Economia di mercato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Ma cosa accadde esattamente nel 2008-09? Quali furono le origini della crisi finanziaria globale?
Come ci insegna Tucidide, occorre sempre distinguere tra cause immediate e cause piu’ remote.
La causa immediata si puo’ rintracciare nel forte aumento dei tassi di interesse deciso dalla Fed. Tra il 2004 e il 2006 il principale tasso di interesse della Fed aumento’ dall’1 a oltre il 5 per cento. Questo determino’ una minore domanda di abitazioni e la conseguente caduta del prezzo delle case (la garanzia per i prestiti ipotecari concessi in passato). Tutto cio’ causo’ una doppia difficolta’ per le famiglie americane che avevano aumentato il proprio indebitamento in misura elevata […]
Non solo la rata del mutuo, per chi aveva contratto prestiti a tassi variabili, aumentava, ma il valore della propria abitazione scendeva, con una perdita di valore sulle garanzie concesse […]
I problemi erano anche piu’ seri per le famiglie con redditi relativamente bassi, quelle che avevano avuto accesso al credito attraverso il cosiddetto “subprime market”, il mercato che riguarda i creditori non di primo livello, quelli considerati piu’ a rischio a cui il credito era stato comunque esteso, per cosi’ dire, alla leggera […]
Ci dobbiamo addentrare nel campo delle cause piu’ remote, relative all’innovazione e alla liberalizzazione finanziaria.
La crescita era stata particolarmente forte per il segmento del credito ipotecario, per effetto anche di un’innovazione, un’operazione di ingegneria finanziaria consentita dalle liberalizzazioni dei decenni precedenti. L’innovazione consisteva nella “cartolarizzazione” (securitization) dei prestiti ipotecari. Che vuol dire? Un prestito ipotecario e’ un contratto fra una persona e una banca. Il prestito puo’ essere rimborsato o meno, e a nessuno verrebbe in mente di comprare un singolo contratto bancario da una banca […]
Ma se, invece di comprare un solo prestito, compro un titolo che rappresenta quote di 100.000 prestiti ipotecari, il rischio di perdere il mio investimento sembrerebbe sparire: perderei tutto il mio capitale solo se tutti i 100.000 debitori non fossero in grado di pagare.
E’ la legge dei grandi numeri: mettendo insieme tanti prestiti ipotecari, il rischio di perdere tutto diventa irrilevante. Da qui il vantaggio della cartolarizzazione dei prestiti, cioe’ della loro trasformazione in un titolo che rappresenta non un singolo prestito, ma una piccola quota di un numero elevatissimo di prestiti. Geniale, no? Pero’ ci sono anche delle criticita’ in un’operazione di questo genere. La prima e’ che la banca che inizialmente concede il prestito diventa meno interessata nel valutare se il creditore sia in grado di ripagare il prestito, tanto poi il prestito verra’ rivenduto […]
La seconda criticita’ e’ che la minimizzazione del rischio che si ottiene mettendo insieme tante posizioni rischiose vale se la probabilita’ che un singolo prestito non venga ripagato e’ indipendente da quella che un altro prestito non sia ripagato […]
[Ma] se i tassi di interesse aumentano, questo rende piu’ difficile che in generale i prestiti siano ripagati. L’aumento dei tassi di interesse e’ infatti una causa che influenza allo stesso modo moltissimi prestiti, e anche mettendoli tutti insieme non si riduce il rischio di non essere ripagati quando i tassi di interesse crescono.
Tutto cio’ significa che il sistema finanziario sottovaluto’ i rischi che derivavano dalla cartolarizzazione dei prestiti ipotecari.
Inoltre, i prestiti cartolarizzati venivano spostati al di fuori del bilancio delle banche, attraverso la loro cessione a entita’ a se’ stanti (chiamate special purpose vehicles o SPV), di proprieta’ delle banche stesse, che si finanziavano a breve termine ed erano dotate di poco capitale. Il valore degli SPV crollo’ quando fu chiaro che i debitori dei prestiti ipotecari non potevano pagare i loro debiti a causa dell’aumento dei tassi di interesse e che il valore della garanzia (le case) era sceso per la crisi del mercato immobiliare. 

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Finanziarizzazione/Stiglitz

Un’economia per l’uomo – Joseph Stiglitz – Castelvecchi (2016)

Ci sono due aspetti della crisi che non hanno attratto sufficientemente l’attenzione.
Il primo e’ la condotta moralmente deprecabile dimostrata da molti nel settore finanziario. Abbiamo ampie e documentate prove del fatto che ci si e’ approfittati dei meno scolarizzati e di quelli finanziariamente meno accorti, allo scopo di massimizzare i profitti.
Quando alle banche sono esplosi in mano gli ordigni che loro stesse avevano creato, il governo e’ intervenuto a salvarle, lasciando invece coloro che ne erano stati vittime in balia di se stessi […]
Il secondo aspetto e’ che molti operatori del settore finanziario ricevevano delle ricompense non proporzionali al loro contributo complessivo verso la società o verso le aziende per cui lavoravano.
Questa cosa venne alla ribalta nel periodo di poco successivo alla crisi, quando molte aziende continuarono a pagare “premi” di produttività laddove il profitto era palesemente in negativo, fino al punto da richiedere interventi di salvataggio da parte del governo e causare la perdita del posto di lavoro di molti dipendenti.
Un sistema economico dove alcuni (individui o aziende) prosperano in maniera eccezionale – con una correlazione non tanto al contributo effettivo apportato alla collettivita’ quanto piuttosto alla loro abilita’ di ricavare “guadagni” dallo stato di cose – non e’ un sistema economico giusto.

Finanziarizzazione/Undiemi

Lidia Undiemi – Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Ponte alle Grazie (2014)

Nella societa’ della finanza la tecnologia industriale e’ sostituita dalla tecnica del contrattuale: i prodotti finanziari prendono corpo e vita solo in virtu’ dell’uso sapiente dei concetti giuridici.
Un tempo i contratti servivano solo per far circolare le cose, ma oggi servono anche per farle, per creare prodotti finanziari.
Un’accorta combinazione di parole, giacche’ di parole sono fatti i contratti, crea a questo modo ricchezza.
L’antica alchimia manco’ l’obiettivo di produrre da nulla l’oro; questa nuova alchimia giuridica lo realizza.
L’oro qui indica la ricchezza che si riesce a ottenere indipendentemente dalla creazione di valore «reale».
Tutti i nuovi strumenti finanziari sono stati creati sulla base di tali presupposti giuridici. Si pensi ad esempio ai CDS (Credit Default Swap), ossia i titoli attraverso cui il creditore assicura presso un terzo il proprio credito dal rischio che il debitore non paghi.
Teoricamente questi titoli avrebbero dovuto fungere da stabilizzatori del mercato finanziario, ma nella realta’ si sono tradotti in un trampolino di lancio per una ulteriore spinta in avanti dell’alta finanza, visto che lo stesso assicuratore puo’, a sua volta, riassicurarsi con un altro operatore e cosi’ via […]
Il nodo centrale della questione che si vuol fare emergere non e’ se il capitale debba liberamente circolare o meno, ovvero l’utilizzo dei derivati in se’ – questa tipologia di contratti ha infatti origini antichissime –, quanto piuttosto quella combinazione di elementi (matematica, tecnologia e diritto) che scardina uno dei principi fondamentali su cui dovrebbero reggersi le relazioni di mercato nelle moderne economie: la responsabilita’, e piu’ in particolare l’assunzione del rischio sulle attivita’ poste in essere.
Frammentare il rischio e sganciarlo dall’attivita’ da cui esso origina attraverso complessi strumenti finanziari significa consentire al capitalista di ottenere un guadagno senza preoccuparsi degli effetti sulle imprese non finanziarie che producono i beni e i servizi soggiacenti ai titoli negoziati.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/

Finanziarizzazione/Harvey

David Harvey – L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza – Feltrinelli (2011)

Oggi la disponibilita’ di manodopera non rappresenta piu’ un problema per il capitale, come non lo e’ stato negli ultimi venticinque anni.
Ma se la forza lavoro non ha potere, i salari ristagnano e
i lavoratori privi di mezzi non danno vita a un mercato vivace.
La persistente compressione dei salari pone dunque il problema di una domanda insufficiente per i beni e i servizi prodotti in quantita’ sempre maggiori dalle imprese capitalistiche.
Un ostacolo all’accumulazione di capitale, ovvero la questione del lavoro, viene superato soltanto creandone un altro, cioe’ l’assenza di un mercato.
Come fare ad aggirare questo secondo ostacolo?
Il divario tra i guadagni dei lavoratori e la loro capacita’ di spesa e’ stato colmato dall’avvento delle carte di credito e dalla crescita dell’indebitamento. Negli anni ottanta il debito delle famiglie statunitensi si attestava in media a circa 40.000 dollari (in termini reali); oggi e’ salito a 130.000 dollari a famiglia, mutuo compreso.
L’esplosione del debito e’ stata favorita dall’azione di istituti finanziari che hanno sostenuto e promosso l’indebitamento dei
lavoratori, i cui redditi non accennavano ad aumentare. Inizialmente il fenomeno ha interessato la popolazione con un impiego stabile, ma alla fine degli anni novanta si e’ reso necessario spingersi oltre, perche’ il mercato era esausto; bisognava percio’ estenderlo alle fasce di reddito piu’ basse.
Societa’ di credito immobiliare come Fannie Mae e Freddie Mac, sottoposte a pressioni politiche, hanno allentato i cordoni della borsa per tutti; gli istituti finanziari, inondati di credito, hanno cominciato a concedere prestiti anche a chi non aveva un reddito stabile. Se cio’ non fosse accaduto, chi avrebbe comprato tutte le nuove case e i nuovi appartamenti costruiti dalle imprese edilizie mediante il ricorso all’indebitamento?
Il problema della domanda nel settore immobiliare e’ stato temporaneamente risolto finanziando sia i costruttori sia i compratori. Gli istituti finanziari, nel loro insieme, hanno finito per controllare sia l’offerta sia la domanda di immobili residenziali.
Una dinamica analoga si e’ verificata con tutte le forme di credito al consumo erogato per l’acquisto di ogni sorta di beni, dalle auto alle macchine tosaerba ai regali di Natale, comprati a piene mani nelle grandi catene come Toys “R” Us e WalMart.
Tutto questo indebitamento era ovviamente rischioso, ma il problema poteva essere superato grazie a mirabolanti innovazioni finanziarie come la cartolarizzazione, che apparentemente spalmava il rischio su un gran numero di investitori, creando persino l’illusione di farlo scomparire.
Il capitale finanziario fittizio ha preso il comando, ma nessuno ha voluto fermarlo, perché tutti quelli che contavano sembravano guadagnare un sacco di soldi.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2012/05/recensione-david-harvey-l%E2%80%99enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-feltrinelli/
http://contropiano.org/contropianoorg/aerosol/vetrina-pubblicazioni/2011/07/05/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-02315
http://www.millepiani.org/recensioni/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza