Finanziarizzazione/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – Riscrivere l’economia europea. Le regole per il futuro dell’Unione – il Saggiatore (2020)

Molte banche sono passate dal finanziare le loro attivita’ attraverso i piccoli depositanti, che sono relativamente stabili, a prendere in prestito soldi da altre istituzioni finanziarie, in un processo noto come raccolta di fondi all’ingrosso.
Prendendo soldi in prestito all’ingrosso, le banche potevano espandersi molto piu’ rapidamente di quando erano costrette a darsi da fare per convincere i depositanti a cambiare banca.
La raccolta di fondi all’ingrosso e’ stato uno dei pilastri di quello che e’ diventato noto come sistema bancario ombra, o shadow banking.
L’altro pilastro e’ stato il fatto di ricavare introiti dalle commissioni, invece che dal differenziale fra i tassi a cui prendevano in prestito e quelli a cui prestavano: nel vecchio sistema, le banche guadagnavano trovando mutuatari che consideravano sicuri e prestando loro denaro a un tasso leggermente piu’ alto di quello a cui loro prendevano in prestito; se prestavano a un mutuatario che non era in grado di restituire i soldi, ci rimettevano.
Nel nuovo sistema, le banche emettevano i prestiti, ma poi li vendevano ad altri. I prestiti spesso venivano accorpati insieme e il pacchetto che ne risultava veniva venduto come un titolo. L’idea era che anche se uno o due prestiti andavano male, il rischio era diversificato, e quindi il titolo complessivamente era sicuro. Le banche (e le altre istituzioni che emettevano prestiti e mutui) non si facevano carico del rischio di un fallimento, era l’investitore finale ad accollarselo: una pratica che ha reso meno pressante l’esigenza di fare attenzione a chi prestavano soldi.
Le banche guadagnavano con le commissioni sull’emissione di prestiti, l’accorpamento di prestiti e la vendita dei titoli che ne risultavano. In teoria, questo scaricava su altri i costi dell’insolvenza. C’erano commissioni lungo tutto il processo produttivo della cartolarizzazione. Le banche avevano un incentivo a espandersi, anche se significava prestare soldi a individui meno solventi. L’attivita’ bancaria, in conseguenza di tutto cio’, era diventata sempre piu’ redditizia e irresponsabile […]
Questa nuova era della gestione patrimoniale vide la rapida ascesa di investitori istituzionali come fondi pensione e compagnie assicurative. Nel 2009 l’industria della gestione patrimoniale era cresciuta fino ad arrivare a 12800 miliardi di euro di attivita’, circa un terzo dell’intero settore bancario dell’Unione europea […]
Le agenzie di rating giocavano un ruolo chiave in questa frode, perche’ assegnavano valutazioni in tripla A a titoli che non lo meritavano, praticando una truffa su larga scala in una corsa al ribasso con altre agenzie di rating.
La raccolta di fondi all’ingrosso (contro l’approccio
«al dettaglio», che consisteva nel convincere i risparmiatori a depositare i loro soldi nella banca) in Europa ebbe un boom ancora piu’ clamoroso che negli Stati Uniti: nel 2008 rappresentava il 60 per cento della raccolta di fondi totale per le 16 banche piu’ grandi del continente, il doppio rispetto
alle grandi banche statunitensi.

Info:
https://www.linkiesta.it/2020/05/nobel-stigliz-come-riscrivere-economia-europea/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/al-capezzale-dell-europa/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/riscrivere-leconomia-europea/

Finanziarizzazione/Crouch

Colin Crouch – Combattere la postdemocrazia – Laterza (2020)

[La] deregolamentazione consenti’ alle banche di finanziare investimenti molto superiori al loro patrimonio.
Cio’ permise loro di rischiare sui mercati secondari somme sempre maggiori, accelerando la spirale al rialzo delle quotazioni. Le banche correvano sempre piu’ rischi, ma ogni volta un investitore (persona o azienda) rivendeva i titoli a un numero maggiore di ulteriori investitori, riducendo cosi’ i propri rischi attraverso la condivisione con una platea sempre piu’ vasta di attori.
L’espansione del sistema e l’entrata in gioco dei ricchi della Cina, della Russia e di molti altri paesi fino a quel momento estranei al sistema di mercato capitalistico, estese i rischi a un numero sempre maggiore di investitori. La condivisione – e dunque la riduzione dei rischi – sembrava poter proseguire all’infinito, o quasi.
La ricchezza non veniva creata attraverso la produzione di beni e servizi reali, ma attraverso la rivalutazione costante di titoli finanziari acquistati e rivenduti all’infinito.
In tal modo, le attivita’ finanziarie sono diventate la forma di gran lunga piu’ redditizia di attivita’ economica: per fare denaro bastava muovere denaro, tagliando cosi’ fuori le attivita’ intermedie necessarie per realizzare beni o fornire i servizi venduti a scopo di profitto.
Le imprese operanti in altri settori dell’economia sono state cosi’ incentivate prima a crearsi un proprio braccio finanziario, e poi a concentrare su di esso le proprie competenze e i propri sforzi strategici, demandando qualsiasi ulteriore attivita’ ad
altri, ivi comprese le funzioni legate a quello che fino a quel momento era stato il loro core business e ai rapporti con la clientela di massa […]
Ci sono fondati motivi per affermare che la previsione che in caso di necessita’ i governi sarebbero intervenuti a salvare le banche – “troppo grandi per fallire” – abbia incoraggiato queste ultime a correre rischi irresponsabili, e che i salvataggi
post-2008 non abbiano fatto altro che incentivare le stesse banche a correre rischi ancora maggiori in futuro.
Quando si e’ capito chiaramente che tutti i responsabili della catastrofe l’avrebbero fatta franca, qualcuno ha osservato che i banchieri sono “troppo grandi” non solo “per fallire” (to fail), ma anche “per finire in carcere” (to jail).
D’altra parte, a fronte dei danni provocati dai salvataggi, occorre considerare anche il rischio di un crollo totale dell’economia globale se non si fosse fatto nulla per bloccare l’emorragia delle quotazioni azionarie.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139882
https://www.arci.it/il-libro-combattere-la-postdemocrazia-di-colin-crouch/
https://www.ilfoglio.it/cultura/2020/02/09/news/postdemocrazia-no-300300/

Finanziarizzazione/Chang

Ha-Joon Chang – Economia. Istruzioni per l’uso – il Saggiatore (2016)

Purtroppo, l’avvento della «nuova finanza» negli ultimi tre decenni ha trasformato il sistema finanziario in una forza negativa.
Le imprese finanziarie sono diventate molto abili nel generare alti profitti per se stesse anche a costo di creare bolle di cui
si nasconde l’insostenibilita’ mediante cartolarizzazioni, strutturazione e altre tecniche.
Quando la bolla scoppia, queste societa’ usano sapientemente il proprio peso economico e l’influenza politica per ottenere sussidi e salvagente economici dalle casse pubbliche, che poi devono essere rifornite dalla gente comune attraverso aumenti di imposta e tagli di spesa.
Questo scenario ha assunto proporzioni gigantesche dopo la crisi finanziaria globale del 2008, ma negli ultimi tre decenni si era gia’ ripetuto su scala ridotta decine di volte in tutto il mondo.

Info:
http://giustiziaintergenerazionale.it/tag/ha-joon-chang/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/critica-dell%E2%80%99espertocrazia-economica/?printpage=undefined

Finanziarizzazione/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

Due classi di strumenti finanziari in particolare divennero disponibili per gli investitori grazie alla deregolamentazione, dagli anni Settanta in poi, e furono cruciali per la conseguente crescita esponenziale delle transazioni finanziarie e della redditivita’ della finanza: i derivati, ossia contratti per la consegna futura di strumenti finanziari o di materie prime, che permettevano agli investitori di scommettere sul cambiamento del loro prezzo; e le cartolarizzazioni, pacchetti di strumenti di attivita’ redditizie trasformate in titoli negoziabili (a loro volta suscettibili di essere oggetto di contratti derivati).
Le banche commerciali fecero una svolta decisiva all’inizio degli anni 2000, quando iniziarono a “cartolarizzare” i prestiti vecchi per finanziare nuovi prestiti.