Europa/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


Non si puo’ negare che l’adesione all’euro e all’ue fa ormai parte delle esistenze di centinaia di migliaia di rappresentanti della classe dirigente continentale.
A livello europeo, essa e’ diventata la ragion d’essere di un’elefantiaca e articolata burocrazia.
Questa gente, comprensibilmente, fa dell’integrazione europea il faro e la guida di molte delle sue considerazioni teoriche, scientifiche, politiche e culturali. E cio’ vale anche in Italia.
L’euro si e’ ormai intrecciato al tessuto biografico di tantissime persone. Fare un’onesta revisione vorrebbe dire mettere in discussione l’impianto simbolico e materiale che ha dato forza, legittimita’ e vigore a molti aspetti delle loro esistenze. E’ ovvio che questo comporti grandi costi e un’autoanalisi che non tutti sono disposti a compiere.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Europa/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


Nell’euro, il potere monetario e’ stato ceduto a un ente [la Bce] che non e’ chiamato a garantire nessun debito pubblico, non risponde ad alcun organo statuale, non fornisce alcuna protezione finanziaria e, soprattutto, esercita un’indebita e pressante forma di potere indiretto verso i parlamenti e i governi democraticamente eletti.
Dalla possibilita’ di gestire la valuta con cui i mercati operano, e quindi da una posizione di superiorita’ rispetto agli agenti finanziari, gli Stati europei si sono ritrovati in una condizione di totale subalternita’.
Il tradizionale equilibrio di potere tra politica e finanza e’ stato radicalmente spostato a favore della seconda.
Soggetti privati internazionali possono privare i poteri pubblici delle risorse finanziarie necessarie al loro stesso funzionamento. Siamo in un totale ribaltamento degli usuali rapporti di forza tra poteri pubblici e privati, dove i primi sono stati messi in una condizione di vulnerabilita’, dipendenza e fragilita’ rispetto ai secondi.
D’altronde, e’ oramai evidente che i parlamenti e i governi sono spesso ridotti a passacarte di decisioni prese altrove che, se non rispettate e “implementate”, porterebbero ad attacchi speculativi che non sarebbero contrastati, ma anzi spesso incentivati, dalla stessa autorita’ monetaria.

Info:
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Europa/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europe ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)

Andiamo a valutare quattro campi in cui l’adesione dell’Italia alle impostazioni di politica europea e’ stata particolarmente rigorosa: il consolidamento fiscale, la flessibilizzazione del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei mercati, le privatizzazioni.
Capiamo cioe’ dove e come l’Italia sia sempre stata piu’ realista del re, ossia il paese che ha maggiormente seguito le istanze di riforma europea.
Innanzitutto, secondo il discorso dominante, l’Italia sarebbe la grande “spendacciona” d’Europa: avremmo vissuto “al di sopra delle nostre possibilità” accumulando deficit e debito a scapito delle generazioni future.
La realta’ e’ decisamente diversa: dalla firma del trattato di Maastricht nessun paese avanzato al mondo ha adottato misure di contenimento fiscale tanto radicali quanto l’Italia. Siamo i campioni assoluti dell’austerita’.
Dal 1992 al 2020, l’Italia ha accumulato 1200 miliardi di euro di avanzi primari: una cifra imparagonabile a tutte quelle degli altri paesi europei. Nessun altro Stato ha sottratto piu’ risorse a famiglie e imprese per diminuire la spesa pubblica, tagliare gli investimenti, ridurre i posti di lavoro e aumentare le tasse […]
Questa radicalita’ nell’aderire alle regole europee si riscontra anche nel mercato del lavoro. Come e’ noto, la politica europea si ispira ai principi neoclassici secondo cui i mercati porterebbero naturalmente a un livello di disoccupazione che non accelera il tasso d’inflazione: se lasciati liberi di operare, i mercati tenderebbero cioe’ ad allocare efficacemente ed efficientemente i fattori produttivi. Le riforme strutturali dovrebbero percio’ servire innanzitutto a “oliare” il loro funzionamento. E il primo mercato da liberalizzare sarebbe, ovviamente, quello del lavoro: un’eccessiva ingerenza pubblica produrrebbe un risultato subottimale sia rispetto all’occupazione che alla crescita di lungo periodo.
Per decenni, ci siamo allora convinti che, se il lavoro fosse stato piu’ flessibile e non ci fossero state protezioni sociali, si sarebbero attirati investimenti, sarebbe cresciuta la fiducia dei mercati e questo avrebbe alla fine incrementato l’occupazione. Insomma, per trent’anni abbiamo creduto – difficile anche solo a pensarci oggi – che, se avessimo ridotto i diritti, i lavoratori alla fine sarebbero stati meglio.

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Economia di mercato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamosalvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


[Il] processo di precarizzazione ha avuto effetti dirompenti sull’economia italiana creando un incentivo per gli imprenditori a investire in settori labour-intensive, puntando cioe’ le loro strategie di profitto su bassi salari, piuttosto che nei settori capital-intensive, che richiedono invece ingenti investimenti in tecnologia e formazione del personale.
E’ questa una delle cause dell’arretratezza tecnologica che stiamo scontando, come ormai anche l’ue, sia rispetto agli usa che alla Cina.
Ci siamo trasformati quasi in un’economia in via di sviluppo che, invece di puntare sul mercato interno e sui settori ad alto valore aggiunto, ha basato il suo modello di crescita sulle esportazioni, sui bassi salari e sui settori tradizionali dell’industria del xx secolo.[…]
Puntare non tanto sugli investimenti quanto sulla deflazione salariale, alla lunga, ti rende meno capace di innovare e di essere alla frontiera della tecnologia […]
Anche sul piano della liberalizzazione del mercato dei prodotti, d’altronde, l’Italia ha superato tutti gli altri grandi paesi europei. All’inizio degli anni Novanta, il mercato italiano era tra i piu’ regolati al mondo. Successivamente, il paese ha attraversato «il piu’ profondo processo di deregolamentazione tra i paesi europei» […]
Ancora peggio, per certi versi, e’ stata la dinamica delle privatizzazioni. Una quota importante dello straordinario sviluppo economico che ha vissuto il nostro paese dopo la seconda guerra mondiale, infatti, va ricercata nel sostegno e nel rilancio della grande industria di Stato. L’euro e l’ue hanno implicato la vendita, o meglio la svendita, di moltissimi di questi asset industriali pubblici. […]
E tutto cio’ e’ stato realizzato con l’esplicito obiettivo di entrare nell’euro: i proventi delle privatizzazioni dovevano servire a ridurre il debito e a rispettare i criteri di contenimento fiscale presenti nelle regole europee. Il fine di entrare nella moneta unica giustificava qualunque mezzo, persino la rinuncia alla politica industriale nazionale.[…]
La vendita di queste aziende pubbliche ha provocato a catena una serie di effetti dirompenti. Innanzitutto, ha prodotto nicchie di rendita in cui sono stati assicurati alti rendimenti in cambio di pochissimi investimenti. Si creo’ cioe’ un disincentivo all’innovazione: il capitalismo italiano preferi’ spesso accaparrarsi, magari a debito, pezzi dell’industria di Stato piuttosto che investire in nuovi progetti industriali. Poco dopo, infatti, queste stesse aziende potevano essere rivendute generando facili plusvalenze. Il capitalismo privato si dimostro’ spesso piu’ pigro, autoreferenziale e avido rispetto a come aveva agito lo Stato italiano in decenni di industria pubblica.

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Geoeconomia/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)

Sostanzialmente, l’euro ha eliminato quarant’anni di sviluppo economico del nostro paese relativamente alle altre nazioni, riportandoci alla condizione che avevamo all’incirca alla fine del miracolo economico.
Piu’ precisamente, rispetto al Regno Unito, il pil pro capite reale a parita’ di potere d’acquisto del 2022 e’ paragonabile a quello che avevamo nel 1966; rispetto alla Germania, a quello del 1962; rispetto alla Francia, del 1962; rispetto agli usa, del 1961.
Questo e’ stato l’euro per la nostra economia: una straordinaria e terribile macchina del tempo. Siamo tornati indietro di quasi mezzo secolo. Il problema e’ che questi anni si sentono tutti. Si sono tradotti in un arretramento politico, culturale, demografico, geopolitico ed emotivo di un paese che era riuscito – si dovrebbe dire quasi “nonostante se stesso” – ad affermarsi come inedita potenza industriale.

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Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


Sebbene la piena occupazione sia un obiettivo tecnicamente raggiungibile, le classi dominanti vi si oppongono in quanto mina la stabilita’ dell’ordine sociale.
La piena occupazione, infatti, aumenta il potere contrattuale dei lavoratori mentre la disoccupazione mantiene i salari bassi e rafforza l’autorita’ dei possessori di ricchezza.
La disoccupazione e’ percio’ un perfetto strumento disciplinare. Il movimento dei lavoratori si indebolisce, si divide, l’individualismo sostituisce il senso collettivo di una battaglia comune e tutti cercano di accaparrarsi un lavoro a qualunque salario.
E questo e’ cio’ che e’ accaduto con l’integrazione europea: un colpo quasi mortale al mondo del lavoro, alla sua coesione, alla sua vocazione unitaria, alla speranza di combattere per uno scopo comune.
Cerchie ristrette ai vertici del capitalismo italiano hanno invece visto nella moneta unica un modo per accelerare quel processo di finanziarizzazione, estrazione di valore e incremento di potere che stava prendendo piede in tutto l’Occidente dalla fine degli anni Settanta.

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Europa/Guzzi

L’euro e’ un feticcio, si dice spesso, e a ragione.
Ma questo accade perche’, da un punto di vista antropologico, l’euro svolge esattamente questo ruolo, ovvero e’ diventato una forma idolatrica. Al posto delle grandi narrazioni, delle religioni piu’ o meno secolarizzate, l’euro e’ diventato un’idolatria politica, un feticcio al centro del villaggio, un modo per attribuire a una valuta qualita’ miracolose su un piano di effettività storica.
E’ per questo che i maggiori sostenitori del processo d’integrazione europea sono stati, e sono tuttora, gli epigoni cristiano-democratici e postcomunisti. Essi non possono rinunciare anche all’ultimo riferimento metafisico che hanno trovato dopo l’umiliazione delle loro vicende. Sono mossi da un impulso religioso.
L’aura di indicibilita’ che l’euro continua ad avere nel dibattito italiano si spiega solamente con questa interpretazione messianica dei suoi presupposti storici.
Il fatto che venisse introdotto nel 1999, ovvero alla soglia del nuovo millennio, contribui’ non poco a rafforzare questa inconscia attesa millenaristica. Si tratto’ perciò di una sorta di messianismo monetario […]
La tradizione comunista ha quindi potuto replicare il sogno di una societa’ postnazionale retta principalmente da dinamiche economiche e poststatuali. Il marxismo e’ divenuto europeismo. La teoria del pluslavoro e’ divenuta la teoria ordoliberale. Il Capitale e’ divenuto il trattato di Maastricht. Ovvero la chiesa e’ stata spostata da Mosca a Bruxelles, senza farsi troppe domande ma anzi continuando a mantenere quello stesso approccio di fideismo acritico che aveva animato nel passato la postura di molti suoi quadri nei confronti dell’Unione Sovietica […]
La tradizione democratico-cristiana ha invece potuto sostituire la tensione verso la pace e l’unita’ dei popoli con la libera circolazione di merci, persone e capitali che fonda l’ue. I nazionalismi avrebbero lasciato il posto alla comunita’ internazionale dei popoli. Gli egoismi privati sarebbero stati messi da parte in una visione collettiva e globale dell’umanita’, almeno nel continente culla della cristianità […]
In entrambi i casi, quindi, si sposo’ il peggior globalismo mistificandolo con l’attesa messianica della giustizia e dell’unione tra i popoli. L’ue e’ diventata cosi’ un dispositivo teologico-politico.

Info:
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Stato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


 Lo sviluppo dello Stato sociale non e’ una semplice operazione di ridistribuzione monetaria: e’ anche e soprattutto un processo di decostruzione delle leggi di mercato.
La progressiva rilevanza di settori come l’istruzione, la sanita’, le pensioni, gli alloggi e le infrastrutture mostra come sia assolutamente possibile organizzare cantieri economici al di fuori della logica mercantile e capitalistica.
Puo’ sembrare banale, eppure un settore come quello della sanita’ rappresenta il 10% del reddito nazionale. Molto piu’ dell’industria automobilistica, per esempio. Ed e’ un settore che, nella maggioranza dei paesi, e’ in massima parte strutturato sulla base dei finanziamenti pubblici. Non solo. E’ un settore che, a parte lo Stato, raccoglie una grande varieta’ di attori, remunerati e non remunerati, associazioni, fondazioni ecc. […]
Se confrontiamo il sistema sanitario europeo con quello statunitense – fondato perlopiu’ su strutture a pagamento –, ci accorgiamo che il nostro sistema non teme certo confronti. Come sappiamo, quello statunitense costa un prezzo ben superiore, eppure i suoi risultati in termini di salute pubblica appaiono catastrofici rispetto al sistema europeo.
Si va insomma sviluppando un sistema di finanziamento e di organizzazione pubblici secondo criteri di gestione che non sono in alcun modo quelli della ricerca di un profitto. E lo stesso puo’ dirsi, con altrettanta chiarezza, per il settore dell’istruzione. 

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