – il Saggiatore (2020)

Durante la crisi, i governi hanno dovuto fornire un supporto enorme alle loro banche.
Nel 2013, quando la maggior parte dei costi del salvataggio erano stati sostenuti, l’Unione europea aveva riversato miliardi e miliardi di euro nel suo settore bancario, che erano serviti principalmente a evitare il disastro: le banche salvate generalmente non hanno migliorato la loro performance negli anni successivi. Tutto questo andava ad aggiungersi ai sussidi nascosti forniti dalla Bce, che prestava denaro alle banche a tassi di interesse (reali) sostanzialmente nulli o negativi.
A meta’ del 2017 le banche dell’Eurozona disponevano di circa 760 miliardi di euro di liquidita’ a buon mercato grazie alla Bce. Per fare un confronto, nel 2013 l’Unione europea ha stanziato appena 2 miliardi di euro per una nuova iniziativa per contrastare la disoccupazione giovanile, un problema cruciale aggravato dalla crisi bancaria e dalle misure di austerita’ adottate in risposta alla recessione.
Ma questi costi finanziari sono irrisori rispetto ai costi che la crisi finanziaria ha imposto al resto dell’economia.
Se si confronta il livello che avrebbe potuto avere il Pil senza la crisi (basandosi sulla crescita storica) e il livello che effettivamente ha, le perdite cumulative per l’Europa si
contano nell’ordine delle migliaia di miliardi di euro […]
E l’Europa ancora oggi ospita dieci banche di rilevanza sistemica globale, le cosiddette G-SIB, una designazione introdotta dal Consiglio per la stabilita’ finanziaria dopo la crisi per segnalare quelle banche il cui fallimento puo’ produrre un effetto significativo sull’economia mondiale.
Dal momento che il fallimento di una qualunque di queste enormi banche impone danni collaterali enormi al resto dell’economia, i governi normalmente non lasciano che falliscano (da qui la definizione di «troppo grandi per fallire»).
L’Europa ha ancora per le mani un dilemma serio, da questo punto di vista, perche’ le banche troppo grandi per fallire rappresentano un triplice problema.
In primo luogo, sono consapevoli di essere troppo grandi per fallire e quindi si prendono rischi smodati, perche’ sanno che non pagheranno il prezzo estremo della bancarotta. Sanno che verranno salvate, accada quel che accada (o comunque quasi sicuramente): i loro incentivi, quindi, sono distorti.
In secondo luogo, quando queste banche falliscono, non solo il costo diretto per lo Stato e l’economia e’ ingente, ma lo sono anche i costi indiretti causati dai loro intrecci con quasi tutte le altre banche (anche banche piu’ piccole possono essere troppo intrecciate per fallire).
In terzo luogo, a causa della maggiore probabilita’ di un salvataggio pubblico, le banche troppo grandi per fallire possono indebitarsi a un tasso piu’ basso. Questo sussidio nascosto, garantito perche’ sono percepite come mutuatari piu’ sicuri, consente loro di diventare ancora piu’ grandi.

Info:
https://www.linkiesta.it/2020/05/nobel-stigliz-come-riscrivere-economia-europea/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/al-capezzale-dell-europa/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/riscrivere-leconomia-europea/

Europa/Marsili

Lorenzo Marsili, Yanis Varoufakis – Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo – Laterza (2017)

Nel 1998 i capi di Stato e di governo dell’Eurozona si incontrano ad Amsterdam per definire lo Statuto e la composizione della Banca centrale europea […]
Viene deciso che l’azione principale della BCE deve essere diretta esclusivamente alla lotta all’inflazione, mentre la sua capacita’ di intervento a sostegno dell’economia e dei bilanci nazionali viene fortemente limitata.
Anzi, viene esplicitamente vietata, perche’ bisogna lasciare gli Stati in balia dei mercati e dei loro umori: perche’ i mercati la sanno piu’ lunga, mentre dell’intervento pubblico non ci si puo’ fidare […]
Alla Banca centrale europea viene chiesto di tenere a bada l’inflazione, senza curarsi delle ricadute che le sue politiche potrebbero avere sull’occupazione.
Tutte scelte, queste, perfettamente in linea con un fondamentalismo di mercato che vede nell’inflazione il nemico da combattere (perche’ l’inflazione svaluta il valore del capitale) e nell’occupazione una variabile destinata ad aggiustarsi da se’ attraverso l’abbassamento del costo del lavoro.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858128282
https://www.sns.it/it/evento/terzo-spazio
https://www.estetica-mente.com/recensioni/libri/lorenzo-marsili-yanis-varoufakis-terzo-spazio-oltre-establishment-populismo/73210/
http://www.mangialibri.com/libri/il-terzo-spazio

Europa/Arlacchi

Pino Arlacchi – I padroni della finanza mondiale. Lo strapotere che ci minaccia e i contromovimenti che lo combattono – Chiarelettere (2018)

La Banca centrale europea, come l’euro, e’ difettosa sin dalla sua nascita, nel 1988, perche’ ha come esclusivo compito la lotta all’inflazione.
Questo mandato e’ stato mantenuto invariato anche quando e’ diventato palese, subito dopo la creazione della Bce, che il problema principale per l’economia europea non era l’inflazione, ma la sindrome stagnazione, disoccupazione e deflazione.
«Le banche centrali […] sono state create nei secoli per svolgere soprattutto una funzione: creare il denaro necessario per coprire i disavanzi del bilancio statale, ripagare i debiti pubblici giunti a scadenza, finanziare la spesa sociale, promuovere l’occupazione.
Alla Bce, caso unico al mondo, tale funzione e’ preclusa.»
Infatti, il trattato istitutivo dell’Unione fa divieto alla Bce di prestare denaro ai governi, ma le consente di prestarne quantita’ illimitate alle banche commerciali, «per cui di fronte alla Bce le banche hanno maggiori diritti degli Stati.
Se questi hanno bisogno di denaro, debbono rivolgersi ai mercati, ossia alle banche, pagando sui titoli che emettono tassi di interesse.»

Info:
https://www.interris.it/news/esteri/chi-sono-i-padroni-della-finanza-mondiale/
https://www.edizionipolis.it/magazine/2019/03/29/economia-e-finanza-mondiale-arlacchi-il-neoliberalismo-oggi-vive-una-profonda-crisi/

Europa/Fazi

Thomas Fazi, Guido Iodice . La battaglia contro l’Europa. Come un’elite ha preso in ostaggio un continente. E come possiamo riprendercelo – Fazi (2016)

Piu’ Europa? […] Un’unione fiscale degna di questo nome richiederebbe un bilancio federale pari almeno al 10 per cento del PIL dell’eurozona; trasferimenti fiscali dai paesi piu’ ricchi verso quelli piu’ poveri; un’autorita’ federale capace di effettuare spesa in deficit con il sostegno attivo della BCE; un effettivo trasferimento di rappresentativita’ democratica dal livello nazionale a quello sovranazionale (no taxation without representation).
Purtroppo, l’unione fiscale proposta da Schäuble non soddisfa nessuna di queste condizioni. Al contrario, essa ruota attorno alla creazione di un organo indipendente col potere di veto sui bilanci nazionali […]
Si tratta, in sostanza, di un piano finalizzato a privare gli Stati nazionali di quel minimo di potere discrezionale che gli e’ rimasto, mettendo definitivamente il pilota automatico alla politica fiscale (in linea col dogma ordoliberale): il passo finale nella trasformazione definitiva dell’eurozona in una gabbia ordoliberale basata su un sistema di regole ferree e inflessibili […] Allo stesso tempo va anche rigettata con forza l’argomentazione, cara ai tedeschi, secondo cui, in assenza di un’unione fiscale, e’ necessario limitare ulteriormente l’autonomia fiscale degli Stati membri.
Questo rappresenta un ribaltamento totale di quello che insegna la teoria economica, nonche’ la storia, in materia di federazioni.
E’ vero l’esatto contrario, infatti: solo laddove esiste uno
“Stato centrale” in grado di compensare le fluttuazioni asimmetriche nei vari Stati membri e di redistribuire le risorse all’interno dell’unione monetaria ha senso limitare l’autonomia fiscale dei singoli Stati; in caso contrario, porre vincoli dibilancio molto stringenti ai singoli paesi li priva semplicemente della capacita’ di rispondere alle recessioni in modo adeguato, come dimostra bene la perdurante crisi dell’eurozona.
Insistere su questa strada – rafforzare i vincoli di bilancio finche’ non si arriva all’unione fiscale – vuol dire continuare a mettere il carro prima dei buoi, con conseguenze che non potranno che essere devastanti.

Info:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-battaglia-contro-leuropa/
https://keynesblog.com/2016/07/08/michele-salvati-recensisce-la-battaglia-contro-leuropa-di-thomas-fazi-e-guido-iodice/

Europa/Boitani

Andrea Boitani – Sette luoghi comuni sull’economia – Laterza (2017)

Se non si vogliono accettare una revisione delle regole europee di finanza pubblica e, con tale revisione, tetti piu’ alti al deficit e un piu’ graduale, ma piu’ sicuro, sentiero di rientro del debito pubblico (soprattutto nei famigerati PIIGS), e se non si ritiene possibile rivedere il Trattato quanto al finanziamento monetario degli investimenti pubblici, rimangono solo tre alternative.
La prima e’ che tutti, Commissione europea, BCE e governi dell’Eurozona non facciano nulla, credendo di aver gia’ fatto tutto col piano Junker, secondo il «principio del Pappataci», enunciato nell’Italiana in Algeri di Rossini: «lascia pur che gli altri facciano: tu qui mangia, bevi e taci».
La seconda, piu’ attivistica e stimolante, e’ che la BCE faccia ricorso alla forma pura dell’helicopter money proposta da Milton Friedman quarant’anni fa, cioe’ si risolva a inviare un assegno a ciascuna famiglia dell’Eurozona, sperando che venga effettivamente speso. Gli effetti saranno meno espansivi di quelli ottenibili con il finanziamento di investimenti pubblici, ma certamente piu’ espansivi di quelli che si potrebbero ottenere riducendo contemporaneamente le tasse e la spesa pubblica. […]
La terza strada consiste nell’accrescere significativamente la spesa per investimenti pubblici almeno in Germania, l’unico paese europeo grande che abbia un ampio spazio fiscale, avendo un debito pubblico relativamente basso (in rapporto al PIL), un enorme surplus di bilancia commerciale e, ora, anche un surplus di bilancio pubblico.
Ai primi di settembre 2016, pure il presidente della BCE Mario Draghi ha sollecitato il governo tedesco in questo senso.
La dimensione della Germania in Europa garantisce che una forte spinta alla sua domanda interna abbia una ricaduta positiva sugli altri paesi dell’Eurozona […].
Un paese, di fatto, leader in Europa, come la Germania, dovrebbe offrire qualche beneficio (economico) della sua leadership a tutti gli altri, per consolidare la sua egemonia con il consenso (cioe’ essere veramente «egemone» e non
«dominante»).
Vista la difficolta’ di convincere i politici tedeschi a mollare l’ormeggio delle regole «stupide» e a spendere in proprio per costruire un’egemonia consensuale, la terza alternativa non appare oggi molto piu’ probabile della seconda e della via maestra di un (vero) grande piano europeo di investimenti pubblici.
Accidenti: una volta che un luogo comune ha senso…

Info:
https://www.anobii.com/books/Sette_luoghi_comuni_sull%27economia/9788858124581/012e4b7607f103e80f
https://www.lavoce.info/archives/tag/i-sette-luoghi-comuni-sulleconomia/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858124581