Lavoro/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)

A partire dagli anni Novanta, a seguito dell’aumento delle disuguaglianze verificatesi nel decennio precedente, e’ stata posta nuova attenzione al tema della disuguaglianza.
Gli studi si sono spostati dalla distribuzione funzionale del reddito tra le classi sociali alle disuguaglianze tra gli individui.
L’argomentazione alla base di questo spostamento e’ che le divisioni di classe sono diventate meno chiare, e condizioni di genere, origine etnica, istruzione e qualificazione professionale sono ora i principali fattori che spiegano la distribuzione personale dei redditi.
Molti studi approfonditi hanno affrontato queste tematiche, documentando le complesse dinamiche della disuguaglianza tra individui e tra famiglie.
Questo approccio, tuttavia, ha spesso trascurato la persistente importanza dei rapporti capitale/lavoro e il nuovo ruolo chiave dei redditi piu’ elevati che combinano rendite, profitti e compensi senza precedenti per i top manager […]
Le radici della crescente disuguaglianza sono i rendimenti del capitale superiori al tasso di crescita dell’economia, e il conseguente aumento del rapporto tra capitale e reddito, due meccanismi fondamentali del capitalismo […]
La maggiore disuguaglianza salariale e’ stata anche spiegata sulla base degli sviluppi sul mercato del lavoro, dove i nuovi rapporti di forza tra capitale e lavoro hanno portato a un rapido aumento dei posti di lavoro temporanei e precari, al declino della sindacalizzazione e del ruolo dei sindacati, a una maggiore frammentazione del lavoro per effetto della differenziazione dei contratti, del peso dell’istruzione, della maggiore partecipazione femminile, della presenza di lavoratori immigrati.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini
https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/

Lavoro/Linhart

La commedia umana del lavoro. Dal taylorismo al management neoliberale – Danièle Linhart – Mimesis (2021)

Negli anni ’80, gli operai (associati al concetto politico di classe) hanno ceduto il posto agli operatori, ai piloti di installazioni o ai manovratori di automatismi.
Le qualifiche si sono eclissate dinanzi alle competenze e ai potenziali, i compiti sono stati rimpiazzati dagli incarichi, dagli obiettivi, dai progetti, i collettivi si sono disciolti nelle unita’, nelle cellule, i capi sono diventati animatori, superiori immediati, quanto ai piani di licenziamento, li si chiama ormai “piani sociali” o di “salvaguardia dell’impiego”.
La breccia fu allora aperta al dilagare di altre parole: gli open space, i teams, la lean production, lean management, il reporting, il reengineering, i brief, i debrief, il back office, il front office, la business unit, il customer service, la leadership, il key performance indicator, il burn out, senza dimenticare il coach, il management, il time to move, l’ASAP (As Soon As Possible) e molte altre.
Ecco che cosa alimenta l’amnesia: le rappresentazioni mentali precedenti, in termini di classe operaia, conflittualita’, diseguaglianza, ingiustizia e lotta si fanno lontane. S’impone l’evidenza di un’era nuova, moderna, che punta sulle qualita’ profondamente umane dei dipendenti e cosi’ riconcilia tutti, poiche’ chiunque e’ trattato in funzione di una condizione umana che tutti condividono.
Si impone l’idea di rottura: i tempi sono radicalmente cambiati, si passa dalla lotta di classe al dovere morale di ciascuno di dispiegare le sue qualita’ umane per se stesso che difende i posti di lavoro […]
Se le soluzioni cambiano con l’evoluzione della natura del lavoro e della societa’, gli obiettivi restano infatti gli stessi: si tratta di trovare i mezzi per costringere gli impiegati a lavorare secondo le norme piu’ redditizie dal punto di vista del loro datore di lavoro.
Ricordiamo con chiarezza il problema: il tempo (di lavoro) del dipendente appartiene al suo datore di lavoro, che lo acquista nel quadro del contratto di lavoro (un contratto di subordinazione, come e’ gia’ stato detto). Il dipendente ha accettato, secondo i termini di questo contratto, di spossessarsi del libero uso del proprio tempo, di lavorare in funzione di consegne e obiettivi fissati dal suo datore di lavoro.
Come rifiutare di vedere che c’e’ qui materia di un contenzioso inesauribile?
Ogni persona al lavoro ha i propri interessi sui quali deve vigilare: interessi finanziari ma anche di gestione della propria salute, il risparmiarsi, fisicamente e psichicamente, per non esaurirsi al lavoro e poter durare. Ogni persona ha anche un punto di vista sulla maniera in cui desidererebbe spendersi per fare il suo lavoro, in funzione del suo mestiere, della sua professionalita’, della sua esperienza, della sua sensibilita’, della sua personalita’, del suo rapporto con il mondo, della sua etica personale.
Ma il datore di lavoro vuole che le persone che paga, di cui ha comprato il tempo di lavoro e i saperi, lavorino in maniera omogenea e in modo da raggiungere la produttivita’ e la qualita’ che gli permettono le rendite e i profitti piu’ alti. Deve dunque trovare la forma di organizzazione del lavoro che conduca a cio’, e i discorsi per giustificarla e legittimarla.
Perche’, una volta di piu’, in democrazia e’ sconveniente che degli individui siano costretti a rinunciare al libero uso di se stessi, al loro libero arbitrio, per sottomettersi a una logica, a una volonta’ che gli e’ estranea.

Info:
https://www.mimesisedizioni.it/download/11972/d4e644dd0693/carlo-crosato-il-manifesto-10-agosto-2021-daniele-linhart-il-profitto-nellarena-del-mercato-su-la-commedia-umana-del-lavoro-di-daniele-linhart.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/massimiliano-panarari-il-venerdi–la-repubblica–14-maggio-2021-per-chi-lavora-tempi-nuovi-e-vecchi-copioni-su-la-commedia-umana-del-lavoro-di-daniele-linhart.pdf
https://www.iltascabile.com/societa/la-superumanizzazione-del-lavoro/

Societa’/Schiavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Einaudi (2023)

Dobbiamo aver la pazienza di tornare indietro, almeno sino all’ultimo decennio del secolo scorso. Quando due eventi, entrambi di enorme portata, cambiarono la forma del mondo in cui eravamo fino ad allora vissuti.
Da un lato, il pieno esplodere della terza rivoluzione tecnologica nella storia umana, dopo quella agricola e quella industriale, e il connesso mutamento nella forma capitalistica che avvolge da allora il pianeta.
Dall’altro, il crollo inaspettato dell’Unione Sovietica, con la fine mondiale del comunismo […]
La connessione fra i due episodi non e’ solo temporale. Fra loro c’e’ un legame molto stretto […]
L’effetto congiunto dei due fatti, ciascuno per suo conto grandioso, e’ stato devastante per la cultura e per le politiche della sinistra: di tutte le sinistre nelle loro varie forme storiche, e nell’intero Occidente.
Ogni sconfitta subita in questi anni, dagli Stati Uniti alla Francia, alla Gran Bretagna, alla Svezia, e’ legata in modo piu’ o meno stretto a questo passaggio d’epoca.
E tanto piu’ […] e’ stato cosi’ per la sinistra italiana, che da allora ha smesso non solo di pensare, ma anche semplicemente di guardarsi intorno, a cominciare dal proprio Paese e dai suoi mutamenti […]
L’intera storia della sinistra – non solo italiana – in tutte le sue varianti si e’ sempre costruita intorno a una connessione primaria. Essa infatti si e’ collocata sin dalla sua nascita a ridosso di una specie di coincidenza di opposti – di contraddizione originaria – che aveva preso corpo nell’Europa immediatamente successiva alla Rivoluzione francese e a quella industriale, e che aveva dato una nuova forma alla politica nell’intero continente […]
Mi riferisco alla cooperazione antagonistica tra capitale e lavoro; tra borghesia delle imprese (e delle professioni, sia tecniche, sia umanistiche, piu’ o meno collegate a quel modo di produrre) e masse operaie concentrate nel sistema delle grandi fabbriche e dei loro recenti macchinari: una combinazione e insieme una polarita’ subito diventate determinanti in tutto l’Occidente […]
La voce del nuovo soggetto politico era quella di una delle due parti in causa: del lavoro materiale produttore di ricchezza, che proclamava la sua assoluta centralita’ nel mondo moderno, in lotta di fronte alla potenza storicamente schiacciante del capitale, che pretendeva invece di sottometterlo completamente alle uniche ragioni del profitto e delle merci […]
Il codice genetico della sinistra veniva a identificarsi cosi’ – e lo sarebbe stato per sempre fino a ieri – con la lotta di classe: un fenomeno, quest’ultimo, tipico della modernita’ occidentale – e soprattutto europea –, ma solo di questa.

Info:
https://www.genteeterritorio.it/una-sinistra-nuova-riflessioni-sul-libro-di-aldo-schiavone/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/02/07/news/aldo_schiavone_politologo_nuovo_libro_sinistra_ordine_mondiale_progressisti-386900578/

 

Capitalismo/Lind

Michael Lind – La nuova lotta di classe. Elite dominanti, popolo dominato e il futuro della democrazia – Luiss (2021)

La teoria implicita del neoliberismo tecnocratico e’ che, a questo punto, gli USA e le societa’ occidentali sono in pratica societa’ senza piu’ classi sociali, nelle quali le uniche barriere significative hanno a che vedere con la razza e il genere.
Le persone in cima alla piramide vi sono arrivate grazie al loro impegno, sulla base delle loro superiori competenze intellettuali o accademiche.
Molti di questi dirigenti d’azienda, finanzieri, avvocati, contabili, ingegneri, funzionari di fondazioni, elite mediatiche e accademici svolgono perlopiu’ lo stesso tipo di lavoro che i loro equivalenti svolgevano mezzo secolo fa, adeguato alle differenze tecnologiche e all’organizzazione industriale odierne.
Si da’ per scontato, pero’, che essi non siano soltanto dirigenti e professionisti vecchio stampo, bensi’ membri di una nuova “classe di creativi” e di una “elite digitale”, che siano i “thinkpreneur” e i “leader intellettuali” dell’“economia della conoscenza” e che vivano in “brain hubs” (volendo usare soltanto alcune delle molte parole lusinghiere entrate a far parte del lessico auto-idolatrante della superclasse).

Info:
https://open.luiss.it/2021/05/20/un-nuovo-compromesso-sociale-salvera-la-democrazia/
https://legrandcontinent.eu/it/2021/04/04/competenti-contro-deplorevoli-la-nuova-lotta-di-classe/
https://www.rivistailmulino.it/a/la-nuova-lotta-di-classe
https://www.centromachiavelli.com/2020/04/06/scalea-lind-guerra-di-classe/
https://www.ilfoglio.it/un-foglio-internazionale/2020/03/16/news/i-cittadini-dimenticati-contro-le-elite-metropolitane-la-nuova-lotta-di-classe-306549/

Stato/Undiemi

Lidia Undiemi – La lotta di classe nel XXI secolo. La nuova offensiva del capitale contro i lavoratori: il quadro mondiale del conflitto e la possibile reazione democratica – Ponte alle Grazie (2021)

La distruzione dei diritti dei lavoratori non e’ solo una «questione di classe».
In una prospettiva piu’ ampia non bisogna trascurare che tale processo mette a rischio la tenuta dei sistemi democratici. Non e’ un caso che la difesa del lavoro abbia ricevuto specifica garanzia costituzionale […]
In modo piu’ o meno esplicito, in ambito costituzionale europeo i diritti sociali hanno assunto un ruolo di primo piano nella promozione di una societa’ piu’ egualitaria e democratica. Cio’ nella consapevolezza che il dislivello tra le due classi dominanti puo’ essere ripianato solo attraverso l’intervento dello Stato, che si impegna a limitare gli abusi di potere e a garantire la giustizia sociale.
In questo percorso, il diritto del lavoro assume una vera e propria funzione redistributiva, rappresentando nella realta’ di tutti i giorni il principale strumento a disposizione delle masse per ottenere una piu’ equa spartizione della ricchezza […]
Con la costituzionalizzazione della difesa del lavoro – accanto alla liberta’ di impresa – le democrazie europee occidentali hanno fatto si’ che lo Stato assumesse il compito di garantire la convivenza tra liberismo classico e socialismo, ovvero tra capitalismo e democrazia.
L’essenza di questo compromesso e’ il riconoscimento della conflittualita’ e del ruolo fondamentale della mano forte dello Stato nel ripianare lo squilibrio di potere contrattuale sbilanciato in favore di chi detiene i mezzi di produzione

Info:
https://www.lidiaundiemi.it/libri/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.sinistrainrete.info/politica/23735-lidia-undiemi-reagire-e-non-aspettare-il-manifesto-della-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo.html
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lidia_undiemi__reagire_e_non_aspettare_il_manifesto_della_lotta_di_classe_nel_xxi_secolo/39130_47187/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/05/undiemi-la-pace-sociale-e-una-trappola-per-i-lavoratori-serve-una-ripresa-della-conflittualita-dal-governo-mi-attendo-nuova-riforma-lavoro/6120731/

Europa/Canfora

Luciano Canfora – La democrazia dei signori – Laterza (2022)


Lo scenario al quale man mano ci stiamo avvicinando e’ il seguente: votano soprattutto gli abitanti delle metropoli, pero’ essenzialmente quelli delle «zone a traffico limitato» (ZTL).
Nelle fasce di popolazione proletaria e sottoproletaria (tra loro sempre meno distanti) il non voto si afferma, via via, e diviene la scelta dominante. Di conseguenza, nell’ambito delle minoranze votanti, i partiti elegantemente progressisti hanno chance di essere finalmente maggioranza numerica.
Probabilmente sosterranno anche che e’ bene che la tendenza sia quella perche’ gli ancora votanti sono da ritenersi i soli cittadini consapevoli, consci dei loro doveri civici, oltre che meglio acculturati ecc. ecc. Una tale prospettiva, che nelle maggiori citta’ italiane e’ divenuta realta’ nelle elezioni amministrative dello scorso 3 ottobre, comporta l’autoesclusione dallo spazio politico dei gruppi sociali che si trovano ormai nella duplice condizione di socialmente deboli e politicamente non rappresentati.
Si viene cosi’ a realizzare una modernissima forma di «suffragio ristretto»: che era l’orizzonte ideologico, oltre che legislativo-costituzionale, del liberalismo nel secolo XIX. Un «suffragio ristretto» non piu’ imposto per legge ma realizzato per selezione ‘naturale’ ed autoesclusione.

Info:
https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858147405
https://www.marx21.it/cultura/la-democrazia-dei-signori-luciano-canfora/
https://www.pulplibri.it/luciano-canfora-la-vittoria-delle-oligarchie-la-reale-natura-della-nostra-democrazia/

Societa’/Urbinati

Nadia Urbinati – Pochi contro molti. Il conflitto politico del XXI secolo – Laterza (2020)

Nella sua lunga storia, antica e moderna, la democrazia si e’ distinta per questa peculiarita’: organizzare il processo politico di decisione intorno al principio dell’eguaglianza di potere di tutti i cittadini come singoli e come corpo sovrano.
A ragion veduta Norberto Bobbio era giunto alla conclusione che «la democrazia e’ sovversiva nel senso piu’ radicale della parola perche’, dovunque arriva, sovverte la tradizionale concezione del potere, tanto tradizionale da essere considerata naturale, secondo cui il potere – si tratti del potere politico o economico, del potere paterno o sacerdotale – scende dall’alto al basso» […]
In questa cornice egualitaria (aritmetica o orizzontale, di una testa un voto), l’obiettivo e’ stato sempre quello di evitare che si formasse una classe politica separata, una divisione tra “noi” e “loro”.
La politica democratica teme la contrapposizione tra chi governa e chi e’ governato; vuole evitare la formazione di due gruppi (chi ha il potere e chi non ce l’ha) e disegna procedure volte a favorire la circolazione del potere, ad impedire la solidificazione di una classe di governanti.
La premessa e’ semplice ed e’ questa: l’eguaglianza politica democratica puo’ persistere a condizione che venga impedita la formazione di una classe politica che, a lungo andare, tendera’ fatalmente a formare un gruppo a se’, a dar vita a un’oligarchia: questo e’ stato storicamente l’obiettivo della democrazia

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/pochi-contro-molti-il-conflitto-politico-nel-xxi-secolo-di-nadia-urbinati/
https://www.cattolicanews.it/pochi-contro-molti-la-democrazia-ha-bisogno-del-conflitto
https://www.nuovatlantide.org/pochi-contro-molti-il-conflitto-politico-nel-xxi-secolo/

Populismo/Formenti

Carlo Formenti – La variante populista. Lotta di classe nel neoliberalismo – Derive Approdi (2016)

Il termine populista descrive meglio tre aspetti fondamentali del campo politico in cui oggi si schierano molti movimenti sociali:
1) l’opposizione fra 
un Noi che raggruppa la quasi totalita’ del corpo sociale e un Loro che rappresenta un’infima minoranza;
2) l’assenza di una analisi della composizione di classe interna al Noi, per cui il conflitto e’ giocato sul terreno delle rappresentazioni politiche e simboliche piu’ che su quello socio-economico;
3) il depotenziamento della coppia oppositiva destra/sinistra, che appare riassorbita nella coppia elite/popolo.
L’ultimo punto chiama in causa il tema della «ambiguita’» ideologica del populismo e del suo linguaggio politico: non e’ un caso se molti movimenti populisti prendono accuratamente le distanze dai partiti tradizionali […]
Cio’ si spiega con il fatto che il risentimento nei confronti del ceto politico, percepito in blocco come una casta corrotta che – a prescindere dalle ideologie – rappresenta esclusivamente gli interessi delle oligarchie, e’ una delle piu’ potenti spinte motivazionali delle rivolte popolari degli ultimi decenni, e rappresenta quindi uno strumento decisivo per raccogliere ampi consensi trasversali.

Info:
https://sinistrainrete.info/teoria/9639-alessandro-visalli-la-variante-populista-di-formenti.html
https://www.lacittafutura.it/cultura/la-variante-populista-secondo-formenti

Lavoro/Ferrera

Maurizio Ferrera – La societa’ del Quinto Stato – Laterza (2019)

Il forte aumento della diseguaglianza ha avviato un processo di «disarticolazione» della struttura sociale in termini di chance di vita: opportunita’, interessi, orizzonti, connessioni.
La struttura di classe delle societa’ avanzate si e’ riarticolata in cinque segmenti.
In alto troviamo la gia’ menzionata elite di plutocrati quasi interamente «inglobata»: il percentile piu’ ricco e’ pienamente inserito nei circuiti globali – soprattutto quelli finanziari –, in grado di consumare e vivere in un mondo senza confini. Per questa elite la globalizzazione e’ stata ed e’ un grande vantaggio in termini di reddito, ricchezza, opportunita’, incluse quelle d’influenza politica (affluence is influence).
A seguire, troviamo il ceto altoborghese, benestante ma tuttora ancorato a patrimoni e attivita’ prevalentemente nazionali. Questo ceto controlla ancora buona parte delle posizioni di autorita’ all’interno dei vari paesi, spesso attraverso meccanismi di cooptazione.
Al centro della distribuzione vi e’ la «massa media», a sua volta sempre piu’ differenziata fra nuovi e vecchi ceti, come si e’ appena detto.
Il tradizionale Quarto Stato si e’ storicamente disciolto all’interno di questa massa ed e’ oggi principale componente della vecchia classe media, in via di arretramento: nel complesso questo ceto ha registrato una stagnazione dei propri redditi e, durante la crisi, addirittura una riduzione.
A dispetto dell’impoverimento relativo, la vecchia classe media e’ in qualche modo connessa ai circuiti globali, in quanto consumatrice di beni e servizi resi accessibili proprio dalla globalizzazione: pensiamo ai voli low cost e al turismo di massa, a computer, cellulari e cosi’ via.
Ma della globalizzazione questo ceto percepisce oggi soprattutto gli aspetti negativi sul piano della insicurezza economica e sociale. Molte famiglie hanno perso il lavoro e/o hanno dovuto ridimensionare il tenore di vita […]
Al fondo della distribuzione troviamo i “deprivati”, gli “esclusi” e soprattutto la maggior parte dei precari. Chi fa perte del Quinto Stato tende a subire le conseguenze negative dell’apertura e delle politiche che l’hanno accompagnata: liberalizzazione dei mercati del lavoro, delocalizzazioni, tagli ai servizi pubblici (compreso il personale) e cosi’ via. I fautori della globalizzazione e dell’integrazione economica hanno sovrastimato il potenziale di trickle down (gocciolamento verso il basso) di questi processi. Dei vantaggi economici hanno beneficiato solo i decili più alti.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139790
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-societa-del-quinto-stato-di-maurizio-ferrera/
https://maurizioferrera.wordpress.com/2018/07/16/il-quinto-stato/
https://www.corriere.it/cultura/19_settembre_17/quinto-stato-serve-nuovo-welfare-proposte-maurizio-ferrera-585a6428-d96a-11e9-8812-2a1c8aa813a3.shtml