Non serve evidenziare che il digitale ha sempre avuto una natura anche materiale.
Cio’ che conta e’ che tale natura materiale sia diventata essenziale solo di recente. Ed e’ accaduto non grazie agli sforzi intellettuali, purtroppo, ma soltanto perche’ il potere politico si e’ reso conto di dover possedere, o almeno controllare, chi puo’ fare cosa a chi, quando e dove, in quali circostanze e secondo quali volonta’ e norme.
Questo e’ diventato evidente durante la pandemia, e ancora piu’ urgente a causa dell’inevitabile digitalizzazione dei conflitti in Ucraina e a Gaza […]
E non c’e’ niente che apra gli occhi piu’ della materialita’ della morte per cambiare prospettiva sulla natura del digitale.
[Oggi] il discorso sul digitale si concentra sempre piu’ sugli aspetti materiali della sua natura, portata e sviluppo.
Questa attenzione e’ motivata dalla necessita’, per Stati e organizzazioni, di possedere e controllare il digitale – per esempio in termini di flussi di dati e gestione delle informazioni – per difendersi da interferenze o manipolazioni indebite da parte di altri attori, tutelare il proprio diritto all’autodeterminazione, governare la propria infosfera e acquisire potere nei processi economici e finanziari (inclusa la tassazione) dei mercati digitali.
In sintesi, l’attuale svolta hardware nel discorso sul digitale non e’ semplicemente una questione accademica: la sua rilevanza e’ emersa in relazione alla crescente importanza della sovranita’ digitale e alla competizione per affermarla.
Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/
https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/
