Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

La cosa che cambiera’ piu’ di ogni altra e’ l’insegnamento.
Attualmente, la modalita’ piu’ tipica e’ quella di un insegnante che fa lezione a una classe. Una buona lezione puo’ essere molto efficace ma richiede impegno: dev’essere ben strutturata, offrire agli studenti l’opportunita’ di interagire con il professore, e correlare in modo coerente le varie idee.
Nel breve termine, la AI potra’ aiutare gli insegnanti a preparare lezioni ricche di contenuti e strutturate sulle capacita’ di apprendimento degli studenti […]
Sul lungo periodo, la lezione come la conosciamo rischia pero’ di scomparire.
Troppo spesso richiede infatti un apprendimento del tutto passivo, con gli studenti che ascoltano e prendono appunti senza pensare criticamente a quanto viene detto loro e senza attivarsi per risolvere qualche problema. Inoltre, l’approccio “standardizzato” delle lezioni non tiene conto delle differenze tra singoli individui e delle loro diverse competenze, e fa si’ che alcuni restino indietro e altri si sentano poco stimolati.
L’apprendimento attivo riduce invece l’importanza della lezione classica e chiede agli studenti di partecipare al processo di apprendimento tramite attivita’ quali il problem solving, il lavoro di gruppo e gli esercizi pratici. Con questo approccio gli studenti collaborano tra loro e con l’insegnante per mettere in pratica quanto appreso […]
In che modo possono coesistere l’apprendimento attivo e quello passivo?
Una possibile soluzione e’ il “ribaltamento” delle lezioni. Gli studenti potrebbero assimilare nuovi concetti a casa, tramite video o altre risorse digitali, e poi metterli in pratica in classe, tramite attivita’ condivise, dibattiti o esercizi di problem solving.
L’idea chiave di una scuola al contrario e’ massimizzare il tempo in classe per l’apprendimento attivo e lo sviluppo di un pensiero critico, usando invece lo studio a casa per veicolare i contenuti.
L’esito di una rivoluzione simile potra’ sembrare controverso: risultera’ utile solo se riuscira’ davvero a stimolare l’apprendimento attivo.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)

Il digitale rende stupidi i compiti, separandoli dall’intelligenza richiesta per svolgerli con successo.
Quando il digitale separa un compito dall’intelligenza, un algoritmo puo’ intervenire e sostituirci. Il risultato e’ una disoccupazione oggi rapida e diffusa, ma anche nuovi posti di lavoro domani.
Nel lungo termine l’esito potrebbe essere roseo, se solo riuscissimo a governare questa rivoluzione digitale in maniera intelligente ed etica (un grande “se”, senza dubbio). Per esempio, secondo la Banca Mondiale, entro il 2030 il mondo avra’ bisogno di 80 milioni di operatori sanitari, il doppio rispetto al 2013.
In una societa’ sempre piu’ pervasa da algoritmi e processi automatizzati, la questione e’ se e come possiamo fidarci di tecnologie senza cervello che prendono sistematicamente decisioni per noi e al posto nostro […]
Una volta rimpiazzati i colletti blu, i robot potrebbero verniciare le auto del colore sbagliato […]
I rischi sono reali e gravi. La soluzione e’ rimettere al proprio posto un po’ di intelligenza umana. Questo puo’ essere fatto in almeno quattro modi: prima, nel, sul e dopo il processo […]
Abbiamo bisogno degli esseri umani prima del processo perche’ vogliamo progettare il tipo giusto di ia ed eliminare o almeno ridurre al minimo i suoi rischi.
Gli esseri umani dovrebbero essere inclusi nel processo perche’ a volte anche la migliore ia puo’ sbagliare, essere alimentata con dati inesatti o essere usata in modo improprio.
Abbiamo bisogno di poter esercitare un controllo, in modo che alcune decisioni importanti non siano lasciate interamente a macchine senza cervello. Gli esseri umani dovrebbero avere un controllo sul processo perche’, mentre talune decisioni cruciali possono essere troppo complesse o urgenti per essere prese da un essere umano, e’ la nostra supervisione intelligente che dovrebbe controllare e gestire i processi che sono sia complessi che rapidi.
Gli esseri umani dovrebbero anche essere coinvolti dopo il processo, perche’ ci sono sempre problemi che vorremmo risolvere o correggere.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/
https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)


Un ampio rapporto di ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Office, ILO) ha esaminato il grado di esposizione di varie occupazioni e mansioni a questa tecnologia trasformativa [intelligenza artificiale], usando lo stesso gpt-4 per stimare il potenziale di automazione o di incremento di determinate categorie lavorative.
Si tratta di un buon punto di partenza.
Come prevedibile, il rapporto dell’ilo indica che i ruoli impiegatizi e amministrativi di routine sono quelli che corrono il maggior rischio immediato di automazione. Questi lavori comportano tipicamente compiti ripetitivi e facili da codificare, fortemente suscettibili di sostituzione algoritmica.
Tuttavia, l’analisi ha anche sottolineato che molte professioni, soprattutto quelle che richiedono processi decisionali complessi, interazioni socio-emotive e un’elevata creativita’, saranno probabilmente incrementate invece che sostituite. In questi contesti l’ia costituisce un complemento delle attivita’ umane, rimodellando ruoli e responsabilita’ anziche’ eliminarli del tutto […]
Il rapporto dell’ilo ha messo in evidenza che l’impatto dell’ia non si manifestera’ in modo uniforme nei mercati del lavoro a livello globale. Paesi con diversi livelli di reddito presentano diversi gradi di esposizione e adattabilita’ alla trasformazione in corso. Le economie a basso reddito, per esempio, potrebbero incontrare sfide peculiari a causa dei limiti delle infrastrutture tecnologiche e dei livelli piu’ bassi di capitale umano. Al contrario, i paesi a reddito piu’ elevato sono in una posizione piu’ favorevole per sfruttare l’ia generativa come leva per accrescere produttivita’ e innovazione e per creare nuovi posti di lavoro […]
Sebbene il mercato del lavoro debba senz’altro affrontare gli sconvolgimenti prodotti dall’ia generativa, l’evidenza storica, la teoria economica e le recenti ricerche empiriche suggeriscono che questi sconvolgimenti non daranno luogo a forme di disoccupazione permanente e diffusa. Al contrario, la vera sfida – come sottolineato ripetutamente da molte analisi […] – consiste nel gestire efficacemente la transizione: investendo in modo sostanziale nella formazione e nell’apprendimento continuo, potenziando le reti di sicurezza sociale, promuovendo strategie di innovazione inclusive e garantendo un accesso equo alle nuove opportunità di lavoro.
E’ puro buon senso. Le affermazioni allarmistiche sulla distruzione massiccia di posti di lavoro possono catturare l’attenzione dei media, ma trascurano fattori importanti di mitigazione e distraggono i politici dal compito costruttivo di plasmare il futuro digitale in modo umano, inclusivo e proficuo per la societa’.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

La AI come persona […]
Un errore comune e diffuso e’ ritenere che la AI, in quanto software, debba comportarsi come ogni altro software […]
La AI non riesce pero’ a comportarsi come un software tradizionale, che e’ prevedibile, affidabile e segue una serie stringente di regole. Se ben costruito e ripulito dai bug, un software ottiene ogni volta gli stessi risultati. La AI invece e’ l’esatto contrario di prevedibile e affidabile. Puo’ sorprenderci con soluzioni innovative, dimenticarsi di quello che sa fare, essere preda di allucinazioni e darci risposte sbagliate. L’imprevedibilita’ e l’inaffidabilita’ possono dare origine a interazioni molto affascinanti […]
Per il software tradizionale esistono tutorial e manuali di istruzioni, ma non per la AI. Non esiste una guida definitiva su come usare la AI nella nostra organizzazione. Stiamo tutti imparando con l’esperienza, inserendo prompt [domanda impartita al sistema] come fossero formule magiche e non codici di un normale software […]
Trattate la AI come fosse un umano in quanto, da molti punti di vista, si comporta cosi’. Questo approccio, che riecheggia il mio principio “trattala come una persona”, puo’ aiutarvi a capire meglio quando e come usare la AI, se non in senso tecnico, almeno in senso pratico.
La AI da’ il meglio in mansioni estremamente umane. Sa scrivere, analizzare, codificare e chattare. Puo’ farci da consulente o vendere i nostri prodotti e svolgere mansioni che ci farebbero perdere tempo, aumentando la nostra produttivita’. Fa pero’ fatica con compiti nei quali in genere le macchine sono bravissime, come ripetere costantemente un processo o svolgere calcoli complessi senza assistenza. Inoltre i sistemi AI fanno errori, dicono bugie e danno risposte assurde, proprio come gli umani. Ogni sistema ha punti di forza e debolezza tutti suoi, proprio come ogni nostro collega. Per capirli, dovremo lavorare un po’ con quella determinata AI, impiegando tempo e accumulando esperienza. Le capacita’ dei sistemi di AI possono variare a seconda del compito, da un livello da scuola media a uno da dottorato […]
La AI come collega […]
Quando le persone cominciano a usare seriamente la AI, chiedono sempre se il loro lavoro sia destinato a cambiare. La risposta e’ probabilmente si’.
Si tratta di una domanda importante, al punto che almeno quattro diversi team di ricercatori hanno cercato di quantificare la sovrapposizione tra i lavori che sanno svolgere gli umani e quelli che sa fare una AI, servendosi di un ricco database dei tipi di lavoro richiesto in 1016 professioni diverse. Tutti gli studi sono arrivati alle stesse conclusioni: non c’e’ quasi nessun lavoro che non abbia margini di sovrapposizione con le capacita’ delle AI […]
Dei 1016 lavori presi in considerazione, solo 36 non presentavano sovrapposizioni con la AI: ballerini, atleti, addetti al battipalo, riparatori di tetti e meccanici specializzati in motociclette […]
Come avrete notato, si tratta di lavori estremamente fisici, per svolgere i quali e’ cruciale la capacita’ di movimento. Ci dimostra come, almeno per ora, la AI non abbia un corpo […]
Pertanto, a prescindere dalla sua natura, e’ probabile che nell’immediato futuro il vostro lavoro e quello della AI avranno dei margini di sovrapposizione.
Non significa necessariamente che vi rimpiazzeranno. Per capire perche’, dobbiamo osservare il lavoro piu’ nel dettaglio, considerandolo secondo una serie di piani diversi. Ogni lavoro e’ composto da una serie di mansioni. I lavori sono parte di sistemi piu’ grandi. Non possiamo capire l’impatto della AI sul lavoro se non teniamo in considerazione anche le mansioni e i sistemi. Prendiamo per esempio il mio ruolo di insegnante in una business school. Come dicevo, su 1016 lavori, il mio e’ al 22° posto tra quelli che si sovrappongono maggiormente a quanto sa fare una AI: sono un filo preoccupato. Il mio lavoro non e’ pero’ un’entita’ unica e indivisibile. E’ composto da una serie di mansioni: insegnare, ricercare, scrivere, stilare rapporti annuali, usare il mio computer, scrivere lettere di presentazione e altro. “Professore” e’ solo un’etichetta: il lavoro quotidiano e’ una miscela dei compiti appena citati.
La AI potra’ svolgere alcune di queste mansioni? La risposta e’ si’, e francamente non mi dispiace affatto delegargliene alcune, come la compilazione delle scartoffie amministrative. Significa pertanto che il mio lavoro scomparira’? Non del tutto. Eliminare alcune mansioni non elimina un lavoro. Proprio come il trapano elettrico non ha eliminato il lavoro del falegname ma lo ha reso piu’ efficiente.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Societa’/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


La nostra societa’ e’ gia’ diventata a due livelli: in cima ci sono i grandi tycoon, fermamente convinti di essersi guadagnati la loro ricchezza grazie al loro ingegno formidabile, e al fondo ci sono le persone normali, che i leader dell’high-tech considerano inclini all’errore e mature per la sostituzione.
Dato che l’ia pervade sempre piu’ aspetti delle economie moderne, sembra sempre piu’ probabile che il divario tra i due livelli continuera’ ad allargarsi.
Nulla di tutto questo era inevitabile.
Non era indispensabile usare le tecnologie digitali soltanto per automatizzare il lavoro ne’ era ineludibile che le tecnologie basate sull’ia fossero applicate in maniera indiscriminata per amplificare la stessa tendenza. Non era obbligatorio che la comunita’ high-tech si lasciasse ammaliare dall’intelligenza delle macchine, invece di concentrarsi sulla loro utilita’.
Non c’e’ niente di predestinato in questa traiettoria della tecnologia, e non c’e’ niente di inevitabile nella societa’ a due livelli che i nostri leader stanno creando.
E’ possibile trovare vie d’uscita dall’attuale ginepraio riconfigurando la distribuzione del potere nella societa’ e riorientando il progresso tecnologico. Questo cambiamento dovra’ essere operato dal basso, attraverso processi democratici. Per somma disgrazia, tuttavia, l’intelligenza artificiale sta anche facendo a pezzi la democrazia. 

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

 

 

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

Che le AI esistano e’ un dato di fatto e pertanto dobbiamo capire come usarle e stabilire alcune regole base […]
principio 1: aggiungi un posto a tavola per la AI.
Dovremmo chiedere sempre alla AI di aiutarci, a meno che non sussistano problemi etici o legali. Impareremo con l’esperienza che l’aiuto della AI puo’ essere soddisfacente, frustrante, inutile o snervante.
Ma non ci rivolgeremo a lei solo per farci aiutare; familiarizzare con le capacita’ della AI ci permettera’ di comprendere meglio come possa assisterci o rappresentare una minaccia per noi e per il nostro lavoro […]
La AI puo’ assumere il ruolo di seconda testa pensante che ci aiuti a prendere decisioni e a riflettere sulle nostre scelte (invece di limitarci a chiederle di prendere decisioni al posto nostro). Nel mondo attuale le capacita’ umane di decision-making possono essere potenziate in modi nuovi […] possiamo cominciare a usare la AI anche per aiutare noi stessi, per questioni sia professionali sia personali.
Le doti e le debolezze della AI non sempre rispecchiano le nostre, ed e’ un bene. Il fatto che il suo pensiero e il suo approccio siano diversi dai nostri puo’ condurci a soluzioni innovative e idee che a un essere umano non verrebbero mai in mente.
Mentre cerchiamo di capire la forma della frontiera frastagliata non ci limitiamo a comprendere i punti di forza della AI, ma esploriamo anche le sue debolezze. Usando la AI nelle nostre mansioni quotidiane ne comprendiamo meglio limiti e capacita’: una conoscenza inestimabile in un mondo nel quale la AI e’ sempre piu’ presente come collega di lavoro.
La maggior familiarita’ con i Llm [Large Language Model] ci permette non solo di sfruttarne meglio la potenza, ma anche di capire per tempo come potra’ minacciare il nostro lavoro, attrezzandoci a un futuro che richiedera’ un’integrazione perfetta tra intelligenza artificiale e umana […]
principio 2: sii l’umano nel processo
Per ora, la AI lavora meglio con l’aiuto degli umani. La cosa piu’ conveniente e’ essere quegli umani che la aiutano […]
Partecipando in modo attivo ai processi della AI manterremo il controllo sulla tecnologia e le sue applicazioni, assicurandoci che le soluzioni basate sulla AI siano allineate ai nostri valori e standard etici e alle nostre norme sociali. Ci rendera’ inoltre responsabili dell’output della AI, prevenendo alcuni dei suoi possibili danni […]
principio 3: tratta la ai come una persona (ma cerca di capire che tipo di persona sia) […]
Trattare una AI come una persona puo’ dar vita ad aspettative irrealistiche e paure immotivate o spingerci a fidarci ingenuamente. E’ un rischio che riguarda tutti: il grande pubblico, chi ci governa e perfino gli stessi ricercatori. Rischiamo di dimenticarci che la AI e’ un software e di farci idee sbagliate sulle sue capacita’ […]
Immaginiamo la nostra collaboratrice AI come una stagista infinitamente rapida, pronta a compiacerci ma incline talvolta ad alterare la verita’ […]
Ricordatevi che il vostro stagista AI, per quanto velocissimo e pieno di conoscenze, non e’ infallibile. E’ essenziale che lo valutiate criticamente e che trattiate la AI come uno strumento al vostro servizio. Definendone la personalita’, coinvolgendolo nel processo di elaborazione e non smettendo mai di guidarlo, potremo sfruttare la AI come una forma di co-intelligenza collaborativa.
principio 4: non userete mai una ai peggiore di quella che state usando adesso […]
Non c’e’ motivo di pensare che presto i sistemi AI smetteranno di progredire, ma anche se accadra’ migliorera’ il nostro modo di usarli: inevitabilmente, il software del futuro sara’ migliore di quello odierno […]
La AI impara a fare sempre piu’ cose che ritenevamo solo per gli umani: dovremo pertanto fare i conti con la meraviglia – e con l’angoscia – di convivere con co-intelligenze aliene sempre piu’ potenti.
Osservando le sempre nuove competenze della AI possiamo desumere che i suoi limiti attuali siano transitori e aprirci ai possibili sviluppi ci aiuterà a adattarci al cambiamento e ad abbracciare queste nuove tecnologie restando competitivi in un panorama del lavoro che cambia rapidamente.
Come stiamo per vedere, non si tratta di uno scenario semplice, ma per ora stiamo solo cominciando a intravedere come potremo usare la AI per cambiare il nostro lavoro, la nostra vita e noi stessi.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Siamo tentati di affermare che, dal momento che le macchine non possono ragionare come noi, non adopereranno mai il discernimento; dal momento che non possono pensare come noi, non eserciteranno mai la creativita’; dal momento che non possono provare sentimenti come noi, non saranno mai empatiche.
E puo’ darsi che sia tutto vero. Ma si dimentica di riconoscere che le macchine potrebbero comunque essere in grado di portare a termine compiti che, quando sono compiuti da un essere umano, richiedono empatia, discernimento o creativita’, eseguendoli in un qualche modo totalmente diverso […]
Non e’ necessario risolvere il mistero del funzionamento di cervello e mente per costruire macchine le cui prestazioni possano superare quelle delle persone.
E, se le macchine non hanno bisogno di riprodurre l’intelligenza umana per essere altamente capaci, non c’e’ ragione di pensare che quanto gli esseri umani sono in grado di fare attualmente rappresenti un limite per cio’ che potranno fare le macchine future. Tuttavia e’ quello che si da’ di solito per scontato: che le macchine non potranno mai andare oltre le prodezze intellettuali degli umani. Ma questo, semplicemente, non e’ affatto plausibile.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022)


Anziche’ guardare alle facolta’ umane e chiedersi se possano essere replicate da una macchina, un diverso approccio consiste nell’esaminare i compiti stessi per verificare se abbiano caratteristiche che li rendono piu’ facili o piu’ difficili da gestire per una macchina.
Per esempio, se ci troviamo di fronte un compito di cui e’ semplice definire l’obiettivo e dire se quell’obiettivo e’ stato realizzato, e in presenza di molti dati da cui la macchina puo’ apprendere, allora quel compito puo’ probabilmente essere automatizzato […]
Le macchine assumono in misura sempre maggiore compiti che un tempo venivano svolti dagli esseri umani, come a un’“usurpazione dei compiti”. E il modo migliore per vederla in opera e’ osservare le tre principali capacita’ cui gli esseri umani fanno ricorso nel loro lavoro: la capacita’ manuale, quella cognitiva e quella affettiva […]
Capacita’ manuali […] in cui ci si rapporta al mondo fisico, come l’esecuzione di lavoro manuale o la reazione a cio’ che vediamo intorno a noi […]
Capacita’ cognitive […] Oltre a manovrare il mondo fisico, le macchine stanno usurpando in misura sempre maggiore compiti che, finora, avevano richiesto un’abilita’ umana di pensare e ragionare […]
Capacita’ affettive […] Oltre al mondo fisico e alla sfera cognitiva, le macchine stanno usurpando anche compiti che richiedono le nostre capacita’ affettive, la nostra attitudine a provare sentimenti ed emozioni. In effetti, un intero settore dell’informatica, conosciuto come affective computing, e’ dedicato a costruire sistemi che fanno precisamente questo […]
Sempre piu’ spesso le macchine possono eseguire vari compiti senza riprodurre le particolari abilita’ usate dagli esseri umani. Etichettare le mansioni a seconda di come le eseguono le persone ci spinge erroneamente a pensare che le macchine possano eseguirle soltanto nello stesso modo. 

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Economia di mercato/Stiglitz

La strada per la libertà. L’economia e la societa’ giusta – Joseph E. Stiglitz – Einaudi (2024)


Le piattaforme di social media sono state in grado di avvantaggiarsi sia dei progressi dell’intelligenza artificiale, che consente una migliore somministrazione di informazioni diverse a utenti diversi, sia della nuova comprensione del comportamento umano e dell’elaborazione delle informazioni.
Hanno sviluppato la capacita’ di creare comunita’ online separate tra loro che rafforzano le credenze piu’ disparate, frammentando la struttura informativa al di la’ di quanto sia mai stato possibile prima e in modi che hanno aumentato la polarizzazione della societa’ […]
Le piattaforme hanno ideato una strategia – vincente per loro, ma disastrosa per il resto della societa’ – basata sulla polarizzazione, o l’engagement by enragement (coinvolgimento fomentato da risentimento). I diversi gruppi sociali provano rabbia per diversi motivi, percio’ il modello d’affari delle piattaforme spinge a fornire a ogni utente qualsiasi tipo di informazione capace di fomentarne il risentimento.
Ma frantumare in questo modo l’ecosistema informativo conduce naturalmente alla polarizzazione sociale.
Ai gruppi vengono fornite informazioni che rafforzano le loro credenze o il loro senso di ingiustizia. I loro feed non comprendono articoli o informazioni che possano contrastarli.
Questi effetti risultano amplificati perche’ le credenze sono interdipendenti. Le nostre credenze sono influenzate da quelle delle persone con cui interagiamo. Cio’ e’ particolarmente vero se chi fornisce l’informazione riesce a veicolarla in modo coerente a un dato contesto culturale […]
Ecco perche’ un fattore determinante piu’ importante rispetto al fatto che una persona creda o no alla realta’ del cambiamento climatico non e’ il suo livello d’istruzione (come ci si potrebbe aspettare) ma la sua appartenenza politica.

 

 

Green New Deal/Crawford

Né intelligente né artificiale.Il lato oscuro dell’IA – Kate Crawford – il Mulino (2021)

L’enorme ecosistema dell’IA si basa su molti tipi di estrazione: dalla raccolta dei dati ricavati dalle nostre attivita’ ed espressioni quotidiane, all’esaurimento delle risorse naturali e allo sfruttamento del lavoro in tutto il mondo per costruire e tenere in funzione questa vasta rete planetaria.
E l’IA estrae molto di piu’ da noi e dal pianeta di quanto sia generalmente noto […]
I minerali sono la spina dorsale dell’IA, ma la sua linfa vitale rimane l’energia elettrica. Il calcolo avanzato e’ raramente valutato in termini di emissioni di carbonio, combustibili fossili e inquinamento; metafore come «il cloud», la nuvola, sembrano alludere a qualcosa di fluttuante e delicato all’interno di un’industria naturale e verde.
I server sono nascosti in anonimi data center e le loro caratteristiche inquinanti sono assai meno visibili dei fumi delle ciminiere delle centrali elettriche a carbone.
Il settore tecnologico pubblicizza con forza le sue politiche ambientali, le iniziative di sostenibilita’ e i progetti di gestione dei problemi legati al clima con l’utilizzo dell’IA come strumento di risoluzione di problemi.
Fa tutto parte di un’immagine pubblica, fortemente voluta, di un’industria tecnologica sostenibile senza emissioni di carbonio.
In realta’, serve una quantita’ enorme di energia per far girare le infrastrutture di calcolo di Amazon Web Services o Microsoft Azure, e l’impronta ecologica dei sistemi di IA che girano su queste piattaforme e’ in crescita […]
«Il cloud e’ una tecnologia estrattiva ad alta intensita’ di risorse che converte l’acqua e l’elettricita’ in potenza computazionale, lasciando dietro di se’ una quantita’ considerevole di danni ambientali che poi cela alla vista».
Gestire questa infrastruttura ad alta intensita’ energetica e’ diventato uno dei problemi principali e l’industria ha, senza dubbio, compiuto sforzi significativi per rendere i data center piu’ efficienti dal punto di vista energetico e per aumentare il ricorso a energia rinnovabile.
Ma gia’ oggi l’emissione di anidride carbonica dell’infrastruttura computazionale mondiale e’ pari a quella dell’industria aeronautica al suo culmine e sta crescendo a un ritmo sempre piu’ veloce.

Info:
https://www.doppiozero.com/ia-ne-intelligente-ne-artificiale
https://www.irpa.eu/recensione-a-k-crawford-ne-intelligente-ne-artificiale-il-lato-oscuro-dellia/

https://www.laciviltacattolica.it/recensione/ne-intelligente-ne-artificiale-il-lato-oscuro-dellia/
https://transform-italia.it/ne-artificiale-ne-intelligente/
https://www.questionegiustizia.it/articolo/ne-intelligente-ne-artificiale-il-lato-oscuro-dell-ia
https://medium.com/@g.bientinesi/la-recensione-n%C3%A9-intelligente-n%C3%A9-artificiale-il-lato-oscuro-dellia-k-crawford-9215ab054c85