Stato/Fana

Marta Fana, Simone Fana – Basta salari da fame – Laterza (2019)

Nel 1981 viene sancito il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro.
La Banca d’Italia diventa un organo indipendente, liberato da qualsiasi meccanismo di controllo politico-democratico.
Il nuovo assetto istituzionale esprime una rottura piu’ ampia, che riguarda direttamente il rapporto tra democrazia e capitalismo. Le istituzioni democratiche si liberano dagli intralci del conflitto sociale e divengono mere esecutrici dei dettami “tecnici” delle oligarchie economiche.
A farne le spese sara’ ancora una volta la classe lavoratrice.
L’opera di smantellamento delle conquiste sociali degli anni precedenti viene portata a termine tra il 1983 e il 1984.
La notte del 22 gennaio del 1983 con il primo accordo tra governo, sindacato e industriali si apre il processo di revisione della scala mobile, con la previsione del taglio del 15% del punto di contingenza. Nell’anno seguente il governo presieduto da Bettino Craxi propone un ulteriore taglio della scala mobile.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858138878
http://www.leparoleelecose.it/?p=37065
https://www.pandorarivista.it/articoli/basta-salari-da-fame-marta-fana-simone-fana/

Stato/Fana

Marta Fana, Simone Fana – Basta salari da fame – Laterza (2019)

La diffusione del lavoro nero non e’ un fenomeno recente in Italia.
Dal dopoguerra ad oggi lo sviluppo dualistico dell’economia italiana e’ strettamente legato alla persistenza di ampi settori produttivi dediti all’elusione e all’evasione contributiva […]
L’evasione contributiva pesa sulle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici, che vengono privati di quella quota del salario funzionale al calcolo della pensione. Si tratta di un fenomeno antico che continua ad essere rappresentato nel dibattito pubblico con formule caricaturali, che finiscono spesso e volentieri per relegarlo a un tratto caratteristico e specifico del Mezzogiorno.
Un tentativo volto a dipingere l’Italia come un paese attraversato da una divisione antropologica tra un Nord sviluppato e un Sud culturalmente avvezzo all’irregolarita’ e al malaffare.
Questa diffusa tendenza a rappresentare in forma stilizzata e folcloristica i problemi di fondo dello sviluppo economico e sociale del paese ha funzionato come strumento per sviare l’attenzione dagli intrecci tra economia formale ed economia informale. In breve, e’ servita come arma di distrazione di massa per spostare lo sguardo dalla direzione consapevole dello sviluppo del capitalismo italiano, che si nutre del rapporto opaco tra economia regolare e sfruttamento e lavoro nero.
Infatti il fenomeno del lavoro irregolare non e’ mai stato una prerogativa del Mezzogiorno […]
Una prassi che attraversa trasversalmente la penisola, dalle campagne pugliesi e siciliane sino alla “moderna” Emilia-Romagna […]
Un vero e proprio cancro che corrode l’economia e lo sviluppo del paese e genera effetti distributivi distorti, a vantaggio dei profitti e delle rendite e a discapito dei salari e del welfare.
Una dinamica che, come abbiamo gia’ visto, e’ stata fotografata dal “New York Times” nell’inchiesta che ha raccontato la diffusione del lavoro a domicilio nel settore del lusso delle aziende tessili pugliesi. Una storia di sfruttamento, in cui donne di ogni eta’ lavorano per i grandi marchi del Made in Italy per salari che si aggirano tra i 5 e i 6 euro orari. Un viaggio nel passato che non passa, che e’ presente e futuro per generazioni schiacciate dal peso della disoccupazione e della sottoccupazione, costrette a obbedire a condizioni lavorative paragonabili a quelle delle prime industrie tessili inglesi.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858138878
http://www.leparoleelecose.it/?p=37065
https://www.pandorarivista.it/articoli/basta-salari-da-fame-marta-fana-simone-fana/