Nei paesi occidentali, in particolare, si e’ assistito in questi ultimi decenni al diffondersi di quello che ormai potremmo definire un doppio standard a seconda che si tratti di crimini di strada o di crimini dei colletti bianchi – per usare una distinzione ormai consolidata: tolleranza zero nei confronti dei reati comuni quali furti, rapine, aggressioni, spaccio di droga commessi da membri dei ceti meno abbienti; cautela e riguardo per i reati finanziari e societari di cui si rendono responsabili esponenti delle elite sociali.
I crimini di strada sono visibili, hanno un impatto immediato sulle vittime e avvengono sotto gli occhi di tutti e, di conseguenza, creano un immediato allarme sociale e incidono in misura maggiore nel determinare la percezione del livello di insicurezza da parte dell’opinione pubblica.
La politica, quindi, ha gioco facile ad alimentare le paure collettive se cio’ si rivela funzionale, ad esempio, a distrarre l’attenzione dalla corruzione e dal clientelismo o, piu’ banalmente, dai fallimenti del proprio governo […]
I crimini dei colletti bianchi (il falso in bilancio, l’evasione fiscale, la corruzione, il riciclaggio di denaro), al contrario, sono ambigui, difficili da dimostrare in sede penale, non sembrano avere conseguenze immediate, tanto piu’ che le vittime sono spesso indeterminate (non sempre, in realta’: si pensi ai casi, frequenti, in cui l’amministrazione fraudolenta di uno stabilimento industriale porta al suo fallimento, col conseguente licenziamento della manodopera, o alla riduzione dei controlli di sicurezza responsabili poi della morte di lavoratori e lavoratrici).
Inoltre, chi li commette gode spesso di un elevato status sociale e di grande rispettabilita’, e ha l’ulteriore vantaggio di poter contare sull’aiuto di validi professionisti: avvocati, commercialisti, consulenti tecnici e finanziari, in grado di portare un’ampia gamma di argomenti a sua difesa.
E il potere politico, ancora una volta, ha maggiore convenienza a non accanirsi contro di essi, a mostrare una certa indulgenza, talvolta ad assecondarli; contribuendo cosi’ ad approfondire la distanza tra gli autori dei reati e le loro vittime che, oltre al danno inferto loro dai criminali, dovranno anche subire l’ingiustizia perpetrata dallo stato che avrebbe dovuto difenderli […]
L’aspetto che oggi dovrebbe piu’ preoccuparci e’ che anche all’interno delle democrazie prevale la tentazione di identificare il danno pubblico, sempre e comunque, nei termini della violazione di un qualche ordine sociale preesistente, di un modello di convivenza che si rivela nei fatti sempre piu’ esclusivo e riservato a pochi privilegiati. Per difendere tale ordine si agisce in due direzioni: da un lato, inventandosi sempre nuovi reati, sforzandosi cioe’ di prefigurare in una norma specifica qualunque atto o comportamento possa rivelarsi o anche soltanto apparire come eversivo; dall’altro, criminalizzando le marginalita’ sociali (migranti ed extracomunitari, senzatetto, tossicodipendenti) prescindendo dalle cause che le hanno generate, e stigmatizzando le diversita’ come pure e semplici forme di devianza sociale […]
Il tutto declinato all’interno del mantra della sicurezza, che assume sempre di piuì la forma di una militarizzazione crescente degli spazi urbani.
Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/IL_FATTO_QUOTIDIANO_27012024.pdf
https://www.micromega.net/author/fabio-armao/
https://www.globalist.it/culture/2024/03/25/capitalismo-di-sangue-analisi-su-conflitti-globali-e-crisi-economica/
