Societa’/Brown

Il disfacimento del demos – Wendy Brown – Luiss University Press (2023)

Non e’ una novita’ che le universita’ europee e nordamericane siano state radicalmente trasformate e rivalutate negli ultimi decenni.
L’aumento delle rette, il calo dei sostegni statali, l’ascesa dell’istruzione a scopo di lucro e di quella online, la riformulazione delle universita’ attraverso le “migliori pratiche” delle corporation e la cultura aziendale delle “competenze” che prendono il posto delle “certificazioni” hanno presentato quella che soltanto trent’anni fa era una torre d’avorio come anacronistica, costosa e indulgente.
Mentre la Gran Bretagna ha semi-privatizzato gran parte delle istituzioni pubbliche e vincolato i resti dei fondi statali a una serie di parametri di produttivita’ accademica che misurano la conoscenza in base all’“impatto”, negli Stati Uniti l’icona della trasformazione e’ un po’ diversa: la proliferazione di sistemi di classificazione piu’ informali, simili al crowdsourcing.
I parametri usati in precedenza per misurare la qualita’ dei college (in se’ e per se’ contestabili in quanto fortemente legati al calibro e alla quantita’ delle domande, oltre che alle sovvenzioni) vengono rapidamente soppiantati da una serie di nuove classificazioni basate sul rapporto qualita’-prezzo […]
Il mutamento culturale e’ evidente: a rimpiazzare i parametri che misurano la qualita’ didattica sono strumenti completamente volti a un ritorno sull’investimento (return on investment, ROI) e incentrati sul tipo di collocazione lavorativa e di aumento di reddito che gli studenti-investitori possono aspettarsi da un determinato istituto.
La questione non e’ immorale, ma ovviamente riduce il valore dell’istruzione superiore al rischio e al guadagno economico individuale, cancellando aspetti antiquati come lo sviluppo della persona e del cittadino o forse restringendo questo sviluppo alla capacita’ di ottenere un vantaggio economico […]
I nuovi parametri, in poche parole, indicano e allo stesso tempo determinano una rivoluzione dell’istruzione superiore.
Un tempo quest’ultima si occupava dello sviluppo di elite intelligenti e riflessive e della diffusione della cultura, e piu’ di recente ha incarnato un principio di pari opportunita’ e coltivato l’istruzione generale della cittadinanza.
Adesso l’istruzione superiore produce capitale.

Info:
https://www.equilibrielmas.it/2023/11/29/wendy-brown-il-disfacimento-del-demos-la-rivoluzione-silenziosa-del-neoliberismo-luiss-university-press-roma-2023/
https://www.dinamopress.it/news/wendy-brown-lo-svuotamento-silenzioso-della-democrazia/
https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/07/01/per-farla-finita-con-lhomo-oeconomicus/
https://www.sinistrainrete.info/politica/27901-pierluigi-fagan-democrazia-o-barbarie.html
https://pierluigifagan.com/2024/04/16/democrazia-o-barbarie/

Lavoro/Fana

Marta Fana -Non è lavoro, è sfruttamento – Laterza (2017)

Lavoro povero e sfruttamento caratterizzano oggi anche il settore pubblico, grazie a una sempre piu’ diffusa precarizzazione dell’organico delle pubbliche amministrazioni e al contempo all’esternalizzazione e privatizzazione della produzione e distribuzione dei servizi pubblici.
Si va dalle cooperative appaltatrici di servizi di cura, pulizia, manutenzione, refezione scolastica alla privatizzazione di pezzi sempre piu’ consistenti di settori tradizionalmente – e non a caso – statali, come il trasporto pubblico e le poste.
La grancassa mediatica a uso e consumo dei governi per anni non ha fatto altro che stigmatizzare i lavoratori del pubblico come fannulloni, assenteisti, furbetti del cartellino […]
L’esternalizzazione dei servizi pubblici e’ la rappresentazione nitida di come lo Stato abbia abdicato alla sua funzione di garanzia del pieno esercizio dei diritti individuali e collettivi, che in questo caso riguardano congiuntamente sia i lavoratori chiamati a prestare servizio sia i cittadini che di questi usufruiscono.
Lo strumento privilegiato degli appalti viene giustificato dalla necessita’ di tagliare la spesa pubblica. In realta’ a diminuire e’ la spesa sociale – sanita’, scuola, trasporti pubblici, asili, ecc. – ma anche quella relativa a tutti i servizi funzionali allo svolgimento delle attività amministrative: archivi, pulizie, manutenzione, giardinaggio, ecc.
Per aggiudicarsi gli appalti e fare utili, le imprese appaltatrici si comportano esattamente come nel settore privato, scaricando il risparmio sul prezzo richiesto in sede di gara sui lavoratori. Quando il cambio d’appalto non implica direttamente un taglio delle retribuzioni e modifiche al contratto, la strategia e’ quella di ridurre le ore lavorative cosi’ da dover comunque pagare meno i lavoratori. Il carico di lavoro però non diminuisce […]
Una gestione da predatori da parte dei privati, favorita dal potere politico che governa lo Stato e le sue diramazioni amministrative, nella negazione totale di qualsiasi principio di dignita’ del lavoro, ma soprattutto dei lavoratori.

Info:
https://sbilanciamoci.info/non-lavoro-sfruttamento/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/07/non-e-lavoro-e-sfruttamento-proletari-di-tutto-il-mondo-svegliatevi/3897477/
https://attac-italia.org/non-e-lavoro-e-sfruttamento/
https://www.lacittafutura.it/recensioni/non-e-lavoro-e-sfruttamento