Societa’/Stiglitz

La strada per la libertà. L’economia e la societa’ giusta – Joseph E. Stiglitz – Einaudi (2024)


I proprietari (di quella ricchezza) vogliono che noi crediamo che ci sia un’inevitabilita’, e forse persino una necessita’, nella loro ricchezza a fronte della poverta’ e delle privazioni di altri.
Prima della Riforma e dell’Illuminismo, si trattava della «volonta’ di Dio», vista ovviamente con gli occhi di quelli che Dio sembrava favorire.
Nell’era del capitalismo, e’ diventata la «giusta ricompensa» per l’impegno e la frugalita’ del ricco, con il neoliberismo ad aggiungervi l’idea dell’economia trickle-down, in cui tutti avrebbero beneficiato della munificenza di chi stava in alto.
Ma questo fa sorgere la domanda: come hanno fatto i ricchi a far accettare simili idee al resto della societa’?
[La risposta] e’ rappresentata dal fatto che perlomeno una parte delle elite, tramite il controllo dei media, ha un peso sproporzionato nel plasmare la metanarrazione sociale.
Le elite hanno creato un’ottica attraverso cui guardare la societa’, tramite la quale la nostra generosa e intricata realta’ viene espressa solo come la vedono loro. Decidono quali storie vengono raccontate e quali falsita’ vengono trasmesse da utente a utente o a milioni di utenti in un solo istante.
Questo e’ motivo di scontento da lungo tempo. Ma i cambiamenti nella tecnologia e una miglior comprensione del comportamento umano, uniti a un’applicazione permissiva delle leggi esistenti sulla concorrenza e alla lentezza con cui quelle leggi vengono adattate alla rapidita’ dei mutamenti tecnologici, hanno dotato pochi eletti di un potere senza precedenti nel plasmare la metanarrazione.
Il fatto che il settore dei media sia cosi’ concentrato e che i social media possano essere cosi’ efficaci nel profilare gli individui con messaggi che ne plasmano il modo di pensare ha esasperato il gia’ ben radicato problema del potere dei ricchi nei media.

Societa’/Salmon

La politica nell’era dello storytelling – Christian Salmon – Fazi (2014)

Gli specialisti di ingegneria dell’informazione hanno scoperto […] che il cervello umano e’ incredibilmente capace di sintetizzare l’informazione a livello multisensoriale, quando questa gli e’ presentata in forma narrativa.
Invece di fornire le informazioni attraverso schemi, figure o liste, si creano dei racconti con l’aiuto dei computer e si impiegano a tal fine tutte le tecniche narrative sviluppate dal cinema, dal fumetto o dal romanzo.
Lo storytelling e’ un dispositivo di captazione delle attenzioni per mezzo della storia, dell’intreccio, della tensione narrativa. Non consente semplicemente di catturare l’attenzione, come fa il logo, l’immagine del marchio, ma anche di fidelizzare il pubblico, di guidare e trattenere l’ascolto grazie a veri e propri ingranaggi narrativi […]
«Siamo delle crapule romanzesche», scriveva Pierre Michon a proposito dei lettori. Potremmo dire lo stesso di noi in quanto elettori.
Fingiamo di interessarci alla crisi, al debito, alla disoccupazione, quando siamo assetati di storie, di eroi e di cattivi. Ci crogioliamo nei feuilleton politici che non hanno altro fine se non tenerci col fiato sospeso.
Seguiamo le campagne come una successione di episodi intriganti, un reality show permanente di cui i sondaggi e l’auditel misurano il successo.
Esigiamo della suspense, dei colpi di scena. Rivendichiamo la nostra dose di emozione. Siamo tutti delle Bovary dell’urna, avidi «di falsa poesia e di falsi sentimenti». Noi, il popolo romanzesco…
I politici sono diventati dei personaggi del nostro immaginario quotidiano, delle figure effimere delle nostre democrazie mediatiche. Sono i nostri presidenti.
La loro vittoria e’ la nostra. La loro follia e’ la nostra. Li vestiamo e li rivestiamo come degli avatar di Second Life o dei personaggi Playmobil. Consumiamo i nostri presidenti e li gettiamo dopo l’uso…
Tutti i sondaggi lo dimostrano. Non ci facciamo nessuna illusione sulla loro capacita’ di domare la crisi, quello che gli domandiamo e’ di incarnare un intreccio capace di tenerci sulle spine. Molto piu’ che della nostra fiducia, devono mostrarsi degni della nostra attenzione, all’altezza della storia […]
Cerchiamo racconti intimi, sorprese, rivelazioni. Intimita’ just in time. Nessun tempo morto. Emozioni a flusso costante.
L’obiettivo degli esperti di comunicazione politica e’ sincronizzare e mobilitare le emozioni. Votare e’ comprare una storia. Essere eletto e’ essere creduto. Governare e’ mantenere la suspense, applicare la gia’ citata ‘strategia di Sheherazade’.
I dettagli nauseanti sono apprezzati. Una certa volgarita’ nel tono e’ incoraggiata, rende autentiche le confessioni. Ombre e luci. Grandeur e decadenza. Trasgressione e pentimento.

Info:
https://www.repubblica.it/cultura/2014/11/24/news/christian_salmon_la_politica_prigioniera_dei_racconti_dei_suoi_leader-101287976/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/politica-nellera-storytelling-renzi-linterprete-vecchia-destra-neo-liberale/1398969/