Societa’/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

Mann individua quattro fonti di potere sociale: ideologico, economico, militare, politico (modello iemp). Sono quattro funzioni sociali, ognuna delle quali esprime un suo potere sulla societa’ e al suo interno esprime una propria elite con acclusa ideologia. Nell’insieme del loro intrecciato complessivo formano il tessuto che ordina la societa’ […]
Divideremo l’ideologia in due, con funzioni-poteri distinti, quello religioso da una parte e quello culturale dall’altra. Il motivo e’ che il culturale e’ un insieme piu’ vasto che include la religione, ma non si puo’ ridurre a questa piu’ ci si inoltra nei secoli recenti o in societa’ relativamente piu’ complesse […]
L’economico svolge la funzione di produzione materiale delle soluzioni alle necessita’ della vita individuale ed associata. Il militare svolge la funzione di difesa-offesa per la comunita’. Il religioso svolge la funzione spirituale individuale collegata alle funzioni culturali associate, fornendo spesso l’immagine di mondo o un suo fondo molto influente dove mondo e’ sia quello materiale reale, sia quello piu’ ampio delle credenze metafisiche […]
Il culturale, oltre alle pratiche e modi sociali, e’ l’immagine di mondo complessiva, sia quella praticata che quelle immaginata, che puo’ contenere o meno quella religiosa, mai coincidente perfettamente con questa. Il politico e’ cio’ che riduce la societa’ a uno, la intenziona e prende le decisioni di comportamento generale della comunita’ che poi implementa concretamente […]
Tali funzioni non sono sempre e necessariamente distinte a livello di interpreti, ma seguono parzialmente altre logiche.
In particolare, il politico puo’ esser spesso svolto e accorpato con il religioso o il militare e anche l’economico, ma in questi casi le funzioni si sommano, non si riducono, […] ad esempio, alcune dittature militari, a volte, hanno svolto questa doppia funzione, cosi’ le teocrazie accorpano religione e politico o le cleptocrazie uniscono l’economico col politico […]
Sono in genere il religioso o il militare o l’economico a tentar di impossessarsi del politico, poiche’ il politico svolge la funzione piu’ importante in quanto legifera e decide esecutivamente […]
Il politico ha in se’ una funzione molto importante che e’ il giuridico, ovvero la capacita’ di fare leggi a cui la societa’ deve conformarsi ed attenersi. Questa funzione e’ connessa al politico da quando si sono formate le societa’ complesse, anzi va rimarcato che il giuridico esiste come funzione proprio dalla nascita delle societa’ complesse, mentre nelle societa’ piu’ semplici le sue funzioni sono espletate da “norme culturali” e tradizioni […]
Ovviamente, la lotta tra funzioni e’ anche e soprattutto la lotta tra le loro rispettive elite. Tale lotta, oltre a tentar di procurarsi le migliori condizioni di possibilita’, ha come fine l’ottenimento della funzione ultima, che e’ quella di “ordinatore generale” […]
In un certo senso, l’intera societa’ viene ordinata a svolgere in primis e al meglio quella funzione o, piu’ specificamente, la logica di quella funzione da’ la logica generale […]
Nelle nostre societa’ tutto ruota intorno all’economico, anche il politico. L’economico e’ l’ordinatore generale.
La funzione ordinatrice generale, quindi, assume sia il potere ultimo generale, sia il potere del potere (ovvero un certo potere sulle altre funzioni) e la sua propria elite subordina quelle delle altre funzioni, che pur in secondo piano fanno comunque parte del potere generale […]
Ribadiamo che notare un ordinatore, quindi una funzione, non significa affatto che la societa’ fa solo quello: ogni societa’ e’ ordinata da una trama tessuta da tutte e cinque le funzioni. L’ordinatore e’ solo la logica e il potere che tende a dominare o orientare tutte le altre a suo supporto e beneficio, potremmo dire le “polarizza” – facendo analogia coi campi magnetici.
Le societa’ cosi’ diversamente ordinate andranno poi al vaglio adattivo: la loro storia e’ sempre la storia di quanto sono state adattive fino al momento di schiantarsi contro nuove condizioni di contesto alle quali non hanno voluto o saputo adattarsi attivando la propria riformulazione ordinativa.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Stato/Giannuli

Geopolitica. Comprendere il nuovo ordine mondiale – Aldo Giannuli – Ponte alla Grazie (2024)

La diffusione di una lingua oltre i limiti dello Stato in cui e’ lingua madre comporta una serie di notevoli vantaggi: in primo luogo la diffusione dei propri organi di informazione, sia cartacei che radiotelevisivi, in altri paesi, permette di esercitare su di essi una notevole azione di influenza.
In secondo luogo agevola la possibilita’ di diffondere in lingua originale le proprie opere letterarie, cinematografiche, teatrali ecc. che sono eccellenti veicoli di soft power.
In terzo luogo procura notevoli vantaggi economici per la ricaduta turistica e la vendita dei propri prodotti in lingua.
Infine facilita molto la partecipazione al dibattito scientifico internazionale, con la diffusione della propria produzione scientifica, che, ovviamente, non puo’ essere tutta tradotta nelle diverse lingue internazionali.
Gli italofoni nel mondo (anche a causa di emigrazione e immigrazione, della presenza di enclave storiche in Svizzera e in alcune ex colonie come Somalia, Eritrea, Libia e soprattutto Albania) sono circa 200 milioni, e l’italiano e’ la quarta lingua studiata nel mondo.
Dunque un bacino ragguardevole su cui operare. Cio’ nonostante, i governi italiani non hanno mai destinato alcuna particolare attenzione alla difesa della lingua nazionale, piu’ preoccupati del fatto che gli studenti italiani studino l’inglese che del fatto che l’italiano sia conosciuto nel mondo, il che la dice lunga sul provincialismo e lo scarsissimo valore culturale del ceto politico italiano.

Info:
https://www.europeanaffairs.it/bookreporter/2024/09/25/geopolitica-un-viaggio-nel-cuore-dei-conflitti-globali-con-aldo-giannuli/
https://www.startmag.it/mondo/come-e-nata-la-geopolitica/

https://www.reportdifesa.it/editoria-il-nuovo-libro-di-aldo-giannuli-ponte-alle-grazie-analizza-la-geopolitica-nel-mondo-di-oggi/
https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/maddalungeopolitica/

Societa’/De Benoist

I demoni del bene. Dal nuovo ordine morale all’ideologia del genere – Alain de Benoist – Controcorrente (2015)


La societa’ economica si risolve oggi in societa’ di controllo.
Si dispiega una logica del dominio che non e’ la vecchia logica dello sfruttamento, ma una logica quotidiana e reticolare, ordinata a procedure di seduzione, schedatura e condizionamento.
«Gli individui non sono spogliati della loro individualita’ da una costrizione esterna, ma dalla razionalita’ stessa nella quale vivono» (Marcuse).
Per soddisfare il bisogno «securitario» (neologismo apparso all’inizio degli anni Ottanta), si dispiegano procedure fondate sulla segnalazione, la schedatura e la tracciabilita’[…]
La Nuova Classe vuole addomesticare il popolo perche’ ne ha paura, e ne ha paura perche’ le sue reazioni sono imprevedibili e incontrollabili. Per porre rimedio a questa paura, cerca di inculcarne un’altra al popolo: la paura di derogare alle norme, di pensare da solo, di ribellarsi contro il disordine costituito […]
La Nuova Classe non e’ una “classe” nel senso marxista della sua relazione con i mezzi di produzione, ma soltanto in un senso generale, metaforico. Essa designa coloro che detengono un capitale culturale (un sapere) e che utilizzano questo capitale per garantirsi una posizione sociale privilegiata rispetto a coloro che ne sono sprovvisti […]
Gli stessi membri della Nuova Classe possono provenire tanto dalla «sinistra» quanto dalla «destra» […]: lo spartiacque destra-sinistra funziona oggi come una cortina fumogena che dissimula l’unica vera distinzione che oppone, da un lato, i liberali, considerati nel loro insieme, che propendono per una vita politica neutralizzata e proceduralizzata, uno Stato terapeutico, una governance mondiale, una democrazia puramente rappresentativa e un discorso fondato sui «diritti dell’uomo», e, dall’altro lato, tutti coloro che, al contrario, insistono sull’autonomia locale, la democrazia diretta, le particolarita’ culturali e i valori tradizionalmente non negoziabili di appartenenza e solidarieta’.

Info:
https://www.ilfoglio.it/articoli/2014/01/22/news/i-banali-demoni-del-bene-51782/
https://www.barbadillo.it/38725-libri-i-demoni-del-bene-di-de-benoist-critica-al-pensiero-unico-e-al-gender/

https://ilmangiacarte.wordpress.com/2021/05/20/demoni-del-bene/
https://ilpensierostorico.com/de-benoist-demoni-del-bene/

Economia di mercato/Formenti

Carlo Formenti – Felici e sfruttati: Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro – Egea (2011)

Fino ad oggi, nessuno aveva mai immaginato che le idee potessero essere oggetto di appropriazione privata, anche perche’ la loro libera circolazione rappresentava il presupposto indispensabile di tutte le innovazioni scientifiche, tecnologiche e culturali, una sorta di «materia prima gratuita», un bene comune che – al pari di altri commons come l’aria, l’acqua, la biosfera ecc. – rappresenta una condizione primaria di esistenza del processo economico pur restandone – o meglio: dovendone necessariamente restare – al di fuori […]
1) tutte le innovazioni culturali della storia sono sempre avvenute grazie alla liberta’ di attingere al patrimonio culturale accumulato dalle generazioni precedenti, onde poterlo rielaborare creativamente […]
2) da quando esiste l’istituto della proprieta’ intellettuale – cioe’ dai primi del Settecento – i governi hanno sempre cercato di limitarne la durata temporale, allo scopo di equilibrare il diritto dei creatori di sfruttare economicamente – per un ragionevole periodo di tempo – i prodotti del proprio ingegno con il diritto dell’umanita’ di rientrare in possesso di tali prodotti per poterne inventare di nuovi.
Tutto questo finche’ gli interessi dell’industria culturale […] hanno indotto i governi a estendere a dismisura la durata e l’area di applicazione dei diritti di proprieta’ intellettuale, fino a scardinarne il senso e lo spirito originari: da garanzia temporale di equo profitto a garanzia di monopolio illimitato.
In questo modo […] siamo passati da un regime di cultura libera a un regime del permesso; ma un regime di questo genere evoca i diritti di esclusiva feudali piu’ che le leggi della libera concorrenza e del moderno mercato capitalistico, e’ il regno della rendita piuttosto che il regno del profitto.

Info:
https://www.puntopanto.it/2011/05/recensione-felici-e-sfruttati/
https://www.rifondazione.be/aurora/num30/A3020.pdf

Lavoro/Bottini

Aldo Bottini, Alberto Orioli – Il lavoro del lavoro – Il Sole 24 Ore (2023)

In Europa ancora il 44% dei cittadini (dati Eurobarometro) ritiene che il compito principale per una donna sia occuparsi della casa e della famiglia.
Il mito e la condanna a una vita da «angelo del focolare» trova eco anche in questa nostra contemporaneita’ con le nuove espressioni di caregiver o breadwinner legate al ruolo femminile anche se sembra cosi’ lontana da quello schema archetipico.
E manca, tra l’altro, una reale valorizzazione economica di quel ruolo.
Per l’Istat di fatto le donne che lavorano nel complesso sono impegnate per 60 ore alla settimana tra ore di lavoro esterne e ore di lavoro per la famiglia.
L’altra faccia di questo squilibrio e’ che le donne soffrono di una poverta’ di tempo.
E se questo surmenage venisse remunerato si e’ stimato che sarebbe, nel complesso, di un valore oscillante tra il 10 e il 39% del Pil globale.
E a proposito di empowerment economico, se il lavoro femminile fosse pari a quello degli uomini (in quantita’ e qualità) il Pil del mondo salirebbe del 26 per cento […]
Unione europea e’ all’avanguardia nel mondo per la parita’ di genere: 14 tra i primi 20 Paesi al mondo per l’attuazione della parita’ di genere sono Stati membri dell’UE […] L’Italia e’ un po’ sotto la media europea, con un punteggio generale di 63,5.
Le disuguaglianze di genere sono piu’ marcate nei settori del potere (48,8 punti), del tempo (59,3 punti) e della conoscenza (61,9 punti). Ma e’ il lavoro il vero scandalo: l’Italia ha il punteggio piu’ basso di tutti gli Stati membri della Ue e si ferma a 63,3 (il suo punteggio piu’ alto e’ invece nel settore della salute con 88,4 punti).
L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere ha stimato che se i progressi nella riduzione del gender gap proseguono alla velocita’ di quelli di oggi ci vorranno 60 anni per il raggiungimento della effettiva parita’. Con uno scandalo ulteriore: le donne hanno scolarita’ superiori a quelle degli uomini e in genere risultati scolastici piu’ brillanti. Dunque, sono talenti, capitale umano pregiato, competenze che l’Italia tende a sprecare o a usare nel modo piu’ inefficiente creando sacche di sottoccupazione (con ruoli inferiori ai titoli di studio e ai curricula) […]
Si chiama child penalty: i figli, in un Paese che manda deserte le gare per aumentare gli asili nido al Sud con i fondi del Pnrr, finiscono per rappresentare un ostacolo alla piena occupazione delle donne.
L’11% delle madri non ha mai lavorato oppure, alla nascita dei figli, abbandona il lavoro nell’11% dei casi con il primogenito, percentuale che sale al 17% con due figli e al 19% con tre o piu’.
C’e’ una triste controprova di questo ostacolo: le donne single in media guadagnano piu’ degli uomini single.
E’ evidente che il superamento del gender gap passa anche da una diversa concezione e fruizione degli strumenti di welfare e di sostegno alla famiglia. La conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di vita per ogni donna non e’ solo un tema da convegno, e’ la turbinosa gestione della quotidianita’. Almeno fino a quando non lo diventera’ del pari anche per gli uomini. E sconta, tra l’altro, una zavorra culturale che e’ tutta in una risposta data dagli italiani a un sondaggio di World Value Survey. All’affermazione «Un bambino in età prescolare soffre se la mamma lavora» l’81,4% degli italiani dichiara di essere d’accordo. In Europa in media quella percentuale scende al 55,6 per cento.
Il «che fare?» e’ tutto in quei 25 punti di scarto.

 

Green New Deal/Formenti

Carlo Formenti- Il socialismo è morto, viva il socialismo! Dalla disfatta della sinistra al momento populista – Meltemi (2019)

Un libro di Marco D’Eramo snocciola dati impressionanti sulle dimensioni raggiunte dall’industria turistica contemporanea: 277 milioni di posti di lavoro, pari al 9% del totale mondiale; 9,4% del Pil europeo (15,5 in Spagna e 10,2 in Italia, Paesi in cui pesa, rispettivamente, il 15,5% e l’11,6% dell’occupazione).
Dopodiche’ spiega che e’ sbagliato considerare come “postindustriale”, “postmoderna”, “immateriale” un’attivita’ che e’ invece caratterizzata da una materialita’ fatta di acciaio, automobili, aerei e navi, cioe’ da una “pesantezza” decisamente moderna che causa enormi devastazioni ambientali e ne fa una delle industrie piu’ inquinanti attraverso l’impatto dei trasporti e l’introduzione di rifiuti nell’ecosistema.
Ne’ si tratta solo di degrado ambientale, ma anche e soprattutto di degrado culturale: le citta’ europee (si pensi a Venezia, Roma e Firenze in Italia) si trasformano in altrettanti Luna Park per turisti americani e giapponesi (cui si aggiungono sempre piu’ russi e cinesi) in cui i cittadini “recitano” se stessi, mettendo in scena culture e tradizioni private delle loro radici storiche, per cui i fornitori di servizi divengono parte integrante del prodotto consumato.

Info:
https://www.mangialibri.com/il-socialismo-e-morto
https://www.fondazionecriticasociale.org/2019/03/18/a-proposito-di-carlo-formenti-il-socialismo-e-morto-viva-il-socialismo/
https://tempofertile.blogspot.com/2019/08/carlo-formenti-il-socialismo-e-morto.html

Capitalismo/Montanari

Tomaso Montanari – Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane – Minimum Fax (2013)

«Oggi cultura, bellezze naturali ed enogastronomia sono i pilastri della nostra attrattiva».
Non c’e’ niente di nuovo: su questo dogma si fonda l’industria culturale che sta trasformando il patrimonio storico e artistico della nazione italiana in una Disneyland che forma non cittadini consapevoli, ma spettatori passivi e clienti fedeli.
E’ a questo dogma che dobbiamo la privatizzazione progressiva delle citta’ storiche (Venezia su tutte), e un’economia dei beni culturali che si riduce al parassitario drenaggio di risorse pubbliche in tasche private, socializzando le perdite (l’usura materiale e morale dei pochi «capolavori» redditizi) e privatizzando gli utili, senza creare posti di lavoro, ma sfruttando selvaggiamente un vasto precariato intellettuale.
E’ grazie a questo dogma che prosperano le strapotenti societa’ di servizi museali, le quali lavorano grazie a un opaco sistema di concessioni e stanno fagocitando antiche istituzioni culturali e cambiando in senso commerciale la stessa politica del Ministero per i Beni Culturali.
E’ in omaggio a questo dogma che la storia dell’arte e’ mutata in “scienza dei beni culturali” ( e infine in una sorta di luna park intellettuale), e che le terze pagine dei quotidiani si sono convertite in inserzioni a pagamento.

Info:
https://www.minimumfax.com/shop/product/le-pietre-e-il-popolo-1591
https://www.finestresullarte.info/libri-e-cataloghi/le-pietre-e-il-popolo-tomaso-montanari
https://www.casadellacultura.it/90/le-pietre-e-il-popolo
https://www.lavoroculturale.org/recensione-a-le-pietre-e-il-popolo-di-tomaso-montanari/flavio-pintarelli/2013/

Populismo/Lind

Michael Lind – La nuova lotta di classe. Elite dominanti, popolo dominato e il futuro della democrazia – Luiss (2021)

Inteso come fenomeno politico, quindi, il populismo in Occidente non e’ nulla di nuovo.
Si tratta di una forma in corso di controrivoluzione dal basso in opposizione alla rivoluzione neoliberista tecnocratica dall’alto, imposta dalle elite manageriali occidentali negli ultimi cinquant’anni.
In ogni fase, movimenti populisti di tipo diverso hanno opposto resistenza al neoliberismo tecnocratico. A causa della loro mancanza di ricchezza, potere e influenza culturale, i populisti hanno perso ripetutamente, facendosi di volta in volta piu’ avviliti e rancorosi […]
In politica, i populisti odierni propugnano la democrazia maggioritaria contro le decisioni prese da istituzioni formate da figure tecniche non elette, alle quali e’ stata conferita grande autorita’ durante la recente rivoluzione neoliberista.
In Europa, cio’ equivale a dire “euroscetticismo” e “sovranismo”, ossia la difesa della sovranita’ dello stato-nazione e della legislatura nazionale democratica contro il potere delle burocrazie transnazionali dell’Unione europea […]
In economia, i leader populisti di oggi hanno la tendenza a essere nazionalisti economici, a contrastare cioe’ le politiche di arbitraggio globale del lavoro basate su delocalizzazione e immigrazione di massa, che le istituzioni della superclasse affermano essere sia inevitabili sia vantaggiose.
I sostenitori dei populisti includono molti lavoratori dei distretti manifatturieri fortemente colpiti dalla concorrenza estera, che include il “social dumping” sovvenzionato della Cina, e altri che considerano gli immigrati come concorrenti per i posti di lavoro, i servizi pubblici o lo status sociale.
In ambito culturale, i politici populisti violano di proposito l’elaborata etichetta delle grandi aziende della superclasse e delle universita’, usando termini vigorosi e belligeranti. Scimmiottano il politically correct, quell’idioma artificiale messo a punto dagli attivisti di sinistra e diffuso dai burocrati delle universita’ e delle grandi aziende, che funge da elemento di distinzione tra coloro che hanno un’istruzione universitaria e la maggioranza del popolino, di livello inferiore.
La peggior versione del maggioritarismo dei populisti occidentali sfuma in quella che il sociologo Pierre van den Bergh chiama “la democrazia dell’Herrenvolk”, ossia della classe dominante, che identifica la “nazione” o il “popolo” con la comunita’ razziale o religiosa numericamente prevalente in un dato stato-nazione […]
I populisti sono più bravi a fare campagna elettorale che a governare, come ha scoperto il presidente eletto Trump quando si è imbattuto nella difficoltà di riempire i ranghi della sua Amministrazione con tecnici competenti, disposti a prestare servizio al comando di un politico disprezzato da molti esperti e funzionari. I demagoghi sono bravi a incanalare le insoddisfazioni popolari, ma pessimi a reindirizzarle. I movimenti populisti che deridono la competenza e la burocrazia, tendono per natura ad avere pochi esperti dalla loro parte pronti a formulare le politiche e guidare le agenzie. Il vuoto di talento e di competenza spesso e’ riempito da amici intimi o parenti del demagogo populista.
Info:

Capitalismo/Boltanski

Luc Boltanski, Arnaud Esquerre – Arricchimento. Una critica della merce – Il Mulino (2019)

Un altro indicatore della formazione di una sfera economica dell’arricchimento e’ lo sviluppo del settore particolarmente eterogeneo che riguarda quelle numerose attivita’ che di solito vanno sotto il nome generico di «cultura».
Queste includono gli spettacoli dal vivo, le attivita’ artistiche o grafiche, ma anche l’editoria, i manufatti antichi, i musei e l’organizzazione di eventi, festival o fiere.
Aggiungiamo che i settori della cultura sono in costante interazione con quelli che abbiamo gia’ individuato (il lusso, il patrimonio, il turismo), e questo contribuisce a rendere difficile la loro definizione. La cultura – come abbiamo visto – e’ considerata un importante elemento di attrazione turistica: oltre che al patrimonio, essa contribuisce all’organizzazione di eventi, mentre le attivita’ e i siti culturali sono economicamente dipendenti dai turisti.
L’estensione della patrimonializzazione si concentra su siti e monumenti che appartengono al patrimonio regionale o nazionale, la cui costituzione e il cui mantenimento sono frutto di attivita’ culturali. Inoltre le riprese di film e di serie televisive, il cui finanziamento e’ condizionato in parte alla loro localizzazione sul territorio nazionale, promuovono l’immagine di siti come i castelli o i paesaggi spesso associati alle regioni più turistiche […]
Lo sviluppo della cultura, a differenza di quello del lusso e dei beni piu’ raffinati, non e’ trainato dall’esportazione perche’ gran parte dei beni culturali non sono facilmente trasportabili; in altre parole, devono essere consumati sul posto. Questo vale ovviamente per il patrimonio che non puo’ essere spostato, ma anche per un gran numero di attivita’ come gli spettacoli dal vivo, le mostre d’arte e le stesse attivita’ letterarie, il cui spostamento e’ costoso sotto diversi punti di vista, dalle spese di trasporto ai costi di assicurazione o di traduzione. Di conseguenza, il modo piu’ economico per esportarle e’ quello di importare i turisti

Info:
https://ilmanifesto.it/la-trappola-narrativa-che-da-valore-alle-merci/
http://materialismostorico.blogspot.com/2020/04/arricchimento-bolstanski-esquerre-e-la.html
http://www.vita.it/it/article/2019/11/06/il-capitalismo-che-ci-ha-rubato-le-parole-ora-ci-ruba-anche-le-storie/153188/

Societa’/Allievi

Stafano Allievi – La spirale del sottosviluppo. Perche'(cosi’) l’Italia non ha futuro – Laterza (2020)

Le citta’ con piu’ elevata percentuale di laureati offrono retribuzioni piu’ alte e posti di lavoro migliori anche ai lavoratori con bassi livelli di scolarita’, e piu’ in generale producono maggiori vantaggiose ricadute dirette e indirette sulle comunita’ locali nel loro insieme.
Non e’ esagerato parlare di ascensore sociale culturale collettivo: a vantaggio di tutti, anche dei meno acculturati.
Cio’ e’ dovuto al fatto che l’economia del sapere ha una tendenza molto forte all’agglomerazione geografica: anche in questo campo – e in questo forse piu’ che in altri –, secondo la teoria della path dependency, il successo produce successo e si stratifica progressivamente.
E dipende sempre piu’ dall’ecosistema produttivo (e culturale) in cui e’ inserita.
Per dirla in sintesi: stare in mezzo a persone intelligenti e creative ci rende piu’ intelligenti e creativi, e consente al sistema di sviluppare piu’ rapidamente dinamiche innovative, a loro volta intelligenti e creative

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139868
https://www.avantionline.it/la-spirale-del-sottosviluppo-pesa-sul-futuro-dellitalia/