Lavoro/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)  


Cosi’ pochi gli investimenti! Perche’?
Perche’ le nostre imprese non investono piu’, e’ evidente, per una combinazione perversa dei due mali che ci affliggono: il pessimismo endemico, causato dall’austerita’ europea imposta all’Italia, e la mancanza di riforma della Pubblica Amministrazione nella direzione, non tanto e non solo, di minore corruzione, ma soprattutto di maggiore competenza, premiata e riconosciuta.
Il primo male porta le imprese a non sostenere scommesse di investimento in proprio, visto che ammontano a costi da sostenere oggi con certezza, a fronte di ricavi futuri altamente incerti per la mancanza di clienti che una crisi, non gestita dall’alto, ha fatto, in quest’ultimo decennio, scomparire.
Il secondo male rende costosissimo operare in Italia a fianco di una Pubblica Amministrazione incompetente e fa prediligere la stasi, in attesa di tempi migliori, o la delocalizzazione delle attivita’ produttive.
A questa carenza di investimenti privati in Italia, ovviamente, si aggiunge quella degli investimenti pubblici; anch’essa causata, in primis, dall’austerita’ europea, con le sue restrizioni che portano a perseverare nei tagli di spesa pubblica; ma anche, in secundis, dalla carenza di riforme nella Pubblica Amministrazione, che porta l’Europa a non credere che eventuali investimenti pubblici, in Italia, genererebbero vera produzione, ma piuttosto fantomatiche cattedrali nel deserto e sprechi.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Economia di mercato/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


Il passaggio consumatosi dalla globalizzazione ricardiana all’iperglobalizzazione neoliberista puo’ essere ricondotto all’irreversibile perdita di competitivita’ industriale degli Stati Uniti, sotto il vecchio regime di globalizzazione.
Alla fine degli anni ottanta, gli Stati Uniti – o piu’ precisamente le aziende americane – erano ormai incapaci di sostenere la concorrenza di competitori tedeschi o giapponesi, piu’ efficienti e qualitativamente piu’ avanzati, su mercati interni fondamentali […]
Prevalse cosi’ una strategia che consisteva nel far leva sulla posizione di forza degli Stati Uniti a livello internazionale, per spalancare alle grandi imprese americane le porte del mondo quale sfera d’azione allargata; e cio’ soprattutto in aree alla periferia del sistema capitalistico in cui poter delocalizzare la produzione attraverso catene internazionali di approvvigionamento – dette con un eufemismo “catene del valore”, value chains – e mediante la creazione di strutture societarie transnazionali, investimenti finanziari mondiali e la diffusione del modello di consumo statunitense.
A tutto questo concorsero: un settore finanziario sempre piu’ ampio e opportunamente deregolamentato; l’imporsi del dollaro americano come valuta mondiale a tutti gli effetti; la presenza delle forze armate americane ovunque; la leadership delle principali universita’ statunitensi nell’industria globale della conoscenza […]
Infine, il controllo di organizzazioni internazionali come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, istituzioni originariamente keynesiane, nate per la salvaguardia del sistema di Bretton Woods, ora predisposte a strumenti di una politica nazionalista statunitense di denazionalizzazione dell’economia mondiale, sotto un’unica nazione, con al comando le grandi imprese finanziarizzate americane.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


L’automazione e la delocalizzazione hanno accresciuto la produttivita’ e moltiplicato i profitti delle aziende, ma non hanno portato nulla che assomigli a una prosperita’ condivisa negli Stati Uniti e negli altri paesi sviluppati.
Sostituire i lavoratori con le macchine e spostare il lavoro in paesi a basso salario non sono le uniche opzioni possibili per migliorare l’efficienza economica. Ci sono molti modi per incrementare la produzione per addetto, e ci sono sempre stati […]
Alcune innovazioni potenziano il contributo dei lavoratori alla produzione, invece di automatizzare o delocalizzare il lavoro. Per esempio, nuovi strumenti software che coadiuvano le mansioni dei meccanici che riparano automobili e consentono di lavorare con maggior precisione aumentano la produttivita’ marginale del lavoratore. E’ una cosa completamente diversa dall’installare robot industriali allo scopo di sostituire i lavoratori umani.
La creazione di nuove mansioni e’ ancora piu’ importante per aumentare la produttivita’ marginale del lavoratore […]
Quando l’introduzione di nuove macchine crea nuovi impieghi per la manodopera umana, il lavoratore puo’ contribuire alla produzione in nuovi modi e la sua produttivita’ marginale aumenta […]
Molte delle professioni in piu’ rapida crescita negli ultimi decenni – radiologi per macchine per la risonanza magnetica, ingegneri di rete, operatori di macchine computerizzate, programmatori di software, addetti alla sicurezza informatica e analisti dati ottant’anni fa non esistevano.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Geoeconomia/Guerrieri

Partita a tre. Dove va l’economia del mondo – Paolo Guerrieri – il Mulino (2021)

Si puo’ affermare che sia stata soprattutto la rivoluzione digitale e informatica a favorire la rapida crescita dei paesi asiatici.
Molte imprese dell’area avanzata hanno investito e delocalizzato in questi paesi, per beneficiare non solo dei bassi costi del lavoro ma anche di infrastrutture e istituzioni di buona qualita’.
E’avvenuto cosi’ che paesi rimasti poveri fino agli anni Settanta siano poi riusciti a raggiungere condizioni sensibilmente migliori di reddito e in tempi relativamente brevi, integrandosi nelle catene di fornitura globale organizzate dalle imprese dei paesi piu’ avanzati. E divenendo sempre piu’ importanti sia come mercati che come concorrenti per le imprese europee e americane.
Anche una serie di fattori domestici e le politiche di sviluppo portate avanti in quel periodo hanno avuto un ruolo rilevante nella prolungata fase di crescita asiatica.
Lo ha avuto, in particolare, l’intervento dello Stato, non solo in chiave di direzione e coordinamento ma di intenso protagonismo nell’attivita’ economica. Spingendosi a sostenere e favorire con forti sussidi economici e legislativi imprese perche’ ritenute «campioni nazionali», fino a sovvenzionare interi settori strategici ritenuti fonti di benefici differiti nel tempo.

Info:
https://www.letture.org/partita-a-tre-dove-va-l-economia-del-mondo-paolo-guerrieri
https://archivio.blitzquotidiano.it/libri/italia-che-fine-fara-paolo-guerrieri-scruta-il-futuro-partita-a-tre-dove-va-leconomia-del-mondo-3407568/

Societa’/Armao

Capitalismo di sangue – Fabio Armao – Laterza (2024)

Dopo la fine degli accordi di Bretton Woods e il crollo del comunismo, la globalizzazione ha alimentato (o imposto) intensi processi di deindustrializzazione nei paesi piu’ sviluppati e la delocalizzazione della produzione in aree a piu’ basso costo della manodopera e con minori standard di sicurezza.
Tra le conseguenze, ben note, basta ricordare la sostanziale riduzione della capacita’ di esazione fiscale da parte degli stati e l’altrettanto significativa perdita di potere contrattuale della classe operaia.
Tutto cio’ spiega il formarsi di un doppio capitalismo – analogo, per molti aspetti, al doppio stato che aveva caratterizzato la Germania nazista – in cui alla sfera della normalita’ se ne affianca una dell’eccezionalita’ e della discrezionalita’ che tende a sfruttare, istituzionalizzandoli, i vantaggi garantiti dall’occultamento.
In questa seconda sfera, il capitalismo tende a sottrarsi, e con un discreto successo, al controllo dei governi, rivendica una propria autonomia (arbitrarieta’), incarna il sogno (il delirio) dei liberisti piu’ estremi del mercato senza stato. Per farlo, si dota di una serie alquanto varia e sofisticata di enti e professionalita’: agenzie di intermediazione creditizia esterne al sistema bancario vero e proprio e sottratte agli organi di controllo (shadow banking); paesi che offrono regimi fiscali preferenziali (anche all’interno dell’Unione Europea, mettendosi in concorrenza con gli altri stati membri); paradisi fiscali e centri offshore (offrono spazio giuridico – leggi: immunita’ – anche ai non residenti); infine, spostandosi nella dimensione virtuale, protocolli darknet e criptovalute […]
[E’] evidente che l’esistenza di questa sfera di eccezionalita’ costituisce un autentico attentato alla sovranita’ economica e finanziaria degli stati […]
Al doppio capitalismo si deve anche la soluzione dell’annoso dilemma cha ha afflitto le sinistre europee, alla ricerca di un compromesso tra liberismo e welfare, che consiste nella proposta di una terza via che si sta rivelando oltremodo efficace: il crony capitalism [capitalismo clientelare]. Una soluzione che mette d’accordo un Trump, un Putin e un Xi Jinping a prescindere dalle loro eventuali rivalita’ politiche o, piu’ probabilmente, commerciali; basata sulla costruzione di fitte trame di reti clientelari tra politici e amministratori locali, da un lato, e imprenditori, dall’altro; e che puo’ estendersi con facilita’ a livello transnazionale.
Una terza via, il capitalismo clientelare, che sembra alla fine in grado di accontentare un po’ tutti; ma che, in realta’, comporta una distrazione di risorse pubbliche spesso molto cospicue a esclusivo vantaggio dei soliti noti, e una distorsione continua dei normali meccanismi della libera concorrenza. Perche’ si basa su scambi reciproci, su favoritismi, tra attori che appartengono comunque a una stessa rete sociale fatta di patroni e di clienti, a carattere quindi sempre privatistico e non certo universale.
Che tale rete entri in gioco a livello locale per l’aggiudicazione di un appalto o nel parlamento europeo per gestire un traffico di influenze, cambia davvero poco. Cio’ che rileva, piuttosto, e’ che prefigura il superamento della legittima attivita’ di lobbismo e trasforma la corruzione da illecito occasionale in un autentico indotto economico, destinato percio’ ad assumere un carattere sistemico.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/IL_FATTO_QUOTIDIANO_27012024.pdf
https://www.micromega.net/author/fabio-armao/ 

https://www.globalist.it/culture/2024/03/25/capitalismo-di-sangue-analisi-su-conflitti-globali-e-crisi-economica/

Economia di mercato/Guerrieri

Partita a tre. Dove va l’economia del mondo – Paolo Guerrieri – il Mulino (2021)


Ci si chiede da tempo quali possano essere i fattori alla base del pronunciato aumento delle disuguaglianze e divergenze economico-sociali dei paesi avanzati.
Le risposte hanno evidenziato una molteplicita’ di cause. In primo piano figurano le grandi trasformazioni economiche e produttive […].
A partire dal consolidarsi del processo di globalizzazione e della delocalizzazione dei processi produttivi nell’area emergente, che hanno finito per distruggere posti di lavoro e penalizzare i lavoratori meno qualificati negli Stati Uniti e in Europa […]
Un altro contributo all’aumento delle disuguaglianze, altrettanto significativo, e secondo molti addirittura superiore, e’ venuto dalla diffusione delle nuove tecnologie (in particolare quelle legate alle tecnologie digitali) e dai fenomeni di automazione e riorganizzazione delle imprese che ne sono conseguiti […]
Tra le altre cause, va citata, inoltre, la travolgente finanziarizzazione dell’economia avvenuta in questi ultimi decenni. La finanza, nel generare mercati sempre piu’ aperti e interdipendenti a livello mondiale, caratterizzati da forte mobilita’ dei capitali, ha favorito in molti paesi una maggiore concentrazione del reddito e della ricchezza, accentuando ulteriormente le disuguaglianze e marginalizzando fasce crescenti di lavoratori e cittadini.

Info:
https://www.letture.org/partita-a-tre-dove-va-l-economia-del-mondo-paolo-guerrieri
https://archivio.blitzquotidiano.it/libri/italia-che-fine-fara-paolo-guerrieri-scruta-il-futuro-partita-a-tre-dove-va-leconomia-del-mondo-3407568/

 

Economia di mercato/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


Per rimettere in moto la macchina del denaro e ripristinare il potere sociale minacciato, i detentori di capitale si sono avvalsi di una serie di strategie tipiche delle fasi di contrazione economica: in primo luogo, si impegnarono a fondo per ridurre i costi dei fattori produttivi, ossia i salari, le tasse e i costi delle risorse.
Per spingere al ribasso i salari e le tasse, esistevano anche in questo caso diversi modi: lotta ai sindacati, ai salari minimi legali e agli standard lavorativi; delocalizzazione della produzione verso Paesi con manodopera a basso costo; finanziamento di campagne per la riduzione delle imposte sulle imprese; trasferimento delle sedi aziendali in paradisi fiscali, ecc. […]
La seconda reazione, anch’essa tipica delle fasi di contrazione, fu un’espansione delle attività speculative […]
Si dice spesso che la speculazione e’ sostanzialmente un gioco a somma zero per quanto riguarda la totalita’ degli speculatori; ma nella pratica le cose vanno diversamente. Infatti, mentre i profitti confluiscono nelle mani dei privati durante la fase di espansione di una bolla speculativa, non appena questa scoppia, le casse pubbliche sono solitamente pronte a compensare gran parte delle perdite e a scaricarle sulla societa’ in generale.
Un esempio tipico e’ la grande crisi bancaria e immobiliare degli Stati Uniti del 1982, nota come “Savings and Loan Crisis”: dopo lo scoppio della bolla, il settore pubblico si e’ assunto la responsabilita’ dei costi per ben 124 miliardi di dollari, mentre le societa’ private hanno dovuto coprire perdite per soli 29 miliardi. Questo schema si e’ ripetuto dall’inizio degli anni Ottanta nelle innumerevoli crisi bancarie e finanziarie, fino alla crisi finanziaria globale del 2008 e alla successiva “crisi dell’euro”. Per rendere la speculazione redditizia in modo duraturo, pertanto, non solo è necessario abolire le norme ostruzionistiche, ma anche garantire che le perdite speculative non siano sostenute dagli stessi speculatori. Sebbene questo principio sia incompatibile con l’ideologia neoliberista, esso ha ricoperto fin dall’inizio un ruolo cruciale nella pratica”

Economia di mercato/Todd

La sconfitta dell’Occidente – Emmanuel Todd – Fazi (2024)

La globalizzazione non e’ stata altro che una ricolonizzazione del mondo da parte dell’Occidente, questa volta sotto la guida americana anziche’ britannica.
Lo sfruttamento dei popoli meno avanzati (l’estrazione del plusvalore, direbbero i marxisti) e’ stato piu’ discreto ma molto piu’ efficace rispetto al periodo che va dal 1880 al 1914 […]
Gli occidentali non hanno compreso che delocalizzando le loro industrie si proponevano di vivere come una sorta di borghesia planetaria, sfruttando il lavoro sottopagato del Resto del mondo.
Questo rapporto di sfruttamento ha trasformato le popolazioni del “Resto” [del Mondo] in un proletariato generalizzato, permettendo al contempo, seppur in modo inconsapevole, alle classi dirigenti locali di sussistere […]
Abbiamo anche intravisto la possibilita’ di un’ampia alleanza di Stati occidentali, una federazione europea di grandi potenze che, lungi dal promuovere la causa della civilta’ mondiale, potrebbe presentare il gigantesco pericolo di un parassitismo occidentale, prodotto dall’esistenza di un gruppo di nazioni industriali avanzate, le cui classi superiori riceverebbero grandi tributi in Asia e in Africa, con i quali manterrebbero grandi masse di dipendenti docili, non piu’ occupati nelle principali industrie dell’agricoltura e della manifattura, ma nei servizi personali o in attivita’ industriali minori sotto il controllo di una nuova aristocrazia finanziaria […]
Questo mondo e’ sorto grazie alla globalizzazione, che ha portato la societa’ del consumo al suo ultimo stadio. Fino all’incirca al 1980, gli operai americani, francesi o di altre parti consumavano fondamentalmente cio’ che producevano: si trattava della prima societa’ del consumo, frutto dei Trenta Gloriosi.
Ma la delocalizzazione delle fabbriche occidentali ha poi trasformato le persone. Gli oggetti che si consumano sono ormai prodotti altrove. Il proletariato laborioso degli anni Cinquanta si e’ tramutato nella plebe negli anni Duemila, sotto la spinta di teorici ed esperti dell’economia globalizzata […]
La teoria del libero scambio si preoccupa solo del consumatore, il quale deve poter comprare i beni di cui ha bisogno ai prezzi piu’ bassi, e i suoi apostoli minacciano continuamente gli occidentali con la storia che finiranno per pagare di piu’ il loro cibo, i loro vestiti, i loro cellulari, le loro automobili, le loro medicine, i giocattoli per i loro bambini e i loro nani da giardino se si ostineranno a volerli fabbricare da soli.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-fatto-quotidiano.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-riformista.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-manifesto.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-giornale.pdf?https://contropiano.org/interventi/2024/11/11/la-sconfitta-delloccidente-oligarchico-e-nichilista-0177418
https://www.quotidiano.net/magazine/libri/emmanuel-todd-gli-oligarchi-e-il-nichilismo-hanno-distrutto-le-democrazie-e-la-sconfitta-delloccidente-fd56b6be
https://www.repubblica.it/venerdi/2024/09/28/news/emmanuel_todd_sconfitta_occidente_ultimo_libro-423521727/

Lavoro/Dardot

Pierre Dardot, Christian Laval – La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Derive Approdi (2019)

I sindacati e le legislazioni del lavoro sono stati i primi bersagli dei governi che si rifacevano al neoliberismo.
La desindacalizzazione nella gran parte dei paesi capitalisti sviluppati ha avuto senza dubbio cause oggettive, come la deindustrializzazione e la delocalizzazione delle fabbriche in regioni e paesi a bassa remunerazione, senza tradizione di lotte sociali o sottomessi a regimi autoritari.
Ma essa e’ anche il prodotto di una volonta’ politica di indebolimento del potere sindacale che si e’ tradotta, soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, in una serie di misure e di dispositivi legislativi che limitavano il potere di intervento e di mobilitazione dei sindacati.
A partire da allora, la legislazione sociale si trasformo’ in una direzione molto piu’ congeniale ai datori di lavoro: ridefinizione verso il basso dei salari, soppressione dell’indicizzazione sul costo della vita, accresciuta precarizzazione degli impieghi, ecc.
L’orientamento generale di queste politiche e’ lo smantellamento dei sistemi che proteggevano i salariati dalle variazioni cicliche dell’attivita’ economica e la loro sostituzione con nuove forme di flessibilita’ che permettessero ai datori di lavoro di regolare in maniera ottimale i loro bisogni di manodopera sul livello dell’attivita’, riducendo allo stesso tempo il piu’ possibile il costo della forza-lavoro.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Economia di mercato/Undiemi

Lidia Undiemi – Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Ponte alle Grazie (2014)

Le varie funzioni dell’impresa multinazionale verranno svolte nelle localita’ che consentono specifici vantaggi.
La funzione finanziaria, per esempio, verra’ svolta in un Paese che propone una normativa agevolata sugli aspetti finanziari connessi agli interessi della holding; la funzione «marketing e pubblicita’» sara’ affidata a un’altra societa’ controllata in una nazione diversa; le lavorazioni del prodotto verranno delocalizzate nei paesi che dispongono della manodopera al minor costo.
Tale fenomeno ha delle implicazioni economiche enormi: una quantita’ indefinita di scambi commerciali sono realizzati nell’ambito della stessa impresa e non, come ci si aspetterebbe, fra imprese differenti, dunque concorrenti. Venditore e compratore vengono molto spesso a coincidere, rendendo di fatto lo scambio una finzione economica.
L’illusoria concorrenza sarebbe in realta’ espressione di un mercato sostanzialmente oligopolistico.
La frammentazione «legale» e il trasferimento di quote rilevanti del rischio d’impresa a societa’ prive di una vera organizzazione imprenditoriale si traduce nella deresponsabilizzazione degli investitori internazionali, i quali, grazie al sostegno della finanza creativa, riescono a cartolarizzare le diverse parti dell’impresa. Alcune societa’ diventano veri e propri bacini di debiti, di responsabilita’ e di costi che la grande impresa riversa a cascata sui lavoratori. L’ampia diffusione di societa’ controllate e partecipate si traduce dunque in un moltiplicatore di instabilita’ finanziaria […]
Il capitale internazionale persegue degli interessi che vanno molto al di la’ dello stato di salute dell’economia delle singole nazioni a cui affida qualche anello della catena di produzione e di distribuzione globale.
Tuttavia, il mantenimento di un certo livello di domanda effettiva di beni e servizi e’ cio’ che consente alla globalizzazione finanziaria di restare in piedi. Fin quando i mercati finanziari garantiranno con le loro alchimie una certa quota di reddito alle famiglie dei paesi ricchi, e quindi consumatori, il deterioramento dell’economia dei rispettivi territori verra’ efficacemente celato.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/