Green New Deal/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Cosa concretamente comporta il problema di emissioni di CO2?
Cambiamento climatico, riscaldamento, innalzamento mari (porti, ferrovie, trattamento acque, aeroporti, ferrovie, strade, elettricita’, telefoni, sistemi a rete), eventi estremi, perdita di sicurezza alimentare e biodiversita’, rischi sulla salute, migrazioni, conflitti, perdita di integrita’ e autoregolazione della biosfera […]
In termini di complessita’, molte di queste dinamiche ambientali sono soggette al tipping point, ovvero il punto di svolta, critico, di non ritorno, il valico oltre il quale si accendono retroazioni autoamplificanti non lineari. Le situazioni ambientali piu’ vicine al tipping point sono il permafrost, la barriera corallina, i ghiacci dell’Antartide orientale, il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica (Amoc) responsabile della “corrente del Golfo”, la calotta polare, la foresta amazzonica e boreale.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Al di là di come ce la siamo raccontata, vediamo allora meglio nelle sue forme reali la strategia adattiva degli occidentali messa in piedi nell’Era moderna, scoprendo che essa si e’ basata su quattro diverse forme di semplice dominio: il dominio geopolitico, il dominio sulla natura, il dominio di classe e il dominio di una certa precisa immagine di mondo […]
Dominio sul mondo […]

Cosi’ si e’ sviluppato tra colonie e imperi ancora fino al Novecento inoltrato, e quanta resistenza ostinata hanno opposto le potenze e gli Stati europei ai vari processi di decolonizzazione del secondo dopoguerra […]
Con una rincorsa iniziata gia’ a fine XIX secolo e poi soprattutto nel XX secolo, il cuore del sistema moderno occidentale non e’ piu’ europeo, e’ americano.
Dopo lo sterminio dei nativi, gli statunitensi sono stati in Corea, Vietnam, Repubblica Domenicana, Cambogia, Laos, Grenada, Iraq, Panama, Bosnia, Kosovo, Libia, Afghanistan, di nuovo Iraq, Yemen, Somalia, Siria le principali guerre mosse in questi ultimi settant’anni per mettere (dis)ordine al mondo e sovralimentare il proprio agio economico interno, lo “stile di vita” americano […]
Dominio sulla natura […]
Il saccheggio naturale continuato di legno, carbone, petrolio, alimenti di mare, di aria e di terra, il sovrasfruttamento dei campi con disordinamento del ciclo globale dell’azoto, gli eccessi di prelievo delle acque dolci di superficie e perfino quelle fossili, l’immissione di anidride carbonica nell’aria oltre piombo, monossido di carbonio, anidride solforosa, ossido di azoto, arsenico e mercurio che poi tornano indietro come piogge acide assorbite dal terreno, la riduzione indiscriminata di biodiversita’ che mina strutturalmente la resilienza delle ecologie, la produzione e immissione nell’ambiente di chimica sintetica estranea a cicli biologici, attivita’ di pesca industriale che non rispetta i cicli di ripopolamento, l’acidificazione degli oceani e molto altro sono stati a lungo correlati strutturali del nostro modo moderno di stare al mondo.
Dominio di classe […]
Nelle societa’ moderne massive, la classe bassa non si sogna minimamente di sovvertire il sistema, sogna di diventare classe media, la media sogna la medio-alta, la medio-alta sogna di accedere all’attico sociale delle elite, le elite cercano di tenere tutte le altre a distanza […]
A partire da meta’ anni Settanta, con le teorizzazioni sulla necessita’ di frenare gli slanci democratici e il contro lancio delle teorie neoliberali in economia […] le elite cominciano a rompere il contratto sociale e si incamminano lungo la fase che portera’ a globalizzazione e finanziarizzazione potenziate dall’informatizzazione […] Tale movimento si potrebbe leggere proprio come una strategia adattiva delle sole elite alle nuove condizioni del mondo. Le elite scelgono di abbandonare i veicoli adattivi sociali al loro destino di contrazione strutturale, riservandosi nuovi ambiti in una sorta di utilitarismo ristretto del “maggior benessere per il minor numero” […]
[Dominio di una certa immagine di mondo]
Tutta la nostra storia recente si e’ sviluppata, nei fatti concreti come nelle immagini di mondo, in assenza di tre concetti.
Il primo e’ la nozione di entropia, proveniente dalla fisica termodinamica di fine XIX secolo.
La nozione dice che in un sistema chiuso, ovvero che non scambia energia e materia con l’esterno, l’ordine molecolare, il cui opposto disordine molecolare e’ detto appunto entropia, tende a crescere irreversibilmente, cioe’ va sempre avanti e mai indietro.
La nozione e’ sconosciuta all’interno del nostro impianto economico, nessuna teoria economica tra quelle dominanti si e’ mai preoccupata di questo consumo dell’ordine che produce irreversibile disordine.
Il secondo concetto e’ quella di ecosistema.
Solo a partire dagli anni Sessanta ci si e’ resi conto del fatto che pesci, piante, aria, acqua, rocce e tutto il resto fanno parte di un unico sistema a base bio-fisico-chimica e, come in tutti i sistemi, le parti sono tra loro collegate e in equilibrio dinamico, ogni colpo inferto in un punto si risente nel sistema generale […]
Il terzo concetto e’ una nozione filosofica ed e’ in definitiva la piu’ importante, nonche’ derivabile di logica dalle altre due: il limite […]
Nel nostro passato non abbiamo incontrato mai la nozione di limite inaggirabile: l’intero modo di stare al mondo del moderno occidentale e’ un continuo trascendimento dei limiti, attraverso conquiste, superamenti, esplorazioni, emancipazione dai vincoli territoriali e naturali, domini. Un lungo delirio di onnipotenza di apprendisti demiurghi, novelli prometei. 

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
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Green New Deal/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Gli impatti ambientali dei consumi dei ricchi non sono quelli dei poveri: una ricerca Oxfam-Stockholm Environment Institute del 2020 stimava che le emissioni di carbonio del solo 1 per cento piu’ ricco del pianeta sono piu’ del doppio del 50 per cento piu’ povero del mondo, una sproporzione clamorosa.
I consumi degli occidentali sono oggi a chilometri di distanza da dove si produce fattivamente, e gli occidentali non percepiscono gli effetti del loro stile di vita in diretta. Se si calcolasse, nelle statistiche di inquinamento atmosferico, non solo le emissioni proprie ma quelle incorporate nei prodotti e servizi creati altrove ma utilizzati qui, l’Europa vedrebbe un maggior carico del 40 per cento.
L’impronta ecologica, che e’ una metrica introdotta nei primi anni Novanta per render subito chiara la dimensione del problema del rapporto tra eccesso di consumo di tutti i fattori terrestri e il nostro modo di stare al mondo quanto a stile vita e consumo, dice che nel 2019, se tutta la popolazione terrestre avesse vissuto come gli abitanti dell’India, la Terra sarebbe bastata e avanzata. Ne sarebbero state necessarie 2,7, invece, se tutti avessero adottato lo stile di vita italiano, tre con quello tedesco. Ma se tutti vivessero come gli americani, ce ne vorrebbero cinque di Terre.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

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Europa/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


I giganteschi sussidi al petrolio sostengono in modo ingente anche l’industria automobilistica, in crisi in tutto il mondo.
Se i veri costi del petrolio venissero trasferiti sui prezzi della benzina, guidare un’auto sarebbe inaccessibile per la maggior parte delle persone e il settore crollerebbe […]
Anche il settore aeronautico, che e’ responsabile della quota di gas serra in piu’ rapida crescita, viene sovvenzionato in modo ingente. Le sue infrastrutture, in particolare la costruzione di aeroporti, sono pagate principalmente dai contribuenti. Il carburante per aerei non e’ tassato in tutto il mondo e l’aviazione e’ anche esclusa dai negoziati sul clima delle Nazioni Unite […]
I produttori di aerei Airbus e Boeing ricevono per via diretta o indiretta iniezioni di denaro dallo Stato per miliardi di euro. Senza tutti questi sussidi, sarebbe impensabile che volare in Europa sia piu’ economico che viaggiare in treno.
L’agricoltura industriale, anch’essa uno dei maggiori killer del clima, e’ sovvenzionata dalla sola Unione Europea per un ammontare di circa cinquanta miliardi di euro ogni anno […]
Praticamente tutte le grandi societa’ traggono profitto dalla rete di paradisi fiscali e di scappatoie fiscali create dagli Stati e, nonostante tutti i discorsi a parole, ostinatamente mantenute. Solo nell’Unione Europea le perdite di entrate statali dovute all’evasione fiscale e all’economia sommersa ammontano a circa mille miliardi di euro all’anno. Con questa cifra si potrebbero pagare, sul medio periodo, tutti i debiti nazionali dell’UE.
Questo elenco, che potrebbe essere esteso per diverse pagine, dimostra che il “libero mercato” e’ un mito che serve a nascondere il fatto che le grandi imprese, apparentemente onnipotenti, possono sopravvivere solo grazie alla flebo dello Stato.
Questa constatazione e’ altamente esplosiva. Nelle democrazie, infatti, l’uso del denaro delle tasse e’ deciso, almeno in teoria, dai Parlamenti eletti dai cittadini. E i cittadini potrebbero in linea di principio decidere che tutti questi trilioni di euro non debbano piu’ confluire nei settori piu’ distruttivi del pianeta, ma nella ristrutturazione socio-ecologica. In questo consiste una delle leve piu’ potenti per una profonda trasformazione della societa’.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

 

Green New Deal/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


La macchineria della moltiplicazione infinita di denaro ha bisogno, per poter funzionare, di un apporto sempre crescente di energia e materie prime, che d’altra parte si trasforma, in modo altrettanto rapido, in una produzione di rifiuti e gas serra.
Il legame tra crescita economica e distruzione del pianeta e’ cosi’ evidente che basta usare i cinque sensi per coglierlo.
Chiunque attraversi le foreste devastate del Borneo o dell’Amazzonia, le coste inquinate dal petrolio della Nigeria e del Golfo del Messico, le regioni contaminate intorno a Fukushima e Cernobyl’, i giganteschi flussi di rifiuti nell’Oceano Pacifico, le distese di terra negli Stati Uniti avvelenate dal fracking, i paesaggi devastati dalle miniere di rame, oro, bauxite e uranio in Papua Nuova Guinea, India, Ghana o Cile, e le valli montane del Pakistan o del Nepal gia’ devastate da alluvioni millenarie (per dare solo una piccola e arbitraria selezione della devastazione planetaria) non ha bisogno di leggere gli studi scientifici, che peraltro riempiono intere biblioteche, sulla rovina della biosfera per rendersi conto che un sistema che distrugge i propri mezzi di sussistenza a un ritmo cosi’ elevato non ha futuro […]
Gli elementi di una nuova narrazione emancipatoria negli ultimi decenni si sono definiti sempre piu’ chiaramente, anche se a volte sembrano perdersi nel caos generale del mondo. Al centro c’e’ la costruzione di un nuovo ordine economico:
• che sia al servizio del bene comune piuttosto che del profitto;
• che sostituisca la crescita infinita con un’equa distribuzione;
• che sia in grado di cooperare con i sistemi che sostengono la vita della Terra invece di distruggerli;
• che promuova la solidarieta’ transnazionale piuttosto che la competizione globale;
• che garantisca uguali diritti indipendentemente dall’origine, dal colore della pelle o dal genere;
• che sostituisca l’auto-organizzazione e l’approfondimento della democrazia a strutture autoritarie.
Mettendo insieme questi aspetti, emergono i contorni di una profonda e completa ristrutturazione della societa’, in grado di occuparsi insieme delle radici comuni delle crisi sociali ed ecologiche.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Green New Deal/Chomsky

Poteri illegittimi. Clima, guerra, nucleare: affronta le sfide del nostro tempo – Noam Chomsky – Ponte alle grazie (2023)

E’ evidente, dunque, che dobbiamo agire subito, sempre partendo dal presupposto che la crisi climatica sia una sfida che possiamo ancora vincere, cosa che non sappiamo con certezza.
Dobbiamo poi anche renderci conto che il Green New Deal globale e’ un progetto comunque vantaggioso, purche’ preveda un generoso sostegno alla transizione per i lavoratori e le comunita’ dipendenti dai combustibili fossili.
Questo perche’, in primo luogo, la trasformazione globale verso le energie pulite sara’ una grossa fonte di nuovi posti di lavoro in tutte le regioni del mondo, oltre a costruire un percorso concreto verso un’economia globale a emissioni zero. Migliorera’ inoltre notevolmente la salute pubblica riducendo l’inquinamento atmosferico, abbassera’ i costi energetici e dara’ l’opportunita’ di fornire per la prima volta energia elettrica alle aree rurali dei paesi a basso reddito.

Info:
https://sbilanciamoci.info/la-missione-suicida-del-capitalismo-e-la-scelta-delleuropa-sulla-guerra/
https://ilmanifesto.it/la-missione-suicida-del-capitalismo-e-la-scelta-delleuropa-sulla-guerra
https://www.larivistadeilibri.it/noam-chomsky/
https://www.estetica-mente.com/recensioni-libri/poteri-illegittimi-clima-guerra-nucleare-affrontare-le-sfide-del-nostro-tempo-noam-chomsky/94026/

Green New Deal/Mancuso

Fitopolis, la città vivente – Stefano Mancuso – Laterza (2023)

Come in ogni altro aspetto riguardante le nostre strategie di risposta alla crisi ambientale, lo studio di come si stanno adattando gli altri esseri viventi potrebbe regalarci punti di vista illuminanti.
E allora: cosa stanno facendo tutti gli altri abitanti della nostra casa comune? Come rispondono le specie ai problemi del riscaldamento globale?
Se dovessimo dare una riposta secca, questa non potrebbe che essere: con le migrazioni […]
La nostra specie, come ogni specie, ha dei limiti ambientali all’interno dei quali puo’ sopravvivere.
Nonostante i nostri enormi progressi tecnologici, questi limiti continuano a esistere e non possono ancora essere superati. Fra questi, l’intervallo di temperatura nel quale e’ possibile la nostra sopravvivenza e’ decisivo.
Per millenni l’uomo ha potuto godere di una temperatura media annuale compresa fra circa 11 e 15 °C. All’interno di questa temperatura media, noi esseri umani, insieme alle nostre colture e al bestiame, ci siamo trovati in uno stato ottimale per la crescita e lo sviluppo. Questa nicchia di temperatura, che ha permesso all’umanità di vivere agevolmente per migliaia di anni senza che vi fosse mai alcuna variazione significativa, si sta modificando a una velocita’ mai vista prima.
Un recente studio mostra che, con uno scenario di riscaldamento globale invariato (ossia se continuiamo a non fare nulla), nei prossimi 50 anni si assistera’ a un riscaldamento tale per cui aree che oggi ospitano all’incirca un terzo della popolazione mondiale sperimenteranno temperature medie annuali superiori a 29 °C. Si tratta di valori termici al momento presenti solo nello 0,8% della superficie terrestre e concentrati principalmente nel Sahara. A questi livelli di temperatura, oltre a essere impossibile la conduzione di qualsiasi attivita’ agricola o di allevamento del bestiame, e’ spesso letteralmente impossibile sopravvivere.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/mancuso_corsera.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/Robinson_mancuso_19nov23.pdf

https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/mancuso_avvenire.pdf
https://www.pandorarivista.it/articoli/fitopolis-la-citta-vivente-di-stefano-mancuso/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/recensioni/fitopolis-la-citta-vivente-stefano-mancuso-libro

Green New Deal/Feltri

10 rivoluzioni nell’economia globale (che in Italia ci stiamo perdendo)- Stefano Feltri – Utet (2024)

Per la transizione ecologica servono tanti soldi. Forse troppi […]
Tra il 2019-2020 e il 2020-2021 gli investimenti sono quasi raddoppiati: da 650 miliardi di dollari in un anno a 1300 miliardi. Buona notizia, ma servirebbero tra i 5400 e gli 11700 miliardi all’anno entro il 2030 e tra 9300 e 12300 tra 2030 e 2050. Sono cifre esorbitanti, difficili da trovare, anche perche’ servirebbero solo a prevenire danni futuri, non a spingere la crescita […]
Dobbiamo rinunciare? Fare qualcosa e’ meglio che non fare niente.
E ogni anno a livello mondiale si spendono settemila miliardi di sussidi ai combustibili di origine fossile. Spostarli su tecnologie verdi aiuterebbe, ma gli elettori – prima ancora che le aziende petrolifere – sono disposti a pagare di piu’ i carburanti? Visto che un intervento diretto per legge, con tagli drastici della tassazione favorevole alle industrie inquinanti, e’ molto complicato, oggi lo strumento nel quale si ripongono piu’ aspettative e’ una tassa sulle emissioni.
O meglio, dare un prezzo all’anidride carbonica.
In un intervento congiunto sul “Financial Times”, le tre donne al vertice della globalizzazione hanno presentato le ragioni a sostegno del prezzo alle emissioni. Kristalina Georgieva (Fondo monetario internazionale), Ursula von der Leyen (Commissione europea) e Ngozi Okonjo-Iweala (Organizzazione mondiale del commercio) sostengono che non ci sono molte alternative, visto che le soluzioni sperimentate tra l’accordo di Parigi del 2015 e oggi non stanno funzionando e che i tassi di interesse elevati rendono piu’ costosi e problematici progetti che richiedono emissione di debito […]
Dare un prezzo all’anidride carbonica equivale di fatto a tassare chi inquina. E, per quanto sembri paradossale, questo tipo di tasse e’ l’arma piu’ potente di cui disponiamo per arginare la crisi climatica […]
L’inquinamento e’ il tipico esempio di esternalita’ negativa: la fabbrica che scarica liquami tossici nel fiume vicino risparmia un costo di smaltimento e aumenta i profitti, mentre la collettivita’ non ottiene alcun beneficio ma anzi subisce un danno duraturo e irreversibile […]
Certo, sarebbe piu’ semplice non inquinare affatto, ma molto spesso le nostre societa’ fondate sulla crescita costante del PIL preferiscono accettare una certa dose di comportamenti autodistruttivi per non perdere i benefici economici abbinati: tolleriamo l’esistenza dell’industria del fumo, del gioco d’azzardo o le acciaierie che inquinano l’aria e fanno ammalare gli operai perche’ non vogliamo perdere i posti di lavoro e il gettito fiscale che generano […]
Chi inquina paga, e chi non inquina ma subisce i danni dell’inquinamento viene indennizzato. I posti di lavoro e il gettito fiscale sono salvi, c’e’ l’inquinamento – certo – ma almeno la societa’ nel suo complesso non ci rimette […]
Si puo’ dire che «la tassa ha l’effetto di indurre il produttore a internalizzare il costo sociale dell’inquinamento nella propria funzione di massimizzazione del profitto e dunque determina la quantita’ ottima da produrre rispetto alla funzione di utilita’ sociale»

Info:
https://www.startmag.it/mondo/feltri-economia/
https://appunti.substack.com/p/dieci-rivoluzioni

https://www.settimananews.it/libri-film/raccontare-il-cambiamento/

Green New Deal/Padoa-Schioppa

Padoa-Schioppa Emilio- Antropocene – il Mulino (2021)

Un altro strumento di analisi ecologica, molto utile per affrontare la crisi dell’Antropocene, e’ la valutazione dell’impronta ecologica. In pratica e’ un indicatore che confronta il consumo antropico di risorse naturali con la capacita’ della Terra di rigenerarle.
I dati sui consumi delle risorse degli ecosistemi vengono rielaborati in modo da ottenere una superficie bioproduttiva che mantenga quelle funzioni, definita «biocapacita’». I valori sia di consumo sia di risorse sono espressi in termini di ettari globali.
Per quanto perfettibile, l’impronta ecologica ha due grossi vantaggi: puo’ essere misurata a livello di una singola persona, di una citta’, di una regione o di una nazione (i metodi di calcolo variano leggermente, ma l’approccio e’ simile), e aiuta a comprendere immediatamente quanto si stia intaccando o mantenendo il capitale naturale, consumando eventualmente i soli interessi prodotti dal sistema.
Analogamente all’approccio dei servizi ecosistemici, il linguaggio scelto aiuta i decisori a comprendere i termini del problema.
Non sorprendera’ nessuno sapere che dai calcoli effettuati, allo stato attuale, ci servirebbero quasi due pianeti Terra (1,7): ossia, ogni anno, l’umanita’ consuma molto di piu’ di quanto la Terra produce.
In termini economici si potrebbe dire che si sta intaccando il capitale e non gli interessi.

Info:
https://disf.org/bibliografie-tematiche/9788815291820
https://www.letture.org/antropocene-una-nuova-epoca-per-la-terra-una-sfida-per-l-umanita-emilio-padoa-schioppa
https://pikaia.eu/storia-ecologica-europa-padoa-schioppa/

Green New Deal/Mazzucato

Mariana Mazzucato, Rosie Collington – Il grande imbroglio – Laterza (2023)

La gestione del clima guidata dal mercato si fonda sulla convinzione che i meccanismi di mercato possano fungere da correttivo al dissesto del clima.
Questo approccio e’ «una parte importante della strategia del settore privato», perche’ evita alle imprese di dover riconfigurare le proprie attivita’ operative per ridurre le emissioni, col rischio di penalizzare i profitti nel breve termine se nessun’altra opzione e’ praticabile.
Da questo punto di vista, si puo’ dire che gli ultimi trent’anni di politiche climatiche siano stati il piu’ grande esperimento di economia guidata dal mercato che il mondo abbia mai visto.
I rapporti Ipcc [Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico] del 2018, del 2021 e del 2022 hanno abbondantemente chiarito che questo approccio non sta funzionando; l’impatto planetario dell’attivita’ industriale umana non ha fatto che aggravarsi.
La battaglia climatica sara’ vinta solo quando si riuscira’ a contenere adeguatamente le emissioni attraverso interventi sistemici come la regolamentazione, gli investimenti pubblici e le politiche per orientare il mercato.
Nonostante i costi enormi che la loro attivita’ comporta per il pianeta, molte aziende i cui profitti dipendono dall’estrazione di combustibili fossili si rifiutano di ridurre le loro emissioni.