Societa’/Casertano

La terza rivoluzione digitale. Come intelligenza artificiale, computer quantici e metaverso cambieranno la nostra vita – Stefano Casertano – Baldini + Castoldi (2023)


Un tempo, la personalita’ di una citta’ era definita dalla presenza di una fabbrica – come poteva essere per la Torino della Fiat, e come e’ ancora per la Ingolstadt del gruppo Audi.
Oggi il motore dell’aggregazione dipende meno dalla presenza di un apparato industriale e sempre piu’ dalle affinita’ esistenziali. Abbiamo cosi’ citta’ progressiste come Berlino, che e’ quasi un emirato laico; citta’ borghesi-conservatrici, come Amburgo o Austin, in Texas; citta’ consumiste-progressiste, come San Francisco; citta’ conservatrici nel centro storico e ricco e di sinistra in periferia (come Parigi) e il contrario (come Roma) […]
La discrasia tra ideologia dichiarata e reale nell’architettura e nell’urbanistica e’ ancora piu’ evidente se si osserva lo sviluppo dei centri cittadini europei negli ultimi vent’anni. Sono stati generalmente ripuliti, borghesizzati, restaurati a morte.
La personalita’ spontanea e selvaggia che permeava zone come Campo dei Fiori a Roma, o la zona del porto di Amburgo, o perfino l’ex-Berlino ovest (la parte ricca e occidentale) e’ scomparsa. Si creano situazioni sociali-urbane concentrate unicamente sul processo di accumulazione capitalistica, senza alcun riguardo per le dinamiche indipendenti e piu’ autoctone dei luoghi. Il tutto guidato da un gusto piccoloborghese basato su un ideale innocuo di decoro. E’ piu’ accettabile che nei portici dei palazzi vicino allo zoo di Berlino ci siano grandi marchi della distribuzione organizzata piuttosto che equivoci locali da marinai in licenza (com’era il caso fino ai primi anni Duemila) […]
C’e’ pero’ un altro aspetto che non depone a favore dell’esperienza in remoto e riguarda principalmente la natura delle citta’. Queste infatti non svolgono solo un ruolo funzionale come «centri di lavoro», ma rappresentano comunita’ identitarie. La scelta di abitare in un particolare territorio dipende anche dallo spirito d’appartenenza. Con la riduzione della funzione «lavorativa» dei centri urbani, la decisione di risiedere in una citta’ dipendera’ sempre di piu’ quindi dalle necessita’ identitarie rispetto a quelle professionali.
Ma non si creeranno societa’ piu’ giuste ed eguali: risiedere in una determinata citta’ sara’ uno status-symbol. Questo dipende da due aspetti che riguardano sia le elite che la popolazione salariata. Per i piu’ benestanti, le concentrazioni residenziali confermeranno il loro ruolo fondamentale quale luogo d’incontro e socialita’, e per questo di lobbismo.
Nell’ambito di una citta’ succede gia’: a Parigi parleremo dell’VIII arrondissement, a Roma dei Parioli, a Milano di Brera, a Napoli di Chiaia.
Per il futuro, dobbiamo immaginare che questo concetto sia tradotto in scala globale: alcune citta’ sono per benestanti e altre per lavoratori a basso reddito.