Societa’/Doda

Se siete stati attivi sui social media negli ultimi cinque anni, avrete assistito a quella che puo’ definirsi una «tiktokizzazione» di tutte le piattaforme: tra il 2022 e il 2023, tutti i siti di social network hanno iniziato a imitare il format dei video brevi tipico di TikTok.
I microvideo sono comparsi su Instagram, Facebook, YouTube e sono diventati il formato cardine dell’intrattenimento social. Su TikTok sono nate star, influencer, anche giovanissime e giovanissimi, da milioni di follower e il cui business vale altrettanti milioni.
Il format dei video brevi, o brevissimi, e’ quello che, piu’ di tutti, induce il fenomeno dello scrolling […]
Si guarda un video dopo l’altro, il cervello in preda a una scarica di dopamina continua. Una sessione di scrolling e’ un’esperienza psichedelica fuori dal tempo. Guardando video di sei secondi l’uno, si possono passare ore immobili sul letto o sul divano, senza alla fine ricordarsi esattamente cosa si e’ visto.
La tiktokizzazione e’ sintomo di un cambiamento piu’ profondo dei social network: il passaggio da un modello relazionale a un modello di intrattenimento. In breve, se alla loro nascita i social avevano come obiettivo fondamentale quello di creare relazioni, oggi sono in primis fabbriche di contenuti.
Sul Facebook degli inizi, alla fine degli anni Zero, non si aveva l’aspirazione di scrivere o creare qualcosa che potesse diventare virale. Non si pensava nemmeno lontanamente che quella nostra produzione potesse renderci ricchi, famosi, o innescare discussioni tra persone esterne alla nostra cerchia immediata di conoscenze […]
La home page di Facebook si chiamava timeline, ed era un elenco cronologico di cio’ che era stato postato.
Oggi, su TikTok, e in misura minore anche su Instagram e Facebook, la dinamica e’ tutt’altra. Si e’ venuto a creare una sorta di star system, composto da persone comuni che sono diventate protagoniste di una macchina di intrattenimento simile a una Hollywood tascabile.
Si punta alla viralita’, e poi alla celebrita’.
Anche i contenuti a cui siamo esposti sulle nostre home page provengono con sempre minore frequenza da persone che conosciamo, affidati come sono a un algoritmo di raccomandazione che ci mostra video e immagini sulla base dei nostri interessi e comportamenti online, non piu’ solo in relazione alla nostra rete sociale e ai contatti digitali che abbiamo collezionato.
E’ questo il passaggio che le piattaforme hanno attuato: dal capitale relazionale al capitale di attenzione.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/33071-paolo-lago-attenzione-ai-fascisti-hi-tech.html?utm_source=newsletter_2556&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete
https://www.progettometi.org/analisi/i-tecnofascisti-tra-liberta-individuale-e-tentazione-autocratica-qualche-spunto-a-partire-da-onnipotenti-di-irene-doda/?srsltid=AfmBOoq0IV8M3g9ecwmlDs4lwGs9N1khp2NyIeOwTBjff4MckFvLHivC
https://www.linkiesta.it/2026/03/i-tecnomiliardari-odiano-lo-stato-nazione-ma-poi-fanno-affari-con-la-casa-bianca/
https://www.carmillaonline.com/2026/05/24/attenzione-ai-fascisti-hi-tech/

Stato/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)

Si ipotizza che gli esseri umani si stiano spostando nello spazio digitale perche’ la vita in quello fisico e’ molto deludente […]
Alcuni di coloro che sono al momento insoddisfatti della performance degli Stati nazionali non vogliono affatto sostituirli con le reti. Al contrario, sono orgogliosi di onorare le loro bandiere nazionali, i loro confini e i loro soldati, e detestano un mondo fatto di network, dai confini indefiniti, dominato da identita’ multiple e con catene di comando confuse. Queste persone si fidano soltanto di quelli che parlano la loro lingua ed eleggono politici che li rendono orgogliosi dei rispettivi paesi […]
Gli appelli piu’ forti al ritorno di Stati-nazione forti, sovrani e orgogliosi provengono dai nativisti e dagli autocrati […]
Tuttavia, non sono solo i demagoghi di estrema destra a rivolere indietro i loro Stati. La prospettiva di uno Stato virtuale governato da network non e’ molto attraente neppure per molti cittadini moderati. Essi temono, infatti, che passare dal sistema degli Stati a un misterioso sistema di reti li privera’ di una protezione tangibile da un punto di vista giuridico, sociale e persino fisico. E’ sostenibile una politica sociale senza uno Stato nazionale forte?
In molti temono le conseguenze di scambiare una democrazia nazionale imperfetta con un sistema di reti nel quale attori anonimi e privi di responsabilita’ si comportano in modo egoistico e al di fuori di qualsiasi supervisione e possibile sanzione. E’ possibile trovare qualche esempio incoraggiante di democrazia al di fuori degli Stati nazionali ? […]
L’idea che gli Stati siano attori legittimi per definizione e che i network rappresentino degli oggetti politici misteriosi e sospetti non risponde alla realta’.
I network collaborano con gli Stati persino negli ambiti della difesa e della sicurezza, tradizionalmente percepiti di esclusiva competenza statale: gli eserciti nazionali dipendono oggi estesamente da contractors militari privati, che operano come network; le reti finanziarie sono essenziali per limitare la capacita’ bellica del nemico; le ONG aiutano a mantenere canali informali di comunicazione fra Stati formalmente in guerra. Si potrebbe persino sostenere che il soft power esercitato dai network sia piu’ efficace contro gli autocrati del potere militare esercitato dagli Stati.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

Societa’/Slobodian

Il capitalismo della frammentazione – Quinn Slobodian – Einaudi (2023)

«Cloud country», la nazione nel cloud. L’idea nasceva dall’osservazione che le persone trovavano nuovi spiriti affini online.
Internet aveva reso possibile formare gruppi di individui basati sull’affinita’ e creare legami significativi senza connessione fisica, spesso al di la’ delle distinzioni di genere, localizzazione geografica, classe e nazionalita’.
«Centinaia di milioni di persone sono migrate sul cloud», […] «e passano ore e ore al giorno a lavorare, giocare, chattare e ridere in diretta e in alta definizione con persone a migliaia di chilometri di distanza… senza neppure conoscere i loro vicini di casa».
Il risultato era una nuova geografia che le persone non avevano neppure iniziato a mappare. […] una «cartografia del cloud» tratteggiata nei social network, «che non mappa stati-nazione ma stati mentali».
Non era importante dove vivevi fisicamente ma con chi eri collegato online.
Secessione e abbandono sono termini dal forte carico emotivo, ma era vero che le persone stavano accedendo a nuove forme di socialita’ tramite un legame volontario con giochi, marchi, servizi, piattaforme e aziende online […]
Facebook e’ passata da un milione di utenti attivi mensili nel 2004 a 2,4 miliardi nel 2019, quasi un terzo della popolazione mondiale.
E se considerassimo questi dati come defezioni a favore di un nuovo Stato in embrione?
I legami con questi attori e aziende private potrebbero essere molto piu’ forti di quelli verso la propria nazione.
Quand’e’ che le persone interagiscono consapevolmente con il proprio governo nazionale o pensano alla propria nazionalità? […]
Perche’ gli utenti digitali non potevano creare il proprio arcipelago?
Una comunita’ nel cloud «puo’ collegare un migliaio di appartamenti, un centinaio di case e una decina di vie residenziali senza uscita in diverse citta’ creando un nuovo tipo di entita’ politica frattale, con la capitale nel cloud.

Info:
https://left.it/2023/11/23/il-capitalismo-dellaframmentazioneche-alimenta-le-derive-autoritarie/
https://pierluigifagan.com/2025/02/23/il-capitalismo-della-frammentazione-recensione-al-libro-di-quinn-slobodian-einaudi-2023/
https://jacobinitalia.it/capitalismo-fuori-controllo/
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-capitalismo-della-frammentazione