Europa/Tocci

Fuori dal tunnel. Come l’Europa puo’ superare la grande crisi – Nathalie Tocci – Solferino (2023)

La guerra russo-ucraina e’ multidimensionale: e’ combattuta militarmente in Ucraina, economicamente tra Occidente e Russia, in termini di sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo, ed economicamente e tecnologicamente a livello globale.
Nella sua dimensione energetica, la si combatte principalmente in Europa.
Questo e’ dovuto al fatto che in una relazione fossile interdipendente come quella tra Ue e Russia, i prezzi sono fondamentali per determinare il potere contrattuale delle parti in gioco. Quando questi sono bassi, come e’ avvenuto tra il 2014 e il 2021, gli acquirenti hanno una maggiore influenza […]
Quando i prezzi sono aumentati alla fine del ’21, Putin ha poi deliberatamente alimentato questa tendenza facendo ridurre alla societa’ energetica russa Gazprom i livelli di stoccaggio in Europa e trattenendo ulteriori volumi di gas sui mercati spot. Cio’ ha contribuito a riempire le casse di Mosca e ad aumentare l’influenza russa sull’Europa in preparazione della guerra.
Putin deve essere stato sicuro che, di fronte ai prezzi elevati e alla dipendenza dalla Russia per il gas, l’Europa avrebbe ancora una volta abbaiato senza avere il coraggio di mordere. Non diversamente dal 2008, quando la Russia invase la Georgia.

Info:
https://elastica.eu/speakers/nathalie-tocci/
https://www.pandorarivista.it/event_listing/l-europa-nella-crisi-conflitti-energia-sicurezza-con-donato-bendicenti-e-nathalie-tocci/

Economia di mercato/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)

La storia dei moderni sistemi democratici rappresentativi e’ breve. Quella dell’economia capitalistica mondiale non e’ tanto piu’ lunga. Ma dall’esame condotto fin qui emergono alcuni punti essenziali.
Primo: negli ultimi due secoli, tanto la democrazia quanto il capitalismo hanno conosciuto un’evoluzione importante. Il diritto al voto e’ stato ampliato notevolmente e il capitalismo e’ diventato assai piu’ complesso dal punto di vista istituzionale. Inoltre, ed e’ l’elemento piu’ importante, governi democratici e capitalismo di mercato hanno interagito, gli uni influenzando l’altro e viceversa.
Secondo: il capitalismo di mercato non conosce confini. Con il passare del tempo, e con la progressiva diminuzione dei costi di trasporto e comunicazione, le opportunita’ di condurre attivita’ economiche internazionali si sono moltiplicate.
Terzo: le fasi di maggiore crescita del capitalismo globale sono coincise con le fasi di democratizzazione. Del pari, le crisi del capitalismo globale si sono accompagnate a un arretramento della democrazia.
Quarto: a trainare il processo di democratizzazione non e’ stata soltanto l’economia. Altrettanto importanti sono state le due guerre mondiali e la Guerra fredda, al termine delle quali la vittoria dei paesi occidentali ha stimolato la democratizzazione dei paesi sconfitti. Se dopo la Prima guerra mondiale l’impulso al rinnovamento del capitalismo globale e alla democratizzazione non diede i risultati sperati, al termine della Seconda guerra mondiale la democrazia attecchi’ nei paesi che erano usciti sconfitti. La fine della Guerra fredda, invece, ha lasciato luci e ombre.
Quinto: il capitalismo globale ha comportato enormi sconvolgimenti economici e sociali, i piu’ rilevanti dei quali sono stati causati dalle crisi finanziarie globali.
Sesto: economia di libero mercato e democrazia sono legate l’una all’altra. Il giudizio della storia sulla speranza di avere una democrazia vivace senza un’economia di mercato concorrenziale non e’ stato favorevole. Allo stesso modo, non si puo’ citare nessun esempio di paese capitalistico ricco che non sia anche democratico.
Infine, la democrazia liberale occidentale versa oggi in condizioni molto preoccupanti. Le cause si possono ricondurre in parte ai fallimenti dell’economia, cioe’ crescita economica fiacca, disuguaglianze crescenti e perdita di buoni posti di lavoro. Ancora una volta, democrazia liberale e capitalismo globale devono essere salvati insieme.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

L’abbandono delle classi popolari da parte della nuova sinistra progressista da un lato, e il recupero da parte della destra di alcuni valori della classe operaia (lavoro, merito, famiglia, autorita’) dall’altro, hanno ridefinito il rapporto tra i partiti e le diverse classi sociali […]
Questo successo e’ dovuto al fatto che il neoliberalismo produce allo stesso tempo sia il suo stesso veleno (la disaffezione, le disuguaglianze sociali, l’insicurezza economica), sia, nella sua versione di destra, il suo antidoto immaginario sotto forma di rilancio di un “noi” fatto di persone semplici e ordinarie, di simili silenziosi e lavoratori, di buoni cittadini rispettosi delle leggi e dell’autorita’ dello Stato.
Questa narrazione unificante, che integra tutte le classi, e in particolare le classi popolari, in un’unica nazione, realizza una triplice operazione: una ricomunitarizzazione immaginaria della societa’, una reidealizzazione dello Stato sovrano e una radicalizzazione della liberta’ individuale.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Stato/Piketty

Uguaglianza. Che cosa significa e perche’ e’ importante – Thomas Piketty, Michael J. Sandel – Feltrinelli (2025)


Gli Stati hanno concesso alle persone il diritto di movimentare qualsiasi cosa tra i Paesi a proprio piacimento, senza alcun obbligo collettivo.
Cosi’ tu puoi accumulare ricchezza, per esempio, negli Stati Uniti, in Francia o in Germania, sfruttando ogni infrastruttura pubblica, il sistema giudiziario, le scuole e gli ospedali su cui i lavoratori fanno affidamento, su cui tu fai affidamento. E poi, acquisisci il diritto di premere un pulsante e trasferire questa ricchezza in un’altra giurisdizione senza possibilita’ per il governo nazionale di seguirti e tassarti. Dopodiche’, il governo dice ai cittadini: “Accidenti, non sappiamo dove sia finita la ricchezza. Non c’e’ nulla che possiamo fare”.
Se non fosse che e’ stato proprio il governo ad aver contribuito a costruire questo sistema legale internazionale incredibilmente sofisticato, che permette a qualcuno di premere un pulsante e trasferire la ricchezza. C’e’ una certa dose di ipocrisia.
Abbiamo iniziato a costruire un sistema giuridico internazionale pensato essenzialmente per permettere ai piu’ ricchi di sfuggire ai propri doveri verso il bene comune, e poi facciamo finta che sia normale […]
Facciamo un esempio molto concreto.
Supponiamo di essere in Francia e che il Paese voglia tassare i profitti aziendali al 30 per cento. Gli altri Paesi che esportano da noi – Paesi europei come i Paesi Bassi o l’Irlanda e altri come la Cina, il Brasile o gli Stati Uniti – tassano i profitti aziendali soltanto al 10 per cento, al 15 o allo 0 per cento. Potremmo ipotizzare un’analoga asimmetria con la carbon tax o con altre regolamentazioni sociali o ambientali. Ebbene, penso che la Francia dovrebbe dire: “Voi volete esportare qui da me beni e servizi, ma dal mio punto di vista rilevo un disavanzo fiscale, perche’ i produttori con sede sul territorio francese pagano un’imposta aziendale del 30 per cento mentre i vostri pagano il 10 per cento. Quindi, c’è un disavanzo fiscale del 20 per cento e io vi faro’ pagare la differenza quando esporterete i vostri beni e servizi qui da me”.
Non si tratta di protezionismo standard. La differenza e’ che, se l’altro Paese innalza al 30 per cento l’aliquota fiscale o il prezzo dei combustibili fossili al nostro stesso livello, non ci sara’ sanzione commerciale.
E’ molto diverso dal protezionismo classico, nel senso che e’ un tentativo di portare tutti a standard piu’ elevati.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.doppiozero.com/piketty-e-sandel-la-sfida-delluguaglianza

https://www.casadellacultura.it/1305/la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/venerdi/2025/04/30/news/thomas_piketty_ricchi_e_poveri_uguaglianza-424157531/
https://www.corriere.it/economia/finanza/20_novembre_25/piketty-l-uguaglianza-conquistatadella-svezia-1cf028a0-2f59-11eb-92d0-88841ccfa2bb.shtml

Societa’/Colombo

Il suicidio della pace. Perche’ l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024) – Colombo A. – Raffaello Cortina (2025)

Il “Nuovo Ordine Mondiale” concepito gia’ nei primissimi anni Novanta e poi promosso per tutto il decennio successivo non si accontento’ di proporre un nuovo modello di stabilita’ internazionale in grado di sostituire quello appena venuto meno dell’equilibrio bipolare.
Il suo obiettivo, molto piu’ ambizioso, fu riformare in senso liberale la convivenza interna e internazionale, attraverso quella che venne esplicitamente celebrata come una transizione universale al mercato e alla democrazia. Una “rara opportunita’ di plasmare il mondo”, resa possibile dal fatto che gli Stati Uniti “si trovavano da soli al vertice del potere”. E un’opportunita’ che avrebbe dovuto essere sfruttata “saggiamente a beneficio non soltanto degli Stati Uniti ma di tutte le nazioni” […]
Dietro al Nuovo Ordine Mondiale non ci furono infatti, genericamente, l’America e l’Europa ma, all’interno dell’una e dell’altra, delle elite politiche e culturali ben definite, niente affatto nascoste dentro qualche imperscrutabile Deep State ma, al contrario, onnipresenti nella sfera pubblica e politica: quelle elite che, da alcuni anni a questa parte, traduciamo come “liberali”, ma che sarebbe piu’ opportuno designare con l’originario inglese liberal – […]
Sono queste elite che hanno prodotto la sintesi vincente nella politica estera americana e, per estensione, occidentale dell’ultimo trentennio: la desiderabilita’ dell’egemonia, la necessita’ della nato, l’inevitabilita’ del conflitto con Stati “autocratici” quali Russia e Cina e “Stati-canaglia” quali l’Iran, la Libia, l’Iraq e la Siria, l’intangibilita’ della “relazione speciale” con Israele, l’impegno a promuovere mercato e democrazia anche, se necessario, con l’uso della forza […]
Queste elite si sono richiuse al proprio interno come un’autentica “comunita’”. Perché “molti dei suoi membri si conoscono personalmente e partecipano ad attivita’ e organizzazioni sovrapposte tra loro.
I confini tra molte di queste organizzazioni sono permeabili, e figure preminenti di questa comunita’ spesso lavorano per diverse di queste organizzazioni nel corso della propria carriera, a volte anche simultaneamente”, per esempio passando dal mondo dell’impresa o della finanza o dall’accademia a qualche incarico di governo, per finire piu’ tardi in qualche think tank o nel giornalismo; oppure partendo da qualche incarico di governo per transitare nell’accademia, nel giornalismo o nel settore privato e tornare magari piu’ avanti a qualche altro incarico di governo.
Anche grazie a questa vorticosa circolazione, a partire dagli anni Novanta queste elite hanno progressivamente occupato il “mercato delle idee”, assicurandosi quote sempre piu’ ampie di finanziamenti pubblici e privati, maggiore visibilita’ sui mass media e canali privilegiati di accesso nelle organizzazioni internazionali, nelle branche dell’amministrazione e nelle istituzioni accademiche.
Soprattutto, e con le conseguenze piu’ deleterie per la gestione dell’ordine internazionale, come in ogni comunita’ chiusa i membri delle elite liberali sono caduti vittime col tempo di un’autoreferenzialita’ e di un pensiero di gruppo sempre piu’ impermeabili alle lezioni, spesso durissime, provenienti dalla realta’ – tanto da non smettere mai di celebrare la “resilienza” del progetto originario, neppure di fronte alla scomparsa catastrofica delle sue condizioni […]

Info:
https://veripa.org/il-suicidio-della-pace-capire-il-crollo-dellordine-internazionale/
https://www.barbadillo.it/120664-nel-suicidio-della-pace-lautopsia-delloccidente-neocoloniale/

https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/segnalazioni-editoriali/835-il-suicidio-della-pace
https://www.ilgiornale.it/news/alessandro-colombo-spiega-lotta-terrore-abbia-causato-fine-2460103.html
https://www.lafionda.org/2025/04/13/dopo-la-disunita-del-mondo-colombo-su-guerra-e-disordine-internazionale/

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


Anche se non porra’ del tutto fine al lavoro, il cambiamento tecnologico porta a intervalli regolari una devastante distruzione di posti di lavoro in alcuni settori.
In qualche caso cio’ dipende dal fatto che le tecnologie consentono la piena automazione di un particolare processo lavorativo. Piu’ spesso, dipende dal fatto che le innovazioni tecnologiche consentono alle aziende di superare ostacoli presenti da tempo e di aumentare la produttivita’ della manodopera in specifici settori industriali.
Quello agricolo, per esempio, e’ stato uno dei primi settori a essere completamente rivoluzionato dai moderni metodi di produzione: nelle campagne inglesi del Quindicesimo e Sedicesimo secolo, nuove forme di allevamento di animali in fattorie recintate furono abbinate alla rotazione delle colture per aumentare le rese. Nonostante cio’, l’agricoltura rimase difficile da meccanizzare, a causa del terreno irregolare dei campi e dei cicli stagionali, e per secoli ha continuato a essere il principale bacino per l’occupazione.
Negli anni Quaranta, i progressi nei fertilizzanti sintetici, nell’ibridazione delle colture, nella meccanizzazione dei macchinari agricoli e nello sviluppo dei pesticidi hanno reso finalmente possibile mettere a punto forme industrializzate di produzione agricola e di allevamento animale, e cio’ ha determinato un cambiamento della logistica operativa.
La produttivita’ del lavoro decollo’ e le fattorie iniziarono a sembrare fabbriche a cielo aperto.
Tenuto conto dei limiti alla crescita della domanda di capacita’ produttiva agricola, il settore comincio’ a licenziare i lavoratori a un ritmo incredibile. Non più tardi della fine degli anni Cinquanta, l’agricoltura dava lavoro al 24 per cento della forza lavoro in Germania ovest, al 25 in Francia, al 42 in Giappone e al 47 in Italia; nel 2010, tutte le percentuali di questi Paesi non superavano il 5 per cento.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Geoeconomia/Giannuli

Geopolitica. Comprendere il nuovo ordine mondiale – Aldo Giannuli – Ponte alla Grazie (2024)


Non e’ affatto chiaro quali siano il ruolo, il peso e la composizione delle organizzazioni non governative (non si sa neppure se sono 20.000 o 44.000 come ci dice Cassese), che non partecipano direttamente alla formazione delle istituzioni internazionali, ma spesso contribuiscono a formarle, e cio’ senza contare organismi particolari paraprivatistici ma di grande influenza mondiale, come le varie istituzioni del mondo bancario.
Ad esempio, potremmo sapere quante sono le ong statunitensi, quante quelle europee e quante quelle nipponiche, quindi complessivamente quelle occidentali, e compararle con quelle di Africa, India e Sud America.
E ci incuriosirebbe anche sapere cosa possano essere gli «organismi non governativi» per i cinesi.
E, per la verita’, qualche dubbio lo abbiamo su quale sia la percentuale degli occidentali (e statunitensi in particolare) nelle ong e negli organismi sovrastatali.
E allora, questa cupola di decisori in maschera in nome di chi opera?  […]
Semplice: di se’ stessi. Ovviamente non come individui, ma come gruppo sociale distinto con propri interessi e propria individualita’.

Info:
https://www.europeanaffairs.it/bookreporter/2024/09/25/geopolitica-un-viaggio-nel-cuore-dei-conflitti-globali-con-aldo-giannuli/
https://www.startmag.it/mondo/come-e-nata-la-geopolitica/

https://www.reportdifesa.it/editoria-il-nuovo-libro-di-aldo-giannuli-ponte-alle-grazie-analizza-la-geopolitica-nel-mondo-di-oggi/
https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/maddaluno-geopolitica/

Economia di mercato/Rifkin

La Terza Rivoluzione Industriale. Come il ‘potere laterale’ sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo – Jeremy Rifkin – Mondadori (2018)


Le grandi societa’ energetiche possono legittimamente affermare di disporre della piu’ potente fra le lobby di Washington: un’armata di oltre 600 lobbisti registrati; una forza cosi’ influente che, almeno finora, ha potuto dettare le «scelte» energetiche del paese.
Chi sono questi lobbisti? Secondo uno studio, fra i lobbisti che rappresentano le imprese del settore petrolifero e del gas naturale, 3 su 4 sono ex membri del Congresso, hanno fatto parte delle commissioni che sovrintendono e regolamentano il settore, o hanno lavorato in agenzie federali responsabili della regolamentazione della filiera energetica.
C’e’ qualcosa di chapliniano nel sistema delle «porte girevoli» che vede i funzionari eletti e i dirigenti delle aziende energetiche scambiarsi il cappello e la scrivania, intorbidando irrimediabilmente le acque.
Senatori e deputati nelle commissioni chiave ricevono dalle imprese finanziamenti per le campagne elettorali come ricompensa per aver assunto posizioni favorevoli al settore e per la stesura di leggi appropriate, e poi, alla scadenza del mandato, vengono nuovamente premiati con posizioni da lobbisti per le stesse imprese.
Che cosa ottiene il settore energetico americano in cambio di tanta generosita’? Molto. Il ritorno di questo loro investimento farebbe invidia a qualsiasi banchiere.
Dal 2002 al 2008 i sussidi federali all’energia destinati al settore dei combustibili fossili hanno superato i 72 miliardi di dollari, mentre quelli per le energie rinnovabili sono stati inferiori ai 29 miliardi.

Info:
https://www.sulromanzo.it/blog/la-terza-rivoluzione-industriale-una-chiacchierata-con-jeremy-rifkin
https://www.forumpa.it/riforma-pa/jeremy-rifkin-guru-della-sharing-economy-e-teorico-della-terza-rivoluzione-industriale/

 

Capitalismo/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

I milionari nel mondo nel 2021 sono 62 milioni e 483 mila (erano 57 milioni e 316 mila nel 2020): 24 milioni e 480 mila negli Stati Uniti (2,5 milioni in piu’ rispetto all’anno precedente), 6 milioni e 190 mila in Cina, 1 milione e 152 mila in Francia. In Italia sono oltre 1 milione e 413 mila […]
I super-ricchi (piu’ di 100 milioni di patrimonio) nel mondo, per Credit Suisse, sono 84.490; 3.930 in Italia […]
Un livello di concentrazione della ricchezza estremamente alto: l’1% piu’ ricco detiene tra il 22 e il 24% della ricchezza totale” (stime recenti (2020/2021) per l’Italia […]
Nei due anni di pandemia, i miliardari italiani sono passati da 33 a 51 (+54%) e il loro patrimonio da 160 a 211 miliardi (+31,8%). Il patrimonio di Ferrero (settore alimentare) e’ cresciuto da 22,4 a 33,3 miliardi; quello di Del Vecchio, da 19,8 a 32,9 miliardi; quello di Berlusconi, da 6,3 a 7,5 miliardi di euro […]
Sia per i ricchi italiani che per gli altri ricchi nel mondo, l’aumento dei patrimoni e’ dovuto in parte alla crescita di alcuni settori che hanno beneficiato della pandemia (farmaceutico, digitale, ecc.) e sui i quali i ricchi hanno investito, ma soprattutto all’incredibile espansione dei mercati finanziari. Se mettiamo a confronto il dicembre del 2021 con l’aprile del 2020, il Dow Jones e’ aumentato del 53% e la Borsa italiana del 59% […]
Con la pandemia non solo i ricchi lo sono diventati ancora di piu’, ma anche il numero dei poveri e’ cresciuto sensibilmente […] In Italia, secondo l’Istat, nel 2020 le famiglie che vivono in poverta’ assoluta sono passate dal 6,4% (2019) al 7,7%, e le persone povere sono passate dal 7,7% (2019) al 9,4%: un milione di poveri in piu’ nell’anno della pandemia.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

Tra le caratteristiche principali dell’epoca no c’e’ tanto la «fine degli Stati nazionali», quanto la relativizzazione del loro ruolo come entita’ integratrici di tutte le dimensioni della vita collettiva: organizzazione del potere politico, elaborazione e diffusione della cultura nazionale, rapporti tra classi sociali, organizzazione della vita economica, livello di occupazione, pianificazione locale, ecc.
Gli Stati tendono a delegare gran parte di queste funzioni alle imprese private, che spesso sono gia’ mondializzate o seguono norme mondiali.
Affidano loro, almeno in parte, il compito di garantire lo sviluppo socioeconomico del paese, come nel caso dei media privati che gestiscono la «cultura di massa».
Assistiamo cosi’ ad una privatizzazione parziale delle funzioni di integrazione, funzioni che non rispondono agli stessi vincoli e agli stessi tempi a seconda che rientrino nella competenza di aziende private o del potere pubblico. Ad esempio nel campo dell’occupazione, in cui le sovvenzioni alle imprese assicurano solo precariamente gli obiettivi di sviluppo e pianificazione a lungo termine del territorio. Oppure nel campo della «cultura» e dell’insegnamento, in cui le imprese private non perseguono gli stessi obiettivi che sono classicamente assegnati allo Stato.
In una situazione del genere, la sovrapposizione della sfera statale con quella privata mina la vecchia distinzione tra interessi privati e interesse generale.
Non solo lo Stato vede intaccati i suoi margini di manovra, ma soprattutto si mette al servizio di interessi oligopolistici specifici, e non esita a delegare loro una parte non trascurabile della gestione sanitaria, culturale, turistica o addirittura «ludica» della popolazione.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014