Capitalismo/Chomsky

Ottimismo (malgrado tutto). Capitalismo, impero e cambiamento sociale – Noam Chomsky – Ponte alle Grazie (2018)

Ogni volta che si verifica una crisi, il contribuente e’ chiamato a salvare le banche e i principali istituti finanziari.
In un’autentica economia capitalistica questo non accadrebbe; i capitalisti che hanno fatto investimenti rischiosi e per questo sono falliti scomparirebbero. Ma i ricchi e i potenti non vogliono un sistema capitalistico; vogliono dirigere lo Stato-balia cosicche’, quando si trovano nei guai, il contribuente accorre in loro soccorso. L’espressione che lo esemplifica e’«troppo grande per fallire».
Qualche anno fa il Fondo monetario internazionale ha prodotto un interessante studio sugli utili delle grandi banche statunitensi da cui risulta che la maggior parte di essi deriva dai tanti vantaggi legati all’implicita polizza assicurativa del governo: non soltanto i salvataggi fiscali appena menzionati, ma anche l’accesso al credito a costi ridotti e altri meccanismi […]
La concentrazione della ricchezza conduce di necessita’ alla concentrazione del potere, che a sua volta si traduce in una legislazione che fa gli interessi dei ricchi e dei potenti e che di conseguenza alimenta ulteriormente la concentrazione del potere e della ricchezza.
Politiche come la fiscalita’, la deregolamentazione e le norme sulla gestione aziendale agevolano l’aumento della concentrazione della ricchezza e del potere.
E’ questo che e’ avvenuto nell’era neoliberista; ed e’ un circolo vizioso perennemente in azione. Lo Stato e’ li’ a garantire sicurezza e sostegni agli interessi dei settori privilegiati e potenti, mentre il resto della societa’ deve vedersela con la brutale realta’ del capitalismo.
Socialismo per i ricchi e capitalismo per i poveri.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/19738-sandro-moiso-pandemia-economia-e-crimini-della-guerra-sociale.html
https://pinobertelli.it/ottimismo-malgrado-tutto-capitalismo-impero-e-cambiamento-sociale/

https://www.ilroma.net/opinione/restare-ottimisti-nonostante-tutto

Europa/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europe ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)

Andiamo a valutare quattro campi in cui l’adesione dell’Italia alle impostazioni di politica europea e’ stata particolarmente rigorosa: il consolidamento fiscale, la flessibilizzazione del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei mercati, le privatizzazioni.
Capiamo cioe’ dove e come l’Italia sia sempre stata piu’ realista del re, ossia il paese che ha maggiormente seguito le istanze di riforma europea.
Innanzitutto, secondo il discorso dominante, l’Italia sarebbe la grande “spendacciona” d’Europa: avremmo vissuto “al di sopra delle nostre possibilità” accumulando deficit e debito a scapito delle generazioni future.
La realta’ e’ decisamente diversa: dalla firma del trattato di Maastricht nessun paese avanzato al mondo ha adottato misure di contenimento fiscale tanto radicali quanto l’Italia. Siamo i campioni assoluti dell’austerita’.
Dal 1992 al 2020, l’Italia ha accumulato 1200 miliardi di euro di avanzi primari: una cifra imparagonabile a tutte quelle degli altri paesi europei. Nessun altro Stato ha sottratto piu’ risorse a famiglie e imprese per diminuire la spesa pubblica, tagliare gli investimenti, ridurre i posti di lavoro e aumentare le tasse […]
Questa radicalita’ nell’aderire alle regole europee si riscontra anche nel mercato del lavoro. Come e’ noto, la politica europea si ispira ai principi neoclassici secondo cui i mercati porterebbero naturalmente a un livello di disoccupazione che non accelera il tasso d’inflazione: se lasciati liberi di operare, i mercati tenderebbero cioe’ ad allocare efficacemente ed efficientemente i fattori produttivi. Le riforme strutturali dovrebbero percio’ servire innanzitutto a “oliare” il loro funzionamento. E il primo mercato da liberalizzare sarebbe, ovviamente, quello del lavoro: un’eccessiva ingerenza pubblica produrrebbe un risultato subottimale sia rispetto all’occupazione che alla crescita di lungo periodo.
Per decenni, ci siamo allora convinti che, se il lavoro fosse stato piu’ flessibile e non ci fossero state protezioni sociali, si sarebbero attirati investimenti, sarebbe cresciuta la fiducia dei mercati e questo avrebbe alla fine incrementato l’occupazione. Insomma, per trent’anni abbiamo creduto – difficile anche solo a pensarci oggi – che, se avessimo ridotto i diritti, i lavoratori alla fine sarebbero stati meglio.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Societa’/Armao

Capitalismo di sangue – Fabio Armao – Laterza (2024)

Dopo la fine degli accordi di Bretton Woods e il crollo del comunismo, la globalizzazione ha alimentato (o imposto) intensi processi di deindustrializzazione nei paesi piu’ sviluppati e la delocalizzazione della produzione in aree a piu’ basso costo della manodopera e con minori standard di sicurezza.
Tra le conseguenze, ben note, basta ricordare la sostanziale riduzione della capacita’ di esazione fiscale da parte degli stati e l’altrettanto significativa perdita di potere contrattuale della classe operaia.
Tutto cio’ spiega il formarsi di un doppio capitalismo – analogo, per molti aspetti, al doppio stato che aveva caratterizzato la Germania nazista – in cui alla sfera della normalita’ se ne affianca una dell’eccezionalita’ e della discrezionalita’ che tende a sfruttare, istituzionalizzandoli, i vantaggi garantiti dall’occultamento.
In questa seconda sfera, il capitalismo tende a sottrarsi, e con un discreto successo, al controllo dei governi, rivendica una propria autonomia (arbitrarieta’), incarna il sogno (il delirio) dei liberisti piu’ estremi del mercato senza stato. Per farlo, si dota di una serie alquanto varia e sofisticata di enti e professionalita’: agenzie di intermediazione creditizia esterne al sistema bancario vero e proprio e sottratte agli organi di controllo (shadow banking); paesi che offrono regimi fiscali preferenziali (anche all’interno dell’Unione Europea, mettendosi in concorrenza con gli altri stati membri); paradisi fiscali e centri offshore (offrono spazio giuridico – leggi: immunita’ – anche ai non residenti); infine, spostandosi nella dimensione virtuale, protocolli darknet e criptovalute […]
[E’] evidente che l’esistenza di questa sfera di eccezionalita’ costituisce un autentico attentato alla sovranita’ economica e finanziaria degli stati […]
Al doppio capitalismo si deve anche la soluzione dell’annoso dilemma cha ha afflitto le sinistre europee, alla ricerca di un compromesso tra liberismo e welfare, che consiste nella proposta di una terza via che si sta rivelando oltremodo efficace: il crony capitalism [capitalismo clientelare]. Una soluzione che mette d’accordo un Trump, un Putin e un Xi Jinping a prescindere dalle loro eventuali rivalita’ politiche o, piu’ probabilmente, commerciali; basata sulla costruzione di fitte trame di reti clientelari tra politici e amministratori locali, da un lato, e imprenditori, dall’altro; e che puo’ estendersi con facilita’ a livello transnazionale.
Una terza via, il capitalismo clientelare, che sembra alla fine in grado di accontentare un po’ tutti; ma che, in realta’, comporta una distrazione di risorse pubbliche spesso molto cospicue a esclusivo vantaggio dei soliti noti, e una distorsione continua dei normali meccanismi della libera concorrenza. Perche’ si basa su scambi reciproci, su favoritismi, tra attori che appartengono comunque a una stessa rete sociale fatta di patroni e di clienti, a carattere quindi sempre privatistico e non certo universale.
Che tale rete entri in gioco a livello locale per l’aggiudicazione di un appalto o nel parlamento europeo per gestire un traffico di influenze, cambia davvero poco. Cio’ che rileva, piuttosto, e’ che prefigura il superamento della legittima attivita’ di lobbismo e trasforma la corruzione da illecito occasionale in un autentico indotto economico, destinato percio’ ad assumere un carattere sistemico.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/IL_FATTO_QUOTIDIANO_27012024.pdf
https://www.micromega.net/author/fabio-armao/ 

https://www.globalist.it/culture/2024/03/25/capitalismo-di-sangue-analisi-su-conflitti-globali-e-crisi-economica/

Capitalismo/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)

Il problema dei ‘super ricchi’. Un fenomeno recente, di grande importanza in molti paesi, e’ la forte crescita della quota di reddito appropriata dai piu’ ricchi […]
Il 10%, l’1%, o addirittura lo 0,1% piu’ ricco della popolazione concentra quote molto elevate dei profitti e delle rendite finanziarie oltre che dei guadagni estremi dei top manager, dei professionisti piu’ famosi e delle ‘star’ dello sport e dello spettacolo […]
La crescente importanza della ricchezza ereditata ha serie implicazioni. Il passato tende a contare piu’ del presente e del futuro e percio’ si affermera’ un modello di distribuzione del reddito che ha poco a che fare con il merito, l’efficienza economica e la giustizia sociale.
Il divario tra coloro che vivono della ricchezza ereditata e coloro che vivono dei loro redditi da lavoro si allarga e a causa di cio’ l’eredita’ accresce ulteriormente le disparita’ di reddito. Infatti, la ricchezza ereditata e’ distribuita in modo molto disuguale e, se la sua importanza cresce, la disuguaglianza aumentera’ e tendera’ a trasmettersi sempre piu’ da una generazione all’altra.
Le forze che determinano queste tendenze possono essere facilmente individuate.
La prima e’ l’aumento del tasso di rendimento sulla ricchezza sottolineato da Piketty nel suo libro, che ha permesso di accrescere i valori patrimoniali trasmessi attraverso i lasciti ereditari.
Il secondo meccanismo e’ il trattamento fiscale: le imposte di successione possono essere uno strumento efficace contro la concentrazione della ricchezza.
In molti paesi il trattamento fiscale delle eredita’ e’ divenuto piu’ favorevole, e questa e’ una delle principali ragioni delle tendenze in atto […]
In un buon numero di paesi sono state introdotte modifiche che hanno reso piu’ facile trasferire la ricchezza dai genitori ai figli, alle figlie o ad altri parenti; in particolare, le aliquote fiscali sono state ridotte e le soglie di esenzione sono state innalzate […]
Il ripristino delle imposte di successione appare necessario per evitare che la disuguaglianza continui a crescere.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini

https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/

Europa/Piketty

Il socialismo del futuro – Thomas Piketty – Baldini+Castoldi (2024)


Per il problema del dumping fiscale e dei tassi minimi d’imposta sui profitti delle societa’, si tratterebbe evidentemente di un cambiamento totale di paradigma, per un’Europa che e’ stata concepita come una zona di libero scambio senza un comune regolamento fiscale.
Il cambiamento e’ comunque indispensabile: che senso ha accordarsi su una base comune d’imposta (l’unico cantiere sul quale l’Europa si trova finora in posizione avanzata) se ciascun Paese puo’ poi fissare un tasso quasi nullo e attrarre cosi’ tutti i consigli d’impresa?
Sulla globalizzazione e’ venuto il momento di cambiare radicalmente la narrazione politica: il commercio e’ una buona cosa, ma lo sviluppo duraturo ed equo esige anche pubblici servizi, infrastrutture, sistemi scolastici e sanitari; i quali, a loro volta, esigono imposte eque.

Info:
https://www.linkiesta.it/2023/05/thomas-piketty-ezra-klein-socialismo-partecipativo/
https://riccardosorrentino.blog.ilsole24ore.com/2021/08/27/piketty-un-sovranista-illiberale-sinistra/?refresh_ce=1

https://www.pandorarivista.it/articoli/capitale-e-ideologia-di-thomas-piketty/ 
https://www.micromega.net/piketty-stiglitz-capitalismo-socialismo
https://www.rivistailmulino.it/a/un-futuro-per-la-socialdemocrazia

https://lespresso.it/c/idee/2020/11/1/piketty-per-salvare-il-futuro-diamo-a-tutti-i-giovani-uneredita-di-cittadinanza/45519

Economia di mercato/Balzano

Il salario minimo non vi salverà – Savino Balzano – Fazi 2024

Con la libera circolazione dei capitali [nell’Unione Europea] e’ stato messo in piedi un vero e proprio sistema concorrenziale tra gli Stati membri, costringendoli a farsi letteralmente la guerra (altro che garanzia di pace) sul piano economico per attirare i capitali.
Esiste un solo modo per farlo: abbassare la pressione fiscale e, in un sistema che di fatto ha privato gli Stati membri della possibilita’ di perseguire politiche espansive attraverso strumenti fiscali e soprattutto monetari, questo non puo’ che significare il taglio degli investimenti e dello Stato sociale.
Ovviamente cio’ indebolisce la domanda interna e costringe di fatto a virare verso un’economia orientata alle esportazioni (non a caso la circolazione delle merci e’ libera) nella quale, in assenza di una politica degli investimenti, si puo0 rincorrere la competitivita’ solo attraverso la riduzione del costo del lavoro.
Detto in altre parole e piu’ semplicemente: per attirare quei capitali devi abbassare tasse e imposte e, venuto meno quel gettito e non potendo stampare moneta, sarai costretto a tagliare la spesa pubblica e quindi i servizi e il welfare, impoverendo le persone. Svuotando le tasche della gente, quest’ultima non sara’ in grado di acquistare beni e servizi di qualita’ che quindi si dovranno esportare. Per renderli competitivi nel mercato globale dovranno essere a buon mercato e dunque sara’ necessario falcidiare i salari di chi li produce.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/02/balzano-la-verita.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/05/balzano-il-giornale.pdf?

https://www.ildiariodellavoro.it/il-salario-minimo-non-vi-salvera-di-savino-balzano-fazi-editore/

Capitalismo/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

Delle questioni che rimangono sempre nell’ombra – per quanto riguarda le diseguaglianze – e’ quella del fisco. Se ne parla solo per dire che si pagano troppe tasse, mai che i ricchi pagano poche tasse […]
«Nel 1970 gli americani piu’ ricchi versavano al fisco oltre il 50% del proprio reddito, cioe’ il doppio di quanto versavano i lavoratori. Nel 2018, dopo la riforma di Trump, i miliardari hanno versato meno tasse di metalmeccanici, insegnanti, pensionati».
Nel corso di alcuni decenni, le aliquote sui redditi piu’ alti (in quasi tutto il mondo, anche negli Stati Uniti) sono passate da oltre il 90% a mediamente il 40%; le imposte di successione in molti Paesi sono state abolite o ridotte al minimo (negli Stati Uniti il gettito fiscale dell’imposta di successione si e’ ridotto di quattro volte); l’imposta patrimoniale e’ un tabu’: tutti favori ai privilegiati e ai ricchi, tutta benzina sul fuoco delle diseguaglianze […]
Il tema delle diseguaglianze e’ strettamente collegato a quello della mobilita’ sociale.
I ricchi che abbiamo intervistato raramente individuano nella distorsione del modello dello sviluppo economico liberista di questi trent’anni la ragione principale della crescita delle disuguaglianze.
Molti danno la colpa all’assenza di crescita economica, alla globalizzazione, al mancato riconoscimento delle competenze e del merito, all’istruzione di bassa qualita’, alla scarsa propensione dei nostri giovani a studiare le materie tecnologiche e scientifiche, all’inveterata abitudine italica di privilegiare la cooptazione, l’affiliazione politica, lo sfruttamento delle reti di relazioni acquisite.
L’ascensore sociale si sarebbe fermato per questi motivi, e non per il carattere strutturale di politiche economiche che rendono le diseguaglianze crescenti e croniche […]
Pochissimi (tra questi: Farinetti, con l’imposta di successione, e Profumo, con la proposta di patri- moniale) citano lo strumento fiscale, la possibilita’ di una tassazione piu’ progressiva e la redistribuzione della ricchezza come strumenti decisivi per ridurre le disuguaglianze.
Molti pensano che i soldi delle tasse vengano spesi male, e che quindi valga la pena ridurle. 

Capitalismo/Stiglitz

Il prezzo della disuguaglianza: Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro – Joseph Eugene Stiglitz – Einaudi (2014)

Il capitalismo moderno e’ diventato un gioco complesso, dove per vincere non basta un po’ di cervello.
Chi vince spesso possiede anche caratteristiche meno degne di ammirazione: l’abilita’ di aggirare la legge o di plasmarla a proprio beneficio, il desiderio di sfruttare gli altri, anche i poveri, e la disponibilita’ a giocare scorrettamente quando necessario.
Con le parole di uno di questi giocatori di successo, il vecchio adagio «non importa vincere o perdere, cio’ che conta e’ come si gioca» e’ spazzatura. Conta soltanto se si vince o si perde e il mercato ha un modo semplice di dimostrarlo: la quantita’ di denaro che si realizza.
Vincere il gioco della ricerca della rendita ha permesso a molti di quanti si trovavano in cima alla scala sociale di ammassare vere e proprie fortune, ma non e’ l’unico strumento attraverso il quale si ottiene e si conserva la ricchezza. Anche il sistema fiscale svolge un ruolo cruciale […]
Chi sta in alto ha fatto in modo da disegnare un sistema fiscale che gli pemettesse di pagare meno di quanto sarebbe giusto, ossia una percentuale del proprio reddito inferiore a quella dovuta da chi e’ molto piu’ povero. Definiamo regressivi i sistemi fiscali di questo tipo […]
La ricerca della rendita puo’ assumere varie forme, in virtu’ di concessioni e sussidi governativi nascosti o trasparenti, di leggi che riducono il livello di concorrenza del mercato, di un’applicazione permissiva delle leggi esistenti sulla concorrenza e di statuti che consentono ai grandi gruppi economici di avvantaggiarsi sugli altri o di trasferire i propri costi al resto della societa’.
Il termine «rendita» veniva originariamente utilizzato per descrivere le entrate dei proprietari terrieri, che le percepivano in virtu’ della terra posseduta e non per aver fatto qualcosa. Diversa e’ da sempre la situazione dei lavoratori, i cui salari ne ricompensano la fatica. Il termine «rendita» fu poi esteso per includere i profitti o rendite monopolistiche, ossia il reddito che si ricava dal semplice controllo di un monopolio.

Info:
https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-prezzo-della-disuguaglianza/
https://www.ocst.ch/il-lavoro/425-approfondimenti/2181-la-disuguaglianza-il-suo-prezzo-e-cio-che-si-puo-fare-per-eliminarla
https://tempofertile.blogspot.com/2013/06/joseph-stiglitz-il-prezzo-della.html
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/15721-joseph-stiglitz-per-combattere-le-disuguaglianze-bisogna-abbandonare-subito-le-idee-di-milton-friedman.html

Capitalismo/Stiglitz

Il prezzo della disuguaglianza: Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro – Joseph Eugene Stiglitz – Einaudi (2014)

La disuguaglianza e’ il risultato di forze non soltanto economiche, ma anche politiche.
In un’economia moderna, il governo stabilisce e fa rispettare le regole del gioco di una giusta concorrenza […]
Il governo inoltre concede risorse (sia apertamente sia per vie meno trasparenti) e, attraverso il fisco e le spese sociali, modifica la distribuzione del reddito che emerge dal mercato per via dell’influenza della tecnologia e della politica stessa. Il governo modifica infine le dinamiche della ricchezza, tassando per esempio le eredita’ e rendendo gratuita l’istruzione pubblica […]
Le forze della concorrenza dovrebbero limitare la possibilita’ di realizzare profitti esagerati, ma, se i governi non si fanno garanti della competitivita’ dei mercati, possono venirsi a creare condizioni che permettono di realizzare elevati profitti di natura monopolistica […]
Un sistema fiscale progressivo e politiche di spesa che impongano tasse piu’ elevate ai ricchi che ai poveri, offrendo al contempo buoni sistemi di protezione sociale, possono limitare la misura della disuguaglianza. Al contrario, programmi che mettano le risorse del paese nelle mani dei ricchi e di chi ha buone relazioni possono incrementarla […]
Lasciati a se stessi, i mercati spesso non riescono a produrre risultati efficienti e desiderabili e spetta al governo correggere tali fallimenti, ossia definire politiche (da tradursi in fiscalita’ e regolamentazioni) che portino gli incentivi privati a riallinearsi ai ritorni sociali […]
Quando un governo fa bene il suo lavoro, i ritorni per un lavoratore o un investitore sono effettivamente pari ai benefici che le sue azioni apportano alla societa’. Quando invece i due piani non sono allineati, parliamo di fallimento del mercato, nel senso che i mercati non riescono a produrre risultati efficienti.
I compensi privati e i ritorni sociali non sono ben allineati quando a) la concorrenza e’ imperfetta; b) esistono «esternalita’» in virtu’ delle quali le azioni di una parte possono avere effetti ampiamente negativi o positivi sulle altre senza che queste ricevano una compensazione o paghino un prezzo per il danno o il beneficio subito; c) si creano imperfezioni o asimmetrie informative, per cui qualcuno e’ a conoscenza di un fatto rilevante per uno scambio di mercato che un altro non conosce; d) i mercati del rischio o altri mercati sono assenti, nel senso che, per esempio, non esiste la possibilita’ di acquistare un’assicurazione a fronte di molti dei rischi piu’ rilevanti che si affrontano.
Dal momento che tutti i mercati presentano una o piu’ di tali condizioni, e’ difficile supporre che siano in generale efficienti. Ciò significa che al governo spetta potenzialmente un ruolo enorme nella correzione di questi fallimenti del mercato.

Info:
https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-prezzo-della-disuguaglianza/
https://www.ocst.ch/il-lavoro/425-approfondimenti/2181-la-disuguaglianza-il-suo-prezzo-e-cio-che-si-puo-fare-per-eliminarla
https://tempofertile.blogspot.com/2013/06/joseph-stiglitz-il-prezzo-della.html
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/15721-joseph-stiglitz-per-combattere-le-disuguaglianze-bisogna-abbandonare-subito-le-idee-di-milton-friedman.html

Europa/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Si e’ definitivamente chiarito che il federalismo cui si ispira l’Unione ha una finalita’ decisa- mente piu’ circoscritta: rappresentare il vincolo esterno con cui imporre la spoliticizzazione del mercato.
Il tutto nel solco di quanto precisato fin dagli anni Trenta da un padre del neoliberalismo, che affidava alla dimensione sovranazionale il fondamentale compito di rimuovere ogni ostacolo alla libera circolazione dei fattori produttivi in quanto espediente attraverso cui ottenere la moderazione fiscale degli Stati membri: una pressione fiscale elevata «spingerebbe il capitale e il lavoro da qualche altra parte».
La libera circolazione consentiva insomma di spoliticizzare l’ordine economico, dal momento che sottraeva alle «organizzazioni nazionali, siano esse sindacati, cartelli od organizzazioni professionali», il «potere di controllare l’offerta di loro servizi e beni».
Di piu’: se lo Stato nazionale alimentava «solidarieta’ d’interessi tra tutti i suoi abitanti», la federazione impediva legami di «simpatia nei confronti del vicino», tanto che diventavano impraticabili «persino le misure legislative come le limitazioni delle ore di lavoro o il sussidio obbligatorio di disoccupazione».
Se cosi’ stanno le cose, l’Unione europea e’ tutt’altro che una entita’ incompiuta, capace di mettersi al servizio di un diverso modo di concepire lo stare insieme come societa’, se solo gli Stati fossero disponibili a cedere ulteriori porzioni di sovranita’ nella definizione delle politiche fiscali e di bilancio.
L’Unione europea e’ al contrario la realizzazione fedele e vincente di un modello politico ed economico incompatibile con il proposito di ripristinare l’equilibrio tra democrazia e mercato, e piu’ precisamente quello cui prelude il patto di cittadinanza fondato sul lavoro cosi’ come e’ stato concepito dalla Carta fondamentale.
Lo e’ innanzi tutto perche’ alimenta il sovranazionalismo come ideologia apparentemente distante dal nazionalismo, ma in ultima analisi identica nel produrre un effetto distorto: quello per cui l’architettura istituzionale viene ritenuta il fine ultimo e non anche lo strumento attraverso cui plasmare lo stare insieme come societa’.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/
https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/