Economia di mercato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)


 La mitica flat tax, o tassa piatta […]
Nella versione italiana, in cui e’ stata solo parzialmente realizzata, e’ del 15 per cento. Cio’ la rende attraente per tutti, a prima vista, almeno […]
L’aliquota del 15 per cento (o altro) scatta solo per redditi che eccedono una certa soglia, al di sotto della quale nessuna tassa e’ dovuta. Il che significa che, in pratica, ci sono due aliquote: zero fino alla soglia e poi, per esempio, il 15 per cento.
Con questo meccanismo, l’aliquota media aumenta al crescere del livello del reddito, la tassa resta progressiva, e quindi in linea con il vincolo costituzionale nei paesi, come il nostro, dove il sistema fiscale e’ ispirato a criteri di progressivita’.
Ma la progressivita’ e’ piuttosto modesta, soprattutto per i redditi alti.
Facciamo un esempio. Supponiamo che la soglia di esenzione sia 15.000 euro l’anno e che poi l’aliquota piatta sia del 15 per cento. Chi ha un reddito fino a 15.000 euro non paga nulla. Chi ha un reddito di 30.000 euro non paga nulla sui primi 15.000 euro e poi paga il 15 per cento sui restanti 15.000 euro, cioè 2250 euro. La tassazione media e’ quindi 2250 diviso 30.000, ossia 7,5 per cento.
Il salto rispetto a chi sta sotto i 15.000 euro e’ piuttosto alto (da zero si passa al 7,5 per cento), per cui il grado di progressivita’ e’ inizialmente alto […]
Via via che aggiungiamo al reddito 15.000 euro, il salto della tassazione media si riduce: cioe’ la tassazione diventa sempre meno progressiva […]
Alla fine, la differenza tra la tassazione media tra chi ha un reddito di 100.000 euro e chi ha un reddito di un milione di euro e’ davvero modesta. I primi pagano una tassa media del 12,75 per cento; i secondi, del 14,78 per cento, solo due punti percentuali in piu’.
Capite quindi il vantaggio enorme che la tassa piatta comporta per i ricchi e super-ricchi, quelli che, in sua assenza, pagherebbero magari una tassa media del 40 o 50 per cento.
E’ il non plus ultra dell’economia del gocciolamento.
Nessun paese avanzato ha mai avuto la tassa piatta.

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Economia di mercato/Saez

Emmanuel Saez, Gabriel Zucman – Il trionfo dell’ingiustizia. Come i ricchi evadono le tasse e come fargliele pagare – Einaudi (2020)

Ma e’ davvero un problema che la tassazione si sia ridotta a una gigantesca flat tax e riservi un trattamento preferenziale ai super-ricchi?
Perche’ dovremmo preoccuparcene? […]
Chiariamo poi che gli Stati Uniti non sono la sola democrazia che ha una fiscalita’ molto meno progressiva di quanto sembri a prima vista […]
Operare un confronto internazionale rigoroso e’ difficile, ma i migliori dati disponibili indicano che gli Stati Uniti sono in buona compagnia: in Francia, per esempio, in fin dei conti la tassazione non e’ tanto piu’ progressiva.
A nostro avviso, la scarsa progressivita’ della tassazione dovrebbe preoccuparci per tre motivi.
In primo luogo, per semplici questioni di bilancio. Anche se si considerano solo i gradini piu’ alti della scala del reddito, laddove le imposte diventano regressive, la posta in gioco e’ notevole. Oggi lo 0,001 per cento piu’ ricco paga le tasse a un’aliquota del 25 per cento. Portandola al 50 per cento, a parita’ di tutte le altre condizioni, si avrebbe un gettito aggiuntivo di 100 miliardi di dollari all’anno. E sarebbe una somma sufficiente a incrementare il reddito netto di tutti i lavoratori adulti di 800 dollari all’anno […]
In secondo luogo, e’ una questione di equita’.
Delle imposte che i piu’ abbienti non pagano dobbiamo farci carico tutti noi.
Si potrebbe obiettare che ognuno ottiene dal mercato il reddito che merita; che dopo le ingiustizie subite negli anni Sessanta e Settanta, oggi i ricchi ricevono la giusta ricompensa dai mercati liberi e globalizzati.
Non siamo d’accordo con questa visione – che talvolta si definisce fondamentalismo di mercato –, ma se non altro ne riconosciamo la coerenza. Eppure, in base a quale criterio e’ giusto che i miliardari paghino meno tasse di tutti, e che il carico fiscale si alleggerisca quanto piu’ aumentano le ricchezze? […]
Ma forse l’attuale sistema fiscale americano va criticato soprattutto perche’ alimenta la spirale della disuguaglianza. Come abbiamo visto, la quota di reddito dell’1 per cento piu’ ricco e’ lievitata mentre quella dei lavoratori crollava.
E, anziche’ contrastarla, il sistema fiscale ha rafforzato questa tendenza.
In passato i ricchi pagavano molte tasse, ora ne pagano meno. In passato i poveri pagavano relativamente poco, ora sopportano un carico fiscale piu’ gravoso.

Economia di mercato/Boitani

Andrea Boitani – L’illusione liberista. Critica dell’ideologia di mercato – Andrea Boitani – Laterza (2021)

Le tasse servono a ridurre le disuguaglianze se sono progressive, cioe’ se incidono di piu’ su chi ha e guadagna di piu’ e di meno su chi ha e guadagna di meno.
La flat tax e’, come ovvio, l’opposto della progressivita’ ed esprime il desiderio di una parte rilevante della destra politica in giro per il mondo nonche’ il sogno dei ricchi di ogni dove […]
Nel complesso, pur senza arrivare alla flat tax, i sistemi fiscali dei Paesi sviluppati hanno perso progressivita’. Sono state ridotte le aliquote marginali sui redditi piu’ alti; sono state ridotte le imposte sulle eredita’ e quelle sui patrimoni […]
Il welfare state e’ nato e si e’ progressivamente affermato per spostare alcuni rischi (dalla disoccupazione alla salute, dagli infortuni sul lavoro alla vecchiaia) dalle spalle dei cittadini e delle imprese a quelle piu’ larghe dello Stato, in modo indipendente dal reddito di ciascuno. Lo Stato puo’ scaricare i rischi dai singoli soggetti economici e ripartirlo tra il massimo numero di persone possibile, riducendo quindi il costo dell’assicurazione. Il che consente al mercato di divenire piu’ efficiente e di sprigionare piu’ energie.
L’esperienza storica degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso sembra dimostrarlo: il periodo di piu’ straordinaria crescita economica dei Paesi dell’Europa occidentale e degli Usa ha coinciso con la progressiva estensione del ruolo dello Stato come “manager dei rischi”: i mercati erano abbastanza regolamentati e la rete di protezione dai rischi diveniva via via piu’ estesa e piu’ solida […]
Si convogliano le risorse raccolte da tutti per dare a quelli che il caso, o la storia personale e collettiva, hanno reso bisognosi. E’ il principio di mutualita’.
Un tipo di redistribuzione su cui tutti possono essere d’accordo, perche’ tutti sanno di avere qualche probabilita’ di trovarsi tra coloro che avranno bisogno (tutti possiamo ammalarci e tutti possiamo perdere il nostro lavoro o divenire inabili al lavoro e tutti, a un certo punto, diventeremo vecchi). Il welfare state puo’ essere anche piu’ redistributivo di cosi’, se alimentato da una fiscalita’ progressiva e se le prestazioni restano proporzionali al bisogno (sanita’) o sono gratuite (istruzione) o hanno un tetto indipendente dai contributi versati (pensioni, sussidi di disoccupazione).

Info:
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/21400-andrea-boitani-l-illusione-liberista.html
https://www.lavoce.info/archives/91181/l-illusione-liberista/
https://www.eticaeconomia.it/lillusione-liberista/

Stato/Saez

Emmanuel Saez, Gabriel Zucman – Come i ricchi evadono le tasse e come fargliele pagare – Einaudi (2020)

Ma e’ davvero un problema che la tassazione si sia ridotta a una gigantesca flat tax e riservi un trattamento preferenziale ai super-ricchi?
Perche’ dovremmo preoccuparcene? […]
Chiariamo poi che gli Stati Uniti non sono la sola democrazia che ha una fiscalita’ molto meno progressiva di quanto sembri a prima vista […] operare un confronto internazionale rigoroso e’ difficile, ma i migliori dati disponibili indicano che gli Stati Uniti sono in buona compagnia: in Francia, per esempio, in fin dei conti la tassazione non e’ tanto piu’ progressiva.
A nostro avviso, la scarsa progressivita’ della tassazione dovrebbe preoccuparci per tre motivi.
In primo luogo, per semplici questioni di bilancio. Anche se si considerano solo i gradini piu’ alti della scala del reddito, laddove le imposte diventano regressive, la posta in gioco e’ notevole.
Oggi lo 0,001 per cento piu’ ricco paga le tasse a un’aliquota del 25 per cento. Portandola al 50 per cento, a parita’ di tutte le altre condizioni, si avrebbe un gettito aggiuntivo di 100 miliardi di dollari all’anno. E sarebbe una somma sufficiente a incrementare il reddito netto di tutti i lavoratori adulti di 800 dollari all’anno […]
In secondo luogo, e’ una questione di equita’.
Delle imposte che i piu’ abbienti non pagano dobbiamo farci carico tutti noi. Si potrebbe obiettare che ognuno ottiene dal mercato il reddito che merita; che dopo le ingiustizie subite negli anni Sessanta e Settanta, oggi i ricchi ricevono la giusta ricompensa dai mercati liberi e globalizzati. Non siamo d’accordo con questa visione – che talvolta si definisce fondamentalismo di mercato –, ma se non altro ne riconosciamo la coerenza.
Eppure, in base a quale criterio e’ giusto che i miliardari paghino meno tasse di tutti, e che il carico fiscale si alleggerisca quanto piu’ aumentano le ricchezze? […]
Ma forse l’attuale sistema fiscale americano va criticato soprattutto perche’ alimenta la spirale della disuguaglianza.
Come abbiamo visto, la quota di reddito dell’1 per cento piu’ ricco e’ lievitata mentre quella dei lavoratori crollava. E, anziche’ contrastarla, il sistema fiscale ha rafforzato questa tendenza. In passato i ricchi pagavano molte tasse, ora ne pagano meno. In passato i poveri pagavano relativamente poco, ora sopportano un carico fiscale piu’ gravoso

Info:
https://iltalebano.com/2019/10/16/il-trionfo-dellingiustizia/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/19/fisco-aumenti-delliva-e-tasse-sulla-casa-fanno-il-gioco-dei-super-ricchi/5971095/