Societa’/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

I nuovi governi neoliberali sono sia i difensori della tradizione e della nazione, sia i campioni della “liberta’ individuale”, un’espressione che nell’epoca moderna ha un incontestabile valore morale universale, e assicura al neoliberalismo un potenziale di legittimazione la cui importanza non puo’ essere sottovalutata.
Questo perché, secondo una logica molto hayekiana, il loro modo di intendere la “liberta’” fa parte della “tradizione” e si oppone a qualsiasi movimento di “emancipazione”. Questa liberta’-tradizione della destra, che include l’esaltazione della nazione sovrana, la sacralizzazione della famiglia indipendente e i diritti della religione nel fissare norme, e’ quindi l’esatto contrario della liberta’-emancipazione cosi’ come e’ stata pensata dall’Illuminismo e poi da gran parte del liberalismo politico classico.
Il concetto di liberta’ e’ sempre stato accompagnato da una riflessione sui suoi mezzi, che sono la liberta’ di stampa, la libera circolazione delle idee, l’istruzione e il suffragio universale, intesi come altrettante dimensioni della cittadinanza […]
L’inversione e’ completa: il concetto di liberta’ non si riferisce piu’ a un insieme di garanzie contro l’oppressione individuale e collettiva, ma al diritto di affermare un insieme di valori tradizionali autoproclamati come equivalenti alla “civilta’”.
E’ proprio a questo nuovo spirito di “liberta’” che coniuga la convinzione della superiorita’ occidentale e la difesa paranoica di un’identita’ sotto assedio, che la destra neoliberale e reazionaria sta attingendo per meglio giustificare le sue violazioni delle liberta’ pubbliche e individuali.
Non mancano esempi di questa logica liberticida, che dimostrano quanto si sia in realta’ agli antipodi del liberalismo classico. Tra questi, gli attacchi alla liberta’ accademica e il disprezzo con cui vengono considerate la scienza e l’arte.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Societa’/Latouche

Lavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto – Serge Latouche – Bollati Boringhieri (2023)

Sicuramente viviamo piu’ a lungo (in media), ma senza aver mai avuto il tempo di vivere.
Abbiamo perduto il contatto con la nostra sostanza originaria. L’organico, il vegetale, l’animale sono pesantemente sostituiti dal meccanico, l’elettronico, il digitale e il robotico.
Stiamo arrivando alla dittatura degli algoritmi.
Dunque liberarsi dalla dipendenza da lavoro significa ritrovare la lentezza, riscoprire i sapori della vita legati al territorio, alla prossimita’ e al prossimo.
Non sarebbe neanche assurdo riassaporare il gusto della flânerie, celebrata da Baudelaire e combattuta da Taylor. In effetti, la scomparsa dei «tempi morti» e’ la morte del tempo.
Tutto questo non vuol dire un ritorno a un passato mitico perduto, ma l’invenzione di una tradizione rinnovata. La riconquista del tempo «libero» e’ una condizione necessaria della decolonizzazione dell’immaginario. È decisamente preferibile promuovere l’otium (il tempo libero) del popolo che l’oppio dei media e del digitale.
La fuoriuscita dall’attuale sistema produttivista e lavorista implica dunque un’organizzazione del tutto diversa, in cui lo svago e il gioco sarebbero valorizzati accanto all’attivita’ lavorativa, in cui le relazioni sociali avrebbero la meglio sulla produzione e il consumo di prodotti usa e getta inutili, se non nocivi […]
«quello a cui aspiriamo e’ una riconquista del tempo personale. Un tempo qualitativo. Un tempo che coltiva la lentezza e la contemplazione, in quanto liberato dal pensiero del prodotto» […]
Per ottenere un risultato del genere e’ necessaria, come gia’ suggeriva Andre’ Gorz, «una politica del tempo che inglobi l’organizzazione dell’ambito di vita, la politica culturale, la formazione e l’educazione, e che rifondi i servizi sociali e le strutture collettive in modo da dare maggiore spazio alle attivita’ autogestite, di mutuo soccorso, di cooperazione e di autoproduzione volontaria».

Info:
https://www.doppiozero.com/latouche-lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto
https://www.pressenza.com/it/2024/02/lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto/

https://ilregno.it/attualita/2023/22/s-latouche-lavorare-meno-lavorare-diversamente-o-non-lavorare-affatto-luca-miele
https://gognablog.sherpa-gate.com/lavorare-meno-lavorare-diversamente-non-lavorare-affatto/
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/lavorare-meno-lavorare-diversamente-non-lavorare-affatto