A rendere il quadro ancora piu’ preoccupante ha contribuito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha dichiarato, a fine 2023, che “avrebbe senso” ridurre la quota dello Stato in Eni.
Per avviare questa dismissione, l’esponente della Lega si e’ avventurato in un tema molto tecnico. In pratica, ha sostenuto Giorgetti, siccome per effetto del buyback, cioe’ del riacquisto da parte di Eni delle proprie azioni, e della loro conseguente cancellazione, la quota pubblica e’ salita al 34%, si potrebbe vendere il 4% e lucrare cosi’ 2 miliardi di euro: una prospettiva quantomeno singolare.
In questo momento Eni sta macinando extraprofitti che, peraltro, lo Stato non riesce a tassare. Dunque, Eni sta producendo dividendi lucrosi per lo Stato. Ora, in simili condizioni, ci si aspetterebbe che lo Stato aumentasse la propria quota in Eni, magari arrivando al controllo pubblico, e invece il “superministro” propone di cederne il 4% perche’ e’ meglio rimanere al 30% e portare in cassa le briciole, rinunciando ai dividendi futuri e soprattutto trasferendoli ai grandi fondi finanziari.
La proposta di porre in essere questa operazione e’ giunta a Giorgetti – come lui stesso ha dichiarato in un question time alla Camera – da alcune grandi banche d’investimento che sono molto facilmente individuabili.
Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/
https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/