La «teoria del valore per gli azionisti», assioma nelle facolta’ di economia e nelle scuole di management che da quarant’anni sfornano dirigenti, impiegati e «pubblico informato», non fa eccezione.
Tra i suoi postulati vi e’ la progressiva ma implacabile trasformazione del lavoro da risorsa in costo, che e’ economicamente sensato e socialmente accettabile ridurre in nome della logica economica […]
Questa cornice concettuale, sistematizzata nel tempo, ha influenzato le politiche pubbliche e la tolleranza dei governi per le connesse pratiche private: detassazione di capitale e mezzi produttivi a svantaggio del lavoro, deregolamentazione, disincentivazione della contrattazione collettiva, smantellamento dei sistemi di protezione sociale (pensioni, scuola pubblica, sanita’), compressione dei salari, tolleranza del conflitto d’interessi e dell’azzardo morale (ipotecare l’azienda con investimenti spericolati ad alto rendimento, chiamando in soccorso lo Stato – il contribuente – se le cose vanno male), ritorno della concentrazione oligopolistica.
E infatuazione per la tecnocrazia in sostituzione della politica, resa apparentemente obsoleta dal dominio delle logiche economiche su quelle sociali e geopolitiche, ma anche dal potere taumaturgico di tecnologie sempre piu’ potenti e pervasive, controllate in buona misura dal settore privato.
Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
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