Societa’/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

Nelle analisi riguardo al nostro Paese il potere rimane sullo sfondo, soprattutto l’influenza del potere economico e finanziario sulla politica e le istituzioni.
Se della ricchezza e’ difficile parlare, dell’elite lo e’ ancora di piu’. E’ un discorso che si tende a evitare: l’elite italiana e’ una sorta di massoneria “a sua insaputa”. Non si tratta solo di salotti, di ristoranti e club esclusivi. O di sette segrete come la P2, la P3 e la P4. E’ un sistema strutturale e consolidato che investe i rapporti tra ricchi imprenditori, finanzieri, politici, militari, magistrati, giornalisti, docenti universitari e forse qualche cardinale.
Se guardiamo all’elite ristretta (quella che influisce sulle decisioni, quella che ha direttamente presa sul potere), possiamo parlare di qualche migliaio di persone: i parlamentari (pochi) che contano, gli esponenti di governo, delle amministrazioni regionali e delle citta’ importanti, i livelli apicali della burocrazia e della pubblica amministrazione, i padroni, i banchieri, i manager, i membri (qualche centinaio) dei Consigli di amministrazione delle industrie private piu’ importanti, i finanzieri e gli immobiliaristi, qualche centinaio di giornalisti e di magistrati nei ruoli chiave (pensiamo a quelli che scrivono di economia, finanza e politica), qualche cardinale che si occupa di finanze e asset del Vaticano, i chierici (docenti universitari, intellettuali) che assicurano, nelle retrovie di questo particolare esercito, il rifornimento ideologico, ecc.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Lavoro/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

Diversamente da come viene presentata nei manuali di economia, la spirale salari-prezzi non e’ un fenomeno automatico, non ha nulla di deterministico, non e’ una legge di natura; e’ invece il frutto di precise scelte politiche compiute da chi detiene il capitale e non vuole (o non puo’) assumersi il peso dell’incremento del costo del lavoro […]
L’inflazione incarna la natura squisitamente antidemocratica della nostra organizzazione economica. Non ci sarebbe proprio nulla di trascendente nell’idea di regolamentare i prezzi: dopotutto, nel regime attuale, le aziende li fissano di prassi.
Il pensiero economico neoclassico occulta questa realta’ con le sue astrazioni su mercati retti da una concorrenza perfetta. Sono narrazioni che imputano implicitamente l’inflazione ai lavoratori, considerati responsabili dello squilibrio che mette a repentaglio la societa’ cosi’ come la conosciamo, invece che puntare il dito sulle aziende.
Il classismo dei modelli economici che orientano il dibattito pubblico e le politiche economiche e’ nascosto in bella vista.
Si da’ per scontato che a causare l’inflazione siano tassi di disoccupazione troppo bassi, da cui conseguono aumenti nei salari e nei consumi […]
In sostanza, si rimprovera ai lavoratori di consumare troppo e lavorare troppo poco. Questa interpretazione preclude la diffusione di spiegazioni piu’ critiche che parlano piuttosto di un’«epidemia di profitti» […]
La causa del problema sarebbe da ricercarsi nei monopoli, che hanno la capacita’ di manipolare i prezzi e dunque compromettono l’efficienza del sistema impedendo la libera concorrenza.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/33220-nicola-bielli-clara-mattei-l-austerita-e-una-guerra-di-classe-permanente.html?utm_source=newsletter_2574&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Green New Deal/Doda

Onnipotenti. Chi sono, cosa vogliono e in che modo i tecnofascisti stanno plasmando il nostro futuro – Irene Doda – Fuoriscena (2026) 

Viviamo in un periodo storico in cui il tema della sopravvivenza della nostra specie (e non solo) e’ diventato centrale.
Piu’ di quanto siamo a nostro agio ad ammettere.
Ogni giorno ci troviamo di fronte a cambiamenti piu’ o meno evidenti del nostro ambiente: un’estate piu’ calda, un evento climatico estremo a cui non siamo abituati, la dichiarazione di un gruppo di scienziati che parla di modifiche irreversibili al nostro ecosistema.
Anche se non sempre in modo cosciente, siamo esposti di continuo al pensiero dell’estinzione.
Il trauma collettivo della pandemia di Covid-19 ha avuto, in questo senso, un ruolo di primo piano: siamo stati messi brutalmente di fronte alla nostra fragilita’. Una fragilita’ che ha toccato anche le societa’ occidentali ricche e industrializzate, quelle che ancora oggi si considerano schermate (e in una certa misura lo sono) dalle catastrofi.
Le politiche pubbliche sui cambiamenti climatici sembrano troppo poco lungimiranti. Se l’attivismo ambientalista spesso mostra una postura reattiva, volta molto piu’ a puntare il dito contro il problema che a cercare soluzioni concrete, dai governi le emergenze climatiche sono sempre poste in secondo piano, non riconosciute e non chiamate con il loro nome.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/33071-paolo-lago-attenzione-ai-fascisti-hi-tech.html?utm_source=newsletter_2556&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete
https://www.progettometi.org/analisi/i-tecnofascisti-tra-liberta-individuale-e-tentazione-autocratica-qualche-spunto-a-partire-da-onnipotenti-di-irene-doda/?srsltid=AfmBOoq0IV8M3g9ecwmlDs4lwGs9N1khp2NyIeOwTBjff4MckFvLHivC
https://www.linkiesta.it/2026/03/i-tecnomiliardari-odiano-lo-stato-nazione-ma-poi-fanno-affari-con-la-casa-bianca/
https://www.carmillaonline.com/2026/05/24/attenzione-ai-fascisti-hi-tech/

Geoeconomia/Roubini

La grande catastrofe. Dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere – Nouriel Roubini – Feltrinelli (2023)

Graham Allison, docente di Harvard, ha messo alla prova questa antica tesi nel suo libro Destinati alla guerra. Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide? […]
Tenetevi stretti. Se la nuova Guerra fredda fra Stati Uniti e Cina rimodella la realta’ globale economica e geopolitica, potrebbe essere una Cina autoritaria a dettare nuove regole.
E in questa Guerra fredda ogni parte si affidera’ agli alleati per affrontare l’altra potenza. Gli Stati Uniti hanno gli alleati NATO in Europa e altri in Asia come Giappone, Corea del Sud, Australia e ora, sempre di piu’, l’India che teme l’ascesa della Cina.
Da parte sua Pechino ha alcuni alleati de facto: Russia, Iran e Corea del Nord, nonche’ il Pakistan e altre nazioni, tutte potenze revisioniste che stanno cercando di sfidare l’ordine globale economico, finanziario e geopolitico creato da Stati Uniti e Occidente dopo la Seconda guerra mondiale.
Insomma, si sta rapidamente sviluppando una piu’ ampia Guerra fredda tra Occidente e Cina (piu’ alleati), e la brutale invasione russa dell’Ucraina e’ una delle prime salve di cannone di una Guerra fredda che probabilmente diventera’ calda in qualche momento dei prossimi due decenni.

Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/

https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/

Europa/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


Non si puo’ negare che l’adesione all’euro e all’ue fa ormai parte delle esistenze di centinaia di migliaia di rappresentanti della classe dirigente continentale.
A livello europeo, essa e’ diventata la ragion d’essere di un’elefantiaca e articolata burocrazia.
Questa gente, comprensibilmente, fa dell’integrazione europea il faro e la guida di molte delle sue considerazioni teoriche, scientifiche, politiche e culturali. E cio’ vale anche in Italia.
L’euro si e’ ormai intrecciato al tessuto biografico di tantissime persone. Fare un’onesta revisione vorrebbe dire mettere in discussione l’impianto simbolico e materiale che ha dato forza, legittimita’ e vigore a molti aspetti delle loro esistenze. E’ ovvio che questo comporti grandi costi e un’autoanalisi che non tutti sono disposti a compiere.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Capitalismo/Chomsky

Ottimismo (malgrado tutto). Capitalismo, impero e cambiamento sociale – Noam Chomsky – Ponte alle Grazie (2018)

Ogni volta che si verifica una crisi, il contribuente e’ chiamato a salvare le banche e i principali istituti finanziari.
In un’autentica economia capitalistica questo non accadrebbe; i capitalisti che hanno fatto investimenti rischiosi e per questo sono falliti scomparirebbero. Ma i ricchi e i potenti non vogliono un sistema capitalistico; vogliono dirigere lo Stato-balia cosicche’, quando si trovano nei guai, il contribuente accorre in loro soccorso. L’espressione che lo esemplifica e’«troppo grande per fallire».
Qualche anno fa il Fondo monetario internazionale ha prodotto un interessante studio sugli utili delle grandi banche statunitensi da cui risulta che la maggior parte di essi deriva dai tanti vantaggi legati all’implicita polizza assicurativa del governo: non soltanto i salvataggi fiscali appena menzionati, ma anche l’accesso al credito a costi ridotti e altri meccanismi […]
La concentrazione della ricchezza conduce di necessita’ alla concentrazione del potere, che a sua volta si traduce in una legislazione che fa gli interessi dei ricchi e dei potenti e che di conseguenza alimenta ulteriormente la concentrazione del potere e della ricchezza.
Politiche come la fiscalita’, la deregolamentazione e le norme sulla gestione aziendale agevolano l’aumento della concentrazione della ricchezza e del potere.
E’ questo che e’ avvenuto nell’era neoliberista; ed e’ un circolo vizioso perennemente in azione. Lo Stato e’ li’ a garantire sicurezza e sostegni agli interessi dei settori privilegiati e potenti, mentre il resto della societa’ deve vedersela con la brutale realta’ del capitalismo.
Socialismo per i ricchi e capitalismo per i poveri.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/19738-sandro-moiso-pandemia-economia-e-crimini-della-guerra-sociale.html
https://pinobertelli.it/ottimismo-malgrado-tutto-capitalismo-impero-e-cambiamento-sociale/

https://www.ilroma.net/opinione/restare-ottimisti-nonostante-tutto

Stato/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


 [L’identita’] e’ centrale nell’economia della paura: va tutelata poiche’ rappresenta il segno di appartenenza a una comunita’.
Senza di essa ci si sente esposti, soli, vulnerabili. Difendere la tradizione, il patrimonio e il retaggio culturale diventa allora un imperativo collettivo. Ci si rifugia nella propria tribu’, non solo un luogo di riconoscimento, ma anche di riparo: delimitare i confini, distinguere chi sta dentro da chi sta fuori, rassicura.
E piu’ il mondo esterno appare incerto e ostile, piu’ cresce il bisogno di stringersi attorno a simboli, riti e memorie che tengono unito il gruppo […]
L’essenziale in questo nuovo ordine – che sa di vecchio – e’ il senso di appartenenza a una comunita’ che viene riconosciuta e valorizzata a suon di slogan. Un’appartenenza che non di rado assume tratti religiosi al limite del fanatismo. Il significato e’ chiaro: ognuno, all’interno del proprio gruppo, va bene cosi’ com’e’, e non deve cambiare; semmai sono gli outsider a doversi adattare. Si pensi, per esempio, al tema della cittadinanza. Per chi ne e’ privo, diventa una conquista e non un diritto: tocca agli altri «diventare italiani», senza che ci si domandi se gli italiani stessi siano davvero cittadini consapevoli delle regole della convivenza civile […]
In definitiva, appartenenza, sicurezza, ordine sono concetti che toccano le paure piu’ profonde degli elettori. Cosi’ si costruisce un senso comune netto, privo di sfumature: chi puo’ opporsi?

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Societa’/Milanovic

Capitalismo contro capitalismo – Branko Milanovic – Laterza (2020)

Data la natura del capitalismo liberal-meritocratico, quali sarebbero le caratteristiche principali della sua elite dominante? O, in altre parole, quale tipo di elite o di classe dirigente (qui uso i due termini in modo intercambiabile) e’ associato al capitalismo liberal-meritocratico e vi prospera? […]
1. La classe dirigente controlla la maggior parte del capitale finanziario del paese. Abbiamo visto che negli Stati Uniti il 10 per cento dei detentori di ricchezza controlla oltre il 90 per cento delle attivita’ finanziarie.
2. La classe dirigente e’ molto istruita. Numerosi membri della classe dirigente hanno un’occupazione, e il loro reddito da lavoro tende a essere elevato (a causa dell’alto livello di istruzione). I membri della classe dirigente detengono quindi un alto reddito sia da lavoro sia da capitale (la condizione che ho chiamato omoplutia).
3. Le elites investono opportunamente nella prole e nel controllo politico. L’investimento nell’istruzione dei figli permette loro di mantenere un elevato reddito da lavoro e l’alto status tradizionalmente associato alla conoscenza e all’istruzione. L’investimento in influenze politiche permette alle elites di scrivere le regole in materia di successioni […]
4. L’obiettivo dell’investimento nel controllo politico non e’ finalizzato solo a migliorare il contemporaneo potere economico della classe dirigente, ma anche ad assicurarne il dominio nel tempo.
5. La capacita’ delle donne di accedere allo stesso livello di istruzione degli uomini e di godere delle stesse regole in materia di successioni le rende sempre piuì indistinguibili dagli uomini in termini di reddito e di potere. Pertanto, la classe dirigente del capitalismo liberal-meritocratico e’ probabilmente la meno sessista di tutte le classi dirigenti storiche.
6. Le crescenti affinita’ fra uomini e donne in termini di disponibilita’ economica e istruzione porta alla formazione di famiglie a partire da coppie benestanti e con un’istruzione simile (omogamia), altro fattore che contribuisce al mantenimento intergenerazionale di questi vantaggi.
7. Poiche’ l’alta borghesia non si definisce secondo criteri ereditari o professionali, ma si basa sulla ricchezza e sull’istruzione, si tratta di un’alta borghesia «aperta». Coopta dalle classi inferiori i membri piu’ promettenti che hanno la capacita’ di diventare ricchi e di compiere un percorso di studi avanzati.
8. I membri della classe dirigente sono laboriosi e hanno una visione amorale della vita […] Tutto cio’ che permette a questa classe di mantenere e rafforzare la propria posizione e che rientra nei limiti di legge e’, di per se’, auspicabile. L’etica dei suoi appartenenti e’ definita dal quadro giuridico vigente e il loro uso del denaro per controllare il processo politico si estende all’uso del denaro stesso per modificare le leggi.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/capitalismo-contro-capitalismo-di-branko-milanovic/
https://www.doppiozero.com/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://it.linkedin.com/pulse/recensione-di-capitalismo-contro-branko-milanovic-nicola-lensi

https://www.radiopopolare.it/la-solitudine-del-capitalismo-diviso-tra-oriente-e-occidente-intervista-alleconomista-branko-milanovic
https://jacobinitalia.it/non-ce-nessuna-eta-delloro-del-capitalismo/

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Siamo tentati di affermare che, dal momento che le macchine non possono ragionare come noi, non adopereranno mai il discernimento; dal momento che non possono pensare come noi, non eserciteranno mai la creativita’; dal momento che non possono provare sentimenti come noi, non saranno mai empatiche.
E puo’ darsi che sia tutto vero. Ma si dimentica di riconoscere che le macchine potrebbero comunque essere in grado di portare a termine compiti che, quando sono compiuti da un essere umano, richiedono empatia, discernimento o creativita’, eseguendoli in un qualche modo totalmente diverso […]
Non e’ necessario risolvere il mistero del funzionamento di cervello e mente per costruire macchine le cui prestazioni possano superare quelle delle persone.
E, se le macchine non hanno bisogno di riprodurre l’intelligenza umana per essere altamente capaci, non c’e’ ragione di pensare che quanto gli esseri umani sono in grado di fare attualmente rappresenti un limite per cio’ che potranno fare le macchine future. Tuttavia e’ quello che si da’ di solito per scontato: che le macchine non potranno mai andare oltre le prodezze intellettuali degli umani. Ma questo, semplicemente, non e’ affatto plausibile.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Geoeconomia/Aresu

Il dominio del XXI secolo. Cina, Stati Uniti e la guerra invisibile sulla tecnologia – 
Alessandro Aresu – Feltrinelli (2022)


La prima categoria che puo’ aiutarci a leggere la globalizzazione cosi’ com’e’ – e come sara’ – e’ “la confusione degli orologi”.
Negli ultimi cinquant’anni, una parte enorme dell’umanita’ e’ uscita dalla poverta’ assoluta, con un miglioramento diffuso dell’istruzione, in particolare in Asia, e con una ridistribuzione delle capacita’ produttive e delle supply chains globali. Alcune potenze dell’Asia orientale, dal Giappone alla Corea del Sud fino alla Cina, si sono integrate con le reti dell’Europa occidentale e del Nord America, e hanno acquisito impressionanti capacita’ manifatturiere, ma anche di formazione e di organizzazione dei talenti. A questa struttura commerciale del mondo non corrisponde un’appartenenza comune sul piano culturale […] Quello che succede lontano dai nostri confini ci tocca, ma non per questo ci riguarda veramente. Ne’ siamo in grado di ricavarne una lezione. Gli eventi cosiddetti “globali” toccano le aree del mondo con effetti eterogenei […] L’invasione russa in Ucraina ha ripercussioni nettamente diverse per un politico tedesco, un ristoratore egiziano o un ingegnere indiano.
Noi siamo interdipendenti, sul piano biologico, economico e politico, ma questa relazione non porta alla stessa posizione, individuale e collettiva. Istantaneita’ e simultaneita’ della comunicazione ci fanno credere di vivere le stesse esperienze, nello stesso momento. Questa e’ sempre un’illusione […] Noi non viviamo nello stesso spazio e nemmeno nello stesso tempo. Si tratta di una considerazione banale, che non varrebbe la pena di sottolineare con forza se i processi di globalizzazione non avessero alimentato una percezione di unita’, di simultaneita’ dello spazio e del tempo che non corrisponde alla realta’ dei fatti e delle forze in campo […]
La seconda tendenza e’ “l’allargamento della sicurezza nazionale”. Questo e’ il vero metro dell’influenza dei poteri pubblici sulle attività dei cittadini […] Gli argomenti di sicurezza nazionale si allargano sempre di piu’ alle filiere produttive e tecnologiche, uscendo da considerazioni legate solo all’efficienza economica. Cio’ avviene attraverso l’arma a doppio taglio che connette politica ed economia, di cui gli Stati Uniti hanno perfezionato l’utilizzo fino all’ipertrofia: le sanzioni. Sono le sanzioni a caratterizzare l’allargamento della sicurezza nazionale in un mondo di profonda interconnessione finanziaria. Accanto al globalismo, emerge il sanzionismo, un uso sempre piu’ diffuso di sanzioni non solo finanziarie ma anche commerciali […]
Il terzo tema si puo’ comprendere attraverso un rovesciamento del Manifesto del Partito comunista. Tutto cio’ che e’ solido si scioglie nell’aria, scrivevano Marx ed Engels per presentare l’avanzata della borghesia, la sua straordinaria forza rivoluzionaria, in grado di recidere i legami del passato. Allo stesso tempo, possiamo dire che tutto cio’ che e’ nell’aria ritorna solido. Questa sentenza, a suo modo sorprendente, ci aiuta a cogliere l’aspetto fisico e materiale della nostra vita digitale. Ogni connessione e’ resa possibile da infrastrutture. La tecnologia, anche quando ci fa vivere virtualmente, possiede un’essenziale dimensione fisica. Cio’ che crediamo essere etereo o gassoso, in realta’ si alimenta sulla base di interazioni materiali, spazi e oggetti: le catene del valore, le miniere, le fabbriche, i chip, le batterie, i centri di stoccaggio e raffinazione, i robot, i pacchetti, i cavi sottomarini, i satelliti, i laboratori, l’organizzazione logistica […] Tutti questi aspetti sono sempre stati presenti nella struttura della globalizzazione ma sono sempre stati in un cono d’ombra. La fase in cui viviamo, con l’acuirsi del contrasto tra Stati Uniti e Cina, con l’emergere in primo piano di conflitti politici e guerre, porta in superficie questa natura ineliminabile delle strutture economiche, questo materialismo inevitabile della tecnologia.
Il quarto tema e’ “il costo delle scelte di un mondo diviso”. Se assumiamo come principio ordinatore non l’efficienza ma il conflitto, e se ci concentriamo sul ritiro della globalizzazione, attraverso barriere, sanzioni, ridisegno dei processi produttivi, allora ci imbattiamo in costi molto rilevanti. Vivere in un mondo che si deglobalizza, che si spacca tra una “sfera” cinese e una statunitense, con alcuni comprimari, non e’ un processo automatico. Richiede di abituarsi a concetti come sicurezza, riserve, diversificazione, che sembrano innocui nei rapporti di un think tank o nei documenti di un governo, ma poi vanno calati nella realta’ economica e sociale.
Implicano trasformazioni. Scuotono le strutture.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-dominio-del-xxi-secolo-di-alessandro-aresu/
https://www.iltascabile.com/recensioni/dominio-xxi-secolo-alessandro-aresu/
https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/aresu-chip-reshoring-usa-cina/
https://www.pandorarivista.it/articoli/cina-stati-uniti-e-la-guerra-invisibile-sulla-tecnologia-intervista-ad-alessandro-aresu/

https://formiche.net/2022/11/dominio-xxi-secolo-aresu/#content