Societa’/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)


Indicatori segnalano una chiara tendenza generale: una “recessione” globale della democrazia. Un arretramento di cui abbiamo avuto varie prove negli anni.
Limitazioni della liberta’ d’espressione, inasprimenti dei controlli e delle pene contro chi manifesta in piazza, sospensioni delle fondamentali liberta’ di riunione, e ancora, soggezione della magistratura al potere dell’esecutivo, messa al margine delle assemblee parlamentari nelle decisioni politiche fondamentali, dalle leggi di bilancio alle campagne militari.
Togliere il potere alle corti e al parlamento per darlo tutto al governo, poi togliere il potere al governo per darlo tutto al capo del governo.
La direzione e’ ben nota. Esecutivizzazione del potere, presidenzialismo, fino magari a veder sorgere, all’orizzonte, un novello condottiero delle masse. Non piu’ in divisa ma in giacca e cravatta, o magari in tailleur.
La famigerata sentenza che Vladimir Putin rilascio’ al “Financial Times” nel 2019, secondo cui il liberalismo ha esaurito il suo scopo, sembra assumere i tratti della malefica profezia […]
Da dove viene questa tendenza anti-democratica?
Quali forze la mobilitano, quali fattori la rendono così viva?[…]
Il moto anti-democratico si sta verificando in perfetta concomitanza con l’altra fondamentale tendenza che sta segnando l’epoca: la centralizzazione dei capitali in sempre meno mani. Nefasta coincidenza? Scherzo del destino? Non crediamo.
La tesi che viene qui proposta e’ un’altra. Vi e’ motivo di ritenere che la sovrapposizione delle due tendenze sia non “casuale” ma “causale”. Ossia, la centralizzazione dei capitali puo’ esser considerata una causa del recesso democratico in corso […]
Quanto piu’ esclusivo diviene il club dei padroni del capitale centralizzato, tanto piu’ e’ ragionevole supporre che questi avvertano insofferenza verso i contrasti, le mediazioni e i compromessi tipici di ogni democrazia, soprattutto di quelle forme di democrazia assembleare che vedono il coinvolgimento nelle decisioni di una pluralita’ di teste.
Insomma: troppa attivita’ di lobbying da finanziare, troppi politici da sedurre o minacciare, troppo tempo da sottrarre alla formazione del profitto. I pochi padroni del capitale centralizzato, di conseguenza, promuovono e foraggiano modifiche istituzionali, controriforme, mutamenti di regime, atti a semplificare le procedure, ridurre le teste che decidono, centralizzare il potere politico nelle mani di pochi, al limite di uno soltanto. In questo modo, come il club dei padroni si fa piu’ esclusivo, cosi’ le leve del potere politico vengono affidate a una elite sempre piu’ ristretta di decisori.
Il capitale centralizzato plasma la politica a sua immagine e somiglianza. Come in azienda decide il padrone del capitale, in politica deve decidere il servitore del capitale. 

Info:
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https://ilmanifesto.it/come-mobilitare-lintelligenza-collettiva

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/02/libercomunismo-economia-di-piano-e-liberta-come-sconfiggere-il-capitale/8276470/
https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/27/solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-0192301
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32465-francesco-bugli-solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio.html
https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/32858-pier-giorgio-ardeni-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-un-contributo-al-dibattito.html?utm_source=newsletter_2538&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Green New Deal/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)


 A proposito di tendenze storiche: la crescita dell’inquinamento, il cambiamento climatico, la distruzione della biodiversita’ sono i tre fattori costitutivi di quella che le Nazioni Unite definiscono “tripla crisi planetaria”.
La rilevanza degli impatti e’ fuori discussione. La rivista “Lancet” ha stimato che le varie forme di inquinamento d’aria, acqua, suolo, ambientale e lavorativo causano nel complesso circa 9 milioni di morti ogni anno. E i costi dei danni provocati dal mutamento climatico equivalgono, annualmente, al prodotto interno lordo di un paese come l’Italia. Quanto alle forme di vita a rischio, allo stato attuale sono circa un milione, con effetti imprevedibili sulla riproducibilita’ dell’ecosistema globale. Infine, tra le previsioni del Panel intergovernativo dell’ONU sul cambiamento climatico, sono ritenuti possibili eventi futuri di portata “catastrofica”: come il “capovolgimento meridionale della circolazione atlantica”, che potrebbe sconvolgere le condizioni di abitabilita’ di ampie regioni dell’Europa e del mondo.
Quanto alle cause di queste tendenze, la ricerca scientifica e’ giunta a risultati univoci, pure riguardo al tema controverso della crisi climatica. Il Panel dell’ONU e gli altri rapporti ufficiali indicano che la parte preponderante del cambiamento climatico successivo alla rivoluzione industriale e’ stata causata “dall’attività umana”. Sarebbe piu’ appropriato dire: dalla forza dirompente del capitalismo.

Info:
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Capitalismo/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)

Il modo piu’ semplice in cui la centralizzazione del capitale si manifesta e’ quello ben descritto dall’allegoria di Bruegel: nella competizione sui mercati, mangiando i pesci piu’ piccoli e piu’ deboli, il pesce piu’ grosso diventa sempre piu’ grosso e piu’ potente.
Si formano cosi’ le grandi aziende, le megacorp, gli oligopoli transnazionali.
Fin qui, e’ bene notarlo, la centralizzazione opera secondo gli ordinari scambi di mercato. La proprieta’ del capitale viene ceduta dalla parte debole e viene acquisita dalla controparte forte ai prezzi vigenti sui mercati. Questi prezzi possono oscillare paurosamente, come accade nel trapasso speculativo tra euforia e crisi […]
La centralizzazione dei capitali avviene anche in un altro modo, piu’ sottile e piu’ rapido. Accade quando, in cambio di interessi e dividendi, una miriade di piccoli proprietari affida il controllo dei propri risparmi al ristretto circolo di capitalisti che governa i consigli di amministrazione delle grandi banche e delle grandi aziende. In tal caso, la proprieta’ non passa di mano, resta in capo ai piccoli risparmiatori, ma il controllo effettivo del capitale si concentra nelle pochissime mani dei capi dei consigli di amministrazione. Insomma: la tendenza verso la centralizzazione implica che i proprietari non sono piu’ i padroni e i padroni non sono piu’ i proprietari […]
Visto che una parte sempre piu’ grande del capitale tende a esser controllata da padroni che non hanno nemmeno piu’ bisogno di esser proprietari, perche’ non vedere in questo spettacolare mutamento un’anticamera del socialismo?
Perche’, in altre parole, non possiamo immaginare di sostituire i consigli di amministrazione dei padroni con dei consigli di lavoratrici e lavoratori che agiscano per conto della collettivita’?

Info:
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Capitalismo/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)


La prezzatura capitalistica dell’attivita’ scientifica incontra un solo limite: il rischio.
Come evidenziato dagli studi di Mariana Mazzucato, Joseph Stiglitz e altri, l’elemento di rischio dell’attivita’ scientifica rimane quasi sempre a carico delle autorita’ pubbliche. Come e’ accaduto nel caso degli studi di frontiera contro la pandemia da Covid-19 e in mille altre circostanze.
Per Boris Johnson, la salute pubblica e’ garantita dall’avidita’ di profitti delle aziende farmaceutiche. Ma la verita’ e’ che i centri di ricerca privati investono in innovazioni dall’esito incerto solo perche’ i bilanci statali coprono i rischi connessi. Altrimenti non muovono un dito.
Piu’ di ogni altra macchina dell’accumulazione, la scienza capitale privatizza i profitti e socializza le perdite.[…]
Imporre prezzi capitalistici al modo di produzione della scienza significa deviare la destinazione degli investimenti. Tra una scoperta che dia bassi profitti attesi e alti benefici collettivi nel lungo periodo e una scoperta che al contrario crei profitti alti e immediati e bassi benefici collettivi, il capitalismo scientifico deve per forza scommettere su quest’ultima.
Ed ancora, la logica della scienza capitale stravolge la distribuzione del progresso scientifico sulle diverse classi sociali. Il capitalismo scientifico, cioe’, non solo innova poco ma offre le sue poche novita’ solo a chi possa pagarne il prezzo. Una fenomenale quantita’ di innovazioni tecno-scientifiche viene oggi destinata a migliorare la qualita’ dei beni e servizi di lusso. E non e’ affatto detto che, a cascata, possa andare anche a beneficio dei beni primari della collettivita’. Le briciole che cadono dalla tavola imbandita dei ricchi per andare a sfamare il popolo sono ben poche, specialmente quando si tratta di briciole del progresso scientifico […]
La perdita di autorevolezza della scienza dipende anche dalla sua crescente distanza dai bisogni delle masse, dal declino dei reali benefici esistenziali che infonde tra di esse, dalla sua dipendenza dalle logiche del capitale centralizzato. Su questo, i beceri complottisti hanno torto ma hanno anche ragione: hanno torto perche’ non c’e’ nessun “piano” ordito contro il popolo, ma hanno ragione nel denunciare che la scienza non bada piu’ ai bisogni delle masse.

Info:
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Capitalismo/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)


 Ricerche pubblicate sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, e vari rapporti ILO e World Bank, indicano una chiara relazione statistica a livello internazionale: piu’ alto e’ il reddito pro capite di un paese, piu’ bassa e’ la percentuale dei cosiddetti “lavoratori autonomi” sul totale degli occupati.
Mentre le Filippine registrano un reddito medio di 4000 dollari e una quota di lavoratori autonomi del 27 per cento, la Francia segna un reddito di 46.000 dollari e una quota di autonomi del 12 per cento, e gli Stati Uniti raggiungono un reddito di 86.000 dollari con una percentuale di autonomi di appena il 6 per cento del totale.
In sostanza, piu’ si sale nella scala dello sviluppo capitalistico, piu’ si riduce la percentuale di imprenditori individuali, lavoratori indipendenti, liberi professionisti, partite IVA, mentre aumenta la percentuale di lavoratori con contratto di lavoro dipendente, ossia subordinati in tutto e per tutto al comando del capitale. Ingegneri, medici, avvocati, architetti non scompaiono ma diventano dipendenti di imprese, societa’ per azioni, multinazionali.
Del ceto medio dunque si restringe non solo il potere capitalistico e la quota di reddito e di ricchezza nazionale che riceve, ma anche il grado di indipendenza del lavoro che svolge.

Info:
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Economia di mercato/Brancaccio

Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti, Stefano Lucarelli – La guerra capitalista. Competizione, centralizzazione, nuovo conflitto imperialista – Mimesis (2022)

Nella intricata catena logica che conduce alla centralizzazione dei capitali in sempre meno mani, la solvibilita’ occupa un ruolo cruciale […]
La lotta tra capitali sui mercati genera continuamente vincitori e vinti, con questi ultimi a rischio di insolvenza e proprio per questo soggetti a liquidazioni, fusioni, acquisizioni a opera dei primi.
Il risultato, tra i piu’ paradossali del movimento capitalistico, e’ che la competizione fra tanti sfocia nel suo opposto, vale a dire la centralizzazione e la tendenziale monopolizzazione dei mercati a opera di pochi.
Con effetti potenzialmente dirompenti per l’ordine generale del sistema, economico e politico […]
Tutto questo significa, nella sostanza, che nell’ambito del paradigma alternativo la solvibilita’ incarna un inesorabile conflitto interno alla classe capitalista, tra capitali deboli a rischio di insolvenza e acquisizioni, che lottano per la sopravvivenza e contro la forza distruttiva della centralizzazione, e capitali forti e solvibili che dalla centralizzazione traggono sempre maggiore forza e potere.
Un conflitto, come abbiamo accennato, tanto più violento quanto maggiore sia la varianza tra le posizioni reddituali e finanziarie dei capitali in posizione di credito e dei capitali in posizione di debito.
A seconda dei diversi possibili esiti di questo conflitto interno al capitalismo, la solvibilita’ risultera’ piu’ o meno stringente e la centralizzazione sara’ piu’ o meno potente.
In tutti i casi, la classe lavoratrice avvertira’ le ripercussioni del conflitto inter-capitalistico, che a seconda delle mutevoli decisioni delle imprese, delle banche e del sistema finanziario, vedra’ continuamente modificarsi il ritmo degli investimenti, la dinamica dei prezzi e delle quantita’, e sfocera’ di volta in volta in diverse combinazioni di inflazione e disoccupazione.
Con una reazione del lavoro, in termini di lotta di classe, che potra’ verificarsi in misura piu’ o meno accentuata o potra’ anche non verificarsi affatto, in base ai diversi possibili stati dei rapporti sociali di produzione.
Stando alla teoria alternativa, dunque, la solvibilita’ capitalistica e’ condizione non semplicemente tecnica ma anche inesorabilmente politica, di lotta intestina alla classe capitalista, con continui riverberi sulla classe lavoratrice.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-guerra-capitalista-di-emiliano-brancaccio-raffaele-giammetti-e-stefano-lucarelli/
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-guerra-capitalista
https://www.micromega.net/la-guerra-capitalista-spiegata-nel-nuovo-libro-di-brancaccio-giammetti-e-lucarelli/
https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/01/25/un-commento-su-la-guerra-capitalista-0156524

Geoeconomia/Brancaccio

Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico – Piemme (2022)

Gli Stati Uniti si stanno adattando con estrema difficolta’ a una rilevante perdita di peso nell’economia mondiale.
Il PIL americano e’ passato da quasi il 40 per cento alla fine degli anni ’50 a circa il 25 per cento del totale mondiale di oggi, e continua a calare.
Questo declino relativo, oltretutto, avviene in concomitanza con un sistematico deficit verso l’estero, con gli americani che continuano ad acquistare piu’ beni e servizi dall’estero di quanti ne riescano a vendere, nonostante la discesa tendenziale del dollaro.
Queste tendenze sconvolgono gli equilibri, non solo internazionali ma anche interni. Il declino infatti limita la crescita economica, distrugge pezzi di piccola borghesia, accentua la disuguaglianza sociale interna e pregiudica il movimento da una classe all’altra, ormai bloccato da anni.

Info:
https://www.emilianobrancaccio.it/2022/01/03/democrazia-sotto-assedio/
https://www.ilponterivista.com/blog/2021/06/24/democrazia-sotto-assedio/
https://www.micromega.net/brancaccio-capitalismo/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22123-sandor-kopacsi-su-democrazia-sotto-assedio-di-brancaccio.html
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-sotto-assedio-29606
https://www.sinistrainrete.info/teoria/23943-monica-quirico-democrazia-sotto-assedio.html

Societa’/Brancaccio

Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico – Piemme (2022)

Uno spettro si aggira per il mondo.
E’ la generazione degli ultimi “millennials” e dei cosiddetti “Z”, ovvero dei giovani che hanno raggiunto la maggiore eta’ nell’epoca tumultuosa che va dalla grande recessione cominciata nel 2008 alla crisi pandemica iniziata nel 2020.
Sono lontani dai media tradizionali che si occupano di politica, nutrono scarso interesse per il dibattito tra i partiti e disertano le elezioni piu’ delle altre classi di eta’.
Eppure, quando si trovano coinvolti nei movimenti e vengono interrogati su questioni politiche sensibili, rivelano preferenze che non sembra azzardato definire rivoluzionarie. […]
Le periodiche inchieste sui giovani evidenziano una maggiore sensibilita’ verso i rischi di una catastrofe climatica e una connessa volonta’ di cambiamento del sistema produttivo in senso ecologista.
Gli stessi sondaggi mostrano anche un grande sostegno dei giovani verso la lotta alle discriminazioni razziali e sessuali, in concomitanza con una serie di cambiamenti rilevanti nei costumi, una notevole fluidita’ nella visione delle identita’ e degli orientamenti sessuali, e una concezione delle relazioni affettive sempre piu’ difficile da inquadrare nei canoni della famiglia nucleare tradizionale […]
A questi interessanti segni di cambiamento, infatti, si aggiunge una novita’ ancor piu’ sorprendente. A quanto pare, le generazioni piu’ giovani risultano sempre piu’ critiche verso l’odierno capitalismo e sembrano preferire un sistema alternativo di tipo socialista o addirittura comunista.

Info:
https://www.emilianobrancaccio.it/2022/01/03/democrazia-sotto-assedio/
https://www.ilponterivista.com/blog/2021/06/24/democrazia-sotto-assedio/
https://www.micromega.net/brancaccio-capitalismo/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22123-sandor-kopacsi-su-democrazia-sotto-assedio-di-brancaccio.html
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-sotto-assedio-29606
https://www.sinistrainrete.info/teoria/23943-monica-quirico-democrazia-sotto-assedio.html

Capitalismo/Brancaccio

Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico – Piemme 2022

La centralizzazione capitalistica e’ dunque alla base dell’attuale regresso democratico e in prospettiva potrebbe minacciare la sopravvivenza stessa delle istituzioni della liberaldemocrazia.
Il capitalismo tende cosi’ a precipitare in una crisi ancor piu’ minacciosa, non solo economica ma anche democratica […]
Studi recenti segnalano, a questo riguardo, che oltre l’80 per cento del capitale quotato nelle Borse mondiali e’ controllato da meno del 2 per cento degli azionisti, un ristretto manipolo di grandi capitalisti che oltretutto tende a restringersi ancora di piu’ a cavallo delle crisi economiche.
Questa centralizzazione del controllo capitalistico si manifesta un po’ in tutti i settori, dai trasporti alla farmacia, dalla grande distribuzione fino ai media e all’editoria. Il fenomeno si verifica indipendentemente dall’alternarsi delle decisioni di conglomerare o di fare “spezzatini” dei comparti del business.
Ed e’ una tendenza che si manifesta un po’ ovunque, negli Stati Uniti, in Europa e persino in Cina, al di la’ dei confini delle singole nazioni. Inoltre, e’ interessante notare che questo ristretto club di detentori delle quote di controllo del capitale mondiale risulta per molti versi stabile: una volta raggiunto l’olimpo, questa nuova oligarchia del capitale difficilmente viene scalzata.

Info:
https://www.emilianobrancaccio.it/2022/01/03/democrazia-sotto-assedio/
https://www.ilponterivista.com/blog/2021/06/24/democrazia-sotto-assedio/
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Stato/Brancaccio

Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico – Piemme (2022)

Oggi, dopo la grande recessione del 2008 e la crisi pandemica del 2020, e a seguito di numerose critiche rivolte all’attuale regime di accumulazione del capitale basato sul libero mercato e sulla finanza privata, di tanto in tanto riaffiorano le discussioni sulla ricerca di possibili alternative.
A tal proposito, i difensori dell’attuale sistema di mercato insistono sull’idea che sistemi alternativi fondati sulla pianificazione pubblica si baserebbero su una burocrazia statale caratterizzata da decisioni opache, lente e farraginose, e sulla pretesa impossibile di assegnare a un unico organo centrale dello stato il compito di determinare i prezzi del sistema economico.
Cio’ darebbe luogo a tutta una serie di inefficienze e di errori, solitamente definiti “fallimenti dello stato”.
Inoltre, i critici della pianificazione sono anche convinti che le liberta’ individuali, civili e politiche, non sarebbero adeguatamente tutelate in un sistema in cui lo stato accentra i principali poteri economici.
I fautori di un recupero in chiave moderna del tema della pianificazione, invece, sostengono che i “fallimenti del mercato” possono risultare anche piu’ gravi e piu’ pervasivi di quelli che sono imputati agli organi statali.
In questa diversa ottica, il libero mercato capitalistico genera piu’ facilmente disoccupazione e sottoutilizzo di capacita’ produttiva, crisi ricorrenti, disuguaglianze, sprechi di risorse naturali, esternalita’ negative irrisolte come ad esempio le emergenze climatiche, e piu’ in generale causa problemi di coordinamento delle decisioni.
Inoltre, solo in apparenza il mercato sarebbe caratterizzato dalle libere decisioni di una molteplicita’ di soggetti privati decentrati e indipendenti tra loro.
La tendenza verso la centralizzazione dei capitali fa si’ che esso in realta’ sia sempre piu’ dominato da “giganti economici”, vale a dire moderni oligarchi che concentrano presso di se’ le decisioni prevalenti.
In questo senso, anche in un sistema capitalistico di mercato c’e’ il rischio che il potere economico, e quindi anche politico, si coaguli in cosi’ poche mani da mettere a rischio pure la democrazia e i diritti di liberta’ individuali. Col risultato di preservare in fin dei conti una sola forma della liberta’: quella dei possessori di capitale.

Info:
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