Lavoro/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)


La «teoria del valore per gli azionisti», assioma nelle facolta’ di economia e nelle scuole di management che da quarant’anni sfornano dirigenti, impiegati e «pubblico informato», non fa eccezione.
Tra i suoi postulati vi e’ la progressiva ma implacabile trasformazione del lavoro da risorsa in costo, che e’ economicamente sensato e socialmente accettabile ridurre in nome della logica economica […]
Questa cornice concettuale, sistematizzata nel tempo, ha influenzato le politiche pubbliche e la tolleranza dei governi per le connesse pratiche private: detassazione di capitale e mezzi produttivi a svantaggio del lavoro, deregolamentazione, disincentivazione della contrattazione collettiva, smantellamento dei sistemi di protezione sociale (pensioni, scuola pubblica, sanita’), compressione dei salari, tolleranza del conflitto d’interessi e dell’azzardo morale (ipotecare l’azienda con investimenti spericolati ad alto rendimento, chiamando in soccorso lo Stato – il contribuente – se le cose vanno male), ritorno della concentrazione oligopolistica.
E infatuazione per la tecnocrazia in sostituzione della politica, resa apparentemente obsoleta dal dominio delle logiche economiche su quelle sociali e geopolitiche, ma anche dal potere taumaturgico di tecnologie sempre piu’ potenti e pervasive, controllate in buona misura dal settore privato.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

 

Geoeconomia/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro-Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)

Nel febbraio 2023 la Cina ha pubblicato due rapporti.
Il primo, dal graffiante titolo US hegemony and its perils (L’egemonia statunitense e i suoi rischi), e’ un j’accuse all’America, cui si imputa di perseguire «l’egemonia politica colpendo a destra e a manca», «l’egemonia militare [attraverso] un uso smaccato della forza», «l’egemonia economica [mediante] il saccheggio e lo sfruttamento», «l’egemonia tecnologica [con] il monopolio e la soppressione [della concorrenza]», «l’egemonia culturale diffondendo false narrazioni».
Il secondo e’ il suddetto manifesto della Global Security Initiative, in cui si rimarca l’impegno cinese a cooperare con Asia, Africa e America Latina su basi eque e paritarie, in implicita ma chiara alternativa alle muscolari pratiche egemoniche di Washington […]
Fulcro dei documenti e delle iniziative che sottendono e’ l’idea, forte e risolutamente veicolata, che gli Stati Uniti siano ormai incapaci di garantire un ordine mondiale confacente alle esigenze dei piu’ e che, nel tentativo di puntellare un primato al tramonto, facciano danni.
Come? Pregiudicando la sicurezza e il benessere dei soggetti piu’ deboli, di cui Pechino si erge a campione, ma anche dei piu’ forti tra quanti – Cina inclusa – contestano l’assetto americanocentrico.
La scelta di campo e’ netta.

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Geoeconomia/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)

La storia della «nostra» globalizzazione e’, in nuce, la storia di un doppio e convergente movimento.
Da un lato la definitiva affermazione del modello capitalistico statunitense, cui il crollo del blocco sovietico a economia pianificata toglie l’unico residuo antemurale; dall’altro lato, specie a partire dagli anni novanta del Novecento, l’adozione di quel modello su scala enorme, inedita, da parte delle economie asiatiche.
Su tutte la Cina, che ne fa il motore della propria rincorsa alla modernita’.
Una modernizzazione concepita non come fine in se’, ma come mezzo di affrancamento dalla subalternita’ a un Occidente di cui la dirigenza del partito-Stato riprende tecnica e a volte stilemi, ma non la meccanicistica subordinazione della politica all’economia. Quest’ultima resta infatti uno strumento sovrano a servizio di un fine diverso da quello prettamente economico e commerciale.
Il fine e’, a un tempo, politico e geopolitico.
E’ politico nella misura in cui persegue il «glorioso arricchimento» dei singoli come mezzo di pacificazione sociale, coesione nazionale e preservazione del Partito comunista cinese quale unico soggetto titolato a detenere il potere e a incarnare lo Stato. E’ geopolitico in quanto usa la ritrovata salienza per proiettare all’esterno la potenza nazionale, in modo da consolidare i traguardi interni, riscattare la lunga fase di declino (rispetto al glorioso passato imperiale) e rivendicare al paese un «giusto rango» nella gerarchia mondiale.

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